{"id":3927,"date":"2022-01-18T19:05:37","date_gmt":"2022-01-18T18:05:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3927"},"modified":"2022-01-18T19:07:10","modified_gmt":"2022-01-18T18:07:10","slug":"la-riscoperta-di-unimportante-testimonianza-sulla-shoah","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/01\/18\/la-riscoperta-di-unimportante-testimonianza-sulla-shoah\/","title":{"rendered":"La riscoperta di un&#8217;importante testimonianza sulla Shoah"},"content":{"rendered":"\n<p>di Tristano Matta del 18\/01\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Nel novembre del 2018 ho partecipato ad un interessante convegno storico organizzato dalla <em>Fondation Auschwitz<\/em> di Bruxelles in occasione del 75\u00b0 anniversario dell&#8217;<em>Aktion Erntefest<\/em>, operazione conclusiva dell&#8217;<em>Aktion Reinhardt<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;ultima \u00e8 la denominazione in codice che i nazisti dettero alla gigantesca e complessa operazione di sterminio degli ebrei del Governatorato generale, la porzione della Polonia occupata che non era stata annessa al Reich. Avviata alla fine del 1941, l&#8217;<em>Aktion<\/em> venne condotta attraverso la costruzione dei campi di sterminio di Be\u0142\u017cec, Sobib\u00f3r, Treblinka e Majdanek, nei quali in circa due anni, fino all&#8217;autunno del 1943, vennero assassinati nelle camere a gas ossido di carbonio almeno 1,7 milioni di ebrei, in buona parte prelevati dai ghetti in cui erano stati in precedenza rinchiusi. L&#8217;intera operazione si svolse sotto il comando e la supervisione del <em>SS Gruppenf\u00fchrer<\/em> Odilo Globo\u010dnik, che la diresse dal suo comando di Lublino, dove risiedeva in qualit\u00e0 di Comandante delle SS e della Polizia e che \u2013 com\u2019\u00e8 ben noto \u2013 fu trasferito nell\u2019autunno del \u201843 a Trieste per ricoprire la stessa carica nell\u2019<em>Adriatisches K\u00fcstenland.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la chiusura dell\u2019operazione e l&#8217;avvio dello smantellamento dei campi di sterminio, venne ordinata da Himmler l&#8217;<em>Aktion Erntefest<\/em> (Operazione \u201cFesta del raccolto\u201d), che ebbe lo scopo di eliminare gli ultimi ebrei ancora presenti nel ghetto e nei campi di lavoro intorno a Lublino. Essa ebbe luogo a Majdanek, Trawniki e Poniatowa nei giorni 3 e 4 novembre 1943, durante i quali almeno 42mila ebrei, fino a quel momento sfuggiti alle camere a gas in gran parte perch\u00e9 utilizzati come forza-lavoro, trovarono la morte per fucilazione, secondo il \u201cvecchio\u201d metodo seguito dai reparti delle <em>Einsatzgruppen<\/em> gi\u00e0 dal 1941 lungo il fronte orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>A distanza di 75 anni da quei crimini, il convegno si proponeva di fare il punto sullo stato delle ricerche che negli ultimi decenni hanno approfondito molti aspetti della complessa vicenda. A questo scopo erano stati invitati studiosi di diversi paesi (Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio) per due intense giornate di relazioni e discussioni. Tra i contributi pi\u00f9 interessanti, erano previsti due interventi centrati su aspetti solo apparentemente secondari dell&#8217;<em>Aktion Reinhardt<\/em>, quali gli episodi di rivolta da parte dei deportati e le attivit\u00e0 svolte dai nazisti per il mascheramento e la cancellazione delle prove delle uccisioni di massa. Quest&#8217;ultimo tema era affidato allo studioso berlinese Jens Hoffman, la cui ricerca sull&#8217;<em>Aktion 1005<\/em>, il nome in codice nazista che designava appunto l&#8217;operazione segreta volta a nascondere le tracce dello sterminio attraverso l&#8217;esumazione e la cremazione dei corpi delle vittime, \u00e8 in corso da molti anni ed ha prodotto risultati di grande rilievo. L&#8217;assenza della relatrice prevista per il primo dei due interventi aveva tuttavia liberato uno spazio, nel quale gli organizzatori hanno molto opportunamente inserito un contributo di Michael Evans, il nipote australiano di un ebreo sopravvissuto che aveva fatto parte di un <em>kommando<\/em> operante nell&#8217;ambito dell&#8217;<em>Aktion 1005<\/em>&nbsp; e che era stato costituito proprio in occasione dell&#8217;<em>Aktion Erntefest<\/em> a Majdanek per poi lavorare nella foresta di Borek, presso Chelm. Le due relazioni hanno finito in tal modo per costituire un momento di sintesi straordinario tra i risultati della ricerca scientifica da una parte e il lavoro di ricostruzione di una memoria di un sopravvissuto in ambito familiare, dall&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi \u2013 come chi scrive \u2013 ha da sempre considerato di grande rilievo il tema del nesso forte tra ricostruzione storica e salvaguardia ed utilizzo delle memorie individuali e familiari, si \u00e8 trattato di un&#8217;esperienza importante e, nell&#8217;ambito del convegno, per tutti di un momento altamente significativo. Tanto pi\u00f9 se si considera che la testimonianza del sopravvissuto Peter Sedgman\/Perec Szechtman&nbsp; \u2013 raccolta nell&#8217;ambito di un progetto del <em>Sydney Jewish Museum<\/em> e dai familiari negli anni &#8217;90 e pubblicata per intero nel 2006 in forma di memoriale col titolo <em>As Far as I Can Remember <\/em>\u2013 era inserita nella cartellina con i materiali fornitaci dagli organizzatori del convegno ed era quindi interamente disponibile all&#8217;analisi ed alla lettura dei partecipanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Confesso che la sera, al rientro in albergo dopo aver svolto la mia relazione e partecipato al dibattito, ho solo scorso brevemente alcuni paragrafi del memoriale relativi all&#8217;<em>Aktion Erntefest<\/em> per poi, stanco, riporlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Rientrato a Trieste, alcuni giorni dopo ho ricevuto da Michael Evans una mail, indirizzata a tutti i partecipanti al convegno, in cui esprimeva la sua gratitudine per l&#8217;occasione fornitagli dalla <em>Fondation Auschwitz<\/em> e formulava l&#8217;augurio che i contatti avuti nell&#8217;occasione proseguissero. Mi \u00e8 tornata in mente allora una interessante conversazione che avevo avuto con lui il sabato sera a tavola, nel corso della quale mi aveva fornito alcune notizie sulla nascita in Italia della madre Christina, unica figlia dell&#8217;autore del memoriale, avvenuta a Santa Maria di Leuca nel 1946, quando Perec e sua moglie Stella si trovavano nel campo pugliese per <em>Displaced Persons<\/em> di Santa Maria al Bagno, nella vana attesa di raggiungere la Palestina. Cose \u2013 mi disse \u2013 cui avrebbe purtroppo potuto solo accennare nel suo intervento della mattina dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho deciso allora di riprendere in mano il memoriale e leggerlo per intero con attenzione, per scoprire se contenesse altri particolari circa questi felici sviluppi dell&#8217;immediato dopoguerra nelle peripezie di Perec Szechtman. Ed \u00e8 cos\u00ec che ho potuto finalmente scoprire il grande interesse e valore di un testo, che non \u00e8 solo una testimonianza sullo sterminio degli ebrei nella Polonia occupata dai nazisti, ma anche un sintetico ma vivacissimo affresco dell&#8217;epoca che va dagli anni Trenta alla fine del \u201csecolo breve\u201d e che include&nbsp; \u2013 oltre alla tragedia della <em>Shoah <\/em>&nbsp;\u2013 altri importanti temi ed aspetti, quali l&#8217;immigrazione ebraica in Palestina (<em>aliyah<\/em>), la resistenza, la vita nei campi per <em>Displaced Persons<\/em>, il difficile reinsediamento dei sopravvissuti in cerca di un ritorno alla vita in paesi lontani, per geografia e costume.<\/p>\n\n\n\n<p>Il racconto di Peter Sedgman dedica infatti solo due capitoli su quindici al suo coinvolgimento nell&#8217;<em>Aktion Erntefest<\/em> e nell&#8217;<em>Aktion 1005<\/em> nella foresta di Borek, alla sua partecipazione alla rocambolesca evasione, alla fuga e all&#8217;arruolamento nella resistenza polacca, e dedica proprio all&#8217;attivit\u00e0 come partigiano lo spazio maggiore. Il resto del racconto ci parla delle sue vicende prima della guerra e di quelle nei decenni successivi. La sua \u00e8 dunque in effetti una vera e propria storia di vita, che&nbsp; \u2013 anche se scritta in forma asciutta (ed \u00e8 un pregio&#8230;) e sintetica&nbsp; \u2013 restituisce al lettore non solo il clima feroce di un&#8217;epoca, ma anche il ritratto di un carattere estremamente volitivo e tenace, quello di un protagonista, che \u00e8 stato certo favorito dal caso come molti tra i \u201csalvati\u201d, ma \u00e8 stato anche sempre sostenuto da una presenza di spirito straordinaria e soprattutto da un formidabile attaccamento alla vita. Una lezione importante quest&#8217;ultima, che anche le memorie di altri sopravvissuti ci hanno saputo trasmettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Conquistato dalla lettura delle intense pagine di Peter Sedgman, ho pensato di chiedere a Michael Evans e a sua madre Christina l&#8217;autorizzazione a tradurle e pubblicarle in Italia. Entrambi hanno acconsentito immediatamente e con entusiasmo, Christina particolarmente lieta del fatto che la storia di suo padre e della famiglia potesse essere conosciuta anche nel paese in cui ha visto la luce. Gli amici di Battello stampatore, ai quali ho poi sottoposto il progetto, ne hanno compreso il significato rendendosi disponibili a curare la pubblicazione. Ha cos\u00ec visto la luce l&#8217;edizione italiana del memoriale di Peter Sedgman, \u201c<em>Per quanto posso ricordare<\/em>\u201d (Battello stampatore, Trieste, 16 Euro). In essa, accanto al racconto autobiografico di Peter, \u00e8 inserito anche il testo integrale del&nbsp; contributo del nipote Michael Evans, che ne trasmette perfettamente la passione e l&#8217;impegno di erede di una testimonianza da salvaguardare e diffondere e rappresenta la miglior postfazione possibile al memoriale del nonno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Tristano Matta del 18\/01\/2022 Nel novembre del 2018 ho partecipato ad un interessante convegno storico organizzato dalla Fondation Auschwitz di Bruxelles in occasione del 75\u00b0 anniversario dell&#8217;Aktion Erntefest, operazione conclusiva dell&#8217;Aktion Reinhardt. Quest&#8217;ultima \u00e8 la denominazione in codice che i nazisti dettero alla gigantesca e complessa operazione di sterminio degli ebrei del Governatorato generale, la porzione della Polonia occupata che non era stata annessa al Reich. Avviata alla fine del 1941, l&#8217;Aktion venne condotta attraverso la costruzione dei campi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3930,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3927"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3927"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3927\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3929,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3927\/revisions\/3929"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3930"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3927"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3927"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3927"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}