{"id":3744,"date":"2021-09-26T11:34:56","date_gmt":"2021-09-26T09:34:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3744"},"modified":"2021-09-26T11:34:57","modified_gmt":"2021-09-26T09:34:57","slug":"la-solidarieta-a-bihac-e-limportanza-dei-legami-transnazionali","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/09\/26\/la-solidarieta-a-bihac-e-limportanza-dei-legami-transnazionali\/","title":{"rendered":"La solidariet\u00e0 a Biha\u0107 e l\u2019importanza dei legami transnazionali"},"content":{"rendered":"\n<p>di Chiara Martini* da Osservatorio Balcani e Caucaso del 20\/09\/2021\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dal 2018 sono molte le associazioni, i movimenti internazionali dal basso e i gruppi informali che si sono attivati a sostegno delle persone in transito lungo la rotta balcanica. E sono loro a sottolineare la necessit\u00e0 di fare rete per contrastare la sempre pi\u00f9 diffusa criminalizzazione delle realt\u00e0 solidali con i migranti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Biha\u0107, cittadina nel cantone di Una-Sana al confine tra Croazia e Bosnia Erzegovina, rappresenta da ormai tre anni un limbo invivibile dove migliaia di persone in movimento &#8211; provenienti in gran parte da Afghanistan, Pakistan, Bangladesh, Siria, Algeria, Iran e Iraq &#8211; si sono ritrovate bloccate e da dove ogni giorno tentano il&nbsp;game, l\u2019attraversamento del confine, per raggiungere l\u2019Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme a Velika Kladu\u0161a, cittadina a 58 km da Biha\u0107, in questi anni Biha\u0107 \u00e8 diventata il nuovo crocevia della rotta balcanica, a causa della sua prossimit\u00e0 con il confine croato e perch\u00e9 l\u2019eredit\u00e0 post conflitto e la struttura governativa tripartita della Bosnia Erzegovina hanno reso impossibili decisioni politiche unitarie e coerenti ad una eventuale ridistribuzione dei migranti sull&#8217;intero territorio del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ultimo anno e mezzo la gestione dei campi nel cantone di Una-Sana \u00e8 cambiata drasticamente. Nel 2018 l\u2019Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) era intervenuta per creare quattro campi di accoglienza temporanea: Bira e Miral per gli uomini soli, Sedra e Borici per le famiglie e i minori non accompagnati. Nel 2020 per arginare l\u2019emergenza pandemica viene aperto \u201ctemporaneamente\u201d il campo di Lipa, a 25 km da Biha\u0107 (circa 7 ore di cammino da Biha\u0107), in una zona isolata e lontana da tutto, senza allacci per l\u2019acqua corrente o l\u2019energia elettrica. Lo scoppio di un incendio a dicembre del 2020, in seguito al quale sono andate distrutte le tende che ospitavano le persone in transito, e le ripetute denunce rispetto alle condizioni di vita all\u2019interno del campo da parte di media e istituzioni italiane ed europee, hanno poi portato Lipa al centro dell\u2019attenzione mediatica, che per\u00f2 si \u00e8 esaurita molto velocemente.&nbsp;Durante l\u2019estate 2021 il campo \u00e8 stato quindi ampliato, con nuove strutture e container, ed \u00e8 stato ufficialmente riaperto il 14 di settembre, con una capacit\u00e0 di circa 1500 persone. Un numero che, come dichiarano molte organizzazioni presenti nella zona, non rispecchia la presenza effettiva di migranti nella zona, di molto maggiore.<\/p>\n\n\n\n<p>La maggior parte delle persone in transito in queste zone per\u00f2 preferisce vivere al di fuori dei campi, in edifici abbandonati utilizzati come squat o nelle cosiddette jungle, accampamenti informali in mezzo ai boschi o lungo il fiume Una: da qui, infatti, \u00e8 pi\u00f9 facile tentare di attraversare il confine ed entrare nel territorio dell\u2019Unione Europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Periodicamente per\u00f2 la polizia locale arriva con autobus, fa delle retate e sgombera questi luoghi, con lo scopo di \u201cripulire il centro abitato\u201d, portando molte persone a Lipa e rendendo i loro tentativi di attraversare il confine pi\u00f9 lenti, difficili e sporadici.<\/p>\n\n\n\n<p>La solidariet\u00e0 transnazionale si adatta ad una realt\u00e0 in costante trasformazione<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2018 sono molte le associazioni, i movimenti internazionali dal basso e i gruppi informali che sono nati e si sono attivati a sostegno delle persone in transito lungo la rotta balcanica. Le realt\u00e0 solidali si compongono di diverse e svariate anime e hanno un carattere fortemente politico e transnazionale. Mentre alcune organizzazioni hanno una presenza fissa nel territorio, molte altre hanno attivato reti di supporto e collaborazioni temporanee, in una prospettiva di aiuto reciproco e scambio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso dell\u2019estate 2021 collettivi e gruppi come il&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/Collettivo-Rotte-Balcaniche-Alto-Vicentino-106502621137969\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Collettivo Rotte Balcaniche Altovicentino&nbsp;&nbsp;<\/a>e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/YaBastaBologna\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">YaBasta&nbsp;&nbsp;<\/a>Bologna hanno attivato progetti e staffette di aiuto in supporto a&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/NoNameKitchenBelgrade\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">No Name Kitchen&nbsp;&nbsp;<\/a>e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/frachkollektiv\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Frachkollectiv&nbsp;&nbsp;<\/a>&nbsp; &#8211; organizzazioni rispettivamente spagnola e svizzera &#8211; attive in Bosnia da tempo. Come raccontano alcuni attivisti locali, la realt\u00e0 di Biha\u0107 in questi anni si \u00e8 trasformata molto: di fronte a una forte emigrazione della popolazione giovane locale, che spesso si sposta in Germania, Austria e Italia per lavorare, vi \u00e8 stato un aumento crescente di arrivi di giovani volontari da diversi paesi europei, che si fermano settimane ma spesso anche mesi. Negli anni le loro azioni si sono sviluppate a seconda delle esigenze delle persone in transito e dei cambiamenti di scenario: variano dalla distribuzione di acqua, cibo, vestiti, zaini e coperte negli squat e nelle jungle, alla distribuzione di legna durante l\u2019inverno, all&#8217;installazione di pannelli solari per permettere alle persone di ricaricare i cellulari e restare in contatto con le famiglie, a progetti di docce portatili che danno la possibilit\u00e0 di fare una doccia calda a chi vive negli accampamenti informali disseminati per la citt\u00e0 e i dintorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Organizzazioni come No Name Kitchen, in collaborazione con la rete&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.borderviolence.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Border Violence Monitoring Network&nbsp;&nbsp;<\/a>&#8211; attivo per monitorare le violenze sui confini lungo tutta la rotta balcanica &#8211; e la rete&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/RiVoltiAiBalcani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Rivolti ai Balcani&nbsp;&nbsp;<\/a>, di cui anche OBCT fa parte, portano avanti anche azioni di advocacy, informazione e sensibilizzazione rispetto alla drammatica situazione in corso, in un\u2019ottica di denuncia che vada oltre il semplice aiuto umanitario e crei un dibattito politico sul regime dei confini, sull\u2019esternalizzazione delle frontiere e sulle violenze e violazioni attuate quotidianamente dalle polizie di frontiera e da agenzie comunitarie come Frontex.<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente a queste reti transnazionali, da inizio anno si stanno sviluppando anche collaborazioni con associazioni e gruppi locali. Emblematica \u00e8 l\u2019esperienza di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/upokretubih\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">U Pokretu&nbsp;&nbsp;<\/a>(In movimento), un\u2019associazione nata all\u2019inizio di quest\u2019anno su iniziativa di un gruppo di bosniaci e residenti a Biha\u0107, che sta aprendo un centro giovanile nel centro di Biha\u0107, nel tentativo di portare avanti attivit\u00e0 destinate sia alla cittadinanza locale che alle persone in transito presenti in citt\u00e0. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di creare un luogo di aggregazione, incontro e svago sia per sensibilizzare la popolazione locale su problemi, questioni e sfide attuali, come quella delle migrazioni, dello sviluppo sostenibile e della consapevolezza civica, che per cercare di migliorare e attenuare le situazioni di contrasto che spesso si creano tra i locali, le persone in transito e le organizzazioni che li aiutano.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin da subito l\u2019associazione \u00e8 entrata in contatto con le realt\u00e0 internazionali presenti, offrendo informazioni e supporto ad attivisti e volontari&nbsp; e cercando di creare una rete di collaborazioni e scambi. Tra di queste vi \u00e8 anche la onlus veronese&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.onebridgetoidomeni.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">One Bridge to Idomeni&nbsp;&nbsp;<\/a>, attiva lungo la rotta balcanica e in Grecia dal 2016. La volont\u00e0 di quest\u2019ultima&nbsp; \u00e8 quella di supportare le realt\u00e0 locali, che conoscono meglio il territorio, la cittadinanza e possono intervenire in maniera pi\u00f9 diretta sulle svariate dinamiche e criticit\u00e0 che si vengono a creare. Progettare e sviluppare azioni in collaborazione con associazioni locali pu\u00f2 infatti essere un modo per avere un impatto sul lungo termine, evitando di portare avanti attivit\u00e0 di semplice aiuto umanitario che spesso rischiano di diventare funzionali al processo di invisibilizzazione e normalizzazione del fenomeno migratorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un futuro incerto per le realt\u00e0 solidali<\/p>\n\n\n\n<p>Se da un lato si stanno creando nuove reti e collaborazioni, dall\u2019altro le prospettive per il futuro di queste organizzazioni \u00e8 molto incerto. Secondo le associazioni attive nella zona, sembra molto chiara la volont\u00e0 di rendere il Cantone di Una-Sana una zona hotspot, come quelle esistenti in Grecia, con la peculiarit\u00e0 che questa si troverebbe non all\u2019interno dei confini europei, bens\u00ec fuori, in una logica di esternalizzazione estrema delle frontiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo sembra prendere sempre pi\u00f9 piede la cosiddetta \u201clogica dei campi\u201d: il campo di Lipa rappresenta chiaramente la direzione delle politiche migratorie europee, sempre pi\u00f9 volte a costruire campi controllati e pi\u00f9 o meno chiusi, in zone isolate, non visibili, lontane dalla cittadinanza locale, dai turisti, dalle associazioni che offrono un supporto. A ridosso dell\u2019apertura del campo di Lipa sono stati inoltre riportati casi di sgomberi di squat e accampamenti sempre pi\u00f9 frequenti, dimostrando l\u2019evidente volont\u00e0 di raggruppare pi\u00f9 migranti possibili all\u2019interno del campo.<\/p>\n\n\n\n<p>Attivisti, operatori e volontari presenti prevedono infatti che, nella prospettiva di rendere Lipa l\u2019unico campo operante nel cantone, dove verranno concentrate le persone in transito &#8211; per isolarle, relegarle in zone remote e non visibili e rendere pi\u00f9 lento e difficile il tentativo di attraversamento del confine &#8211; aumenteranno fortemente le ritorsioni nei confronti sia delle persone che si opporranno a questa imposizione continuando a vivere nelle jungle e negli squat, sia di chi li aiuter\u00e0. L\u2019obiettivo di questa strategia sembra essere non solo quello di trasferire le persone nei campi &#8211; dove non sono stati creati posti sufficienti &#8211; ma anche la creazione di un ambiente ostile, pericoloso e precario, che funga da deterrente per chiunque cerchi di raggiungere il Cantone.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto alle organizzazioni che lavorano in supporto alle persone in transito sono state raccolte diverse testimonianze di casi di allontanamento coatto dal paese con l\u2019interdizione a farvi nuovamente ingresso per periodi tra i sei mesi e un anno, di sequestro discrezionale del passaporto, di multe e controlli alle organizzazioni che forniscono i visti per i volontari. Il processo di criminalizzazione delle realt\u00e0 solidali con i migranti e le azioni di repressione si stanno di fatto intensificando, in una direzione trasversale che &#8211; non dobbiamo dimenticarci &#8211; non tocca solo la Bosnia Erzegovina, ma anche l\u2019Italia, la Grecia e altri paesi europei. Per questo motivo si rivela sempre pi\u00f9 essenziale e importante tessere reti, rafforzare legami e instaurare relazioni tra le varie realt\u00e0 attive, locali e internazionali, creando resistenze e cercando di proporre una risposta politica efficace capace di cambiare e contrastare il regime dei confini e le attuali politiche migratorie europee, sempre pi\u00f9 rigide, escludenti e esternalizzate.<\/p>\n\n\n\n<p>*<em>Chiara Martini<\/em>&nbsp;\u00e8 laureanda in Politiche e Ricerca sociale (LM &#8211; Lavoro, Cittadinanza sociale, Interculturalit\u00e0) presso l\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia e specializzata in Studi sulle migrazioni. Sta svolgendo un periodo di tirocinio presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali della Scuola Normale Superiore all\u2019interno del progetto \u201cTransnational Political Contention in Europe\u201d (TraPoCo), una rete che vede coinvolto anche OBCT. Da qualche anno collabora con l\u2019associazione One Bridge to Idomeni nei progetti in supporto ai migranti in Grecia e lungo la rotta balcanica<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Chiara Martini* da Osservatorio Balcani e Caucaso del 20\/09\/2021\u00a0 Dal 2018 sono molte le associazioni, i movimenti internazionali dal basso e i gruppi informali che si sono attivati a sostegno delle persone in transito lungo la rotta balcanica. 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