{"id":3882,"date":"2021-12-19T23:29:28","date_gmt":"2021-12-19T22:29:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3882"},"modified":"2021-12-19T23:29:29","modified_gmt":"2021-12-19T22:29:29","slug":"storia-di-una-citta-la-piu-giovane-deuropa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/12\/19\/storia-di-una-citta-la-piu-giovane-deuropa\/","title":{"rendered":"Storia di una citt\u00e0, la pi\u00f9 giovane d\u2019Europa"},"content":{"rendered":"\n<p>di Anna Cecchini del 19\/12\/2021<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cSi andava \u201cdi l\u00e0\u201d con la propusnica. Si andava di l\u00e0 a prendere la carne, che era buonissima, e certe sigarette puzzolenti che appestavano l\u2019abitacolo della nostra Cinquecento verde pisello durante le code infinite a Casa Rossa. Andavamo di l\u00e0 solo per quei pochi metri necessari ad arrivare in macelleria o al supermercato, che grigio e spoglio, presidiato da certe commesse imponenti con le scarpe da lavoro bianche e alte alle caviglie che lasciavano scoperte le punte e i talloni. Eravamo intimiditi. Io non capivo nulla, ma sentivo tutto. Sentivo l\u2019odore del carbone che usciva dai camini e quello della benzina con pochi ottani che sfuggiva dai tubi di scappamento delle Zastava. Sentivo che \u201cnoi\u201d eravamo arroganti, ma che ce la facevamo sotto solo alla dogana, e che a \u201cloro\u201d noi non piacevamo. Avevo sette o otto anni, ma questo lo capivo bene. Non eravamo di Gorizia, sapevamo poco di quel \u201cdi l\u00e0\u201d. Lo sloveno era uno sbiadito ricordo della mia bisnonna, che lo parlava ormai solo tra s\u00e9 e s\u00e9. Troppe mescolanze, in famiglia, perch\u00e9 potesse sopravvivere. Si spense da solo. Non si andava mai oltre Nova Gorica, oltre quei grattacieli e quel grigio di cui non sapevamo nulla. Non sapevamo nulla della costruzione di quella citt\u00e0 e di quello che c\u2019era prima, delle ville di campagna, dei vivai, dei frutteti. Non sapevamo nulla di nulla\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A Gorizia la questione del confine si riapre drammaticamente al termine della seconda guerra mondiale. Quella fascia che parte da Tarvisio e termina a Trieste, abitata da sempre da popolazioni di lingua italiana e slovena, diventa protagonista di opposte rivendicazioni. Al termine della Conferenza di Parigi, dopo negoziati serrati, manifestazioni e incidenti, la stipula del Trattato di pace assegna all\u2019Italia la val Canale, la val Resia, la \u201cSlavia veneta\u201d e Gorizia, mentre alla neonata Repubblica Federativa Popolare Jugoslava vengono destinate la valle dell\u2019Isonzo e del Vipacco, Fiume, l\u2019Istria e la Dalmazia. In citt\u00e0, il simbolo della spartizione diventa l\u2019ottocentesca stazione ferroviaria della Transalpina, assegnata alla Jugoslavia, mentre la piazza antistante viene divisa a met\u00e0 da un filo spinato.<\/p>\n\n\n\n<p>Se Gorizia si trova privata di parte del suo entroterra e attraversata dal confine all\u2019interno del tessuto urbano, agli abitati di l\u00e0 del confine \u00e8 stato sottratto il proprio centro amministrativo e commerciale. Entrambe le comunit\u00e0 sono stremate dalla guerra, esacerbate dai due anni di tensioni precedenti il Trattato e svuotate della propria storia millenaria.<\/p>\n\n\n\n<p>La nuova Jugoslavia \u00e8 costretta a colmare il vuoto. Dopo aver scartato l\u2019ipotesi di Ajdov\u0161\u010dina, stabilisce di costruire il nuovo capoluogo a ridosso del confine italiano, a est della Transalpina, un contrappeso politico e simbolico, una nuova citt\u00e0 \u201c\u2026le cui luci brilleranno oltre confine\u201d, come afferma con orgoglio di Ivan Matija Ma\u010dek, Ministro della costruzione jugoslava dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>Del progetto viene incaricato l\u2019architetto Edvard Ravnikar, classe 1907, laureatosi con il grande Jo\u017ee Ple\u010dnik, con il quale ha collaborato per sei anni prima di una parentesi parigina nello studio di Le Corbusier. Ha 42 anni quando progetta Nova Gorica. Si \u00e8 formato con le nuove e razionali teorie urbanistiche e viene contagiato dall\u2019entusiasmo febbrile e dall\u2019orgoglio nazionale di creare una citt\u00e0-modello. <em>\u201c\u2026L\u2019urbanistica moderna divenne cos\u00ec un\u2019arma della lotta nazionale e politica\u2026doveva esprimere la bellezza senza il vacuo gigantismo delle masse costruttive e soprattutto prevedere una pi\u00f9 estesa superficie riservata alla vegetazione\u2026\u201d<\/em>. Queste le parole di Ravnikar per sintetizzare la sua idea progettuale, che mutua il principio di Le Corbusier della \u201ccroce stradale\u201d per definire le quattro principali funzioni cittadine: centro, ricreazione, residenza e industrie. Ma il \u201ccentro\u201d concepito da Ravnikar non \u00e8 collocato in posizione baricentrica, bens\u00ec su uno dei lati verticali della croce, lungo uno degli assi principali del progetto, la Magistrala, l\u2019odierna Kidri\u010deva ulica. L\u2019arteria viene concepita con quattro filari di platani e ai lati le principali attivit\u00e0 cittadine, uffici, negozi e edifici pubblici. Vi s\u2019intravede un richiamo al Corso goriziano, a sua volta ispirato alle <em>promenades<\/em> di molte citt\u00e0 della Francia. Purtroppo questa cattedrale verde non sar\u00e0 mai realizzata come Ravnikar l\u2019aveva concepita a causa delle grandi difficolt\u00e0 economiche che penalizzeranno il progetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi giunge oggi a Nova Gorica dal valico del S. Gabriele prosegue su Erjav\u010deva ulica, ampia arteria che sfocia nella rotonda che immette ortogonalmente in Kidri\u010deva ulica (la Magistrala). Si tratta della vecchia Via del Camposanto che portava al cimitero di Gorizia, qui trasferito nel 1880 dall\u2019originaria sede dell\u2019attuale Parco della Rimembranza, incongrua dopo la costruzione del Corso, e dove \u00e8 rimasto fino alla fine della prima guerra mondiale. La grande piazza su cui si affacciano i principali edifici di Nova Gorica, tra cui il municipio, primo edificio pubblico eretto a Nova Gorica, \u00e8 un vasto prato verde. Ancora un richiamo a Gorizia, alla sua Piazza Grande, il Travnik, originariamente essa stessa un prato? Su quello spiazzo, che ospita oggi eventi culturali e sportivi, guardano lo Slovensko narodno gledali\u0161\u010de, il teatro nazionale sloveno, con l\u2019arena circolare e il doppio loggiato in mattoni rossi, e la vicina modernissima Gori\u0161ka knji\u017enica Franceta Bevka, la nuova biblioteca pubblica, spalancata come un libro aperto sul verde circostante. Se torniamo agli anni \u201950 e all\u2019avvio della costruzione della citt\u00e0, troviamo una giovane Repubblica jugoslava uscita dalla guerra con le ossa rotte, occupata a gestire la propria rinascita, a tenere unito di uno stato composto di realt\u00e0 differenti e conflittuali e la faticosa ricerca di un ruolo internazionale. Lo sforzo economico, organizzativo e gli investimenti necessari sono enormi. La nascita di Nova Gorica si affider\u00e0 in gran parte al lavoro volontario delle Brigate popolari dei lavoratori e della giovent\u00f9 comunista provenienti da tutto il Paese, che costruiranno per primi i cosiddetti \u201cblocchi russi\u201d. Si tratta di costruzioni a cinque piani e 24 appartamenti disposti in file parallele e immersi nel verde per costituire un perfetto esempio di armonica distribuzione tra pieni e vuoti, superfici edificate e spazi liberi. I futuri abitanti dei blocchi, tuttavia, storgono il naso: ancorati a una tradizione rurale di abitazioni unifamiliari, non sono entusiasti all\u2019idea di vivere in condominio. Nel 1950, quando Ravnikar consegna il progetto definitivo, il Comitato Popolare stabilisce di sostituire parte dei \u201cblocchi\u201d con edifici di nove appartamenti e di concedere ai privati la facolt\u00e0 di erigere abitazioni uni e bifamiliari. Se la decisione \u00e8 stata indubbiamente rispettosa dei desideri dei cittadini, ha tuttavia generato una confusione che si riflette ancora oggi sull\u2019aspetto di Nova Gorica, dove convivono a poca distanza strutture imponenti da grande citt\u00e0 e abitazioni unifamiliari da periferia urbana. L\u2019ambizioso progetto originario risente della scarsit\u00e0 di risorse e, inoltre, il processo di decentramento amministrativo ha fatto s\u00ec che prevalessero le iniziative locali a dispetto di una pianificazione generale.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizia negli anni \u201990 la trasformazione di Nova Gorica, dopo lo strappo che ha portato alla dichiarazione l&#8217;indipendenza dalla Jugoslavia, all\u2019ottenimento del riconoscimento di sovranit\u00e0 alla Repubblica di Slovenia, e poi al suo ingresso nell\u2019Unione Europea nel maggio del 2004. Sono stati anni cruciali per il giovane Paese, che \u00e8 riuscito in brevissimo tempo e con uno sforzo considerevole a trasformarsi in uno stato allineato agli standard europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Nova Gorica oggi \u00e8 una citt\u00e0 vivace, moderna, piacevolissima e multietnica. Gli spazi verdi, una fitta rete di piste ciclabili, i luoghi ricreativi e di cultura hanno messo in secondo piano le disarmonie del passato. I suoi casin\u00f2, fra i pi\u00f9 frequentati d\u2019Europa, croce e delizia della comunit\u00e0, la rendono simile a una piccola Las Vegas che richiama visitatori da tutto il circondario. La societ\u00e0 che li gestisce ha regalato alla citt\u00e0 per molti anni numerose opere d\u2019arte che arricchiscono il centro, forse per farsi perdonare: l\u00e0 dove era sorto il complesso alberghiero Argonavti negli anni \u201870 c\u2019era infatti un gigantesco orologio solare in cemento, un esempio di arte d\u2019avanguardia jugoslava realizzato dal gruppo OHO e purtroppo distrutto in occasione della costruzione del complesso del Perla. Ardito e discusso \u00e8 l\u2019Eda center, il grattacielo di 72 metri in vetro e cemento inaugurato nel 2011 e dedicato ai fratelli Rusjan, i pionieri del volo gi\u00e0 ricordati con la scultura denominata Icaro posta nella piazzetta ai piedi della scalinata d\u2019ingresso al grattacielo. Il plastico che riproduce il progetto di Ravnikar lo trovate all\u2019inizio di Kidri\u010deva ulica, l\u00e0 dove inizia la zona pedonale che di sera \u00e8 piena di giovani che passeggiano e sorseggiano una birra. E\u2019 un buon modo per iniziare una visita alla citt\u00e0. Per approfondirne la conoscenza visitate il sito <a href=\"https:\/\/www.novagorica-turizem.com\/\">https:\/\/www.novagorica-turizem.com\/<\/a>, attraversatela con calma e una mappa in mano perch\u00e9 merita molta pi\u00f9 attenzione di quanta siamo abituati&nbsp; a riservarle.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Cecchini del 19\/12\/2021 \u201cSi andava \u201cdi l\u00e0\u201d con la propusnica. Si andava di l\u00e0 a prendere la carne, che era buonissima, e certe sigarette puzzolenti che appestavano l\u2019abitacolo della nostra Cinquecento verde pisello durante le code infinite a Casa Rossa. 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