{"id":3892,"date":"2021-12-21T23:17:07","date_gmt":"2021-12-21T22:17:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3892"},"modified":"2021-12-21T23:17:08","modified_gmt":"2021-12-21T22:17:08","slug":"tra-gradisca-e-dragogna-scintille-oscure-di-disumanita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/12\/21\/tra-gradisca-e-dragogna-scintille-oscure-di-disumanita\/","title":{"rendered":"Tra Gradisca e Dragogna, scintille oscure di disumanit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 21\/12\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>I due tragici eventi accaduti negli ultimi giorni, a una distanza di pochi chilometri l\u2019uno dall\u2019altro, hanno in comune la stessa disperazione e richiamano altre situazioni che si verificano ogni giorno, in ogni parte del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suicidio nel CPR di Gradisca d\u2019Isonzo e la morte di una bambina curda nel fiume Dragogna scuotono le coscienze, un po\u2019 perch\u00e9 accaduti non lontano dalle nostre case, soprattutto perch\u00e9 \u00e8 fin troppo evidente come in questi casi non si possa utilizzare il termine \u201cfatalit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In una notte di una domenica di dicembre, un giovane si \u00e8 tolto la vita. Era in attesa di rimpatrio, rinchiuso in quella specie di lager, istituito ai tempi di un governo di cosiddetto centro sinistra con il dolce nome di Centro di Temporanea Permanenza e Accoglienza (CPTA). Con il centro destra, prima \u00e8 caduta l\u2019Accoglienza (CPT), poi \u00e8 stato chiamato, molto pi\u00f9 chiaramente, Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE). Ora il nome \u00e8 di nuovo pi\u00f9 temperato, si chiama Centro Per il Rimpatrio (CPR). Tanti concetti, ma la sostanza non cambia. E\u2019 un luogo di detenzione, caratterizzato da impressionanti sbarre di ferro che dividono una stanza dall\u2019altra. Soprattutto \u00e8 un ambiente nel quale non esiste la speranza, perch\u00e9 chi viene rinchiuso non soltanto deve sopportare una dura forma di detenzione, ma si prepara al ritorno al Paese da dove era partito. Una vita di risparmi per affrontare un viaggio pieno di rischi e pericoli, attraverso il deserto, valicando il mare o nei sentieri tra i boschi dei Balcani. Tutto \u00e8 perduto, non resta che tornare senza nulla in mano, senza neppure i mezzi per poter ricominciare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi che in un contesto del genere le persone soccombano nella lotta per la sopravvivenza, soffocate dalla prigionia e dall\u2019umiliazione. Non \u00e8 certo il primo caso verificatosi nei CPR in Italia. E anche Gradisca deve segnare la terza vittima, dopo Vahktang Enukidze e Orgest Turia, morti nel 2020 in circostanze mai chiarite. Questa volta, oltre al dolore per la fine di una vita, c\u2019\u00e8 anche lo sconcerto per la cortina di silenzio stesa sull\u2019episodio. Tanti giorni dopo, non \u00e8 dato di sapere il nome della persona, c\u2019\u00e8 incertezza sulla sua nazionalit\u00e0 e la motivazione del decesso non \u00e8 stata mai spiegata se non con la parola \u201csuicidio\u201d. Ammesso che sia cos\u00ec, perch\u00e9 quest\u2019uomo si \u00e8 suicidato? E\u2019 stato davvero un atto disperato? Oppure si \u00e8 aggiunto anche il desiderio di compiere un gesto per urlare al mondo \u201cesterno\u201d l\u2019ingiustizia di una condizione umanamente inaccettabile? In ogni caso, la privazione perfino dell\u2019identit\u00e0 anagrafica rende ancor pi\u00f9 angosciante l\u2019avvenimento e rafforza l\u2019unica soluzione possibile, affinch\u00e9 quello che \u00e8 accaduto non si ripeta \u201cmai pi\u00f9\u201d. Un Paese civile non pu\u00f2 contemplare nel proprio ordinamento un istituto come il Centro Per il Rimpatrio, troppo lontano da luogo per affrontare i problemi delle persone, troppo vicino a un vero e proprio lager. Occorre mettere mano quanto prima alle datate e ormai disumane leggi sull\u2019immigrazione, \u00e8 l\u2019unico modo non retorico per ricordare e dare voce al \u201cmigrante ignoto\u201d deceduto a Gradisca e a migliaia di altri nelle sue stesse condizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad aggravare il senso di impotenza, \u00e8 giunta la notizia della morte di una bambina kurda nel fiume Dragogna, lungo il confine \u2013 interno all\u2019Unione Europea!!! \u2013 tra la Slovenia e la Croazia. E\u2019 una frontiera da tempo blindata, con chilometri di reti che attraversano le colline. Il filo spinato \u00e8 abbastanza alto, in modo che gli animali non si impiglino e non si feriscano. E\u2019 curiosa questa premura, di certo non altrettanto dedicata agli esseri umani. Una famiglia, dopo aver percorso la cosiddetta rotta balcanica e dopo aver consegnato tutti i propri averi ad accompagnatori specializzati e senza scrupoli, tenta di notte l\u2019attraversamento delle acque gelide. La piccola sfugge alla stretta della madre e scompare nei flutti. Sar\u00e0 ritrovata solo due giorni dopo e ora l\u2019attende la sepoltura nel Kurdistan. S\u00ec, perch\u00e9 la polizia slovena ha respinto senza alcuna piet\u00e0 il resto dei familiari, dopo il loro triste approdo sulla riva di quello che essi pensavano essere il regno della Libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 una famiglia affronta rischi cos\u00ec gravi per compiere il \u201cviaggio della speranza\u201d? Sono tantissime le donne e i bambini che trascorrono mesi nei campi del Nord della Bosnia, tentando ogni tanto il \u201cgame\u201d per valicare la frontiera con la Croazia. Vivono nel gelo dell\u2019inverno e nel caldo insopportabile dell\u2019estate, soffrono di ogni sorta di malattie e quando riescono a passare oltre, eludendo i controlli, hanno un incubo che si chiama \u201crespingimento\u201d. S\u00ec, fuggono dalla fame, dalla persecuzione attuata sistematicamente nei confronti dei dissidenti, da un futuro ritenuto impossibile. Investono tutto ci\u00f2 che hanno in questo cammino per la sopravvivenza e il loro terrore \u00e8 di essere respinti. I respingimenti sono illegali, non potrebbero avvenire all\u2019interno del territorio dell\u2019Unione Europea. Invece esistono, dalla Croazia alla Bosnia con tanto di percosse e torture per i malcapitati, dalla Slovenia alla Croazia, con il tacito consenso delle autorit\u00e0 continentali, perfino nei mesi scorsi dall\u2019Italia alla Slovenia, sulla base di trattati ormai superati, sottoscritti prima dell\u2019ingresso della Repubblica slovena nell\u2019Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>La paura dei respingimenti \u00e8 la vera causa delle tragedie che accadono quotidianamente sulle rotte ei migranti e tale purtroppo giustificato timore pu\u00f2 essere superato in un unico modo, attraverso il rispetto delle leggi, il considerarle fondamento dei fatti e non soltanto delle belle parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai si sta vedendo di tutto, non ultima l\u2019incredibile strumentalizzazione del dolore attuata dal dittatore Lukashenko in Bielorussia che prima favorisce l\u2019arrivo dei profughi, ben sapendo del blocco attuato dalla Polonia e poi impedisce a essi di tornare indietro fermandoli con le armi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta una guerra senza quartiere, ma decisa da chi e contro chi? Ogni conflitto \u00e8 folle, ma questo supera ogni immaginazione, in quanto i contendenti non combattono alla pari. Il gigantesco patrimonio economico e la potenzialit\u00e0 di minaccia militare dell\u2019Occidente si scatenano contro milioni di poveri disarmati che bussano alle porte sigillate per esercitare soltanto il loro semplice ed elementare diritto essenziale alla Vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 21\/12\/2021 I due tragici eventi accaduti negli ultimi giorni, a una distanza di pochi chilometri l\u2019uno dall\u2019altro, hanno in comune la stessa disperazione e richiamano altre situazioni che si verificano ogni giorno, in ogni parte del mondo. 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