{"id":3601,"date":"2021-06-13T11:47:00","date_gmt":"2021-06-13T09:47:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3601"},"modified":"2021-06-13T11:47:00","modified_gmt":"2021-06-13T09:47:00","slug":"memorie-di-un-capo-del-tigr","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/06\/13\/memorie-di-un-capo-del-tigr\/","title":{"rendered":"Memorie di un capo del TIGR"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 13\/6\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stata pubblicata in questi giorni da LEG la prima traduzione italiana, curata da Ivana Sarazin, del libro di Zorko Jelin\u010di\u010d <em>Sotto un cielo di piombo. Memorie di un capo del TIGR.<\/em> Il testo raccoglie i ricordi scritti nell\u2019ultimo anno di vita dell\u2019autore, relativi al suo impegno per la libert\u00e0 del popolo sloveno, nei drammatici anni tra l\u2019inizio della prima e la fine della seconda guerra mondiale. L\u2019introduzione di Paolo Rumiz, le due coinvolgenti prefazioni scritte dal figlio Du\u0161an Jelin\u010di\u010d, quella attuale e quella del 1994 in occasione della prima edizione in lingua slovena, il toccante ricordo finale della figlia Rada Jelin\u010di\u010d, sono il ponte che lega l&#8217;avventura dei movimenti di liberazione sloveni all&#8217;attuale momento storico. L&#8217;indispensabile quadro generale, tracciato da Milica Kacin Wohinz, offre una traccia storico-scientifica con la quale confrontarsi per coiniugare esperienza personale e storia universale.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 il sottotitolo, memorie di un capo del TIGR, \u00e8 abbastanza riduttivo, in quanto i testi sono riferiti a un periodo ben pi\u00f9 ampio rispetto a quello relativo alle azioni del movimento che rivendicava i diritti degli sloveni e dei croati, conculcati durante la notte oscura del fascismo. Il racconto, incentrato senz&#8217;altro sul clima impegnato e militante dei partecipanti al gruppo che si riconosceva nell&#8217;acronimo Trst Istra Gorica Reka, trova per\u00f2 la sua collocazione nel pi\u00f9 vasto clima di alternanza di illusioni e delusioni che ha caratterizzato tali territori tra il 1914 e il 1945.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto il cielo di piombo costituisce un documento eccezionale, accessibile finalmente e opportunamente anche al lettore che non conosce la lingua slovena, per avvicinarsi con delicatezza e rispetto alle vicende del confine orientale d\u2019Italia (oppure occidentale dell\u2019attuale Slovenia). Nel suo insieme, il volume oltrepassa le difficolt\u00e0 determinate da una parte dalla relativa vicinanza nel tempo che porta spesso a enfatizzare l\u2019esperienza direttamente vissuta da testimoni oculari o immediati discendenti, portando con s\u00e9 l\u2019immediatezza ma anche la passionale assolutizzazione del proprio punto di vista. Dall\u2019altra supera il necessario, apparente senso di distacco richiesto all\u2019analisi scientifica del dato storico, aggirando le incredibili censure proposte da precomprensioni pseudo-politiche di ispirazione implicitamente neofascista, che giungono fino al ritiro del sostegno agli studi che si prefiggono accuratezza della ricerca e analisi pi\u00f9 possibile obiettive.<\/p>\n\n\n\n<p>La conoscenza storica si alimenta attraverso lo studio e l\u2019interpretazione dei documenti. Tra essi assumono un\u2019importanza particolare la biografia e l\u2019autobiografia che proiettano il lettore \u201cdentro\u201d gli eventi nell\u2019istante del loro attuarsi, attraverso la forma diaristica della sostanziale contemporaneit\u00e0 o quella memoriale della revisione del proprio passato. Certo, per comprendere tale immersione nei meandri del tempo non \u00e8 sufficiente la testimonianza diretta, la scienza presuppone anche la riflessione critica e il confronto sistematico tra le diverse ermeneutiche. La traduzione del testo di Jelin\u010di\u010d unisce tutti questi aspetti, consentendo di compartecipare con forte emozione all&#8217;intenso ricordo dell&#8217;autore e nello stesso tempo di acquisire nuove importanti conoscenze su un periodo storico con il quale la maggior parte degli italiani sembrano ancora molto restii a voler fare i conti.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza entrare in troppi particolari, dal punto di vista dei contenuti, si possono indicare almeno tre livelli di approfondimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8 senz&#8217;altro quello relativo alla storia del popolo sloveno e in parte anche croato, tra le due guerre del XX secolo. Lo spunto iniziale consente la meditazione sugli ultimi anni dell&#8217;Impero Austro-Ungarico, cancellando di fatto una certa mitologia riguardante la presunta apertura e valorizzazione dei gruppi numericamente minoritari e segnalando il forte e legittimo desiderio di autonomia. L&#8217;attesa di un nuovo ordine, affrancato dalle pretese imperiali, si scontra dopo il Trattato di Rapallo con l&#8217;assurda assegnazione all&#8217;Italia dei territori della Primorska e di parte dell&#8217;Istria, abitati pressoch\u00e9 esclusivamente da sloveni e croati. E&#8217; veramente terribile il racconto della crescente pressione degli occupatori nei confronti degli abitanti, progressivamente privati dei pi\u00f9 elementari diritti, dal parlare la propria lingua al mantenere i cognomi, dalla perdita delle scuole fino a un continuo stillicidio di violenze anche fisiche culminanti nei veri e propri assassinii conseguenti ai famigerati processi di Trieste.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo livello \u00e8 quello relativo ai movimenti di liberazione e alla costituzione del TIGR. Molto interessante \u00e8 il racconto dei dibattiti che si svolgono nelle pi\u00f9 remote localit\u00e0 delle valli dell&#8217;Isonzo e del Vipacco, come pure nei centri universitari di Lubiana e di Padova. La resistenza all&#8217;oppressione degli italiani nella Primorska e nell&#8217;Istria, gi\u00e0 evidente nell&#8217;immediato primo dopoguerra ma manifesta in tutta la sua gravit\u00e0 con l&#8217;avvento del fascismo, unisce forze ideologiche molto diverse fra loro, quelle che preconizzano l&#8217;avvento del comunismo con quelle che pongono in primo piano il diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli, quelle che propongono una traduzione sociale dei principi del cattolicesimo e quelle che prospettano un liberalismo democratico mai di fatto pienamente realizzato. Jelin\u010di\u010d conduce per mano negli scantinati e nelle soffitte goriziani oppure nei casolari abbarbicati sulle montagne per farci compartecipi dei confronti ideologici e di scelte militanti, spesso anche drammatiche. Il movimento appare essenzialmente rivoluzionario in quanto incentrato sull\u2019obiettivo di creare un nuovo sistema ideologico e politico, ma essenzialmente e per quanto possibile nonviolento. Le azioni di guerriglia urbana e di contrasto alla violenza fascista sono descritte con delicatezza, sottolineando una forte passione per la vita umana e l\u2019autentico dispiacere per la sofferenza derivata, quasi sempre conseguenza di errori di valutazioni o eventi imprevedibili, come nell\u2019importante caso dell\u2019attentato al giornale Il Popolo di Trieste, concluso con la morte di un redattore rientrato per caso nella sede. Da quell\u2019avvenimento deriveranno conseguenze tragiche, per i \u201cmartiri di Basovizza\u201d la fucilazione e per moltissimi antifascisti \u2013 compreso lo stesso Jelin\u010di\u010d \u2013 un triste e lungo pellegrinaggio tra le pi\u00f9 tetre prigioni dell\u2019Italia del ventennio, da Capodistria a Regina Coeli, da San Gimignano a Civitavecchia per giungere, negli anni della seconda guerra precedenti la caduta del fascismo, all\u2019internamento a Isernia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo livello di lettura \u00e8 quello legato alla dimensione sentimentale ed emotiva. Zorko Jelin\u010di\u010d si svela, attraverso la storia di quel difficile periodo racconta anche s\u00e9 stesso. E\u2019 un uomo che crede nell&#8217;amore, \u00e8 commovente e avvincente il ritratto della prima compagna di lotta e di vita, Fanica Obid, morta di parto mettendo alla luce la seconda figlia Jasna. In epoca certamente non incline al riconoscimento dei diritti delle donne, Fanica appare instancabile attivista politica, capace di mettere le doti di intelligenza e creativit\u00e0 al servizio dell&#8217;emancipazione popolare e femminile, pagando anche lei tale impegno con il carcere e l&#8217;internamento. Zorko \u00e8 un cultore dell&#8217;amicizia, il suo animo si rallegra negli incontri clandestini con i compagni di ribellione, sia nelle riunioni che nel lunghissimo periodo della carcerazione. Vive con autentica angoscia i frammenti di notizie che riceve in prigione, relativi alla situazione degli amici arrestati o condannati. Soffre la lontananza dalla propria terra e manifesta un&#8217;autentica esplosione di gioia quando pu\u00f2 ritornare, dopo il 1943, nella sua Slovenia per partecipare alla lotta di liberazione nazionale. La sua narrazione si conclude con la fine della seconda guerra mondiale, ma dagli scritti di Du\u0161an e Rada si evince la stessa, sofferta passione per la vita, portata nel proprio cuore anche negli ultimi anni, vissuti per lo pi\u00f9 a Trieste e segnati dalla debolezza fisica, derivata da troppi anni di stenti e di umiliazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto non c\u2019\u00e8 che da prendere in mano il libro e scoprire in esso tanti altri tesori, dalla passione per la montagna all\u2019amore per la natura, dall\u2019interesse per la letteratura all\u2019ammirazione per l\u2019arte, da un anelito insopprimibile alla costruzione della pace all\u2019impegno militante, fino al racconto delle condizioni delle carceri italiane durante il fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Bellavite<\/p>\n\n\n\n<p>ZORKO JELIN\u010cI\u010c, <em>Sotto un cielo di piombo. 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