{"id":3421,"date":"2021-03-14T12:53:57","date_gmt":"2021-03-14T11:53:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3421"},"modified":"2021-03-14T12:53:58","modified_gmt":"2021-03-14T11:53:58","slug":"lunione-europea-e-le-primavere-arabe-dieci-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/03\/14\/lunione-europea-e-le-primavere-arabe-dieci-anni-dopo\/","title":{"rendered":"L&#8217;Unione Europea e le Primavere arabe dieci anni dopo"},"content":{"rendered":"\n<p>di Cosimo Risi* del 14\/03\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>La politica mediterranea fu la prima politica estera della Comunit\u00e0 nei Sessanta del XX secolo. I Sei reagivano cos\u00ec al processo di decolonizzazione che aveva visto la Francia, stato membro fondatore, abbandonare il Maghreb. Si trattava di stabilire un rapporto convenzionale fra la Comunit\u00e0 nel suo insieme e i singoli paesi terzi di recente e piena sovranit\u00e0. La rete degli accordi di cooperazione fu poi estesa ai paesi del Mashrak anche a seguito dell\u2019allargamento al Regno Unito.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Erano accordi bilaterali cosiddetti di prima generazione dalla caratura prevalentemente commerciale, tale essendo la competenza esterna della Comunit\u00e0. Il Dialogo euro-arabo fu il primo tentativo di approccio multilaterale alla questione araba, che si andava profilando con l\u2019embargo petrolifero a seguito della Guerra dello Yom Kippur.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La punta pi\u00f9 alta fu raggiunta con la Dichiarazione di Venezia, deliberata nel corso del Consiglio europeo del 1980 nella citt\u00e0 veneta. Era la replica agli Accordi di Camp David conclusi da Israele e Egitto con la mediazione degli Stati Uniti. Gli Accordi statuivano la restituzione del Sinai all\u2019Egitto in cambio del riconoscimento dello Stato di Israele, secondo la formula pace per territori. La delegazione egiziana pretendeva di rappresentare anche gli interessi palestinesi. La rappresentanza fu contestata dalla dirigenza di Al \u2013 Fatah che non vedeva affatto riconosciute le proprie pretese. A Venezia, dissociandosi dall\u2019approccio americano, la Comunit\u00e0 riconobbe nell\u2019OLP il legittimo rappresentante del popolo palestinese e dunque il solo autorizzato a tutelarne gli interessi in eventuali trattative.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019approccio multilaterale&nbsp; e tendenzialmente organico si approfond\u00ec a met\u00e0 Novanta con il Processo di Barcellona o Strategia euro-mediterranea. La Dichiarazione di Barcellona (1995) vide per la prima volta fra i firmatari sia gli stati arabi (salvo la Libia) del Mediterraneo meridionale che Israele e ANP. E ci\u00f2 malgrado che Israele intrattenesse rapporti diplomatici solo con Egitto e Giordania. Barcellona fu possibile perch\u00e9 Israele e ANP avevano concluso gli Accordi di Oslo e Parigi. L\u2019Unione per il Mediterraneo fu la pallida prosecuzione del Processo, entr\u00f2 presto in crisi per l\u2019ennesimo scontro che opponeva Israeliani e Palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Le rivolte arabe del 2011, passate con l\u2019improprio nome di Primavere arabe, sorprendono l\u2019Unione, che tendeva invece a ritenere il mondo arabo bloccato nei regimi di sempre, autoritari in varia misura ma sostanzialmente stabili e vicini agli interessi occidentali. Si veda in particolare il caso dell\u2019Egitto che, dopo la svolta impressa da Sadat nei Settanta, aveva preferito la pista americana alla sovietica e poi russa.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione deve aggiornare la politica di vicinato per tenere conto della nuova temperie araba. Nutre la speranza che i movimenti di popolo portino alla democratizzazione dei regimi e ad un nuovo clima di libert\u00e0. Una sorta di avvicinamento agli standard europei con la tardiva applicazione dei principi sottoscritti nella Dichiarazione di Barcellona. Si tratta soprattutto di intervenire presso la societ\u00e0 civile per rafforzare le spinte democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Le spinte si traducono nella cacciata dei leader tradizionali. Si comincia in Tunisia con Ben Ali e si prosegue in Egitto con Mubarak. L\u2019Occidente lascia fare confidando nella svolta che sarebbe venuta da libere elezioni. I due Presidenti erano rimasti al vertice per decenni, ogni volta rinnovando il mandato con votazioni plebiscitarie quanto dubbie.<\/p>\n\n\n\n<p>La vittoria in Egitto di Morsi porta al potere quella Fratellanza musulmana che i precedenti regimi laici (Nasser, Sadat,&nbsp; Mubarak) avevano in varia misura avversato. Il tentativo di appeasement messo in opera dagli Americani (missione al Cairo della Segretaria di Stato Hillary Clinton) non danno gli effetti sperati. Il rovesciamento di Morsi ad opera dei militari viene accolto quasi con sollievo. Si torna all\u2019autoritarismo di sempre, si combatte la Fratellanza, si conferma la Pace fredda con Israele. La Presidenza Al-Sisi interpreta fedelmente il passaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Governo Likud in Israele procede per fatti compiuti avendo di fronte una dirigenza palestinese &nbsp;meno autorevole di quella&nbsp; del leader storico Arafat. Il processo di pace in Medio Oriente \u00e8 pi\u00f9 uno stilema del linguaggio diplomatico che un negoziato concreto. L\u2019Unione continua nell\u2019assistenza ai palestinesi ma \u00e8 timida quanto a iniziative sul campo, si adagia sulla politica americana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il distacco americano dalle vicende mediorientali si accentua con l\u2019Amministrazione Trump. Gi\u00e0 prima Obama aveva dato segnali di ripiegamento. Egli scrive nelle memorie (Terra promessa, Garzanti, 2020) che all\u2019esordio dovette affrontare l\u2019esame di amicizia per Israele. Alcuni dubitavamo che fosse autenticamente vicino a quel paese giocando maliziosamente sul suo secondo nome Hussein. L\u2019Unione pu\u00f2 riempire il vuoto americano e palesemente desiste. Il vuoto &nbsp;\u00e8 riempito in Siria dalla Russia e in Libia da Turchia, Russia, alcune potenze sunnite del Golfo. Attori terzi entrano nel Mediterraneo con l\u2019intenzione di attestarsi stabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>La conflittualit\u00e0 nel Mediterraneo allargato conosce varie crisi regionali e non una crisi generale.&nbsp; Siria, Israele \u2013 Palestina, Yemen, Libia, Iraq. Questi sono gli scenari principali dove si muovono gli attori regionali e gli attori globali. L\u2019Unione interviene, quando interviene, di conserva. Salvo reagire con fratture interne alla crisi dei flussi migratori che giungono sul suo territorio attraverso le piste balcaniche e libiche, via terra e via mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Primavere arabe si consumano dopo un decennio in un fal\u00f2 di buone intenzioni e di modesti risultati. Torna in voga la realpolitik che porta alcuni paesi arabi a concludere accordi di mutuo riconoscimento con Israele. Sono gli Accordi di Abramo, il lascito pi\u00f9 importante dell\u2019Amministrazione Trump che l\u2019Amministrazione Biden intende allargare ad altri soggetti, in primis l\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n\n\n\n<p>La minaccia alla stabilit\u00e0 reginale non viene pi\u00f9 dal fronte interno, in qualche modo tacitato, ma dal fronte esterno: dall\u2019espansionismo dell\u2019Iran. Le potenze sunnite convergono con Israele nel criticare il JPCOA del 2015 con la Repubblica Islamica, chiedono agli Stati Uniti di rivedere il Piano d\u2019azione in modo da includere i missili balistici e la penetrazione nella regione attraverso le milizie sciite. Grazie a loro Teheran \u00e8 in grado di influenzare la vita politica in Libano, Siria, Iraq, Yemen.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione europea \u00e8 in cerca dell\u2019autonomia strategica. La parola d\u2019ordine ha numerosi significati. Anzitutto quello di costruire un\u2019autentica politica estera, di sicurezza e di difesa comuni. E poi di convergere con gli Stati Uniti nel confronto con gli attori globali quali Russia e Cina. Il terreno d\u2019elezione \u00e8 nel Mediterraneo allargato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>* Gi\u00e0 Ambasciatore, insegna Relazioni internazionali e Politiche europee presso Luiss, Federico II, Collegio europeo di Parma<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cosimo Risi* del 14\/03\/2021 La politica mediterranea fu la prima politica estera della Comunit\u00e0 nei Sessanta del XX secolo. I Sei reagivano cos\u00ec al processo di decolonizzazione che aveva visto la Francia, stato membro fondatore, abbandonare il Maghreb. Si trattava di stabilire un rapporto convenzionale fra la Comunit\u00e0 nel suo insieme e i singoli paesi terzi di recente e piena sovranit\u00e0. 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