{"id":3939,"date":"2022-01-25T18:57:14","date_gmt":"2022-01-25T17:57:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3939"},"modified":"2022-01-25T18:57:15","modified_gmt":"2022-01-25T17:57:15","slug":"la-memoria-di-ogni-giorno","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/01\/25\/la-memoria-di-ogni-giorno\/","title":{"rendered":"La memoria di ogni giorno"},"content":{"rendered":"\n<p>di Bianca Della Pietra del 25\/1\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Ho visitato il campo di concentramento di Dachau, di Auschwitz-Birkenau, la Risiera di San Sabba e quello di Sachsenhausen. Ho visitato gli uffici e la prigione della Stasi a Berlino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho visto le fotografie dei corpi delle persone recluse. Ho ascoltato le guide che raccontavano della materialit\u00e0 della vita nei campi. Ho immaginato, in base alle stagioni, la vita in quei posti. Ho letto i libri che sono riuscita a sopportare di leggere. Ho ascoltato i testimoni che ho potuto ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma niente mi ha colpito di pi\u00f9 del campo di Sachsenhausen.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui venivano istruite le famigerate SS. Venivano sperimentate le calzature della Wehrmacht facendo camminare i prigionieri tutto il giorno senza sosta. Qui si speriment\u00f2 lo Zyclon B. Qui \u00e8 custodita la catalogazione in base alla quale si pot\u00e8 decidere se, in base agli occhi, capelli, sopracciglia, attaccatura dei capelli di cui alla foto, la persona fosse ariana oppure no.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui i corpi, lo spazio (enorme questo campo, 388 ettari), la documentazione, invadono la nostra anima e si riverberano sui nostri corpi infondendoci un senso di inutilit\u00e0, l\u2019inutilit\u00e0 della vita stessa. Ma questa era solo una considerazione soggettiva: nemmeno le classificazioni, seppur minuziose, potevano offrire una garanzia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non basta. Dopo il 1945 questo campo fu occupato dai soldati russi (1945-1950), i liberatori, che di meglio non fecero.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019istituzione della Giornata della Memoria (1\/01\/2005) ogni anno anche in diverse citt\u00e0 italiane si ricorda quello che fu lo sterminio, si ricordano le vittime dell\u2019Olocausto in diversi modi evocativi che risvegliano emozioni favoriscono fenomeni empatici al fine di allontanare quegli spettri, quella politica mortifera e quindi evitare le dinamiche che scatenarono tanta violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Interessante \u00e8 il ricorso alla classificazione che, nei vari campi, oltre al numero inciso sulla pelle, era riconoscibile attraverso contrassegni che identificavano le diverse persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo quindi vagabondi, etilisti, disabili, malati di mente, omosessuali maschi, omosessuali femmine, prostitute, Rom, Sinti. Questi facevano parte della macrocategoria degli Asociali. Vi erano poi gli ebrei (che potevano anch\u2019essi essere distinti in sottocategorie), testimoni di Geova, prigionieri politici a volte distinti anche per paese di provenienza, emigrati, delinquenti comuni, ariani profanatori della razza, prigionieri recidivi, prigionieri sospetti di fuga, prigionieri condannati al lavoro rieducativo, delinquenti abituali detenuti per motivi di sicurezza, prigionieri di guerra sovietici, militari italiani, arruolati per i lavori forzati, ostaggi, rastrellati. <a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La classificazione delle persone in base alla razza si diffuse gi\u00e0 in epoche molto lontane da noi (Erodoto, V sec. A.C.) e serviva a differenziare le persone. In qualche misura serviva a capire la diversit\u00e0 che veniva attribuita a fattori diversi come ad esempio quello climatico. Fu con Carl von Linn\u00e8 che l\u2019umanit\u00e0 fu distinta in 4 tipi fondamentali: europeo, asiatico, africano e americano sulla base sia di differenze naturali che culturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso dei secoli si tent\u00f2 di definire meglio le diverse caratteristiche delle razze, ma la deriva che si andava affacciando era quella di una presunta superiorit\u00e0 della razza bianca a scapito delle altre finch\u00e8 Darwin grazie ai suoi studi non afferm\u00f2 che sostanzialmente le razze non esistono e che le differenze tra le persone sono il frutto dell\u2019evoluzione sessuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, nella incomprensibile ricerca della purezza e della perfezione, oltre che nel tentativo di controllo di un popolo, su Il Giornale d\u2019Italia, verr\u00e0 pubblicato Il Manifesto della razza nell\u2019agosto del 1938 con cui si fissano le basi del razzismo fascista<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> e completano il quadro tedesco del Terzo Reich che gi\u00e0 nel 1933 defin\u00ec i \u201cnon ariani\u201d e specific\u00f2 ulteriormente nel 1935 e nel 1938, con tutte le ulteriori sottocategorie che trovarono applicazione concreta nei campi di concentramento.<\/p>\n\n\n\n<p>La necessit\u00e0 di incolpare qualcuno dei cambiamenti non desiderati oppure delle incapacit\u00e0 o di quello che non funziona, dei problemi che ci sono, sta nelle caratteristiche dell\u2019uomo, e le parole costruiscono il pensiero e contribuiscono a creare i comportamenti. Non a caso \u00e8 stato redatto un Manifesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui gli elementi difficili da digerire sono almeno due: l\u2019odio e il controllo. Due elementi che si autoalimentano: meno riesco a controllarti, pi\u00f9 ti odio e pi\u00f9 ti odio, pi\u00f9 tento di controllarti fino al punto da volerti eliminare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tutto si svolse in un contesto di indifferenza quasi totale, il gioco dell\u2019invisibile come dice Liliana Segre.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo racconto \u00e8 attualit\u00e0. Di certo meno diffusa in termini numerici, meno visibile, meno\u2026speriamo. Ma l\u2019attenzione alle parole, alle immagini, ai sentimenti che si provano, alle cose che mancano, che vengono tolte, ai diritti non rispettati e a quelli proprio negati, non riconosciuti, non pu\u00f2 venire meno. La Giornata della Memoria deve diventare la memoria di ogni giorno che ci offre la lente per riconoscere i valori che ci rendono degni dell\u2019essere donne e uomini in questo mondo.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Si veda ad esempio: http:\/\/www.museodiffusotorino.it\/files\/immagini_pagine\/433_CLASSIFICAZIONE%20ECATEGORIE%20DI%20DEPORTATI.pdf<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> https:\/\/www.anpi.it\/storia\/114\/il-manifesto-della-razza-1938<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bianca Della Pietra del 25\/1\/2022 Ho visitato il campo di concentramento di Dachau, di Auschwitz-Birkenau, la Risiera di San Sabba e quello di Sachsenhausen. Ho visitato gli uffici e la prigione della Stasi a Berlino. Ho visto le fotografie dei corpi delle persone recluse. Ho ascoltato le guide che raccontavano della materialit\u00e0 della vita nei campi. Ho immaginato, in base alle stagioni, la vita in quei posti. 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