{"id":3394,"date":"2021-02-26T19:49:42","date_gmt":"2021-02-26T18:49:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3394"},"modified":"2021-02-26T19:49:43","modified_gmt":"2021-02-26T18:49:43","slug":"il-finto-pensiero-innovativo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/02\/26\/il-finto-pensiero-innovativo\/","title":{"rendered":"Il finto pensiero innovativo"},"content":{"rendered":"\n<p>di Michele Degrassi del 26\/02\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mente di molti di noi, nel suo profondo, \u00e8 impiantata un\u2019idea, tenace e persistente e cio\u00e8 che l\u2019innovazione ha in s\u00e9 un potere stravolgente e benefico, un qualcosa che cambier\u00e0 le nostre vite. Impariamo sin dalle scuole elementari che le grandi invenzioni sono quelle che hanno cambiato il corso dell\u2019umanit\u00e0: dalla ruota al telegrafo, dalla caldaia a vapore ad internet. Questa idea tende a portarci su un piano scivoloso e spesso fuorviante e si tratta di una dinamica che tende a percorrere trasversalmente vari settori della nostra societ\u00e0, dall\u2019imprenditoria ai luoghi della creazione artistica. In questo breve articolo cercher\u00f2 di approfondire alcuni risvolti di questa tendenza trasportata nella vita politica italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Se osserviamo con una certa attenzione la proposta politica degli ultimi trent\u2019anni, dal 92 ad oggi, ci accorgiamo che dal punto di vista programmatico si \u00e8 trattato di una costante rincorsa a rilanciare con tematiche ad effetto. Questa logica del continuo rilancio ha prodotto una serie di storture che cercher\u00f2 di analizzare in maniera disgiunta.<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\"><li><strong>La desincronizzazione tra proposte e sviluppo delle stesse in ragione dell\u2019aumentata alternanza di governo<\/strong>. Nello spazio temporale oggetto della nostra analisi abbiamo avuto una grande quantit\u00e0 di governi e di presidenti del Consiglio.&nbsp; Dal 4 aprile 1992 ad oggi abbiamo avuto 19 governi e 8 tornate elettive per il parlamento. Risulta chiaro a tutti come ogni nuovo governo, e ancor di pi\u00f9 ogni nuovo parlamento, abbia avuto la necessit\u00e0 di caratterizzarsi di fronte all\u2019elettorale con proposte politiche convincenti e accattivanti. Da un lato quindi il continuo rilancio di tematiche innovative che possano convincere l\u2019elettore e dall\u2019altro una durata media dei governi inferiore ai due anni. E\u2019 ragionevole pensare che in un periodo cos\u00ec ristretto quelle idee abbiano potuto prender corpo? Direi assolutamente di no. Ci\u00f2 nonostante, ad ogni tornata elettorale sorge impetuoso il desiderio di rilanciare con idee nuove, senza mai aver dato il tempo alle vecchie di impiantarsi.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ul><li><strong>L\u2019incapacit\u00e0 di aggiustare quello che funziona poco<\/strong>. In questo tourbillon di nuove proposte ecco comparire anche la cieca volont\u00e0 di cancellare il pregresso convinti che il nuovo vento purificatore spazzer\u00e0 via tutto per un nuova e migliore opportunit\u00e0 di futuro. Cos\u00ec facendo, anche le cose ragionevoli che spesso avevano cominciato ad attecchire con una certa fatica e che magari avevano bisogno di un lungo e paziente lavoro di \u201cfine tuning\u201d vengono non solo stroncate alla nascita ma, cosa ancor peggiore, bollate come incapaci di produrre risultati e quindi sbagliate.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li><strong>La resistenza passiva degli operatori del cambiamento<\/strong>. Nel quadro di continui rilanci sopra descritti si dimentica spesso che l\u2019agente del cambiamento \u00e8 costituito da un corpo di 3,5 milioni circa di dipendenti pubblici che ha ormai capito che \u00e8 del tutto inutile prodigarsi per agire un cambiamento che \u00e8 destinato ad arenarsi nello spazio di un mattino, giusto il tempo di veder arrivare il prossimo governo con il suo carico di innovazione. Ci troviamo quindi ad immaginare che l\u2019innovazione venga agita da soggetti che sono invece concentrati a far passare la nottata\u2026<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li><strong>L\u2019esaurimento delle proposte ragionevoli e la necessit\u00e0 di spararle grosse<\/strong>. Un altro effetto che discende da questa necessit\u00e0 di essere sempre innovativi \u00e8 il progressivo esaurimento delle nuove idee ragionevoli con la conseguenza di un aumento indiscriminato di proposte che, avendo la necessit\u00e0 di superare per innovativit\u00e0 le precedenti, finiscono spesso per essere irrealizzabili laddove non addirittura deleterie.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>In una recente intervista Sanjay Khosla, manager con esperienza trentennale in Unilever e Kraft, racconta di una ricerca che ha svolto in qualit\u00e0 di consulente senior di Boston Consulting Group: Sanjay spiega che fare innovazione in azienda significa costruire su quello che gi\u00e0 funziona e non stravolgere l\u2019esistente (come molti di noi credono sia possibile fare).<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, mi sento di poter dire che, il pi\u00f9 delle volte, sono le piccole modifiche o se volete le modifiche di aspetti di dettaglio a darci le maggiori soddisfazioni: non sempre guardare alla grande innovazione, al nuovo prodotto che sbancher\u00e0 il mercato, o alla nuova proposta politica rivoluzionaria significa darsi le maggiori possibilit\u00e0 di successo. Spesso invece \u00e8 proprio il lavoro di \u201cfine tuning\u201d e di perfezionamento del dettaglio a darci le soddisfazioni maggiori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Michele Degrassi del 26\/02\/2021 Nella mente di molti di noi, nel suo profondo, \u00e8 impiantata un\u2019idea, tenace e persistente e cio\u00e8 che l\u2019innovazione ha in s\u00e9 un potere stravolgente e benefico, un qualcosa che cambier\u00e0 le nostre vite. Impariamo sin dalle scuole elementari che le grandi invenzioni sono quelle che hanno cambiato il corso dell\u2019umanit\u00e0: dalla ruota al telegrafo, dalla caldaia a vapore ad internet. 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