{"id":3972,"date":"2022-02-06T23:06:25","date_gmt":"2022-02-06T22:06:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3972"},"modified":"2022-02-06T23:06:26","modified_gmt":"2022-02-06T22:06:26","slug":"volevo-ricordare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/02\/06\/volevo-ricordare\/","title":{"rendered":"Volevo Ricordare"},"content":{"rendered":"\n<p>di Guido Baggi del 6\/2\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo ricordare. Lasciata la costa istriana di Cittanova, passato il paese di Torre, sono presto arrivato a Santa Domenica. Prendo la strada per Visignano e poco fuori l&#8217;abitato ecco il camposanto, immerso nel silenzio della campagna.<\/p>\n\n\n\n<p>In alto sopra l&#8217;ingresso, che ha un po&#8217; del monumentale, una scritta: Resurecturis, con un segno sulla seconda \u201cr\u201d per dire che si legge doppia. Entro. Alla mia sinistra, lungo il muro perimetrale ci sono diverse tombe con la scritta \u201cfamiglia Cossetto\u201d. Date di nascita che portano fino all&#8217;Ottocento, quando queste terre appartenevano all&#8217;Impero Austro-Ungarico, che le aveva tolte a Napoleone, il quale nel 1797 aveva fatto cessare anche qui l&#8217;epoca storica della Repubblica di Venezia. Si, questi paesi hanno conosciuto molte dominazioni e soprattutto nella parte interna dell&#8217;Istria il lungo medioevo aveva visto &#8216;guerre&#8217; tra Venezia, i Patriarchi di Aquileia, i Conti di Gorizia, gli Asburgo, i signori di Duino. Tra guerre e pestilenze queste terre, che i romani avevano conquistato e apprezzato anche per l&#8217;olio ed il vino, in diverse occasioni sono state ripopolate, in particolare nei secoli della dominazione veneta.<\/p>\n\n\n\n<p>E capisco perch\u00e9 in questo, come in altri cimiteri istriani che ho visitato, le tombe portano nomi di famiglie che hanno origine altrove, dalla penisola italiana ai territori sloveni e croati, dal Centro dell&#8217;Europa ai Balcani fino alla Grecia. Gi\u00e0, a casa di mio nonno istriano si parlava di origini greche. Il suo cognome era Ipsa e sull&#8217;isola di Corf\u00f9, pure per secoli sotto la dominazione veneziana, ho trovato un paese chiamato Ipsos. Chiss\u00e0 se sono venuti proprio da l\u00ec. E&#8217; un paese di pescatori come lo era mio nonno Antonio, di Fontane accanto ad Orsera. Quante cose ricordano i cimiteri, dove non importa da dove vieni e tutti silenziosamente sono accomunati nella dedica &#8216;resurrecturis&#8217;, a &#8216;coloro che risorgeranno&#8217;. Una delle tombe delle famiglie Cossetto, un po&#8217; in disparte rispetto alla grande lapide che la sovrasta, accoglie una lapide pi\u00f9 piccola: una foto, la stessa che campeggia in questi giorni sul quotidiano di Trieste in occasione del 10 febbraio, Giornata del Ricordo, con accanto il nome: Norma, medaglia d&#8217;oro. Un&#8217;altra foto, di un uomo maturo, con accanto il nome: Giuseppe. Non ci sono date di nascita. Solo una piccola croce incisa nella pietra con accanto &#8216;ottobre 1943&#8217;.&nbsp; Un tragico ottobre per l&#8217;Istria che nel 1920 era diventata italiana e che la seconda guerra mondiale stava portando ad un abisso di dolore. L&#8217;esercito italiano, dopo l&#8217;armistizio dell&#8217;otto settembre, si era disciolto. I partigiani di Tito erano arrivati fin sulle citt\u00e0 della costa. La Germania nazista metteva anche l&#8217;Istria sotto il suo diretto dominio nell&#8217;Adriatisches Kunstenland e proprio in quei primi giorni di ottobre avviava la conquista del territorio istriano con l&#8217;operazione Wolchenbruch (nubifragio in italiano).<\/p>\n\n\n\n<p>Giorni della resa dei conti in mezzo ad una popolazione impaurita e divisa. Tra la popolazione croata si era diffusa la notizia delle stragi del 1942 nella regione sopra Fiume. A Podhum oltre cento persone fucilate, gli altri abitanti deportati, il villaggio bruciato. Opera dell&#8217;esercito italiano coadiuvato dagli squadristi venuti dall&#8217;Emilia, Chi era convinto fascista stava dalla parte dei tedeschi, chi era antifascista, italiano o slavo, stava con i partigiani. All&#8217;interno di questi ultimi i rapporti non erano facili. I partiti comunisti jugoslavo e italiano, assieme contro il nazi-fascismo, non avevano obiettivi chiaramente condivisi sul futuro del territorio istriano. Guardo la foto di Norma, medaglia d&#8217;oro. Era di Santa Domenica, aveva studiato a Gorizia e a Padova. Ritornata al suo paese, stava preparando la tesi di laurea. L&#8217;onda dell&#8217;odio di quell&#8217;inizio di autunno 1943 l&#8217;ha travolta, come molti altri abitanti dell&#8217;Istria. Aveva aderito alle organizzazioni giovanili fasciste, sosteneva l&#8217;italianit\u00e0 di questi territori, nei quali il regima fascista aveva negato alla popolazione croata la stessa possibilit\u00e0 di esprimersi nella lingua materna. Suo padre Giuseppe ricordato nella stessa lapide, era stato un esponente di rilevo delle organizzazioni fasciste istriane ed era stato podest\u00e0 di Visinada.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui, che all&#8217;inizio di quell&#8217;ottobre era a Trieste, aveva saputo che sua figlia era stata portata via dai partigiani titini e stava rientrando in Istria quando \u00e8 stato intercettato e ucciso. La morte di Norma, che vedo sorridente in quella foto, \u00e8 stata terribile. Le narrazioni di testimoni o conoscenti sono discordanti nei particolari, ma certamente \u00e8 stata torturata, violentata e gettata assieme ad altri nella foiba di Surani, vicino ad Antignana, a pochi chilometri da Santa Domenica. Aveva 23 anni. Nel dicembre 1943 le vittime gettate in quella foiba sono state recuperate. Nessun processo. I nomi dei suoi aguzzini non sono noti. Ho recitato una preghiera, per Norma e per gli altri, vittime di ideologie che hanno fatto dell&#8217;etnia un motivo di sopraffazione, qui in Istria e nel Quarnero come in tante altre parti del mondo. Il 9 dicembre 2005 il presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ha conferito alla memoria di Norma Cossetto la medaglia d&#8217;oro al merito civile con la motivazione: \u201c<em>Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. 5 ottobre 1943 &#8211; Villa Surani (Istria)\u201d.<\/em>&nbsp; Tornato a Cittanova mi sono fermato davanti ad un piccolo monumento con i nomi dei caduti cittanovesi nella lotta per la liberazione dal nazifascismo. Diversi i cognomi di origine italiana. Mi ha fatto pensare la data accanto alla gran parte di quei nomi: 1943. Lo stesso anno della morte di Norma. Uno tsunami di orrori ha devastato il cuore degli istriani, di qualunque origine. Alla fine, ha comportato un dolorosissimo esodo di chi si sentiva italiano e non voleva rimanere nella sua Istria sotto una nuova dittatura che, certo, non li amava e lo aveva tragicamente dimostrato. Alla fine della guerra, ed ancora negli anni successivi, leggo che a lasciare l&#8217;Istria sono state 350mila persone. Intere famiglie che lasciavano tutto. Anche la famiglia di mio nonno Antonio ha lasciato Parenzo dove si era trasferita da Fontane. Nei miei giri istriani, in questi ultimi anni, mi sono fermato spesso a Piemonte, sulla cima di una collina sopra la valle del Quieto, tra Grisignana e Portole. E&#8217; il paese che pi\u00f9 di altri mi ha fatto visivamente capire il dramma dell&#8217;esodo: cammino tra case che hanno solo i muri perimetrali, dentro sono cresciuti gli alberi e l&#8217;edera pare sostenere i muri cadenti. Gran parte del paese \u00e8 cos\u00ec. Gli abitanti di quelle case sono andati via, esuli. Uomini, donne, bambine e bambini che davano vita a quelle strette vie sulle quali si affacciavano le case di pietra, hanno abbandonato tutto lasciando un grande silenzio. Quelle rovine sono state per me la muta testimonianza del doloroso abbandono delle proprie radici per tentare la strada di una vita pi\u00f9 sicura. E poi che fatica rifarsi una vita nella &#8216;madrepatria&#8217; dove spesso non erano benvoluti. C&#8217;era miseria, tutto da ricostruire e&#8230; &#8216;questi chi li mantiene?&#8217;. L&#8217;hanno avuta dura anche a casa nostra, vuoi per motivi ideologici e politici, vuoi perch\u00e9 la coperta era molto corta e tutti avevano bisogno di coprirsi. Lasciato Piemonte, poco pi\u00f9 in su si incontra la chiesetta di Sant&#8217;Andrea, solitaria nel bosco e circondata da un alto muro. Mi fermo a ricordare davanti ad un altro monumento eretto nel piccolo cimitero che circonda la chiesa. E&#8217; la tomba di 12 giovani che nella notte del 20 febbraio 1949 cercavano di raggiungere Trieste e l&#8217;Italia. Due non hanno nome, ma gli altri hanno tutti origine croata. Il confine tra Jugoslavia e zona B passava poco pi\u00f9 sotto del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel bosco vicino, ragazze e ragazzi, furono massacrati dalle mitragliatrici delle guardie confinarie jugoslave, probabilmente allertate dall&#8217;UDBA, i servizi segreti della Jugoslavia. Ho ricordato anche troppo e ho tanta voglia di augurare a queste terre, ai suoi abitanti, a noi tutti che gli ideali di una Europa in pace e in armonia tra i popoli faccia del ricordo un tesoro da preservare per evitare in futuro che la ricchezza delle diversit\u00e0 torni ad essere motivo di divisione e di morte. Un po&#8217; pi\u00f9 in alto del vicino abitato di Grisignana, il mio sguardo supera i colli e la valle del Quieto, arriva al mare in una cornice silenziosa e di sole. Ricordare, certo. Non per restare fermi con la testa rivolta al passato, ma per guardare ad un futuro che permetta a tutti di crescere assieme nella pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Guido Baggi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Guido Baggi del 6\/2\/2022 Volevo ricordare. Lasciata la costa istriana di Cittanova, passato il paese di Torre, sono presto arrivato a Santa Domenica. Prendo la strada per Visignano e poco fuori l&#8217;abitato ecco il camposanto, immerso nel silenzio della campagna. In alto sopra l&#8217;ingresso, che ha un po&#8217; del monumentale, una scritta: Resurecturis, con un segno sulla seconda \u201cr\u201d per dire che si legge doppia. Entro. 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