{"id":4016,"date":"2022-02-27T22:40:01","date_gmt":"2022-02-27T21:40:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4016"},"modified":"2022-02-27T22:40:02","modified_gmt":"2022-02-27T21:40:02","slug":"i-destini-del-verde-ospedaliero","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/02\/27\/i-destini-del-verde-ospedaliero\/","title":{"rendered":"I destini del verde ospedaliero."},"content":{"rendered":"\n<p>di Sonia Kucler del 27\/2\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un periodo fortunato per chi scrive di piante. Libri, saggi e interviste vanno a ruba. I media danno spazio al tema perch\u00e9 gli alberi fanno tendenza, moda, sono denaro.&nbsp; Il verde infatti muove un vasto mercato di prodotti e scambi a livello planetario con un indotto piuttosto lucrativo. Da solo \u201cil florovivaismo in Italia vale oltre 2,5 miliardi di euro. Sono ben 27mila le aziende impegnate nel settore, per un totale di 100mila addetti e quasi 29mila ettari di superficie agricola complessivamente occupata\u201d (fonte MIPAAF). Se i dati riportati nei media ricercano l\u2019effetto e non sempre trovano conferme alla fonte \u2013 si veda il caso degli alberi urbani che varrebbero 1,2 milioni di euro a chilometro quadrato, calcolo attribuito all\u2019ISTAT che per\u00f2 non rileva&nbsp; dati economici &#8211; a livello sia intuitivo che scientifico si \u00e8 capito da un pezzo che il verde \u00e8 un bene prezioso, soprattutto in ambito urbano, sia per le sue implicazioni ambientali e sanitarie (l\u2019ossigeno che produce ed i benefici alla qualit\u00e0 dei centri abitati e alla salute degli abitanti) sia per quelle estetiche (le piante sono belle e migliorano il paesaggio) sia per quelle economiche. Dentro questo capitolo ci stanno anche le piantine e gli alberi che finiscono nei giardini e nelle aiole pubbliche oltre che nelle nostre case. Scaturiscono inevitabili i problemi: per primo il peso della gestione del verde sulle amministrazioni locali dove, visti anche i tagli alla spesa pubblica operati in questo settore, spesso scarseggiano uomini e risorse per far fronte alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Non vanno poi sottovalutate le reazioni dei cittadini nell\u2019assistere impotenti a capitozzature, infelici recuperi di giardini storici o realizzazioni di nuove aree verdi che suscitano perplessit\u00e0 a livello estetico, botanico e funzionale. In Italia, infatti, le competenze integrate e multidisciplinari (botanica, arboricoltura, fitopatologia, architettura, ecologia) necessarie a queste opere sono ancora sporadiche, mancano per gli addetti al verde scuole di formazione botanico-giardinistica di livello come in area nordica, comanda ancora la visione architettonica del verde,&nbsp; \u201cornamentale\u201d per definizione. Ma gli alberi in citt\u00e0 non solo solo \u201cun accessorio\u201d, il riempitivo di un luogo costruito, ma materia vivente con specifiche esigenze, qualit\u00e0 ed effetti sull\u2019ambiente nel lungo periodo: proprio perch\u00e9 artificialmente inserite in contesti non naturali sono bisognose di cure calibrate e attente pi\u00f9 che di generica manutenzione, scelte in base al clima pi\u00f9 che alle mode. Non dimentichiamo poi che a monte ci sono dei committenti, che dovrebbero dare le giuste linee di indirizzo ai progettisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro le proteste dei singoli cittadini e dei comitati organizzati c&#8217;\u00e8 sicuramente un atteggiamento pro natura che dimostra un aumento di consapevolezza per i processi vitali del pianeta, per la ristrettezza degli spazi verdi urbani, per l\u2019inquinamento. Ma c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9 perch\u00e9 l\u2019obbiettivo di una comunit\u00e0 attenta e partecipe \u00e8 quello di osservare le trasformazioni urbane e capire dove esse vadano a parare, quindi di poter interloquire.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensiamo in particolare al settore del verde sanitario di cui si parla pochissimo, dove la forma \u00e8 anche sostanza, terapia, metafora di guarigione. C&#8217;\u00e8 infatti qualcosa che non torna in quello che si vede in questi anni negli ospedali della nostra regione riguardo la cura del verde, quell&#8217;area che accoglie chi entra nell&#8217;ospedale, dove sofferenza e dolore sono di casa, con la funzione di mettere a proprio agio operatori, degenti e visitatori. Affidiamo al verde un&#8217;azione di fascia tampone, quasi un escamotage consolatorio, pratica che affonda le proprie radici nella storia dell\u2019architettura ospedaliera, quando la costruzione di un nuovo ospedale o il restauro di uno esistente &#8211; tra fine\u2018800 e met\u00e0 \u2018900 in Europa e in Italia &#8211; andava di pari passo con l\u2019accurata progettazione e realizzazione delle aree verdi che dovevano circondarlo, proteggerlo, abbellirlo per dare sfogo e consolazione ai malati. Ingressi con aiole variopinte, vasti giardini con piante esotiche e alberi di alto fusto orientati sia al gusto del giardino all\u2019italiana sia a quello cosiddetto all\u2019inglese. Da almeno due decenni le aziende sanitarie della nostra regione hanno trascurato questo tipo di visione e lo dimostrano i tagli frequenti di alberi e l\u2019eliminazione di interi settori di verde, giustificati da ampliamenti di edifici, che vediamo accadere a Trieste, a Udine e in altre citt\u00e0 della nostra regione, come nel resto della penisola. Molti giardini storici che circondavano gli ospedali sono andati nel tempo deteriorandosi per vecchiaia delle specie di pregio ma soprattutto per una manutenzione superficiale e carente. Per quale motivo questo obiettivo \u00e8 stato abbandonato? Si dice da quando la Sanit\u00e0 \u00e8 passata a sistema aziendale, non rientrando pi\u00f9 la progettazione organica, la cura e la manutenzione diretta del verde, sia interno che esterno delle strutture, nelle priorit\u00e0 del servizio di cui gli ospedali si facevano un tempo carico, direttamente e con proprio personale qualificato. Alcuni esempi. L&#8217;ospedale di Udine<a href=\"https:\/\/asuiud.sanita.fvg.it\/ospedali\/smm\"> <\/a><a href=\"https:\/\/asuiud.sanita.fvg.it\/ospedali\/smm\">\u201cSanta Maria della Misericordia\u201d<\/a>, aveva un\u2019area verde centrale dotata anche di una vasta pineta che \u00e8 stata progressivamente erosa negli ultimi 20-30 anni dalla costruzione di nuovi edificati. Nell&#8217;ospedale di Cattinara, principale&nbsp;struttura ospedaliera di Trieste aperta dal 1984, \u00e8 in progetto l&#8217;abbattimento di un\u2019intera pineta all&#8217;interno del comprensorio sanitario per far posto al nuovo ospedale pediatrico \u201cBurlo\u201d ed ampliare il civile stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>A Gorizia, che godeva nel secolo scorso di una cittadella sanitaria dotata di un manicomio provinciale, un sanatorio e un ospedale civile in cui il verde era stato pensato in modo articolato, vario e scenografico, rimane operativo solo il \u201cSan Giovanni di Dio\u201d, inaugurato nel 2005 sul restaurato \u201cFatebenefratelli\u201d, dove al posto delle belle conifere e delle pittoresche aiole che ne aprivano l\u2019ingresso si presenta oggi all\u2019ospite con un parcheggio disadorno, costellato di alberelli per lo pi\u00f9 morenti e aiole stentate. L\u2019ex ospedale civile di via Vittorio Veneto \u00e8 chiuso dal 2005 e il suo parco con specie di pregio e grandi alberature \u00e8 inutilizzato e in progressivo decadimento. L\u2019ex O.P.P., pi\u00f9 noto come parco Basaglia, privo negli ultimi venti anni di appropriata manutenzione si \u00e8 andato lentamente depauperando sia nell\u2019area del giardino storico, per i frequenti abbattimenti degli alberi secolari, sia nella colonia agricola.&nbsp; E\u2019 evidente che rispetto al passato sono intervenute modificazioni rilevanti in ambito tecnologico ed a molti la sopravvivenza delle aree verdi dei vecchi ospedali organizzati a padiglioni, paiono anacronistiche rispetto ai pi\u00f9 recenti criteri della ospedalizzazione con strutture monoblocco che hanno il vantaggio di essere meno dispersive e pi\u00f9 funzionali, riuscendo a contenere tutto nello stesso edificio, ma sono spersonalizzanti e presentano una serie di difetti, principalmente la perdita della \u201cvisione umanistica\u201d. Un ospedale \u00e8 innegabilmente un universo estremamente complesso da programmare, progettare e gestire ma \u00e8 altrettanto innegabile che ha un impatto maggiore di un tempo sull\u2019ambiente che lo circonda. Per capire che proporzioni abbia il problema \u00e8 illuminante lo studio del 2011 di Annalisa Venturi Casadei &#8211; tecnico ambientale presso l\u2019AUSL di Cesena &#8211; che ha approfondito la questione dell\u2019ecosostenibilit\u00e0 nel comparto sanitario. Esaminando i dati relativi all\u2019impronta ecologica del Lions Gate Hospital, ospedale canadese con una media di 591 pazienti al giorno e in cui non \u00e8 presente una politica ambientale formale, \u00e8 emerso che la sua impronta ecologica, ovvero la porzione di terreno necessaria a fornire le risorse di cui ha bisogno e quella necessaria ad accogliere i suoi scarti, \u00e8 di circa 719 volte pi\u00f9 grande rispetto alla sua attuale grandezza di 3,95 ettari. Quali sono quindi gli elementi considerati per fare questa specifica stima? Sono stati esaminati i dati relativi al consumo dell\u2019energia, ai beni acquistati (carta, plastica, lattice, metalli, vetro, cotone, nonch\u00e9 il calcolo della terra agricola necessaria alla loro produzione), ai materiali utilizzati per la costruzione dell\u2019edificio (compresa la CO2 prodotta per fabbricare i materiali da costruzione), all\u2019energia e alla CO2 prodotta dall\u2019incenerimento dei rifiuti infettivi. Ma molti altri sarebbero gli aspetti da prendere in considerazione nel sondare questo importante settore della storia ambientale che ha ancora poca letteratura. Infatti, perch\u00e9 l\u2019ospedale sia sostenibile deve esserlo l\u2019edificio. La sanit\u00e0 italiana purtroppo sconta il prezzo di edifici troppo vecchi ed obsoleti, in cui i margini per interventi di bioedilizia sono pochi ed estremamente onerosi. Si aggiunga che la durata media di un ospedale \u00e8 scesa dai 100 ai 50\/60 anni. Opportuno destinare quindi le strutture datate ad altro impiego e impegnarsi nella costruzione di ospedali che fin dal progetto tengano conto dei requisiti di bioedilizia e compatibilit\u00e0 ambientale? Ancora una volta \u00e8 la politica a dover guidare le scelte. In realt\u00e0 non mancano le riuscite trasformazione d\u2019uso di ex ospedali, come il parco dell\u2019ex OPP di Trieste che probabilmente sar\u00e0 imitato dal parco Basaglia di Gorizia dove si intende realizzare un \u201cprogetto di rigenerazione urbana in chiave storico culturale\u201d, in base ad un protocollo di intesa siglato nel 2017 tra i suoi numerosi proprietari (Regione FVG, ERPAC, ASUGI e Comune di Gorizia) ed il cui Master Plan \u00e8 di recente divenuto accessibile ai cittadini sul sito comunale.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando agli ospedali di nuovissima concezione e con basso <em>footprint<\/em> gli esempi nel mondo sono numerosi &#8211; tra questi il Dell Children\u2019s Medical Center ad&nbsp; Austin in Texas &#8211; ed anche se nessun ospedale italiano si trova tra i migliori trenta al mondo circa ecosostenibilit\u00e0, la dottoressa Casadei ci segnala egualmente un caso italiano, il pediatrico Meyer di Firenze, che ha introdotto interessanti innovazioni: un tetto ventilato, infissi con ombreggiamento, griglie per favorire la naturale ventilazione notturna in estate, sistemi tecnologici per la regolazione della luce artificiale interna, impiantistica tecnologicamente avanzata per il risparmio energetico, zone del giardino con certificazione&nbsp;Bio-Habitat che attesta la gestione degli spazi verdi secondo principi biologici. Gli interventi previsti all\u2019epoca del suo sondaggio prevedevano un risparmio di circa il 50% di energia per il riscaldamento, il 75% per il raffreddamento, circa 80% per i consumi elettrici; l\u2019extracosto era di circa il 40% rispetto ad un ospedale concepito in maniera tradizionale.<\/p>\n\n\n\n<p>In FVG ci sono iniziative orientate in tal senso? Cerco anche in rete e trovo che al \u201cBurlo Garofolo\u201d di Trieste, sede storica di via dell\u2019Istria, \u00e8 partito questo gennaio \u201cun progetto pubblico\/privato che consentir\u00e0 di ridurre del 9,5% il consumo di energia primaria, con un risparmio di 151 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) l\u2019anno risparmiati e 331 tonnellate\/anno di CO2 di minori emissioni in atmosfera. In particolare, esso prevede l\u2019introduzione di un impianto trigenerativo, capace di produrre contemporaneamente energia elettrica, acqua calda e acqua refrigerata per gli usi necessari. Sostituzione massiva di lampade con nuove a tecnologia a led, introduzione di motori elettrici ad alta efficienza, interventi di termoregolazione diffusa e introduzione di un impianto fotovoltaico\u201d (da: <a href=\"https:\/\/www.tecnicaospedaliera.it\/irccs-burlo-garofolo-tra-efficienza-e-sostenibilita\/\">Irccs Burlo Garofolo tra efficienza e sostenibilit\u00e0 &#8211; Tecnica Ospedaliera<\/a> ). Ma queste innegabili migliorie sembrano contraddire, almeno come fonte di spesa, il progetto di \u201cRiqualificazione dell\u2019Ospedale di Cattinara e realizzazione della nuova sede dell\u2019I.R.C.C.S. Burlo Garofolo\u00bb partito anni fa, arrivato al definitivo nel 2014 e poi all\u2019esecutivo della ditta Rizzani de Eccher nel 2021. Quindi si far\u00e0 il nuovo \u201cBurlo\u201d, che verr\u00e0 dislocato a Cattinara, dove per far posto al parcheggio interrato verr\u00e0 abbattuta una pineta di 440 alberi, classificata bosco, pi\u00f9 altri 79 dell&#8217;attiguo parcheggio dipendenti, sostituita da un verde \u201ccompensativo\u201d nel soprassuolo del parcheggio che, ribadisce il <em>Comitato spontaneo per la pineta di Cattinara<\/em>, non potr\u00e0 sostituire la perdita dell\u2019ecosistema boschivo preesistente,&nbsp;sostenendo che la&nbsp;regione&nbsp;FVG concepisce&nbsp;progetti inadeguati e tardivi&nbsp;in campo edilizio ospedaliero.&nbsp;E\u2019 inoltre complesso verificare tra le carte di progetto &#8211; il definitivo attuale non \u00e8 ancora accessibile&nbsp;ai cittadini &#8211; quale sar\u00e0 la sostenibilit\u00e0 complessiva dell\u2019intero lotto, perch\u00e9 le revisioni operate dal committente ASUGI sono molte, le variabili geologiche-ambientali-climatiche altrettante. Pare una partita aperta anche se sono gi\u00e0 iniziati i lavori per il parcheggio di sudovest. Caso emblematico della difficolt\u00e0 di comunicazione tra poteri locali e istanze della cittadinanza riguardo i progetti e la manutenzione dei beni pubblici. Dover fare i conti con i comitati non \u00e8 forse peggio del trovare vie di dialogo preventive ed efficaci?<\/p>\n\n\n\n<p>Andiamo in Lombardia. Nonostante la debacle del Covid-19, qui si macinano progetti di eccellenza nel campo della&nbsp;sanit\u00e0&nbsp;ecosostenibile come la futura <em>Citt\u00e0 della Salute e della Ricerca<\/em>&nbsp;che sorger\u00e0 nelle aree ex Falck di Sesto San Giovanni a Milano e si baser\u00e0 su una \u201cconcezione del verde come metafora della&nbsp;guarigione\u201d: quattrocentomila metri quadrati di verde, su cui insisteranno 10.000 alberi e un orto-frutteto. La struttura sar\u00e0 completata nel 2025, costruita interamente secondo criteri di risparmio energetico, avr\u00e0 tetti a verde o a pannelli solari e la&nbsp;Certificazione Leed&nbsp;per il risparmio energetico. Il progetto \u00e8 di Renzo Piano che ha alle spalle una committenza ben orientata da tempo su scelte sostenibili, inoltre fu proprio&nbsp; l\u2019ex ministro alla Sanit\u00e0, Umberto Veronesi, a stimolare studi su nuovi modelli ospedalieri. Piano, sostenuto da altre archistar, va dicendo da anni che \u201cnon bastano pi\u00f9 una serie di fredde nozioni&nbsp;funzionali, dimensionali ed ingegneristiche per progettare un buon ospedale: \u00e8 necessario un approccio umanistico. I tempi sono cambiati: bisogna&nbsp;riflettere sullo stato d\u2019animo di chi subisce direttamente o indirettamente un ricovero&nbsp;e cercare, con la concezione dell\u2019edificio, di rendere questo momento meno traumatico possibile. L\u2019ospedale non deve essere quindi un edificio isolato ed avulso dal tessuto urbano in cui si colloca, ma esserne parte integrante e comunicare con esso. Inoltre, la flessibilit\u00e0 deve essere alla base della concezione architettonica, garantendo cambiamenti secondo le esigenze terapeutiche, tecnologiche, organizzative e formali.&nbsp; Il&nbsp;modello pi\u00f9 consono&nbsp;sarebbe quello che prevede&nbsp;vari edifici inseriti nel verde in modo che i flussi di persone verrebbero selezionati e suddivisi per usi. I limiti tra verde, edificio ospedaliero e citt\u00e0 non devono essere rigidi come in passato e nella progettazione e realizzazione devono confluire sicuramente&nbsp;efficienza e sostenibilit\u00e0&nbsp; perch\u00e9 il verde, oltre a svolgere la funzione di barriera acustica, assorbe lo smog, crea un microclima ed abbassa le temperature estive, d\u00e0 pace e serenit\u00e0 ai degenti, aiutandoli nella terapia di riabilitazione\u201d (da <a href=\"http:\/\/www.architetturasostenibile.it\/\">www.architetturasostenibile.it<\/a>). La convivenza millenaria tra noi e le piante, a met\u00e0 strada tra realt\u00e0 e immaginario, dimostra che se anche gli architetti ed i botanici nazionali pi\u00f9 quotati ci stanno lavorando attorno con interesse e fiducia, spingendo verso esperimenti anche arditi come il verde verticale, soluzione di fascino seppur impegnativa per manutenzione e spesa &#8211; forse significa che \u00e8 venuta l\u2019ora di porsi domande sull\u2019eccessivo consumo di suolo e sulla salute dell\u2019ecosistema urbano? Su come trovare un compromesso di buon senso tra vecchi e nuovi modelli urbanistici e sanitari per una migliore convivenza tra la citt\u00e0 ed i suoi abitanti, in cui le piante continueranno a recitare un ruolo irrinunciabile?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sonia Kucler del 27\/2\/2022 E\u2019 un periodo fortunato per chi scrive di piante. Libri, saggi e interviste vanno a ruba. I media danno spazio al tema perch\u00e9 gli alberi fanno tendenza, moda, sono denaro.&nbsp; Il verde infatti muove un vasto mercato di prodotti e scambi a livello planetario con un indotto piuttosto lucrativo. Da solo \u201cil florovivaismo in Italia vale oltre 2,5 miliardi di euro. 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