{"id":3678,"date":"2021-08-21T16:12:53","date_gmt":"2021-08-21T14:12:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3678"},"modified":"2021-08-21T16:12:53","modified_gmt":"2021-08-21T14:12:53","slug":"accoglienza-e-integrazione-nei-comuni-luci-e-ombre","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/08\/21\/accoglienza-e-integrazione-nei-comuni-luci-e-ombre\/","title":{"rendered":"Accoglienza e integrazione nei Comuni, luci e ombre"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 21\/8\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 parlato molto, in questa crisi internazionale di centro estate, di accoglienza dei profughi. La drammatica situazione dell\u2019Afghanistan, dopo oltre 40 anni di guerra praticamente ininterrotta, si \u00e8 ulteriormente aggravata e i nuovi padroni del Paese sembrano ben poco inclini ad ascoltare gli inviti al dialogo e alla transizione pacifica.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre si ascoltano con trepidazione le poco rassicuranti notizie che provengono da Kabul e le tremende testimonianze dei primi fuori usciti, \u00e8 bene ricordarsi di chi, gi\u00e0 rifugiato in Italia da qualche anno proprio per fuggire dalla persecuzione dei Talebani, \u00e8 in ansia per la sorte dei propri familiari rimasti nel martoriato Paese. Se una parte dei collaboratori delle forze di occupazione straniere, \u00e8 gi\u00e0 stata trasferita negli USA e altrove grazie ai ponti aerei improvvisati, molte persone ancora pi\u00f9 esposte al rischio \u2013 donne e bambini in particolare \u2013 per il momento sembra non possano seguire la stessa strada, per le ottuse opposizioni politiche che si fanno fortemente sentire ovunque.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 naturalmente il caso dell\u2019Italia, dove effettivamente l\u2019accoglienza va a rilento, soprattutto a causa dell\u2019opposizione di forze interne allo stesso attuale Governo, che temono un\u2019\u201dinvasione\u201d di profughi, moltiplicati dalla \u201cscusa\u201d del timore delle prevedibili rappresaglie talebane. E cos\u00ec si aggiunge un altro capitolo alla vergogna di un\u2019Italia e di un\u2019Unione Europea incapaci di ricevere qualche decina di migliaia di persone alla ricerca di un futuro migliore, al di l\u00e0 della fame e delle guerre provocate dagli interessi economici e finanziari del cosiddetto \u201coccidente\u201d. Per non nutrire facili ottimismi sulla disponibilit\u00e0 europea, basta pensare al cospicuo finanziamento ai campi di concentramento libici e turchi, alla situazione incredibile dei campi delle isole greche, alla sacca di Bihac con decine di migliaia di persone in attesa di riuscire a transitare il confine con la Croazia, ai terribili fili spinati arrotolati, vero insulto alla vagheggiata Europa della democrazia e della libert\u00e0, sulla linea di confine tra Slovenia e Croazia, agli illegittimi respingimenti in Slovenia dall\u2019Italia che fino a qualche settimana fa erano all\u2019ordine del giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altra parte, c\u2019\u00e8 stata in questi giorni una lodevole presa di posizione dell\u2019ANCI, l\u2019associazione dei Comuni italiani, che ha espresso la volont\u00e0 di accoglienza di alcune importanti citt\u00e0, Napoli e Roma tra esse, giusto per fare nomi. Certo, la prossimit\u00e0 dell\u2019importante tornata elettorale amministrativa di ottobre non induce a clamorose prese di posizione, dal momento che, si sa!, essere a favore dell\u2019accoglienza, con i tempi che corrono, non \u00e8 certo una garanzia di un buon risultato elettorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. In che modo i Comuni, anche quelli che hanno dimostrato una relativa buona volont\u00e0, possono effettivamente accogliere le persone sul proprio territorio? Con quale formula giuridica e amministrativa possono superare i mille intoppi burocratici che \u2013 spesso anche giustamente \u2013 dovrebbero garantire il corretto uso delle risorse pubbliche?<\/p>\n\n\n\n<p>A questi interrogativi c\u2019\u00e8 per il momento un\u2019unica risposta sostenibile e attualmente si chiama SAI (Servizio di Accoglienza e Integrazione). Nato come SPRAR un quinquennio addietro, proseguito con forte penalizzazione nell\u2019epoca Conte-Salvini con il nome SIPROIMI, \u00e8 il Sistema che consente agli enti locali di essere titolari dell\u2019accoglienza delle persone richiedenti asilo e rifugiate sul proprio territorio. Nonostante ci\u00f2 che potrebbe sembrare in questi giorni caratterizzati dalla crisi afghana, sono molto poche \u2013 meno del 10% &#8211; le amministrazioni che hanno accettato finora di percorrere questo cammino, con il sostegno di enti gestori individuati tramite pubbliche gare. Ed \u00e8 un peccato, perch\u00e9 il SAI consente di raggiungere tutti gli obiettivi che ci si prefigge quando si parla di reciprocit\u00e0 nell\u2019integrazione. Per un congruo periodo i partecipanti all\u2019esperienza finanziata in toto dal Servizio Centrale del Ministero degli Interni, vivono in appartamenti inseriti nel normale tessuto urbano, sono sostenuti nella ricerca del lavoro e dell\u2019abitazione e facilitati nell\u2019espletamento delle pratiche relative ai ricongiungimenti familiari. La maggior parte di coloro che sono passati attraverso lo SPRAR e il SIPROIMI (il SAI \u00e8 appena stato istituito) hanno trovato occupazione e armonico inserimento nei tessuti sociali e culturali dei territori, senza problemi di incomprensione con le popolazioni che anzi hanno trovato in tali incontri occasione di crescita, conoscenza e arricchimento umano. Inoltre il Sistema consente all\u2019ente locale di controllare fino all\u2019ultimo centesimi l\u2019utilizzo dei fondi ministeriali che passano attraverso i percorsi di controllo e di revisione previsti dalle leggi, rendendo impossibile qualsiasi abuso o mancanza di chiarezza nelle rendicontazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora? Perch\u00e9 non tutti i Comuni hanno un SAI? Se lo avessero, con una percentuale anche minima di presenze rispetto al numero di abitanti di un determinato luogo, si risolverebbe istantaneamente la questione delle migrazioni, compresa quella legata a emergenze drammatiche come quella determinata dalla travolgente avanzata dei Talebani in Afghanistan.<\/p>\n\n\n\n<p>Non tutti lo hanno o non si sono avviati su questa strada per due ordini di motivi, il primo politico e il secondo tecnico.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello politico \u00e8 determinato dal crescere ormai incontrollato di una visione razzista e xenofoba, cavalcata non soltanto dai partiti della destra italiana (ed europea!), ma anche da una sorprendente capacit\u00e0 dei media a essi vicini nell\u2019orientare l\u2019opinione pubblica verso posizioni di egoismo e chiusura, sulla base della sollecitazione di paure ancestrali e timori irrazionali. Tale vera \u201cinvasione\u201d di germi velenosi, diffusi in un clima di inconsapevolezza e sostanziale ignoranza anche attraverso l\u2019universalizzazione di fenomeni particolari e circoscritti, \u00e8 un bacino elettorale troppo ghiotto per chi sa strumentalizzare senza alcuna remora morale notizie inventate o appositamente enfatizzate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il motivo tecnico \u00e8 invece legato a tre ordini di questioni, le quali in fin dei conti hanno comunque a che fare con le decisioni politiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzitutto il Sistema dovrebbe essere obbligatorio e non alla merc\u00e9 del \u201ccolore\u201d delle amministrazioni municipali. Un progetto che si prefigge di affrontare e anche di risolvere la questione migratoria non pu\u00f2 essere affidato alla sola buona volont\u00e0 dell\u2019uno o dell\u2019atro ente locale.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo i procedimenti per accedere al finanziamento ministeriale sono estremamente complessi, molto difficili da espletare da parte soprattutto dei Comuni pi\u00f9 piccoli, che sono numericamente la maggior parte di quelli esistenti in Italia. Il personale dell\u2019ente \u00e8 quasi sempre troppo esiguo per poter affrontare una serie di azioni che richiedono molto tempo, specifiche competenze e grande attenzione. Il servizio inoltre dovrebbe essere inserito nella normale attivit\u00e0 di assistenza sociale dei Comuni e degli ambiti, attualmente in cronica carenza di dipendenti e quindi automaticamente impossibilitati a seguire le persone inserite nel Sai, come invece sarebbe indispensabile, soprattutto quando si ha a che fare con frequenti casi di fragilit\u00e0 e di vulnerabilit\u00e0. Una soluzione c\u2019\u00e8 e d \u00e8 quella di offrire ai Sindaci, ai Segretari Comunali, ai referenti sociali e ai loro collaboratori, specifici uffici di consulenza, a livello nazionale e regionale, che in qualche modo si facciano carico di accompagnare i percorsi, dalla partecipazione al bando alla conclusione dei progetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine \u00e8 necessario stabilire dei criteri oggettivi di abilitazione degli enti del cosiddetto privato sociale, affinch\u00e9 ci siano sufficienti garanzie a sostegno dell\u2019assegnazione degli incarichi e della contrattualizzazione. C\u2019\u00e8 il rischio che la partecipazione alle \u201cgare d\u2019appalto\u201d sia viziata da un\u2019offerta non corrispondente alle reali potenzialit\u00e0 dell\u2019ente gestore proponente, data la difficolt\u00e0 di un controllo che dovrebbe essere svolto \u201ca monte\u201d, adeguando e possibilmente anche migliorando l\u2019apposito \u201cManuale\u201d, predisposto dal Servizio Centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da tenere presente che purtroppo qualsiasi difficolt\u00e0, di ordine burocratico o relazionale, diventa immediatamente facile alimento della propaganda contraria all\u2019accoglienza, priva di qualsiasi proposta sensata e sostenibile alternativa. S\u00ec, perch\u00e9 forse il SAI (prima SPRAR e SIPROIMI) non sar\u00e0 un sistema perfetto, ma \u00e8 senza ombra di dubbio, la migliore e pi\u00f9 efficace forma di accoglienza e integrazione in Italia e, lo si scrive con cognizione di causa, forse anche in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Bellavite, sindaco di Aiello del Friuli&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 21\/8\/2021 Si \u00e8 parlato molto, in questa crisi internazionale di centro estate, di accoglienza dei profughi. La drammatica situazione dell\u2019Afghanistan, dopo oltre 40 anni di guerra praticamente ininterrotta, si \u00e8 ulteriormente aggravata e i nuovi padroni del Paese sembrano ben poco inclini ad ascoltare gli inviti al dialogo e alla transizione pacifica. 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