{"id":3843,"date":"2021-11-22T20:18:26","date_gmt":"2021-11-22T19:18:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3843"},"modified":"2021-11-22T20:18:26","modified_gmt":"2021-11-22T19:18:26","slug":"crisi-in-bosnia-erzegovina-il-cortile-di-periferia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/11\/22\/crisi-in-bosnia-erzegovina-il-cortile-di-periferia\/","title":{"rendered":"Crisi in Bosnia Erzegovina, il cortile di periferia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Alfredo Sasso da OBcT del 17\/11\/2021<\/p>\n\n\n\n<p><em>La crisi in Bosnia Erzegovina si \u00e8 definitivamente internazionalizzata. Tutti gli attori internazionali sono coinvolti: spesso abituati a usare il paese come il cortile di periferia delle proprie dispute globali ma senza mai concretizzare i propri proclami, sono chiamati ora a battere un colpo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo rapporto per il Consiglio di Sicurezza per l\u2019ONU, Christian Schmidt \u00e8 stato esplicito: la Bosnia Erzegovina \u201ccorre un pericolo imminente\u201d di dissoluzione, e c\u2019\u00e8 una \u201creale possibilit\u00e0 di nuove divisioni e conflitti\u201d. Il documento di Schmidt, ex-ministro tedesco, in carica dal luglio 2021 come Alto Rappresentante (il supervisore degli accordi di pace, in rappresentanza dei 55 paesi coinvolti nella loro applicazione) non era pubblico, ma \u00e8 stato filtrato dal&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2021\/nov\/02\/bosnia-is-in-danger-of-breaking-up-warns-eus-top-official-in-the-state\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Guardian<\/em>&nbsp;&nbsp;<\/a>lo scorso 2 novembre. \u00c8 allora che la notizia della crisi politica in Bosnia Erzegovina, che gi\u00e0 occupava l\u2019attenzione della regione post-jugoslava, \u00e8 improvvisamente rimbalzata nelle agenzie di stampa di tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>La crisi&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Bosnia-Erzegovina-una-crisi-da-non-sottovalutare-213703\">\u00e8 iniziata<\/a>, ricordiamo, alla fine del luglio scorso, con il boicottaggio &#8211; e la conseguente paralisi &#8211; delle istituzioni statali da parte del partito di Milorad Dodik. Dodik \u00e8, dal 2018, il membro serbo della presidenza statale e, dal 2006, leader assoluto&nbsp;<em>de facto<\/em>&nbsp;della Republika Srpska (RS, una delle due entit\u00e0 della Bosnia Erzegovina). Il&nbsp;<em>casus belli<\/em>&nbsp;del boicottaggio \u00e8 stato la legge, introdotta dal predecessore di Schmidt ad Alto Rappresentante Valentin Inzko, che creava il reato di negazionismo per crimini di guerra e genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dodik ha poi rilanciato, annunciando a met\u00e0 ottobre la creazione, entro la fine dell\u2019anno, di varie istituzioni autonome a livello dell\u2019entit\u00e0: un\u2019agenzia sanitaria, un\u2019agenzia di imposte indirette, una struttura giudiziaria e, infine, l\u2019esercito, che riassumerebbe quindi le funzioni dell\u2019Armata della Republika Srpska (VRS), responsabile di diversi crimini di guerra nel 1992-95 e definitivamente disciolta nelle Forze armate bosniache unificate nel 2005.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019annuncio \u2013 scaturito da un incontro tra Dodik e il ministro degli Esteri russo Lavrov, che avrebbe dato \u201cluce verde\u201d all\u2019operazione, secondo ambienti diplomatici riportati da&nbsp;<a href=\"https:\/\/balkaninsight.com\/2021\/11\/08\/what-does-bosnian-serb-strongman-milorad-dodik-really-want\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Balkan Insight<\/em>&nbsp;&nbsp;<\/a>&#8211; ha generato reazioni drammatiche da parte degli avversari politici di Dodik, e un clima di paura e panico tra i cittadini. Non importa che si tratti di un tentativo di secessione completa, oppure di una disconnessione pi\u00f9 graduale pur nei termini di uno stato centrale. Queste misure, attuate in modo unilaterale e al di fuori del quadro costituzionale, avrebbero costi finanziari e sociali pesanti. Nel caso dell\u2019esercito, genererebbero pericoli per l\u2019incolumit\u00e0 e la sicurezza dei cittadini, anzitutto quelli delle varie comunit\u00e0 in RS. In altri termini, il rischio di conflitti, quantomeno localizzati e a bassa intensit\u00e0, potrebbe essere alto.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita politica recente del paese non \u00e8 affatto nuova a crisi, provocazioni, minacce di questo tipo, sempre cadute nel nulla o quasi. E potrebbe andare di nuovo cos\u00ec. Ma questa volta sono state oltrepassate diverse linee rosse, in particolare quella del monopolio della forza e della sicurezza. Questa volta ritornare allo&nbsp;<em>status quo<\/em>, per quanto ancora possibile, non sar\u00e0 cos\u00ec scontato n\u00e9 semplice. Pu\u00f2 esserci spazio per nuovi \u201cfatti compiuti\u201d e imprevedibili conseguenze sul campo; oppure, per nuovi accordi e riforme. Ora tutti gli attori internazionali coinvolti, tanto abituati a usare il paese come il cortile di periferia delle proprie dispute globali ma senza mai concretizzare i propri proclami, sono chiamati a battere un colpo.<\/p>\n\n\n\n<h3>Comunit\u00e0 internazionale: escalation e stallo<\/h3>\n\n\n\n<p>Il giorno seguente alla rivelazione del&nbsp;<em>Guardian<\/em>, la crisi bosniaca si \u00e8 internazionalizzata. Schmidt non ha potuto dirigersi, come era previsto, al Consiglio di Sicurezza, per il veto di Cina e Russia. Mosca supporta la RS e, insieme a Pechino, preme da tempo per chiudere l\u2019ufficio dell\u2019Alto rappresentante, di cui non riconosce la legittimit\u00e0. Dopo la mediazione con USA, UE e Regno Unito, le parti hanno raggiunto un teso e misero, ma inevitabile, compromesso: il 3 novembre, in cambio del mancato intervento di Schmidt (richiesta russo-cinese) il Consiglio ha rinnovato la missione di peacekeeping EUFOR Althea a guida UE di stanza nel paese (volont\u00e0 USA-UE-UK).<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora, l\u2019escalation sembra essere in stato di sospensione: non ci sono stati movimenti chiari, n\u00e9 in avanti, n\u00e9 indietro. Le previsioni restano dunque incerte. In questi quindici giorni, gli elementi salienti sono stati due.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8 l\u2019apparente ritorno all\u2019iniziativa da parte degli Stati Uniti dopo una fase di disimpegno. All\u2019inizio di novembre Gabriel Escobar, consigliere del Dipartimento di Stato per i Balcani occidentali, ha condotto incontri con diversi leader politici nel paese \u2013 tra cui con Milorad Dodik. Nell\u2019amministrazione USA, Escobar mantiene una posizione pi\u00f9 rigida e orientata all\u2019unit\u00e0 del paese &#8211; al contrario dell\u2019altro funzionario americano coinvolto nella crisi, l\u2019inviato speciale per i Balcani occidentali Matthew Palmer, che sostiene invece una linea pi\u00f9 accomodante, di&nbsp;<em>appeasament<\/em>&nbsp;verso i nazionalisti locali.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti vedono in questa iniziativa il segnale che Washington possa varare nuove sanzioni, pi\u00f9 estese e stringenti, dopo quelle gi\u00e0 emesse nel 2017 (congelamenti dei beni e blocco dei viaggi su territorio USA) e ancora in vigore, contro il leader serbo-bosniaco e alcuni suoi alleati.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, non sembrano per\u00f2 esserci \u2013 almeno, non ancora &#8211; le condizioni di un impegno USA a favore dell\u2019unit\u00e0 della Bosnia Erzegovina e di una nuova riforma costituzionale, simile a quello esercitato fino alla fine degli anni Duemila. Un nuovo impulso \u00e8 ci\u00f2 che diversi osservatori pro-bosniaci e pro-atlantisti avevano auspicato all\u2019inizio del mandato di Biden: l\u2019attuale presidente \u00e8 noto per i suoi legami politici e affettivi con la Bosnia Erzegovina risalenti agli anni Novanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma nello scenario attuale, dopo il disastroso esito della crisi afghana e le tensioni nel Pacifico con la Cina, l\u2019attenzione primaria di Washington \u00e8 rivolta altrove. Le parole pronunciate da Biden sull\u2019Afghanistan nel famoso discorso del 16 agosto, nelle ore dell\u2019evacuazione da Kabul (\u201cla nostra missione \u2026 non era intesa per creare una democrazia unificata\u201d) sono state colte anche in Bosnia Erzegovina, da alcuni come un monito, da altri come un assist.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo elemento di queste settimane \u00e8 il tour di incontri effettuato da Milorad Dodik, che sembra a sua volta suggerire un prolungamento della crisi. Il 7 novembre, il leader serbo-bosniaco ha ricevuto Viktor Orban a Banja Luka, in una cornice singolare (ha partecipato un\u2019ampia delegazione del governo di Budapest, ma l\u2019evento \u00e8 stato gestito in forma privata, fuori dai protocolli diplomatici e tenendo espressamente fuori i media locali), per poi l\u2019indomani viaggiare a Lubiana a incontrare il premier sloveno Janez Jan\u0161a, e successivamente ad Ankara dal presidente turco Recep Tayip Erdo\u011fan.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste mosse di Dodik potrebbero dunque essere un modo di tastare le reazioni dell\u2019ambiente internazionale prima di rilanciare il piano di disconnessione, oppure per cercare mediazioni e prendere cautamente tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Erdo\u011fan&nbsp;\u00e8 storicamente vicino ai nazionalisti bosgnacchi, ma mantiene anche rapporti stabili (e interessi economici, soprattutto nel campo delle infrastrutture) con la Serbia, e per questo \u00e8 associato a un ruolo di mediazione. Viktor Orban e Janez Jan\u0161a, invece, sono stabili alleati di Milorad Dodik, sul piano ideologico, strategico ed economico. Tutti e tre partecipano a pieno titolo alle reti della destra nativista europea. Lo scorso settembre, al \u201cSummit demografico\u201d, un evento annuale a tematiche anti-LGBT e anti-pluralismo culturale organizzato dal governo ungherese, e a cui sono invitati diversi esponenti della destra conservatrice mondiale (quest\u2019anno l\u2019ospite d\u2019onore era l\u2019ex-vicepresidente americano Pence), Dodik&nbsp;<a href=\"https:\/\/twitter.com\/adicerimagic\/status\/1441124996839919621\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00e8 intervenuto&nbsp;&nbsp;<\/a>per la prima volta come speaker, con un discorso dai toni molto accesi contro i migranti e i musulmani, individuando questi ultimi come estranei alla civilt\u00e0 europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Jan\u0161a e Orban sono i principali sospetti autori del cosiddetto \u201cnon paper\u201d, un documento anonimo e non ufficiale circolato nella scorsa primavera nelle istituzioni UE, che proponeva la spartizione della Bosnia Erzegovina e un generale ridefinizione delle frontiere dell\u2019ex-Jugoslavia secondo il principio dell\u2019omogeneit\u00e0 etnica. Un piano che implicherebbe nuove discriminazioni, potenziali trasferimenti di popolazione, probabili conflitti civili. Sul piano materiale, come&nbsp;<a href=\"https:\/\/balkaninsight.com\/2021\/11\/09\/viktor-orbans-visit-to-bosnian-serb-strongman-puzzles-observers\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">spiegano diversi analisti&nbsp;&nbsp;<\/a>, gli interessi economici di Budapest nei Balcani sono in crescita, in particolare in Republika Srpska (BiH) e in Vojvodina (Serbia) e negli ambiti di media ed energia.<\/p>\n\n\n\n<p>Jan\u0161a e Orban sono le sponde del leader serbo-bosniaco dentro le istituzioni UE, ed \u00e8 quindi probabile che abbiano rassicurato Dodik che esprimeranno il loro veto a qualunque ipotesi di sanzioni alla RS e ai suoi esponenti. Secondo le indiscrezioni riportate dal media sarajevese Istraga.ba, nella riunione del Consiglio Affari Esteri del 15 novembre, proprio l\u2019Ungheria&nbsp;<a href=\"https:\/\/istraga.ba\/sta-se-desavalo-u-briselu-njemacka-pozvala-na-sankcije-dodiku-podrzale-je-zemlje-beneluxa-i-ceska-madari-protiv\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">avrebbe preso posizione&nbsp;&nbsp;<\/a>contro le sanzioni a Dodik, appoggiate invece da Germania, paesi Benelux e Repubblica Ceca.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 evidente a tutti \u00e8 l\u2019assenza d\u2019iniziativa dell\u2019Unione Europea. La visita della Direttrice delle relazioni diplomatiche con i Balcani Occidentali Angelina Eichhorst, avvenuta lo scorso 29 ottobre, \u00e8 stata debole se non controproducente: il suo documento interno,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.klix.ba\/vijesti\/bih\/sta-o-sankcijama-otkriva-dokument-koji-je-eichhorst-drzala-tokom-pres-konferencije\/211029118\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">scoperto dai media locali&nbsp;&nbsp;<\/a>, indicava un vacuo appello al dialogo e l\u2019indisponibilit\u00e0 a procedere alle sanzioni. Eloquente \u00e8 il silenzio totale del Commissario all\u2019allargamento, l\u2019ungherese Oliv\u00e9r V\u00e1rhelyi. Da parte sua non \u00e8 arrivato nessun commento ufficiale, nemmeno di circostanza, da quando la crisi \u00e8 esplosa. Si parla di un suo viaggio in Bosnia Erzegovina per la settimana prossima.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019interpretazione pi\u00f9 benevola \u00e8 che Bruxelles abbia scelto consapevolmente di non rispondere a Dodik per costringerlo a scoprire il proprio bluff e quindi a compiere da solo marcia indietro, senza concedergli l\u2019occasione di vittimismi a fini elettorali e senza rinfocolare le tensioni con la Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>La lettura pi\u00f9 realistica \u00e8 che, semplicemente, l\u2019Unione sia troppo divisa e incapace di raggiungere una sintesi politica. Oltre ai gi\u00e0 citati sostenitori di Dodik, permangono vari scetticismi verso un interventismo nella crisi bosniaca che, pur partendo da posizioni diverse, si sommano tra loro. Ci sono gli scettici verso l\u2019allargamento&nbsp;<em>tout court<\/em>,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Balcani\/La-Francia-i-Balcani-occidentali-e-l-Unione-europea-sull-onda-dello-scetticismo-210254\">in primis la Francia<\/a>. Ci sono i simpatizzanti di una svolta&nbsp;<em>realpolitik<\/em>&nbsp;nel paese (tra questi si annoverava la Germania, anche se la posizione di Berlino in questi ultimi giorni pare essere pi\u00f9 articolata) che si otterrebbe attraverso compromessi al ribasso, in particolare sulla riforma del sistema elettorale. Si tratta della storica richiesta dell\u2019HDZ BiH (conservatori nazionalisti croati), a loro volta protagonisti di numerose azioni di ostruzionismo istituzionale in questi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 che la proposta dell\u2019HDZ rafforzerebbe il criterio etnico della rappresentanza politica, invece di superarlo \u2013 come richiederebbero&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Tesi-e-ricerche\/La-Corte-Europea-dei-Diritti-dell-Uomo-condanna-la-Bosnia-Erzegovina-verso-una-Costituzione-non-discriminatoria-182081\">le sentenze CEDU di questi ultimi dodici anni<\/a>. Eppure, da anni, i rappresentanti della Croazia nelle istituzioni europee fanno un&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/L-etnopoli-bosniaca-a-Strasburgo-una-risoluzione-contesa-178162\">incisivo lobbying<\/a>&nbsp;sulla questione, cercando di convincere che la riforma elettorale sia una condizione irrinunciabile per la piena democratizzazione e il superamento dello status quo in Bosnia Erzegovina.<\/p>\n\n\n\n<p>Se anche Milorad Dodik dovesse recedere dal suo piano di secessione a pezzi, \u00e8 indubbio che l\u2019approccio minimale dell&#8217;UE sta deludendo sempre di pi\u00f9 la societ\u00e0 civile e gli interlocutori politici a Sarajevo, soprattutto negli ambienti che in passato erano stati pi\u00f9 favorevoli all\u2019integrazione. La dinamica in corso, legittimamente o meno, rafforza l\u2019immagine di Bruxelles come partner de facto dei leader etno-nazionalisti: l\u2019impressione \u00e8 che siano questi ultimi, pi\u00f9 che le istituzioni del paese (che quindi subiscono un\u2019ulteriore legittimazione) ad essere riconosciuti dai rappresentanti UE come unici interlocutori effettivi, ottenendone cos\u00ec concessioni e benefici.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo si aggiunge agli altri fattori che stanno facendo percepire l&#8217;UE come sempre pi\u00f9 distante nel paese: la sensazione di scarico di responsabilit\u00e0 nella gestione della rotta dei migranti, l\u2019assenza di una prospettiva credibile e di tempistiche realistiche per l\u2019allargamento, la percezione di disinteresse verso l\u2019intera regione dei Balcani occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro, non sorprende affatto che il&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Balcani\/Pacchetto-allargamento-nulla-di-nuovo-sul-fronte-orientale\">rapporto annuale della Commissione UE<\/a>&nbsp;sullo stato del processo di allargamento in Bosnia Erzegovina, che in passato era una notizia da prima pagina per tutti i media nazionali, quest\u2019anno sia passato completamente in sordina: non solo perch\u00e9 sovrastato dalla crisi politica, ma anche perch\u00e9 esplicitamente negativo nel constatare un non-progresso in ogni ambito. Il rapporto \u201csembra la diagnosi di un paziente in coma, con segni vitali appena percettibili\u201d,&nbsp;<a href=\"https:\/\/biepag.eu\/blog\/bosnia-and-herzegovina-diving-into-the-subtext-of-the-eu-commissions-report-2021\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ha giustamente commentato&nbsp;&nbsp;<\/a>l\u2019analista del BIEPAG Vedran D\u017eihi\u0107. Ma qui \u00e8 necessario aggiungere che, per quanto riguarda l\u2019infezione pi\u00f9 recente, le cause non sono solo auto-inflitte: bisogna vigilare anche nell\u2019\u00e9quipe dei medici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alfredo Sasso da OBcT del 17\/11\/2021 La crisi in Bosnia Erzegovina si \u00e8 definitivamente internazionalizzata. Tutti gli attori internazionali sono coinvolti: spesso abituati a usare il paese come il cortile di periferia delle proprie dispute globali ma senza mai concretizzare i propri proclami, sono chiamati ora a battere un colpo Nel suo rapporto per il Consiglio di Sicurezza per l\u2019ONU, Christian Schmidt \u00e8 stato esplicito: la Bosnia Erzegovina \u201ccorre un pericolo imminente\u201d di dissoluzione, e c\u2019\u00e8 una \u201creale possibilit\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3844,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[16],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3843"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3843"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3843\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3845,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3843\/revisions\/3845"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3844"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3843"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3843"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3843"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}