{"id":4000,"date":"2022-02-20T21:50:00","date_gmt":"2022-02-20T20:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4000"},"modified":"2022-02-20T21:50:01","modified_gmt":"2022-02-20T20:50:01","slug":"gorizia-passato-presente-e-futuro-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/02\/20\/gorizia-passato-presente-e-futuro-2\/","title":{"rendered":"Gorizia, passato, presente e futuro."},"content":{"rendered":"\n<p>di Anna Cecchini del 20\/2\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>In un volume curato dal professor Sergio Tavano, il conte Guglielmo Coronini riporta un documento veneziano datato 1459 e vi si trova la frase \u201c\u2026a Gorizia si parlano l\u2019italiano, l\u2019alemanno e lo slavo\u201d. Gorizia \u00e8 una citt\u00e0 europea e plurilingue fin dal tardo medioevo e questa \u00e8 una caratteristica che forse, come e pi\u00f9 di tante altre, ne individua l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Una comunit\u00e0 plurilingue \u00e8 capace di declinare la sua cultura con linguaggi diversi. In questo risiede la sua unicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il secolare dominio austro-ungarico, non privo di ombre ma che ha indubbiamente garantito a Gorizia le condizioni per favorire il plurilinguismo e il suo momento di sviluppo economico e culturale pi\u00f9 ricco e fecondo, due guerre mondiali, la tragica parentesi del fascismo e la Guerra Fredda hanno impresso al territorio ferite profonde e apparentemente insanabili. La proibizione dell\u2019uso della lingua slovena, il feroce azzeramento di una fitta rete di associazioni culturali, cooperative sociali ed economiche e lo sfaldamento dell&#8217;interconnessione tra gruppi linguistici, la sovrapposizione di diverse nazionalit\u00e0, bandiere, sistemi economici e culturali causati dai cambiamenti geo-politici durante una breve stagione che va dal 1918 al 1947, hanno stravolto la nostra comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il simbolo di questo frattura \u00e8 rappresentato dall\u2019attuale piazza Transalpina -Evropa Trg, con il tracciamento del confine nel settembre del 1947. Un evento di cui conosciamo bene le implicazioni nella parte italiana, meno bene dall\u2019altra parte. Se Gorizia \u00e8 stata privata del suo entroterra geografico e culturale delle valli dell\u2019Isonzo e del Vipacco, trascuriamo che a quelle stesse valli sono state strappato un centro amministrativo, scuole, negozi e ambulatori medici. La nascita di Nova Gorica, la citt\u00e0 pi\u00f9 giovane d\u2019Europa, esprime la necessit\u00e0 di un contrappeso economico e politico e di ricreare un \u201ccentro\u201d a un territorio deprivato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 stato un confine che ha ucciso, separato e fatto ammalare. Non solo nel fisico, ma anche nell\u2019anima. La memoria recuperata dei pazienti dell\u2019Ospedale psichiatrico di via Vittorio Veneto ha restituito storie di emarginazione, perdita d\u2019identit\u00e0 e sofferenze causate anche da questi eventi e forse non a caso \u00e8 proprio a Gorizia che nasce una delle pi\u00f9 grandi rivoluzioni culturali del Novecento, quella di Franco Basaglia, capace di buttare gi\u00f9 il primo muro, quello della segregazione psichiatrica, che anticipa di quarant\u2019anni l\u2019abbattimento di quello eretto tra Italia e Jugoslavia e finalmente demolito nel 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>Una capacit\u00e0 straordinaria, quindi, quella di Gorizia, di abbattere muri. Se all\u2019interno dell\u2019ospedale psichiatrico un piccolo gruppo di medici, infermieri e operatori sanitari sono stati capaci di concepire e attuare la rivoluzione basagliana, che si compir\u00e0 poi a Trieste, &nbsp;fin dagli anni Sessanta una fitta rete di relazioni ha lavorato incessantemente per superare il confine politico. Sindaci e amministratori, uomini e donne di cultura di entrambe le parti, tanti sono stati coloro che non hanno mai cessato di dialogare per riallacciare i rapporti internazionali forzatamente interrotti della guerra e della Cortina di ferro.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio ricordare un fatto dal grande potere simbolico avvenuto nel corso dell\u2019edizione del 1966 degli Incontri culturali mitteleuropei, in piena Guerra Fredda, quando prese la parola Ciril Zlobec, professore sloveno d\u2019italiano e vicepresidente dell\u2019Accademia delle Scienze e delle Arti slovene. Egli inizi\u00f2 il suo intervento in lingua slovena. Di fronte allo sconcerto dell\u2019uditorio, Zlobec riprese a parlare in italiano: \u201cNon preoccupatevi. Sono stato uno studente nel ginnasio di Gorizia, espulso dal regime fascista perch\u00e9 scrivevo poesie in sloveno, la mia lingua madre. Ho voluto solo rendere omaggio alla nuova possibilit\u00e0 di tornare a parlare in pubblico lo sloveno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il resto \u00e8 storia recente. Nel 2004 la caduta del confine e l\u2019entrata della Slovenia nell\u2019UE, nel 2007 il suo ingresso nell\u2019area Schengen che apre finalmente ad un ampio superamento delle divisioni e delle separazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la storica visita a Basovizza dei Presidenti Pahor e Mattarella che si tengono per mano alla celebrazione del 13 luglio 2020, nel dicembre dello stesso anno arriva la prima designazione condivisa di una Capitale europea della cultura a Nova Gorica e Gorizia.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi cent\u2019anni straordinari, divisi tra l\u2019affermazione dei peggiori nazionalismi e i crudeli avvenimenti che ne sono seguiti, una gran parte della nostra comunit\u00e0 \u00e8 stata anche capace di esprimere la forte volont\u00e0 di superare le divisioni e ricucire le ferite, nonostante la pretesa di alcuni di continuare a tenere accesi i fuochi del nazionalismo e della contrapposizione, o addirittura le recenti proposte di effettuare improbabili \u201cmoratorie\u201d sui fatti del dopoguerra. Come se fosse possibile praticare a comando la neutralit\u00e0!<\/p>\n\n\n\n<p>Se queste due citt\u00e0, riunite sotto il segno della cultura, vogliono dimostrare all\u2019Europa come si fa a rinascere e diventare un esempio per la comunit\u00e0 internazionale, devono farlo attraverso il recupero della propria identit\u00e0 e della storia comune. Un territorio dove si parlano pi\u00f9 lingue \u00e8 in grado di declinare una cultura plurima, variegata, ricca.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo ripartire da questo, con il coraggio e la felicit\u00e0 di questa unicit\u00e0. Riappropriarci delle nostre lingue, diventare un luogo di pace e di difesa dei diritti civili e umani, di relazioni internazionali che sappiano tracciare una rotta improntata al dialogo e alla composizione delle fratture, di politiche ambientali condivise e coraggiose in grado di contrastare i cambiamenti climatici e le disuguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi meglio di noi pu\u00f2 farlo, dopo quanto accaduto?<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 va tradotto in politiche territoriali e culturali che esaltino questa specificit\u00e0 e che siano &nbsp;un esempio di convivenza, coesione e promozione sociale, anche nei confronti di tanti che, sia a Gorizia che a Nova Gorica, provengono da altri Paesi ma che hanno deciso di fare di questi luoghi la loro nuova casa. Una comunit\u00e0 composita che deve trovare spazio, accoglienza e rappresentanza per ciascuna delle sue componenti, non con spirito di tolleranza ma per la precisa volont\u00e0 di edificare un nuovo modello di comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza la condivisione e la rielaborazione culturale delle memorie e della storia, il futuro di Gorizia sar\u00e0 solo quello di barcamenarsi tra spopolamento e crisi di marginalit\u00e0. Ma con una nuova visione in grado di esprimere la nostra unicit\u00e0 attraverso progetti di ampio respiro in campo universitario, economico e ambientale da mettere a disposizione della comunit\u00e0 internazionale &#8211; anche pensando alla nostra posizione geografica che si pone ancora una volta come una cerniera tra l\u2019Occidente e quell\u2019est Europa che fatica ancora a contenere sovranismi e nazionalismi &#8211; le nostre citt\u00e0 possono diventare un laboratorio culturale permanente in grado di garantire un originale ruolo di primo piano capace di risollevarne le sorti.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo una citt\u00e0 che pu\u00f2 vantare un numero considerevole di associazioni culturali e volontariato con centinaia di iscritti che impegnano gratuitamente il proprio tempo e le proprie energie per il bene della citt\u00e0. Ma manca la coesione e il senso profondo di concorrere assieme a un obiettivo comune, quello che trasforma una citt\u00e0 in una comunit\u00e0. Anche questa \u00e8 una sfida da raccogliere, amplificando gli istituti di decentramento e partecipazione, attuando percorsi virtuosi per la gestione dei beni comuni, i bilanci partecipati e coraggiose politiche di genere.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 necessario individuare la visione d\u2019insieme, ponendo al centro del processo le giovani generazioni a cui dobbiamo essere in grado di offrire uno spazio di cultura, formazione e ricerca, ma soprattutto di ascolto e d\u2019inclusione nei processi decisionali. Ed essere capaci ancora una volta di abbattere i muri e di saper essere pionieri del cambiamento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Cecchini del 20\/2\/2022 In un volume curato dal professor Sergio Tavano, il conte Guglielmo Coronini riporta un documento veneziano datato 1459 e vi si trova la frase \u201c\u2026a Gorizia si parlano l\u2019italiano, l\u2019alemanno e lo slavo\u201d. Gorizia \u00e8 una citt\u00e0 europea e plurilingue fin dal tardo medioevo e questa \u00e8 una caratteristica che forse, come e pi\u00f9 di tante altre, ne individua l\u2019identit\u00e0. Una comunit\u00e0 plurilingue \u00e8 capace di declinare la sua cultura con linguaggi diversi. In questo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3855,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[10],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4000"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4000"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4000\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4001,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4000\/revisions\/4001"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3855"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4000"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4000"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4000"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}