{"id":3994,"date":"2022-02-20T21:43:35","date_gmt":"2022-02-20T20:43:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3994"},"modified":"2022-02-20T21:43:36","modified_gmt":"2022-02-20T20:43:36","slug":"lidentita-di-cui-non-sentiamo-il-bisogno","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/02\/20\/lidentita-di-cui-non-sentiamo-il-bisogno\/","title":{"rendered":"L\u2019identit\u00e0 di cui (non) sentiamo il bisogno"},"content":{"rendered":"\n<p>di Davide Strukelj del 20\/2\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Apprendiamo&nbsp;dal quotidiano locale, secondo quanto riportato da un recente articolo, che&nbsp;il Sindaco di Monfalcone \u201csta investendo molto\u201d su tutto ci\u00f2 che attiene alla&nbsp;\u201criappropriazione dei simboli identitari\u201d della citt\u00e0, e specificatamente a&nbsp;\u201cpilo, fer\u00e0l, biscotto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il &#8220;simbolo\u201d, sappiamo, \u00e8 un segno che sottende un significato. Quanto a &#8220;identitario\u201d, sappiamo anche questo, si tratta di un aggettivo che vuole riferire al concetto di appartenenza, di gruppo per una specifica popolazione.&nbsp;Ad esempio, sono simboli identitari la bandiera nazionale, l\u2019inno nazionale, i&nbsp;colori sociali della squadra di calcio e cos\u00ec via, ovvero quegli elementi che&nbsp;permettono al singolo di percepire il suo \u201cfar parte\u201d di una collettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Stando&nbsp;dunque al citato quotidiano locale, pilo, feral e biscotto sono simboli che&nbsp;permetterebbero ai monfalconesi di sentirsi membri della comunit\u00e0 cittadina. Ma&nbsp;da dove vengono esattamente questi \u201csimboli\u201d, e quale \u00e8 la loro storia, ovvero&nbsp;quale identit\u00e0 sottendono?<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto al&nbsp;\u201cpilo\u201d, con questo termine si intende ovviamente il pilo veneziano, e cos\u00ec&nbsp;l\u2019appartenenza della citt\u00e0 della Rocca alla Serenissima Repubblica di Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>In verit\u00e0 che quello sia stato un momento particolarmente felice per il nostro paese,&nbsp;perch\u00e9 al tempo era davvero un paesetto, resta tutto da dimostrare. E resta&nbsp;anche da dimostrare che i veneziani amassero cos\u00ec tanto la nostra citt\u00e0. I&nbsp;monfalconesi venivano allora definiti come \u201cgente semplice, e rozza\u201d, come&nbsp;riferisce il Basilio Asquini nel suo \u201cRagguaglio geografico storico del&nbsp;territorio di Monfalcone\u201d (1741), e per quanto il territorio fosse fertile e&nbsp;produttivo, per poterli convincere, i Dogi dovettero concedere \u201cfavori sui dazi e sulla pesca\u201d ai podest\u00e0 e ai castellani che inviarono per governare la citt\u00e0&nbsp;e la Rocca, tutti comunque rigorosamente scelti tra \u201ci nobili veneti\u201d, a&nbsp;dimostrazione della grande fiducia che nutrivano nei nostri confronti (\u201cLe&nbsp;cento citt\u00e0 illustrate d\u2019Italia \u2013 Monfalcone, la sentinella di Venezia\u201d, 1929). La \u201cDominante\u201d vedeva in Monfalcone una \u201cposizione strategica di questo lembo&nbsp;di dominio incuneato quale italico scudo tra le barbare e minacciose signorie\u201d&nbsp;(ibidem), tanto che i monfalconesi dovettero resistere a caro prezzo prima ai&nbsp;turchi, poi ai croati e agli uscocchi. Alla fine, colpita dalla peste e dal&nbsp;nemico, Monfalcone cadde anche perch\u00e9 \u201cVenezia sembrava accompagnare con&nbsp;sdegnoso abbandono il fedele propugnacolo, difensore della piana indifesa e&nbsp;della civilt\u00e0 italica\u201d, tanto che presso la Serenissima c\u2019era \u201cchi consiglia(va) il Senato di abbandonare ai nemici la fedele citt\u00e0; chi di fare di Monfalcone&nbsp;un luogo di deportazione\u201d (ibidem). Solo pi\u00f9 tardi la Repubblica \u201ceman\u00f2 alcuni&nbsp;provvedimenti a favore della sventurata Terra\u201d (ibidem), ma il destino era&nbsp;ormai segnato e la citt\u00e0 pass\u00f2 in breve a un\u2019altra fase storica.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriviamo&nbsp;cos\u00ec al fer\u00e0l, cio\u00e8 il lampione simbolo della dominazione austriaca \u2026 perch\u00e9&nbsp;anche in questo caso, come per la \u201cDominante\u201d Venezia, si tratt\u00f2 proprio di&nbsp;vera dominazione. Certo, che Monfalcone&nbsp;ai tempi non fosse vista benissimo era noto, tanto che \u201cI nemici Triestini e&nbsp;Goriziani, per i quali \u00abMonfalcone, ocio de la Patria, \u00e8 come un spin negli ochi\u00bb&nbsp;e&nbsp;hanno \u00abzurato di rubarlo e far straze e ruinar le mure et far la zente a pezi\u00bb\u201d&nbsp;(ibidem). Ma neanche i nuovi padroni vedevano con grande favore l\u2019italianit\u00e0&nbsp;monfalconese (e non solo monfalconese), cos\u00ec che il 12 novembre 1866, l\u2019imperatore Francesco Giuseppe d\u2019Asburgo, in una riunione del Consiglio della&nbsp;Corona a Vienna,&nbsp;espresse \u201cil preciso ordine che si agisca in modo deciso contro&nbsp;l\u2019influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della&nbsp;Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l\u2019influenza della stampa, si operi nel&nbsp;Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la&nbsp;slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e&nbsp;senza riguardo alcuno.\u201d (Die Protokolle des \u00d6sterreichischen Ministerrates&nbsp;1848\/1867).<\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;slavizzazione dell\u2019\u00d6sterreichisches K\u00fcstenland, di cui Monfalcone faceva parte,&nbsp;ordinata dagli Asburgo-Lorena, e proprio da quel Franz Joseph dei lampioni&nbsp;austriaci \u2026 roba da far accapponare la pelle ai difensori dell\u2019italianit\u00e0&nbsp;all\u2019ombra della Rocca.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel periodo non venne ricordato con favore da chi negli anni successivi si occup\u00f2 del governo di Monfalcone tanto che, pur ricordando come \u201cqualcuno lo chiam\u00f2&nbsp;nido di pescatori e di bifolchi\u201d, il nuovo potere si premur\u00f2 di ricordare come \u201cun&nbsp;secolo di dominazione austriaca non mut\u00f2 il carattere veneto della sua gente,&nbsp;rimasta pura contro ogni infiltrazione straniera\u201d (\u201cLa rinascita di&nbsp;Monfalcone\u201d, Bruno Coceani, 1938). Il Coceani, nato Coceanig ma ben felice di&nbsp;italianizzare un cognome di dubbie origini, si prodig\u00f2 nella sua attivit\u00e0 di&nbsp;podest\u00e0, tanto da meritare un secondo mandato, ma questo non gli fu sufficiente a imprimere un marchio identitario alla citt\u00e0, sorte che tocc\u00f2 invece al suo&nbsp;successore, Giuseppe Dolazza, che cos\u00ec ci regal\u00f2 il terzo &#8220;simbolo identitario&#8221;: il&nbsp;biscotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante il&nbsp;suo quinquennio il Podest\u00e0 Dolazza si impegn\u00f2 per dare alla citt\u00e0 un po&#8217; di&nbsp;rinnovamento, ma sempre nel rispetto della pi\u00f9 ferrea tradizione fascista del&nbsp;tempo. E cos\u00ec, nel riprogettare la viabilit\u00e0, nel 1935 la piazza del Littorio,&nbsp;che gi\u00e0 accoglieva una circolazione carrabile lungo il suo perimetro, fu dotata&nbsp;di un marciapiedi pedonale centrale. Nelle idee progettuali questo spazio sarebbe servito per ospitare&nbsp;il mercato, ma anche le feste cittadine. La forma ovoidale e un po&#8217; irregolare&nbsp;di questo &#8220;rialzo&#8221; fece subito pensare a un biscotto, e da qui nacque&nbsp;il nome che rimase incollato alla piazza grande della citt\u00e0 per molti decenni, superando tutte le vicende che seguirono.<\/p>\n\n\n\n<p>Eccoci&nbsp;dunque alle conclusioni. Abbiamo tre simboli identitari a disposizione, secondo&nbsp;l\u2019amministrazione comunale e per quel che ci racconta la stampa locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8&nbsp;il pilo veneziano, memoria di quei Dogi che ci consideravano semplici e rozzi&nbsp;abitanti di una terra da preservare solo in quanto sentinella e baluardo&nbsp;sacrificabile alle invasioni dei nemici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo \u00e8&nbsp;il fer\u00e0l di quel Franz Joseph che voleva slavizzare la nostra terra perch\u00e9&nbsp;eccessivamente italica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo \u00e8 il biscotto del podest\u00e0 fascista, nominato Cavaliere dell&#8217;ordine dei Santissimi&nbsp;Maurizio e Lazzaro per essere stato &#8220;squadrista, legionario fiumano&#8221;&nbsp;e, per l&#8217;appunto, Podest\u00e0 di Monfalcone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Effettivamente&nbsp;la scelta non \u00e8 facile, e forse i tre simboli insieme davvero ben rappresentano&nbsp;il pensiero di alcuni monfalconesi. Ma solo di alcuni.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide Strukelj<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Strukelj del 20\/2\/2022 Apprendiamo&nbsp;dal quotidiano locale, secondo quanto riportato da un recente articolo, che&nbsp;il Sindaco di Monfalcone \u201csta investendo molto\u201d su tutto ci\u00f2 che attiene alla&nbsp;\u201criappropriazione dei simboli identitari\u201d della citt\u00e0, e specificatamente a&nbsp;\u201cpilo, fer\u00e0l, biscotto\u201d. Il &#8220;simbolo\u201d, sappiamo, \u00e8 un segno che sottende un significato. 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