{"id":3997,"date":"2022-02-20T21:47:34","date_gmt":"2022-02-20T20:47:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3997"},"modified":"2022-02-20T21:47:35","modified_gmt":"2022-02-20T20:47:35","slug":"ne-con-putin-ne-con-biden","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/02\/20\/ne-con-putin-ne-con-biden\/","title":{"rendered":"N\u00e9 con Putin n\u00e9 con Biden."},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del  20\/2\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Il 15 febbraio 2003, circa 15 milioni di persone erano scese nelle pi\u00f9 importanti piazze del mondo cosiddetto occidentale per manifestare il proprio dissenso nei confronti del ventilato intervento militar degli Stati Uniti in Iraq. Due anni prima, nel 2001, nel mese di luglio, la settimana di lavoro pe 2un altro mondo possibile\u201d aveva riunito a Genova importanti politici ed economisti i quali, insieme a migliaia di persone provenienti dall\u2019Europa e dal Mondo, avevano tratteggiato i fondamenti di un nuovo sistema, alternativo al capitalismo liberista.<\/p>\n\n\n\n<p>La repressione nel sangue della contestazione nonviolenta al G8 di Genova, l\u2019attacco terroristico alle Twin tower di New York con la conseguente guerra i cui semi di morte continuano a fruttificare venti anni dopo, l\u2019intervento americano contro i cittadini e il regime di Baghdad, basato su false notizie riguardanti i presunti armamenti micidiali di Saddam Hussein, tutto ci\u00f2 ha avuto conseguenze devastanti dirette e indirette.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle dirette sono purtroppo facili da constatare, con decine di migliaia di vittime innocenti nei Paesi coinvolti, con la realt\u00e0 politica di un Pianeta e soprattutto di un Medio Oriente pi\u00f9 instabile che mai e con le troppo micce accese vicino alle varie potenziali polveriere internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle indirette riguardano la pressoch\u00e9 totale sfiducia nel ruolo di mediazione nelle controversie delle Nazioni Unite \u2013 in oltre settanta anni mai riformate in modo da renderle effettivamente libere dalle pressioni degli uni o degli altri \u201cpoteri forti\u201d &#8211; &nbsp;e il dubbio nei confronti di un\u2019informazione trasmessa, non dalle centinaia di autentici martiri del giornalismo che hanno rischiato e spesso perso la vita sui campi di battaglia, ma dalle veline totalmente prodotte dagli eserciti contrapposti per sostenere senza alcuna possibilit\u00e0 di verifica le tesi della propria parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra vittima \u00e8 il movimento per la Pace e la Nonviolenza. Sono lontani i tempi della marcia del sale di Gandhi, del \u201cmettete i fiori nei vostri cannoni\u201d e degli altri slogan dei prodromi della rivoluzione del \u201968, delle marce guidate da Tonino Bello e dai Beati i costruttori di pace, verso la Sarajevo messa in ginocchio dai cecchini serbo-bosniaci, dei sit-in permanenti nel frastuono degli F14 che partivano rombanti da Aviano verso i cieli dell\u2019ex Jugoslavia. Non che ci siano pi\u00f9 iniziative del genere, solo la diminuzione del numero di partecipanti \u00e8 stata direttamente proporzionale allo scemare del loro entusiasmo. Se non lo si \u00e8 fatto prima, occorre prenderne atto, il Movimento per la Pace internazionale e il Movimento nonviolento per una transizione oltre i limiti del liberismo sono finiti. Per il momento hanno vinto le \u201cragioni\u201d dei pi\u00f9 forti, di un\u2019economia mondiale svincolata da ogni regola democratica, di una politica debole di fronte agli interessi pi\u00f9 o meno garantiti da legislazioni in bilico tra la potenza delle finanze planetarie e quella delle fortissime mafie internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli attuali venti di guerra sono una dimostrazione di questa situazione di estrema debolezza di chi ritiene che le armi debbano essere bandite dalla faccia della terra. Il generico appello al \u201cfate l\u2019amore non fate la guerra\u201d non scalda pi\u00f9 gli animi, gli appelli all\u2019etica delle guide religiose sembrano non tenere conto della molteplicit\u00e0 delle visioni etiche nell\u2019epoca del relativismo globale, si ha una nuova malinconica consapevolezza dell\u2019ignoranza della stragrande maggioranza dei cittadini, privi di qualsiasi criterio per poter prendere una posizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Se era ancora possibile gridare \u201cn\u00e9 con Bush n\u00e9 con Saddam\u201d nel 2001, ritenendo possibile una terza via che non prevedesse l\u2019intervento armato, \u00e8 assai meno incisivo dire oggi \u201cn\u00e9 con Putin n\u00e9 con Biden\u201d. Nonostante la descrizione degli eventi offerta da fior di esperti e giornalisti sul territorio, come riuscire a farsi un\u2019idea dei conflitti etnico-culturali nell\u2019Ucraina del dopo URSS, della reale \u201cdemocraticit\u00e0\u201d dell\u2019attuale regime di Kiev, degli interessi russi e di quelli americani, del ruolo tra l\u2019incudine e il martello di un\u2019Unione europea troppo divisa per poter sostenere una comune posizione condivisa?<\/p>\n\n\n\n<p>In queste condizioni ci sono gli ottimisti che speranzo che si tratti di un gioco delle parti destinato a finire con alcuni accordi, naturalmente sottoscritti sulla pelle della povera gente. Ci sono i pessimisti, che non vedono altra via di uscita che una guerra dalle conseguenze imprevedibili. C\u2019 \u00e8 chi invoca l\u2019allargamento della NATO per difendere i \u201cpoveri\u201d ucraini e c\u2019\u00e8 chi al contrario ritiene giunto il momento di andarsene da un\u2019Alleanza cos\u00ec scomoda e minacciosa. C\u2019\u00e8 chi pensa ancora perfino agli americani come i \u201cliberatori\u201d, chi li accusa di essere non richiesti gendarmi del mondo. C\u2019\u00e8 chi vede in Putin un incosciente criminale e chi lo considera il garante della stabilit\u00e0 di una pace duratura. Insomma, una grande confusione, nella quale il pacifismo, riconoscendosi in questo momento soprattutto nell\u2019autorit\u00e0 morale di Papa Francesco, non riesce a dire altro che l\u2019ovvio, come il famoso Catalano di Alto Gradimento, \u201c\u00e8 meglio fare la pace che fare la guerra\u201d. Un po\u2019 poco, per riportare di nuovo in piazza le masse!<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, preso atto di tutto ci\u00f2? Che cosa si pu\u00f2 fare oltre che \u201cincrociare le dita\u201d? Come cantava Bob Dylan, \u201cRisposta non c\u2019\u00e8 o forse chiss\u00e0, dispersa nel vento sar\u00e0\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>No, la risposta c\u2019era e c\u2019\u00e8. Non \u00e8 facile e richiede purtroppo tempi lunghi, ma \u00e8 urgente incamminarsi su questa strada. Ha due versanti, uno \u00e8 teorico e si chiama Filosofia, chiamata a proporre una nuova sintesi del pensiero globale, in grado di unire le varie sfaccettature del pensiero occidentale con quello orientale, individuando verit\u00e0 e certezze condivise sulle quali reimpostare l\u2019edificio dell\u2019umana convivenza. Il secondo versante \u00e8 pratico e si chiama Politica (con la P maiuscola), capacit\u00e0 di tradurre le tante e diverse istanze etiche ideali riconoscibili nel Mondo in concrete scelte a favore di ogni essere vivente e dell\u2019ambiente che lo ospita, una nuova forma di \u201ccomunismo\u201d, nel senso etimologico del termine, dove possa effettivamente accadere che \u201cognuno esprima le sue capacit\u00e0 e abbia ci\u00f2 di cui ha bisogno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo \u00e8 un altro argomento e se ne parler\u00e0 in un prossimo articolo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Bellavite<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 20\/2\/2022 Il 15 febbraio 2003, circa 15 milioni di persone erano scese nelle pi\u00f9 importanti piazze del mondo cosiddetto occidentale per manifestare il proprio dissenso nei confronti del ventilato intervento militar degli Stati Uniti in Iraq. 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