{"id":3808,"date":"2021-10-26T19:54:22","date_gmt":"2021-10-26T17:54:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3808"},"modified":"2021-10-26T19:54:23","modified_gmt":"2021-10-26T17:54:23","slug":"la-lotta-e-la-ragionevolezza","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/10\/26\/la-lotta-e-la-ragionevolezza\/","title":{"rendered":"La lotta e la ragionevolezza"},"content":{"rendered":"\n<p>di Franco Belci del 26\/10\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 successo nei giorni scorsi a Trieste rappresenta un emblematico spaccato della frattura che attraversa verticalmente il Paese e che non sembra pi\u00f9 concedere spazio al confronto e al ragionamento. O sei di qua, tra la maggioranza che affida esclusivamente al vaccino ogni speranza per il futuro, o\u00a0 sei di l\u00e0, tra la minoranza che si sente prigioniera di una dittatura e scende in piazza per manifestare la propria rabbia. Una frattura che ha rotto amicizie, diviso famiglie, balcanizzato le relazioni, confuso i crinali politici, e che rischiamo di portarci dietro ben oltre la fine della pandemia. Eppure esiste una \u201cterra di mezzo\u201d, visto che, al di l\u00e0 dei khomeinismi, vi sono alcune buone ragioni in entrambi i campi; ma se cerchi di frequentarla, praticando il sano esercizio del pensiero critico, se esprimi una tua autonoma riflessione rispetto ai fatti, alle singole scelte del governo, alle reazioni della piazza, sei inevitabilmente oggetto di opposte reazioni: la maggioranza ti accusa di diserzione, la minoranza ti rimprovera perch\u00e9 non ha colto i prodromi della rivolta contro la \u201cdittatura sanitaria\u201d. Il ragionamento che propongo parte da un punto a mio parere dirimente: credo che il governo, imponendo il green pass per l\u2019accesso al lavoro, abbia fatto un duplice errore. Da un lato ha sfidato l\u2019art. 36 della Costituzione che prevede, per il lavoratore, il \u201cdiritto a una retribuzione proporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s\u00e9 e alla famiglia un\u2019esistenza libera e dignitosa\u201d. Imponendo una condizione tassativa per poter lavorare si rischia di creare una platea di due\/tre milioni di lavoratori disoccupati (non si sa per quanto) che non riescono a garantire alla famiglia pane e dignit\u00e0. Dall\u2019altro non ha reso praticabile un\u2019alternativa a chi, legittimamente in assenza di una normativa che lo obblighi, non intende vaccinarsi: lo dimostrano le difficolt\u00e0 di approvvigionamento dei tamponi di questi giorni. Si sarebbe dovuto, al contrario, incentivare, direttamente o indirettamente, la produzione e rendere disponibili per i lavoratori, in numero sufficiente, i tamponi gratuitamente o a prezzi calmierati: ad oggi, la gran parte dei test vengono importati dalla Cina ed esiste una sola azienda italiana che li produce. Cos\u00ec, non\u00a0 si \u00e8 riusciti a far fronte alle richieste e il problema \u00e8 stato scaricato direttamente sulle persone e sulle aziende che, pur di non vedersi privare di professionalit\u00e0 indispensabili, si sono spesso fatte carico del costo. Dunque, dal mio punto di vista, la protesta su questo punto era certamente comprensibile, in attesa che le prime sentenze dei giudici del lavoro affrontino la questione della costituzionalit\u00e0 del provvedimento. Tanti anni di\u00a0 esperienza sindacale, di lotte, di manifestazioni, mi hanno per\u00f2 insegnato che quando si scende in piazza, occorre avere chiarezza rispetto agli obiettivi e cercare di governarne le dinamiche: non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 facile, per chi voglia esercitare lo scontro violento, che infiltrarsi in cortei fluidi e permeabili. Il variegato mondo che ha organizzato le manifestazioni e che si esprime con una trasversalit\u00e0 che non va sottovalutata, avrebbe perci\u00f2 dovuto rendere esplicite fin dall\u2019inizio alcune pregiudiziali e praticare sul campo precise distinzioni, in modo da emarginare pi\u00f9 facilmente i violenti. L\u2019assalto vandalistico alla sede nazionale della Cgil, consentito anche dagli errori commessi dai vertici delle forze dell\u2019ordine nella gestione della piazza, ha cos\u00ec finito per inquinare la comunicazione della protesta. La stessa cosa \u00e8 successa, da un altro punto di vista, a Trieste. I lavoratori del porto avevano dalla loro alcune buone ragioni: avevano garantito, con poche protezioni e molto rischio, l\u2019attivit\u00e0 a pieno regime dello scalo per tutta la pandemia e si sono sentiti ricambiati con un obbligo percepito come ingiusto. L\u2019obiettivo del tampone gratuito appariva condivisibile, visto, tra l\u2019altro, che la massima parte del lavoro si svolge all\u2019aperto. Ma, una volta conseguito quell\u2019obiettivo, si \u00e8 deciso di\u00a0 andare oltre, ponendosi, pur in un\u2019ottica solidale con gli altri lavoratori, richieste politicamente impercorribili nelle condizioni date, sostenute dalla estensione della protesta \u201cad oltranza\u201d col blocco del porto. Perseguire quell\u2019obiettivo significa per\u00f2 immobilizzare l\u2019intera filiera della logistica che incrocia il tessuto urbano della citt\u00e0, impedire ai Tir di muoversi, con enormi problemi per altri lavoratori, innanzitutto i camionisti, costretti a vivere ammassati per giorni in poco spazio: in definitiva tenere in ostaggio l\u2019intera citt\u00e0. E\u2019 stato a questo punto che il campo di gioco \u00e8 diventato impraticabile per i lavoratori del Cptl, che non hanno tenuto conto degli effetti sulla cittadinanza delle azioni di lotta. E si tratta di uno snodo ineludibile per chi fa sindacato: le azioni devono essere proporzionate agli obiettivi ma anche alle condizioni che si creano per gli altri cittadini, lavoratori e non. Altrimenti categorie molto piccole, collocate in snodi nevralgici del sistema produttivo o della logistica, avrebbero il potere di creare all\u2019utenza problemi enormi indipendentemente dalla valenza degli obiettivi di lotta. Alla fine, proprio su questo snodo, i lavoratori si sono divisi e la minaccia di sciopero ad oltranza \u00e8 rientrato. Ed \u00e8 esattamente a questo punto che di quella lotta si \u00e8 appropriato un movimento che ormai raccoglie di tutto, confuso nelle scelte e negli obiettivi, che si sta isolando sempre pi\u00f9 anche da coloro che sono stati disponibili a sentirne le ragioni. Io credo che sia stato un errore, da parte delle forze dell\u2019ordine, affrontarlo con manganelli, idranti e lacrimogeni mettendo in luce una solerzia della quale ci sarebbe stato bisogno a Roma, non a Trieste. Ma penso che la lotta vada ricondotta nei limiti della ragionevolezza, senza voler fare di Trieste, per le sue caratteristiche urbanistiche, l\u2019unico caposaldo. Aver sospeso le manifestazioni per il rischio concreto di infiltrazioni di gruppi violenti \u00e8 stato un atto di responsabilit\u00e0. Ma occorre essere chiari su un punto: l\u2019idea che le manifestazioni continueranno \u201cfino a quando tutti si uniranno per garantire la libert\u00e0 di scegliere\u201d rappresenta un ossimoro: la libert\u00e0 vale per tutti, anche per chi, avendo scelto altrimenti, decide di non scendere in piazza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Belci del 26\/10\/2021 Ci\u00f2 che \u00e8 successo nei giorni scorsi a Trieste rappresenta un emblematico spaccato della frattura che attraversa verticalmente il Paese e che non sembra pi\u00f9 concedere spazio al confronto e al ragionamento. O sei di qua, tra la maggioranza che affida esclusivamente al vaccino ogni speranza per il futuro, o\u00a0 sei di l\u00e0, tra la minoranza che si sente prigioniera di una dittatura e scende in piazza per manifestare la propria rabbia. 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