{"id":3799,"date":"2021-10-19T16:41:08","date_gmt":"2021-10-19T14:41:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3799"},"modified":"2021-10-19T16:41:09","modified_gmt":"2021-10-19T14:41:09","slug":"16-ottobre-1943-il-fascismo-e-gli-ebrei-in-italia-e-a-roma","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/10\/19\/16-ottobre-1943-il-fascismo-e-gli-ebrei-in-italia-e-a-roma\/","title":{"rendered":"16 ottobre 1943 Il fascismo e gli ebrei in Italia e a Roma"},"content":{"rendered":"\n<p>a cura di Marco Impagliazzo, Guerini e Associati,\u00a01997<\/p>\n\n\n\n<p>Brano tratto e adattato dal volume \u201c<strong>La resistenza silenziosa. Leggi razziali e occupazione nazista nella memoria degli ebrei di Roma<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il 16 ottobre 1943 \u00e8 una data importante per la comunit\u00e0 ebraica di Roma, ma anche per la citt\u00e0 intera. Per gli ebrei romani \u00e8 l\u2019ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Tra queste due date esiste un profondo legame: per molti ebrei romani infatti le leggi razziali hanno rappresentato l\u2019anticamera dei campi di sterminio nazisti. Il 1938 \u00e8 un anno cruciale. La vita cambia in tutti i suoi aspetti, pubblici e privati. \u00c8 una svolta che coinvolge tutti gli ebrei, dai bambini agli anziani, da chi nasce a chi muore. Dal 1938, infatti, \u201cufficialmente\u201d gli ebrei non muoiono pi\u00f9 in Italia: \u00e8 vietata anche la pubblicazione dei necrologi sui giornali. Dal 1938 gli ebrei in Italia devono diventare \u201cinvisibili\u201d. Tuttavia, come avrebbe mostrato il 16 ottobre, gli ebrei erano molto visibili, facilmente reperibili: erano registrati in una lista, quindi perfettamente identificabili, per separare il loro destino dal resto della popolazione romana.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 discusso a lungo, in sede storica, su quest\u2019atto discriminatorio di Mussolini: un\u2019imitazione cedevole del sistema hitleriano o una scelta dettata dalla logica del regime? Le leggi razziali, con il loro risvolto antisemita, hanno avuto in Italia un \u201ccarattere blando\u201d dovuto essenzialmente a un tipo di razzismo \u201cperbene\u201d rispetto a quello nazista? Gli italiani sono stati davvero antisemiti o piuttosto spettatori passivi della politica mussoliniana? Le domande si sono affollate in sede storiografica attorno a uno degli episodi pi\u00f9 drammatici del Novecento italiano. Si \u00e8 sostenuta una distinzione tra il periodo della \u201cpersecuzione dei diritti\u201d, relativamente agli anni tra il 1938 e il 1943, e il periodo della \u201cpersecuzione delle vite\u201d, tra il 1943 e il 1945.<\/p>\n\n\n\n<p>Sta di fatto che i due periodi si saldarono tra loro, proprio in quel tragico ottobre 1943. La deportazione degli ebrei fu possibile in maniera cos\u00ec radicale e rapida perch\u00e9 questi italiani \u201cinvisibili\u201d erano gi\u00e0 stati isolati e ben identificati con le leggi razziali. L\u2019assenza dello sterminio come obiettivo della politica razziale fascista non produce un antisemitismo innocuo, come si vede proprio nella tragica saldatura del 16 ottobre 1943.<\/p>\n\n\n\n<p>In molte storie degli ebrei romani e italiani risuona l\u2019interrogativo: perch\u00e9 le leggi razziali discriminavano senza motivo alcuno una parte degli italiani? Si legge nel diario inedito di un ufficiale delle Regie Forze Armate: \u00abPerch\u00e9 anche da noi si \u00e8 ripresa la persecuzione contro gli israeliti? E si sono emanate quelle leggi sulla difesa della razza che sono il disonore della moderna civilt\u00e0?\u00bb. Migliaia di \u00abperch\u00e9\u00bb hanno risuonato nell\u2019esistenza di quegli ebrei italiani che furono prima costretti ad adattarsi a una nuova e dura situazione, poi a lottare contro la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un tragico caso? A distanza di pi\u00f9 di mezzo secolo, la maggior parte degli storici concorda nel ritenere che le leggi del 1938 non furono un caso, ma rappresentarono la prevalenza di alcuni elementi della storia italiana e del regime fascista.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vicende degli ebrei romani rivelano, infatti, la dolorosa e progressiva presa di coscienza della persecuzione, non come un\u2019imposizione dello straniero, ma come un dramma italiano, quello di italiani contro italiani. Quando la razzia degli ebrei romani \u00e8 compiuta dai tedeschi, compaiono sempre alcuni italiani come collaboratori, delatori, complici e, talvolta, veri persecutori.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia furono eseguiti 1898 arresti di ebrei da parte di italiani, 2489 da parte di tedeschi, 312 vennero compiuti in collaborazione tra italiani e tedeschi, mentre non si conosce la responsabilit\u00e0 dei rimanenti 2314.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo non tutti gli italiani condividevano la persecuzione nei confronti degli ebrei: probabilmente la maggioranza era contraria. Non solo una diffusa contrariet\u00e0 ma pure con significativi episodi di solidariet\u00e0 verso i perseguitati. Lo Stato dichiaratamente antisemita era spesso contraddetto, a livello pratico, alla gente che non lo seguiva. Il vissuto degli ebrei mette anche in luce come niente fosse ideologicamente prestabilito nel comportamento dei romani.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ebrei di Roma sono e si sentono romani e italiani. Sono cittadini a tutti gli effetti. Vivono con i non ebrei, con loro frequentano le scuole pubbliche, lavorano insieme, trascorrono insieme la villeggiatura. Non esistevano differenze, n\u00e9 volute, n\u00e9 provocate. Gli ebrei erano uomini e donne con cui si viveva, si studiava, si lavorava, si frequentavano le stesse scuole, gli stessi uffici, spesso senza quasi percepire la loro identit\u00e0 religiosa o culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste un pregiudizio, anzi diversi pregiudizi, ma puntualmente si infrangono e si sciolgono nel contatto con gli ebrei. I quali per origine, dialetto, tradizioni culturali e familiari, abitudini culinarie, e anche certo disincanto dinanzi a papi, imperatori e autorit\u00e0, appaiono romani, capitolini, forse pi\u00f9 di tanti abitanti della citt\u00e0. Inoltre godono di un variegato ventaglio di posizioni sociali, politiche, professionali, culturali, tanto simile a quello dei loro concittadini. Non sono, gli ebrei romani, un gruppo a parte, organizzato in lobby.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti, tra Ottocento e Novecento, prima della persecuzione, avevano gi\u00e0 abbandonato il ghetto, luogo di oppressione secolare eppure caro al cuore e alla memoria. Si erano stabiliti in quartieri e appartamenti dovunque nella citt\u00e0. Nel ghetto restavano soprattutto i non benestanti. Molti avevano tentato, fuori dal ghetto, la via dell\u2019ascesa sociale borghese. Un folto numero era rimasto in condizioni disagiate. I piccoli mestieri artigianali, o la vendita ambulante, erano rimasti prerogativa di una parte della comunit\u00e0 ebraica romana. I \u201crobivecchi\u201d, raccoglitori e venditori di qualsiasi oggetto, erano frequenti tra gli ebrei del ghetto.<\/p>\n\n\n\n<p>La delusione per le leggi razziali del 1938 \u00e8 accresciuta dal sentimento di avere contribuito alla formazione e allo sviluppo dell\u2019Italia, magari con il sangue dei familiari caduti nella prima guerra mondiale. Come tanti ebrei tedeschi che si sentivano patrioti prima dell\u2019avvento di Hitler, anche gli ebrei italiani avevano la loro patria. Solo il dieci per cento dei circa cinquantamila ebrei italiani emigra tra il 1938 e il 1945. Di questi, pochissimi, sono gli ebrei romani che concepiscono l\u2019idea di lasciare Roma, considerata la citt\u00e0 loro e dei loro da tempo immemorabile. Lo stare a Roma era un motivo di orgoglio, e ancora di pi\u00f9 il fatto di abitarvi da un centinaio di generazioni, gi\u00e0 nell\u2019epoca di Giuda Maccabeo, ossia nel II secolo a.C.<\/p>\n\n\n\n<p>Per richiamare le parole del rabbino Toaff: \u00abVi fu antisemitismo di Stato e non di popolo\u00bb. Diversamente che in Europa orientale e centrale, in Italia e a Roma non c\u2019era odio verso gli ebrei. Questo pu\u00f2 spiegare la pi\u00f9 favorevole percentuale di sopravvissuti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Marco Impagliazzo, Guerini e Associati,\u00a01997 Brano tratto e adattato dal volume \u201cLa resistenza silenziosa. Leggi razziali e occupazione nazista nella memoria degli ebrei di Roma\u201d Il 16 ottobre 1943 \u00e8 una data importante per la comunit\u00e0 ebraica di Roma, ma anche per la citt\u00e0 intera. Per gli ebrei romani \u00e8 l\u2019ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. 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