{"id":3615,"date":"2021-07-01T10:25:26","date_gmt":"2021-07-01T08:25:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3615"},"modified":"2021-07-01T10:25:27","modified_gmt":"2021-07-01T08:25:27","slug":"1991-estate-jugoslava","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/07\/01\/1991-estate-jugoslava\/","title":{"rendered":"1991: estate jugoslava"},"content":{"rendered":"\n<p>di Vittorio Filippi da Osservatorio BCT del 29\/06\/2021<\/p>\n\n\n\n<p><br>Jugoslavia, estate 1991. In realt\u00e0 la stagione turistica estiva non arriva e la Jugoslavia stessa cessa, in quei mesi caldi, di esistere. Eppure le estati degli anni Ottanta segnavano \u2013 da un punto di vista turistico \u2013 un successo continuo. Perch\u00e9 era almeno dagli anni Settanta che la costa dalmata \u2013 soprattutto quella croata, per ovvi motivi geografici \u2013 attirava masse crescenti di turisti stranieri, dall\u2019est come dall\u2019ovest.<br>Un turismo che sempre pi\u00f9 diventava \u201cprivato\u201d (le mitiche sobe) e sempre meno aveva la logica organizzata delle vacanze socialiste per i lavoratori. Alla fine degli anni Ottanta la sola Croazia accoglier\u00e0 86 milioni di pernottamenti, di cui 27 milioni di turisti jugoslavi.<br>Ma l\u2019estate di trent\u2019anni fa non accoglie pi\u00f9 turisti, ma soldati, paramilitari, snajperisti, armi, distruzioni e morti. Insieme all\u2019estate, \u00e8 il paese stesso che se ne va in un crescendo di tensioni, scaramucce, incomprensioni, ripicche e violenze che all\u2019Occidente appaiono del tutto incomprensibili. E quindi abbondantemente sottovalutate. Samo da rata ne bude, \u201cBasta che non ci sia la guerra\u201d, titolava una canzone dell\u2019indimenticabile \u0110or\u0111e Bala\u0161evi\u0107 nel 1986, quando mancavano ancora cinque anni all\u2019inizio degli scontri armati e nessuno osava immaginare il tragico epilogo (anche se gi\u00e0 c\u2019era chi lo preparava). Invece l\u2019epilogo \u00e8 ormai pronto e viene servito ben caldo nell\u2019estate del 1991, quando i grandi alberghi dallo stile socialista non risuonano pi\u00f9 del vociare allegro dei turisti, ma si affollano di una dolente umanit\u00e0 fatta di sfollati, di feriti, di mutilati.<br>L\u2019estate ha le sue tappe: comincia il 25 giugno con il distacco sloveno, prosegue il 6 luglio con la pace fredda di Brioni, una pace che non impedisce che luglio conosca un infittirsi di scontri e di stragi nella Croazia amputata dai secessionisti serbi che guardano a Belgrado, mentre con la cosiddetta battaglia di Oku\u010dani in agosto si interrompe l\u2019autostrada Zagabria-Belgrado, una interruzione che ha anche un valore simbolico amaro, dato che questo grande asse viario era detto della \u201cfratellanza e unit\u00e0\u201d. Il 1991 termina, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, con il bombardamento di Dubrovnik e soprattutto con l\u2019assurda distruzione della barocca Vukovar, conquistata dopo perdite pesantissime dalla JNA, l\u2019esercito (ormai solo nominalmente) jugoslavo: una conquista che strategicamente non porter\u00e0 a nulla e che contribuir\u00e0 solo ad esaltare l\u2019odio tra croati e serbi.<br>Il 1991 non solo segna l\u2019epitaffio della Jugoslavia federale titoista che di l\u00ec a qualche mese, nell\u2019aprile del 1992, verr\u00e0 sostituita da una mini Jugoslavia serbo-montenegrina, ma apre anche con le convulsioni degli anni Novanta. Convulsioni che risparmieranno solo il piccolo Montenegro mentre raggiungeranno lo zenit in termini di eccessi di violenza e crudelt\u00e0 in Bosnia prima ed in Kosovo poi. In questo senso l\u2019estate del 1991 sar\u00e0 purtroppo lunghissima e correr\u00e0 fino al 1999, com\u2019\u00e8 noto.<br>Un decennio di fratture, separazioni, divisioni. E di dolori, lutti, vite perdute. Tanta, forse troppa storia che evidentemente \u2013 pur trent\u2019anni dopo \u2013 continua a non essere ben digerita, se girano documenti in cui si propone di frantumare Bosnia e Macedonia per aggregarne pezzi alla Croazia, alla Serbia e all\u2019Albania. La proposta \u00e8 attribuita al primo ministro sloveno Janez Jan\u0161a, sovranista di destra vicino all\u2019ungherese Viktor Orb\u00e1n, che per\u00f2 ha smentito, anche se il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha ammesso di averla ricevuta. A proposito, com\u2019\u00e8 diverso lo Jan\u0161a attuale da quello del 1991: quando era libertario, democratico, nemico del centralismo serbo e dei militari comunisti della JNA. Irriconoscibile: davvero i Balcani continuano a produrre fin troppa storia, il che non \u00e8 sempre un bene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vittorio Filippi da Osservatorio BCT del 29\/06\/2021 Jugoslavia, estate 1991. 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