{"id":3619,"date":"2021-07-01T10:28:49","date_gmt":"2021-07-01T08:28:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3619"},"modified":"2021-07-01T10:28:50","modified_gmt":"2021-07-01T08:28:50","slug":"lo-scandalo-della-vita-e-della-morte-di-camara-fantamadi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/07\/01\/lo-scandalo-della-vita-e-della-morte-di-camara-fantamadi\/","title":{"rendered":"Lo scandalo della vita, e della morte, di Camara Fantamadi"},"content":{"rendered":"\n<p>di Ella Baffoni da Strisciarossa del giugno 2021 <\/p>\n\n\n\n<p>Ventisette anni, era in Italia da tre anni e ancora aspettava il permesso di soggiorno. Qui ha fatto sempre il bracciante,&nbsp;Camara&nbsp;Fantamadi: dicono ora che venisse pagato 50 euro al giorno, sei euro l\u2019ora. Se \u00e8 davvero cos\u00ec era persino fortunato, molti suoi colleghi vengono pagati la met\u00e0. La met\u00e0 era pagata infatti Paola Clemente, stroncata da un infarto in una vigna di Andria, nel 2015.<br>L\u2019infarto ha ucciso anche&nbsp;Camara, dopo mezza giornata di lavoro a quaranta gradi. Fa caldo nelle citt\u00e0. L\u2019asfalto si arroventa e l\u2019afa incombe. Ma va anche peggio nelle pianure della Capitanata, nelle colline del brindisino. Se non c\u2019\u00e8 un filo di vento, se il termometro segna 42 gradi, se gli smartphone si bloccano per il caldo anche gli uomini e le donne impegnati in lavori faticosi si dovrebbero fermare. Dovrebbe essere una regola, invece no: il sindaco di Brindisi ha vietato il lavoro nei campi dalle 12 alle 16 fino al 31 agosto. Tardivamente, povero&nbsp;Camara, ma l\u2019ha fatto. Almeno lui non si \u00e8 voltato dall\u2019altra parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altra parte si voltano in molti, invece. C\u2019\u00e8 chi si scandalizza per la morte di un&nbsp;bracciante, mentre si dovrebbe scandalizzare per la sua vita. Ho avuto la fortuna di vedere da vicino come si vive in quelle baraccopoli indecorose di un paese civile \u2013 s\u00ec, si vive in condizioni migliori anche nella poverissima Africa \u2013 perch\u00e9 ho partecipato a un progetto di insegnamento della lingua e una ciclofficina l\u00ec dove non c\u2019\u00e8 altra traccia di diritti. Almeno il diritto di parola (l\u2019italiano) e quello di spostamento (la bici) venivano portati da giovani ragazzi italiani a giovani ragazzi&nbsp;braccianti&nbsp;di provenienza diversa.<br>Per questo li ho visti salire alle 5 del mattino in pulmini senza sedili, anche in venti, per essere portati a chilometri di distanza, sui campi. Senza cibo n\u00e9 acqua, era la regola dei caporali, che poi vendevano bottigliette e panini per guadagnare qualcosa in pi\u00f9 del passaggio verso il lavoro e del primo cassone riempito gratis da chi aveva avuto il privilegio di essere scelto.<br>Li ho visti scendere da quei pulmini, alle 18, appena prima dell\u2019imbrunire. Quei ragazzoni neri erano verdi. Verdi le magliette, verdi le mani e i piedi, verde la pelle, verdi le labbra: era la stagione dei pomodori. Puzzavano, anche: non solo di sudore, ma dell\u2019acido succo delle piante, che brucia le mani e la pelle, e dell\u2019aspro dei pomodori marciti, un odore ributtante.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, dopo quelle ore di lavoro, si facevano la doccia con l\u2019acqua non potabile presa dagli impianti di irrigazione, mettevano una maglietta pulita e venivano a scuola, un tavolo e qualche sedia di plastica sotto gli ulivi. Sapevano che scrivere e leggere, soprattutto, \u00e8 importante anche per uscire dai ghetti. Imparavano e incontravano ragazzi come loro, con cui ridere e scherzare, con cui parlare. S\u00ec, anche dei sogni: che sono importanti e non sono poi cos\u00ec diversi, quelli dei ragazzi. Che vivano nelle disperanti baraccopoli dei braccianti, che frequentino le nostre universit\u00e0 con la precariet\u00e0 del futuro di fronte.<br>Perch\u00e9 si lavora cos\u00ec? Perch\u00e9 i ragazzi italiani sono spinti a emigrare? Perch\u00e9 i ragazzi stranieri non trovano che quel lavoro? I&nbsp;braccianti&nbsp;sanno quanto siano importanti quei pochi euro che riescono a mandare alle famiglie. Sanno che il loro non \u00e8 un lavoro, ma uno sfruttamento bestiale. Ma che altro c\u2019\u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p>Al di sopra dei&nbsp;braccianti, nella&nbsp;filiera&nbsp;agricola, c\u2019\u00e8 il caporale che lo gestisce, l\u2019agricoltore che lo assolda, il grossista che compra, la fabbrica di trasformazione. Ecco il barattolo di pelati, il surgelato, la busta di spinaci del supermercato. E, pi\u00f9 in alto ancora, la&nbsp;grande distribuzione&nbsp;organizzata, i supermercati, gli ipermercati, i discount.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono loro che fanno i prezzi, sempre pi\u00f9 al ribasso, anche grazie alle aste virtuali, o preacquistando le tonnellate di verdura prima ancora che vengano seminate. Che poi vengano rispettati gli importi previsti \u00e8 tutto da vedere. I pomodori, ad esempio, maturano tutti insieme, quando i camion arrivano davanti allo stabilimento di trasformazione il prezzo si \u00e8 gi\u00e0 abbassato, o cos\u00ec o Pom\u00ec diceva uno slogan fortunato.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei ghetti del foggiano. Foto di Ella Baffoni<\/p>\n\n\n\n<p>Che la&nbsp;grande distribuzione&nbsp;si ravveda, agisca eticamente \u2013 e non con una semplice campagna pubblicitaria \u2013 \u00e8 difficile quanto vedere quel famoso cammello che passa nella cruna dell\u2019ago. Invece noi consumatori possiamo fare la differenza. Se ci organizzassimo, se impegnassimo politici e sindacalisti a farsi carico, gli ispettori del lavoro a ispezionare. Se pensassimo a&nbsp;Camara, a Paola, ma anche a Soumaila Sacko. A quei ragazzi che nell\u2019indifferenza di molti lottano, lavorano e persino studiano come possono. Ai loro sogni spezzati e a quelli che bisogna non si spezzino pi\u00f9. Ai pochi che lottano, ai molti che chinano la testa perch\u00e9 sanno di essere soli. Se invertissimo l\u2019etica della&nbsp;filiera, insieme.<br>Per i&nbsp;braccianti&nbsp;stranieri, ma anche per quelli italiani. Lottando con il cappello in testa davanti al padrone, come insegnava&nbsp;Di Vittorio&nbsp;proprio nelle campagne pugliesi: \u201c\u00c8 giusto che in Italia, mentre i grandi monopoli continuano a moltiplicare i loro profitti e le loro ricchezze, ai lavoratori non rimangano che le briciole? \u00c8 giusto che il salario dei lavoratori sia al di sotto dei bisogni vitali dei lavoratori stessi e delle loro famiglie, delle loro creature? \u00c8 giusto questo? Di questo dobbiamo parlare\u201d. Anche davanti alla morte, e alla vita, di&nbsp;Camara&nbsp;e degli altri. Su cui, come potete vedere sfogliando i nostri giornali o consultando i siti, c\u2019\u00e8 un silenzio assordante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ella Baffoni da Strisciarossa del giugno 2021 Ventisette anni, era in Italia da tre anni e ancora aspettava il permesso di soggiorno. 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