{"id":3905,"date":"2021-12-30T09:54:50","date_gmt":"2021-12-30T08:54:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3905"},"modified":"2021-12-30T09:54:50","modified_gmt":"2021-12-30T08:54:50","slug":"europa-bella-amata-e-dannata","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/12\/30\/europa-bella-amata-e-dannata\/","title":{"rendered":"Europa bella, amata e dannata"},"content":{"rendered":"\n<p>di Fabio Fiori da OBC T del 29\/12\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Un libro di Paolo Rumiz \u00e8 sempre un viaggio. In bici verso Istanbul, in treno per Odessa, a piedi sulla Via Appia, con una vecchia topolino su e gi\u00f9 per gli Appennini. Ha anche camminato nelle trincee delle guerre europee, ha viaggiato da fermo nel ventre di un ciclope in forma di faro. Senza dimenticare la sua predilezione per l&#8217;Oriente. In particolare per i Balcani, forse perch\u00e9 \u201cdell&#8217;Europa ne sono il cuore di cui mai abbastanza ci si servir\u00e0\u201d, riprendendo le parole di un&#8217;altro straordinario scrittore errante: Nicolas Bouvier.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/canto-per-europa-libro-paolo-rumiz\/e\/9788807034565?lgw_code=1122-B9788807034565&amp;gclid=Cj0KCQiAk4aOBhCTARIsAFWFP9H-WtZva5qwcv681SFp1EibONqiEWF94eWxw_aMRHUZTkj16wzUt1gaAgopEALw_wcB\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">In questo nuovo&nbsp;&nbsp;<\/a>\u201cCanto per Europa\u201d (Feltrinelli; 255 pp, 17 euro), si viaggia a vela, nella maniera pi\u00f9 antica, almeno tra le sponde di quel Mediterraneo che oggi per \u201cmolti \u00e8 solo una massa infinita d&#8217;acqua salata\u201d, mentre per i migranti \u00e8 \u201cPontos, passaggio, imbarcadero di terra promessa\u201d. Un Mediterraneo che da millenni \u00e8 al centro di straordinarie avventure e di terribili disavventure, ieri come oggi. Ed \u00e8 proprio su questo doppio registro, di favola e tragedia, che oscilla questo viaggio di Paolo Rumiz, arricchito dalle illustrazioni oniriche di Cosimo Miorelli, che firma anche la copertina.<\/p>\n\n\n\n<p>Il narratore di questa storia \u00e8 un Rapsodolevantino, permettendosi un epiteto che si aggiunge agli altri: Scriba, Barbadineve, Taciturno. Perci\u00f2 nel libro cerca innanzitutto un ritmo, quello dell&#8217;endecasillabo, e l\u2019avvia nel proemio come una vecchia fiaba: \u201cIn una notte nitida di ottobre\u201d. Una fiaba con una principessa chiamata Evropa, una fuggiasca siriana, e quattro cavalieri: Petros il nocchiero greco, Ulivi il cuoco turco, Sam il nostromo francese e il narratore. Una fiaba nera, come le nuvole che attraversano oggi, o forse da sempre, i cieli d&#8217;Europa, \u201cil sogno di chi non ce l&#8217;ha\u201d; quello della protagonista: l&#8217;Enigmatica, l&#8217;Ostinata, la Caparbia. Una giovane figlia dell\u2019Asia che, come tante, scappa da una terra in fiamme, da violenze inenarrabili, da follie sanguinarie. \u201cLa divina migrante risplendeva \/ e quel suo piccolo corpo umiliato riabilitava gli uomini, aveva il potere di liberare il mondo \/ dal caos, dal disamore e dal frastuono\u201d. Ma, come in tutte le favole, gli uomini non sono i soli personaggi; altrettanto importanti sono gli dei, gli animali, le geografie: terrestri, marine e celesti. Inoltre c&#8217;\u00e8 una seconda, seducente protagonista: Moya, la barca, senziente e parlante.<\/p>\n\n\n\n<p>Moya \u00e8 realt\u00e0 che supera la fantasia, perch\u00e9 Moya esiste e naviga ancora oggi. Un barca varata in Inghilterra pi\u00f9 di cento anni fa, capace di superare due guerre e un naufragio, con scafo nero e vele rosse. Il suo albero genealogico, quello dei suoi armatori, suggella \u201cuno sposalizio tra due mondi\u201d, d&#8217;oltremanica e mediterraneo. Perci\u00f2 ancora pi\u00f9 straziante \u00e8 il dolore di Petros, il suo ultimo comandante, per un&#8217;Europa rimasta orfana proprio dell&#8217;Inghilterra. Petros, \u201cammiraglio delle anime\u201d, triestino di nascita ma figlio pagano dell&#8217;Ellade, inglese d&#8217;adozione, insegnante a Cardiff, dove cercava di far capire ai ragazzi le meraviglie del mare degli antichi.<\/p>\n\n\n\n<p>Petros che con appassionata perizia marinaresca teneva a poppa l&#8217;Union Jack e issava ogni giorno alle crocette la bandiera blu stellata. Bandiere e vele al vento, per un viaggio che parte nell&#8217;estremo oriente mediterraneo, con un incontro fatale a Tiro, sulle coste del Libano. L\u00ec, in un tramonto di marzo, nella vita dei quattro barbuti irrompe una ragazza che \u201csapeva di elicriso e di spavento\u201d, ma controllava la paura e aveva un unico obiettivo. \u201cAndarsene voleva in capo al mondo\u201d, lontano dalla sua patria siriaca sfigurata da guerra, ferocia e ingiustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec il viaggio dei moyanauti diventa mitopietico: nella barca si rinnova l&#8217;unione tra Zeus ed Europa, dalla barca si osserva la follia degli uomini, sulla barca si ritrova la necessaria relazione con il dionisiaco. Moya naviga da oriente verso occidente, toccando Cipro isola sacra ad Afrodite, Rodi l&#8217;isola-mandorla, Creta che ha pelle di rugiada, Lesbo fiammeggiante, Ikaria artigliata dall&#8217;Austro, Tinos con le sue seicento chiese e tanti altri luoghi di quell&#8217;Arcipelago che \u00e8 antica culla dei miti mediterranei. Ma il viaggio prosegue, i moyanauti inseguono il sole per poter soddisfare le richieste della ragazza, che si riveler\u00e0 essere Nostra Signora del Mediterraneo. Avvisteranno l&#8217;Etna, il monarca di fuoco, attraverseranno lo Stretto dagli infidi gorghi, seguiranno il fal\u00f2 dello Stromboli. Tanto altro accadr\u00e0 nell&#8217;ultimo capitolo, intitolato \u201cLibro del mare immenso\u201d. Fatti marinareschi ordinari e straordinari, accadimenti divini dolci e amari.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9, come ricorda Eros a T\u00e0natos, nei Dialoghi con Leuc\u00f2 di Cesare Pavese: \u201cQuando un dio avvicina un mortale, segue sempre una cosa crudele\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabio Fiori da OBC T del 29\/12\/2021 Un libro di Paolo Rumiz \u00e8 sempre un viaggio. In bici verso Istanbul, in treno per Odessa, a piedi sulla Via Appia, con una vecchia topolino su e gi\u00f9 per gli Appennini. 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