{"id":3854,"date":"2021-11-27T15:57:46","date_gmt":"2021-11-27T14:57:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3854"},"modified":"2021-11-27T15:57:47","modified_gmt":"2021-11-27T14:57:47","slug":"gorizia-passato-presente-e-futuro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/11\/27\/gorizia-passato-presente-e-futuro\/","title":{"rendered":"Gorizia, passato, presente e futuro"},"content":{"rendered":"\n<p>di Marzio Lamberti del 21\/11\/2021<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tre momenti &nbsp;diversi ma l\u2019uno sono la conseguenza dell\u2019altro &nbsp;perch\u00e9 tutto poi si lega<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Passato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prima guerra<\/strong> L\u2019Italia entra in guerra contro l\u2019impero asburgico. Gorizia ne sar\u00e0 l\u2019epicentro. Attorno a lei ottocento mila morti; una citt\u00e0 interamente distrutta. Dei trentamila abitanti,&nbsp; quando gli Italiani entrano in citt\u00e0 ne rimangono 4 mila, gli altri tutti profughi . Alla fine della guerra a Gorizia rientrano poco pi\u00f9 di 20 mila abitanti: sparita la componente austriaca, se ne \u00e8 andata parte di quella slovena e friulana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dopoguerra<\/strong> Ma nel giro di un ventennio la citt\u00e0 cresce fino a 45 mila abitanti met\u00e0 dei quali provenienti da tante regioni in specie dal sud. La citt\u00e0 \u00e8 diventata un\u2019altra cosa: metamorfosi etnica \u00e8 stata chiamata.&nbsp; La citt\u00e0 \u00e8 un cantiere per rimettere in piedi l\u201980% delle case distrutte La citt\u00e0 accoglie migliaia di meridionali e di veneti nella pubblica amministrazione e nelle attivit\u00e0 commercial.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ruolo<\/strong> &nbsp;La citt\u00e0 diventa sia baluardo e monito contro gli slavi (vedi le forme del sacrario di Oslavia, una fortezza rivolta a est) sia la base di lancio per la conquista dei Balcani. Gorizia si riempie di diverse migliaia di miliari. Supera i 45 mila abitanti. Ha trovato il suo ruolo e funzione &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Seconda guerra<\/strong> &nbsp;L\u2019Italia entra in guerra contro la Francia e l\u2019Inghilterra. Gorizia diventa la retrovia dell\u2019attacco alla Yugoslavia del 6 aprile 1941. Gi\u00e0 nel 1942 si formano i primi gruppi partigiani nella sua periferia operaia e slovena che daranno vita alla prima battaglia partigiana poco dopo l\u2019otto settembre 1943, ma \u00e8 anche una citt\u00e0 che applaude l\u2019arrivo delle truppe tedesche dopo l\u20198 settembre. La citt\u00e0 paga un prezzo altissimo: la distruzione dell\u2019intera comunit\u00e0 ebraica, le centinaia e centinaia di partigiani caduti (nelle frazioni slovene i caduti sono quasi il 10% della popolazione), le deportazioni nei lagher e nei campi di sterminio in Germania e alla Risiera, i bombardamenti degli alleati, la presenza di truppe straniere, le bande fasciste. E poi da ultimo, tra vendetta, giustizia sommaria e pulizia etnica, le deportazioni in Yugoslavia. Il 25 aprile l\u2019insurrezione partigiana e l\u20198 maggio la fine di una guerra che ha prodotto nel nostro paese quasi mezzo milione di morti, le citt\u00e0 distrutte, la fame, l\u2019occupazione militare e -infine- al confine orientale la questione dell\u2019appartenenza statuale di queste terre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dopoguerra<\/strong> &nbsp;Su tutto l\u2019incombente minaccia della guerra fredda e della divisione del mondo tra il bene e il male. Gorizia \u00e8 al centro di tutto questo, una delle principali vittime dell\u2019avventura fascista. Perde la sua provincia che era la sua ragion d\u2019essere, per la prima volta ha a che fare con un confine che passa tra le sue case e che interrompe legami, amicizie, parentele, rapporti, interessi, commerci. La tragedia delle deportazioni segna tutti e produce un clima di odi e sospetti reciproci che percorre la citt\u00e0 fino ai nostri giorni. E poi la perdita della periferia slovena con i nuovi confini e l\u2019arrivo di qualche migliaio di esuli che crea ulteriori tensioni. Muro contro muro. Una spaccatura che passa attraverso tutto, all\u2019interno delle famiglie, tra italiani e sloveni, tra i partiti, tra i sindacati, tra periferie e centro, nella vita di tutto e di tutti. E ciascuna parte \u2013ancora oggi- ricorda separatamente i propri morti, elabora la propria memoria, crea i propri monumenti: in periferia quelli ai partigiani, nel cuore della citt\u00e0 quello ai deportati in Yugoslavia. Davanti alla stazione quello ai deportati nei campi nazisti. Morti divisi, come i vivi. I comunisti relegati nella periferia, la presenza abnorme dei fascisti cui non par vero di ergersi a difensori della citt\u00e0, dimenticando in fretta le responsabilit\u00e0 del fascismo nell\u2019aggressione alla Yugoslavia, nella politica razzista anti slava, nella collaborazione con i nazisti nei rastrellamenti e nelle deportazioni. E in mezzo onnipresente e onnipotente la Democrazia cristiana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ruolo <\/strong>A partire dagli anni sessanta la lenta ripresa grazie alla Zona Franca e alle nuove opportunit\u00e0 dovute alla frontiera con lo sviluppo dell\u2019autotrasporto e dell\u2019economia di confine. Diventa la citt\u00e0 vetrina dell\u2019occidente. E il lento ritorno alla normalit\u00e0 nei rapporti dentro la citt\u00e0 e nei confronti di Nova Gorica. Ci sono dei meriti che non vanno dimenticati. Innanzitutto una coraggiosa parte della Democrazia Cristiana con i nuovi rapporti di frontiera che instaura, con gli incontri Mitteleuropei che ispira, con tanti esponenti che lavorano per superare la cortina di ferro. Ma dobbiamo anche ricordare la presenza del Partito Comunista che \u00e8 riuscito pur nella bufera della guerra fredda a mantenere e rafforzare i legami politici ma anche affettivi e familiari tra operai italiani e sloveni di qua e di l\u00e0 del confine in nome di un internazionalismo proletario mai morto e grazie alla rete di rapporti familiari e amicali che costituivano il tessuto di quel partito trade union , &nbsp;per la sua composizione etnica e sociale, tra sloveni, friulani e italiani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Presente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 cos\u00ec \u00e8 cresciuta fino agli anni \u201980.&nbsp; Divenuta una questione politica nazionale ha avuto con la Zona Franca la possibilit\u00e0 di sviluppare una consistenza base industriale che unitamente all\u2019economia di confine, l\u2019autotrasporto in particolare, e la funzione di sentinella, i militari, ha consolidato uno sviluppo dovuto al ruolo politico\/ militare\/ strategico assegnatale. Il Piano regolare ipotizzava una citt\u00e0 di 80 mila abitanti. Ma poi con gli anni novanta l\u2019entrata in una nuova fase dell\u2019Europa ha determinato l\u2019esaurimento degli incentivi della Zona Franca, la perdita del ruolo di citt\u00e0 vetrina, Dal 1947 al 1989, finch\u00e9 \u00e8 esistita una questione del <em>&#8220;confine orientale<\/em>&#8221; nella politica nazionale, Gorizia \u00e8 stata al centro degli interessi del Governo italiano, cos\u00ec come specularmente Nova Gorica era al centro degli interessi dell&#8217;allora Jugoslavia.<\/p>\n\n\n\n<p>Scomparso il <em>&#8220;confine orientale<\/em>&#8221; come questione politica nazionale, \u00e8 venuto meno l&#8217;interesse per quest&#8217;area. Nel corso degli anni novanta sono scomparse le fabbriche. E\u2019 scomparsa la zona franca: \u00e8\u2019 scomparso il confine con gli autotrasportatori e gli spedizionieri. Sono scomparsi i militari. Tutti i poli di sviluppo sono scomparsi. Solo i nuovi insediamenti universitari hanno, ma solo parzialmente, creato vitalit\u00e0.&nbsp; In questi ultimi decenni Gorizia ha perso dodicimila abitanti (da 44 mila dei primi anni \u201970 agli attuali 32 mila) cui vanno aggiunti 2\/3 mila stranieri. Oggi Gorizia conta circa 34 mila abitanti. Quasi come dall\u2019inizio di tutto ci\u00f2 nel 1914 quando contava 30 mila abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Futuro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gorizia diventa da citt\u00e0 di confine a citt\u00e0 baricentrica&nbsp; <\/strong>Il<strong> <\/strong>26 giugno&nbsp; 1991 la Slovenia diventa indipendente, il 1 maggio 2004&nbsp; &nbsp;entra&nbsp; nell\u2019Unione europea, il 20 dicembre 2007 entra nell\u2019area Shenghen. Il vecchio mondo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 . Guerra fredda, odi, confini\u2026. non ci sono pi\u00f9. Nasce una nuova speranza per la citt\u00e0. Non pi\u00f9 citt\u00e0 lungo un confine ma citt\u00e0 baricentro tra l\u2019est e l\u2019ovest e tra il sud (i porti) e il nord. Sembra il sorgere di una nova era<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Da qui bisogna ripartite. Un secolo \u00e8 passato. Un secolo terribile che ha pi\u00f9 volte bastonato duramente la citt\u00e0. Il popolo goriziano, nella sua interezza, \u00e8 stato vittima di due guerre mondiali e della guerra fredda. Ed ha avuto bisogno di un secolo per rimarginare almeno in parte le sue ferite. Ma dopo un secolo, oggi, siamo di nuovo nella situazione di dover cercare un ruolo, una funzione, un futuro in grado di mutare direzione al declino della citt\u00e0. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A pochi mesi dalle elezioni amministrative (2022) e a un anno e mezzo da quelle politiche e regionali (2023), sempre pi\u00f9 incerta e indefinita appare la sorte di Gorizia, completamente assente in regione e fortemente a rischio di scomparire nell\u2019area giuliana. Anche perch\u00e9 nonostante l\u2019introduzione degli Enti di decentramento a dimensione provinciale, il recupero della provincia e del ruolo di Gorizia capoluogo sembra avvolto nella nebbia.&nbsp; Non c\u2019\u00e8 nessun consigliere regionale che rappresenti il Goriziano. Il deputato appare lontano. La citt\u00e0 si trova di fatto sola e non rappresentata seriamente da nessuna parte.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi tre anni Lega e Forza Italia e quindi la Giunta regionale hanno portato avanti l\u2019accorpamento di tutto l\u2019Isontino nell\u2019area vasta triestina (Azienda Sanitaria e Camera di Commercio e non solo) per creare una regione a tre punte: Trieste, Udine e Pordenone. E se non si \u00e8 dato corso al progetto di divisione della regione in tre aree, se tutto questo non \u00e8 andato finora in porto \u00e8 merito del partito democratico provinciale che raccolse in un sol giorno ben 1300 firme contro il progetto.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora cosa fare? Occorre un progetto di rinascita, un <em>piano Marschall<\/em>, che solo le forze congiunte della regione e dello stato possono mettere in cantiere. Unitamente a centri di interesse privati. Obiettivo pi\u00f9 fattibile in presenza delle risorse del Ricovery Found &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di individuare una via di sviluppo non provvedimenti di <em>\u201cordinaria manutenzione<\/em>.<em>\u201d<\/em> &nbsp;Gorizia da sola non riesce a produrre spinte concrete, programmi realizzabili, risorse in campo, classe dirigente. Gorizia vive una fase di lunga decadenza.&nbsp;&nbsp; Perci\u00f2 non basta qualche intervento pur necessario in grado di tamponare qualche buco. Occorre ben altro. Gorizia \u00e8 in grado di convincere l\u2019Istituzione Regione, le Universit\u00e0, il Governo, le altre istituzioni regionali, le associazioni economiche che lo sviluppo e la crescita del Friuli VG deve fondarsi sulla solidariet\u00e0 di tutto il territorio per favorire le zone pi\u00f9 a rischio arretramento?&nbsp; Gorizia \u00e8 in grado di chiedere alla Regione l\u2019assunzione <em>come <strong>obiettivo regionale, nazionale ed europeo<\/strong><\/em> del consolidamento&nbsp;&nbsp; di Gorizia e delle sue possibilit\u00e0 di sviluppo? Obiettivo oggi pi\u00f9 possibile anche perch\u00e8 c\u2019\u00e8 una occasione imperdibile e unica e riguarda l\u2019utilizzo delle enormi risorse del Ricovery Found che arriveranno anche nella regione e da quelle che arriveranno per la Citt\u00e0 europea della cultura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ma serve una governance che sia a livello di questi problemi. Che sia capace di mettere in moto il progetto e l\u2019intervento, di mettere in moto le istituzioni sia pubbliche che private per rispondere alla domanda: a cosa serve, a cosa pu\u00f2 servire la citt\u00e0 per la regione e il paese? E per l\u2019Europa? Che ruolo la Regione e lo Stato possono dare a Gorizia? Si tratta di metter insieme tutte le energie per individuare una strategia di sviluppo. Gorizia da sola con la sua struttura&nbsp; impiegatizia e piccolo commerciale non \u00e8 in grado di progettare il proprio futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Finora chi governa in citt\u00e0 non si \u00e8 posto questi problemi. Ha galleggiato tra Trieste e Monfalcone. Non ha avuto, non ha, la forza e le idee per individuare il ruolo della citt\u00e0. Ha per\u00f2 svolto la sua funzione: quella di assicurare un tranquillo tran tran alla citt\u00e0. All\u2019insegna del <em>sereni orizzonti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo la citt\u00e0 si scioglie. Ogni anno centinaia di abitanti in meno, crollo demografico come in tante parti d\u2019Italia ma non compensato da un saldo migratorio positivo come Monfalcone. Anzi Il saldo migratorio ormai da alcuni anni \u00e8 negativo e si somma a quello demografico. 50 anni fa tra Gorizia e Monfalcone c\u2019erano 20 mila abitanti di differenza. Oggi solo 5 mila. E fra poco il sorpasso.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi saranno i temi oggetto della prossima campagna elettorale. &nbsp;Chi oggi governa la citt\u00e0 ha fallito per la sua modestia e si \u00e8 limitato ad accompagnare il declino della citt\u00e0. Come una badante. Ma adesso \u00e8 tempo che Gorizia sia fatto spazio a chi \u00e8 in grado di dare una svolta a questo percorso.&nbsp;&nbsp; A chi \u00e8 in grado di mettere in cantiere un progetto per Gorizia che non sia un libro dei sogni o si riduca a spot pubblicitari. A chi \u00e8 in grado di coinvolgere Stato, Regione, Universit\u00e0, Privati, Unione Europea nell\u2019individuare un ruolo e una funzione per Gorizia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marzio Lamberti del 21\/11\/2021 Tre momenti &nbsp;diversi ma l\u2019uno sono la conseguenza dell\u2019altro &nbsp;perch\u00e9 tutto poi si lega Passato Prima guerra L\u2019Italia entra in guerra contro l\u2019impero asburgico. Gorizia ne sar\u00e0 l\u2019epicentro. Attorno a lei ottocento mila morti; una citt\u00e0 interamente distrutta. Dei trentamila abitanti,&nbsp; quando gli Italiani entrano in citt\u00e0 ne rimangono 4 mila, gli altri tutti profughi . 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