{"id":3596,"date":"2021-06-13T11:42:18","date_gmt":"2021-06-13T09:42:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3596"},"modified":"2021-06-13T11:42:18","modified_gmt":"2021-06-13T09:42:18","slug":"un-citta-la-sua-piazza-il-passato-immaginario-e-il-futuro-da-costruire","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/06\/13\/un-citta-la-sua-piazza-il-passato-immaginario-e-il-futuro-da-costruire\/","title":{"rendered":"Un citt\u00e0, la sua piazza, il passato immaginario e il futuro da costruire"},"content":{"rendered":"\n<p>di Stefano PIzzin del 13\/6\/2021 <\/p>\n\n\n\n<p>Il modo in cui viene propagandata la nuova piazza di Monfalcone spiega assai come quel progetto, per chi lo propone, non abbia valore urbanistico o architettonico, \u00e8 semplicemente un modo per mostrare alla citt\u00e0 di esserne i padroni e fare ci\u00f2 che vogliono.<\/p>\n\n\n\n<p>Si poterebbe scrivere lungamente sul colossale spreco di denaro pubblico (cinque milioni e passa per cominciare), sull\u2019assurdit\u00e0 architettonica di avere un enorme spiazzo senza alberi n\u00e9 panchine, sull\u2019insostenibilit\u00e0 di gestire una roggia o la cattiveria di togliere i giochi per bambini, ma il punto vero sta negli aspetti culturali e talvolta perfino comici della vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne cito due: l\u2019ossessione per la forma del biscotto, tanto da riprodurla sulla pavimentazione, cosicch\u00e9 qualcuno, dall\u2019alto, penser\u00e0 di trovarsi su una pista per elicotteri. Cosa ricorderebbe quel biscotto? Il tempo in cui quella piazza, sempre vuota a parte qualche manifestazione, era circondata dalla corsa delle macchine con i loro scarichi o veniva ridotta a parcheggio? I tempi in cui sotto alla piazza non c\u2019erano nemmeno le fognature (messe dai cattivi comunisti)? Probabile, e ancora pi\u00f9 probabile \u00e8 che essa ricordi a chi ci governa la propria giovent\u00f9, quanto facevano \u201cle vasche\u201d in un centro assai pi\u00f9 sgangherato di adesso. Una nostalgia piuttosto dispendiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altro aspetto: che dire della sfida tra pilo e lampione? La grande tenzone identitaria tra due passati che nessuno ricorda e che restano, pi\u00f9 che negli edifici, nel nostro dialetto e nella nostra cucina. Che cosa ricorderebbe un manufatto posticcio oltre al fatto che eravamo un piccolo borgo sotto la Serenissima prima e l\u2019Austria-Ungheria dopo? Venezia ci ha lasciato il dialetto e Vienna ci ha portato l\u2019elettricit\u00e0, lo sappiamo tutti, come questo poi si concili con la retorica nazionalista nel partecipare alle sfilate per l\u2019impresa di Fiume di D\u2019Annunzio lo sa solo la sindaca.<\/p>\n\n\n\n<p>Fa molto da pensare che tutta l\u2019identit\u00e0 sia giocata intorno a quale sia stato il \u201cpadrone\u201d di Monfalcone.<\/p>\n\n\n\n<p>Vogliono dare un segno identitario reale? Mettano la statua di operaio, un saldatore soprattutto. Senza di loro, senza la loro fatica, senza le loro famiglie arrivate da ogni parte d\u2019Italia e del mondo, saremmo ancora un piccolo borgo di pescatori. Scegliamo un vero segno identitario che racconti la nostra storia e non quella inventata. Forse non lo si fa perch\u00e9 la nostra vera storia \u00e8 fatta di dolore, di fatica, di sfruttamento e di lotte, e si preferisce invece una pantomima imbellettata che non urti nessuno. Infine, se davvero vogliono fare partecipare la gente, organizzino un referendum vero (i regolamenti comunali sono fatti e pronti per questo) e non una sceneggiata dove sono ammesse soltanto le folle plaudenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Visto che l\u2019idea del monumento ai lavoratori che hanno veramente costruito questa citt\u00e0 \u00e8 stato ripreso, perch\u00e9 non formare un comitato, raccogliere firme, farne una battaglia politica che sfondi il muro di rassegnata depressione che coinvolge gran parte di chi non si riconosce in questa amministrazione?<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta solo di fare un\u2019opera pubblica ma di decidere come trattiamo la nostra storia e di come guardiamo il futuro. Gi\u00e0, il futuro, perch\u00e9 qui si parla di una piazza, di un simbolo, e lo si fa rivolgendosi al passato senza pensare al futuro di una citt\u00e0 che, pi\u00f9 di tante altre, ha sempre dovuto fare i conti con le asprezze della modernit\u00e0 pi\u00f9 che con le vestigia del passato. Ci si gioca anche il modo di fare politica e amministrazione in questa vicenda, perch\u00e9 la piazza e la citt\u00e0 non sono di propriet\u00e0 esclusiva di chi ha vinto le elezioni, ma sono di tutti, anche di chi non li ha votati.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi malgoverna Monfalcone ha almeno un merito: non ha mai nascosto cosa vuole fare di questa citt\u00e0: un dormitorio di persone impaurite e rancorose, ossessionate dalla perdita di una identit\u00e0 mai esistita che rifiutano di guardare al futuro. Eppure il futuro arriva, garantito, e presenta il conto che, di questo passo, sar\u00e0 salatissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un ultima cosa da chiedersi: come mai davanti uno scempio di denaro pubblico esorbitante la comunit\u00e0 cittadina pare disinteressarsene? Non ci sono n\u00e9 le folle plaudenti auspicate dall\u2019amministrazione e costruite artificialmente dal giornale locale, sempre pi\u00f9 un \u201chouse organ\u201d del municipio, tantomeno i comitati di protesta e, salvo alcune lodevoli eccezioni, il dibattito langue tra storici improvvisati e urbanisti del web. Presumibilmente ci\u00f2 \u00e8 il risultato dello stato comatoso in cui versa la discussione politica in citt\u00e0, tutta chiusa nella bolla di chi chi governa a colpi di propaganda continua buoni per i fan, e in quella di chi dovrebbe opporsi che, invece di fare lotta politica, si attarda a fare dibattito culturale, autoreferenziale e semiclandestino.<\/p>\n\n\n\n<p>La piazza ha messo in luce il fatto che oggi, per vincere, a Monfalcone andrebbe messa in atto una grande battaglia politica e culturale che metta al centro tre questioni sul futuro della citt\u00e0: il suo irrimediabile destino multietnico, la necessit\u00e0 di superare la dipendenza da Fincantieri e il costruirsi un nuovo ruolo per il futuro. Affrontare questi temi vuole dire mettere in campo idee e progetti che siano alternativi alla cultura di chi oggi siede in municipio, non c\u2019\u00e8 margine di mediazione, non si possono assecondare le spinte retrograde che stanno trascinando Monfalcone nel pantano perch\u00e9 qualcuno crede, anche a sinistra, che, in fondo, la \u201cgente la pensa cos\u00ec\u201d. Ci vuole coraggio e generosit\u00e0. Coraggio per chi ritiene di volere amministrare questa citt\u00e0 di metterci la faccia, da subito; generosit\u00e0 nel lasciare da parte i propri simboli, le proprie bandierine, per proporre qualcosa di efficace ai cittadini. Tutto ci\u00f2 oggi non si vede.<\/p>\n\n\n\n<p>E s\u00ec che ci sono molti monfalconesi che non aspettano altro che l\u2019opposizione si svegli dal torpore, presenti un programma, delle liste, e un candidato sindaco.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci vuole molto: un regolamento per le primarie, una scadenza per presentare i candidati e un voto. Se poi si fosse intelligenti, o almeno furbi, si andrebbe a costruire delle liste che possano raccogliere pi\u00f9 voti possibili (magari evitando, a sinistra, quella frammentazione che agli stessi elettori provoca noia e nausea).<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se \u00e8 chiaro a tutti: se questa amministrazione verr\u00e0 confermata, non ci sar\u00e0 solo una inutile spianata in centro con le vestigia di un passato immaginari, ma questa citt\u00e0 continuer\u00e0 a camminare all\u2019indietro per molti anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano PIzzin del 13\/6\/2021 Il modo in cui viene propagandata la nuova piazza di Monfalcone spiega assai come quel progetto, per chi lo propone, non abbia valore urbanistico o architettonico, \u00e8 semplicemente un modo per mostrare alla citt\u00e0 di esserne i padroni e fare ci\u00f2 che vogliono. 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