{"id":3684,"date":"2021-08-21T16:19:47","date_gmt":"2021-08-21T14:19:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3684"},"modified":"2021-08-21T16:19:48","modified_gmt":"2021-08-21T14:19:48","slug":"se-tra-il-dire-e-il-fare-ce-di-mezzo-solo-il-dir-di-fare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/08\/21\/se-tra-il-dire-e-il-fare-ce-di-mezzo-solo-il-dir-di-fare\/","title":{"rendered":"Se tra il dire e il fare c&#8217;\u00e8 di mezzo solo il dir di fare"},"content":{"rendered":"\n<p>di Davide Strukelj del 21\/8\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>La pubblicit\u00e0, si sa, \u00e8 l\u2019anima del commercio. Ma promuovere non serve solo a vendere, talvolta serve a convincere e a persuadere, talaltra a distogliere, distrarre e allora si chiama propaganda.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una disciplina che ha fornito materiale per centinaia di saggi e manuali e non \u00e8 certo questo il luogo per farne una sintesi, ma alcuni tratti particolari sono interessanti, molto attuali e talvolta sottostimati per i loro risvolti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello specifico, quando pensiamo alla propaganda politica, immaginiamo le vaste campagne di informazione e promozione in occasione di elezioni e referendum, oppure gli interventi sui grandi mezzi di comunicazione che permettono di raggiungere un pubblico molto numeroso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma esiste anche un altro modo di propagandare un messaggio e soprattutto l\u2019immagine di un leader. Una modalit\u00e0 basata sul quotidiano, sul ritmo e sul flusso incessante di informazioni. Certo, un lavoro non da poco che necessita di conoscenze e di programmazione e che pu\u00f2 portare a inculcare nella massa una precisa immagine del soggetto che si vuole promuovere. Si tratta di un risultato di notevole importanza perch\u00e9, come ci diceva Walter Lippmann esattamente cento anni fa, \u201cil mondo \u00e8 immenso, le situazioni che ci riguardano sono intricate, i messaggi sono pochi, e la parte pi\u00f9 consistente dell\u2019opinione deve essere costruita nell\u2019immaginazione\u201d (\u201cL\u2019opinione pubblica\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Come fare? Forse \u00e8 pi\u00f9 semplice di quanto ci possa sembrare. Molti celebri pensatori hanno indagato, spesso (e giustamente) in modo molto critico, sulle modalit\u00e0 utilizzate e sulle strategie messe in campo per raggiungere un tale scopo, anche evidenziando i limiti della nostra capacit\u00e0 di discernere e razionalizzare e soprattutto mettendoci in guardia da quelle che possono risultare vere e proprie manipolazioni. Di seguito alcuni esempi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il noto psicologo e premio Nobel per l\u2019economia Daniel Kahneman, nel suo bellissimo \u201cPensieri lenti e veloci\u201d (anche avvalendosi delle osservazioni di Nassim Taleb, autore del \u201cCigno nero\u201d) ci spiega che la nostra capacit\u00e0 di ordinare le informazioni che riceviamo \u00e8 soggetta alla cosiddetta \u201cfallacia della narrazione\u201d. In altre parole, quel che accade \u00e8 che \u201cle storie esplicative che la gente trova affascinanti sono semplici, pi\u00f9 concrete che astratte, e assegnano al talento (\u2026) un ruolo maggior e che alla fortuna; inoltre, si concentrano su pochi eventi straordinari accaduti, anzich\u00e9 sugli innumerevoli eventi che non hanno avuto luogo\u201d. Insomma, \u201cnoi esseri umani ci inganniamo costantemente elaborando fragili resoconti del passato e convincendoci che siano veri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Bene, dunque \u00e8 possibile costruire un racconto del passato, e quindi un\u2019immagine positiva di un leader, anche solo basandosi su eventi banali e secondari. Ma come \u00e8 ipotizzabile di ottenere un tale risultato, ovvero come si pu\u00f2 indurre una massa a ritenere che una narrazione, che si desidera venga impressa nelle loro menti e ricordi, diventi generale e precisa anche se basata su pochi eventi, perlopi\u00f9 derivanti dal caso o comunque di scarso valore?<\/p>\n\n\n\n<p>Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto uno dei primi teorici della propaganda politica: Edward Louis Bernays, che gi\u00e0 nel 1928 sosteneva che per governare \u00e8 necessaria una \u201cpropaganda abile, la sola in grado di adattare le circostanze ai bisogni, individuare i punti forti degli avvenimenti\u201d (\u201cPropaganda\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco dunque un notevole insegnamento: \u201cadattare le circostanze ai bisogni\u201d. Insomma prendere tutto quello che c\u2019\u00e8 e che pu\u00f2 essere utile, concentrando la narrazione solo sui fatti funzionali alla causa (\u201cindividuare i punti forti degli avvenimenti\u201d); tutto il resto pu\u00f2 essere taciuto, omesso, ignorato.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste un punto debole? \u00c8 sufficiente ometterlo e concentrare il racconto, in modo insistente, sui punti forti, quelli che servono a sostenere la causa o l\u2019immagine complessiva. Tutto il resto pu\u00f2 essere contenuto in un \u201cfare cose\u201d che non significa assolutamente nulla, ma che rimarr\u00e0 incorporato nell\u2019alone di positivit\u00e0 che la narrazione avr\u00e0 generato. Questo \u00e8 uno dei \u201cmetodi classici e sperimentati che caratterizzano le opere di propaganda riuscite. Si dice la verit\u00e0, solo la verit\u00e0, ma non si dice tutta la verit\u00e0. In tal modo, contrabbandando un aspetto isolato della realt\u00e0 per una descrizione adeguata, senza aver \u00abinventato\u00bb nulla la si deforma profondamente\u201d (come ci ha mirabilmente spiegato il grande Alexandre Koj\u00e8ve, forse ad alcuni meglio noto col suo nome russo Aleksandr Vladimirovi\u010d Ko\u017eevnikov, in un articolo pubblicato su \u201cCritique\u201d nel 1946 con il titolo \u201cCristianesimo e Comunismo\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, ricapitolando, il giochino consiste nel: prendere un certo numero di avvenimenti positivi, anche piccoli e insignificanti, possibilmente semplici e dotati di risvolti forse irrisori ma evidenti e concreti; dare loro un significato che induca a immaginare grandi doti di chi li ha orchestrati; ripeterli a dismisura per farli entrare nelle menti del pubblico, rigorosamente uniformati alla narrazione che vogliamo promuovere; tacere e allontanare tutto ci\u00f2 che non \u00e8 funzionale allo scopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, se tra il \u201cdire\u201d e il \u201cfare\u201d dovesse rimanere una distanza che appare eccessiva, nessun problema: sar\u00e0 sufficiente \u201cdire di fare\u201d un sacco di cose e ripetere all\u2019infinito quelle poche, magari banali, che sono riuscite. A furia di ribadirlo, quanto sostenuto apparir\u00e0 vero e importante e questo alone di verit\u00e0 e concretezza ammanter\u00e0 il tutto, anche se le cose fatte davvero sono state minime e irrilevanti, e magari sono dipese solo da fattori esterni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Strukelj del 21\/8\/2021 La pubblicit\u00e0, si sa, \u00e8 l\u2019anima del commercio. Ma promuovere non serve solo a vendere, talvolta serve a convincere e a persuadere, talaltra a distogliere, distrarre e allora si chiama propaganda. Si tratta di una disciplina che ha fornito materiale per centinaia di saggi e manuali e non \u00e8 certo questo il luogo per farne una sintesi, ma alcuni tratti particolari sono interessanti, molto attuali e talvolta sottostimati per i loro risvolti. 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