{"id":3385,"date":"2021-02-26T19:43:08","date_gmt":"2021-02-26T18:43:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3385"},"modified":"2021-02-26T19:43:09","modified_gmt":"2021-02-26T18:43:09","slug":"rigenerazione-urbana-si-ma-non-di-facciata","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/02\/26\/rigenerazione-urbana-si-ma-non-di-facciata\/","title":{"rendered":"Rigenerazione urbana, s\u00ec ma non di facciata"},"content":{"rendered":"\n<p>di Mirella di Giovine da Left del 24\/02\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la deregulation edilizia resa possibile dal decreto Semplificazioni sono state pensate ulteriori norme, rischiose per le citt\u00e0. In nome dell\u2019innovazione e della prestazione energetica si propone infatti di demolire e ricostruire gli edifici aumentandone i volumi. Senza tener conto del tessuto culturale e urbanistico esistente<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0, organismo complesso, testimonianza di insediamento, nata sulla base di relazioni sociali e di scambi economici, si \u00e8 profondamente modificata nel tempo, ed oggi attraversa una seria crisi per motivi sociali, culturali, ambientali. Si trova di fronte a nuove sfide, che ne determineranno la stessa sopravvivenza: nuove realt\u00e0 di popolazione, come la crescente immigrazione, gravi problemi ambientali di inquinamento che aggravano l\u2019emergenza climatica, nuove povert\u00e0, conflitti sociali, problemi legati al diritto ad una abitazione degna.<\/p>\n\n\n\n<p>In base ai principi affermati dal programma del Green new deal europeo, la crisi climatica ha oggi crescenti e rilevanti impatti proprio nelle citt\u00e0, che dovrebbero essere le principali protagoniste delle strategie di contrasto e di riequilibrio dell\u2019ecosistema e delle misure per abbattere le emissioni di gas serra e sviluppare capacit\u00e0 di resilienza. Questi stessi principi sono stati utilizzati nella definizione degli interventi contemplati dal Next generation Eu, che dovrebbero essere finanziati con il Recovery and Resilience&nbsp;Facility. Nelle citt\u00e0 si concentrano, infatti, i valori culturali ed identitari della collettivit\u00e0, in esse si trovano i luoghi, i contesti di cui le parti pi\u00f9 antiche, i centri storici, sono da considerarsi beni culturali significativi nel loro insieme. I quartieri, le tipologie edilizie, gli spazi, piazze, viali, giardini e parchi raccontano la storia antica e moderna della formazione della citt\u00e0; la storia dei suoi abitanti, anche quella della citt\u00e0 industriale e post industriale. Il paesaggio urbano, espressione di questo valore di insieme, costituisce sempre pi\u00f9 un valore identitario rappresentativo delle diverse comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A fronte di ci\u00f2, sempre pi\u00f9 si punta alla cosiddetta \u201crigenerazione urbana\u201d come strumento e processo, utile a ritrovare equilibrio nei territori, nei quartieri di disagio urbano, sul piano ambientale, sociale ed economico e di efficienza energetica, per contenere l\u2019inquinamento secondo i parametri europei, fermare il consumo di suolo, superare conflitti.<br>\u00c8 importante chiarire cosa si dovrebbe intendere per \u201crigenerazione urbana\u201d, termine abusato e spesso utilizzato in modo ambiguo.<br>Si pu\u00f2 sostenere che la rigenerazione urbana dovrebbe rappresentare la scelta strategica di processi e programmi finalizzati a ridare capacit\u00e0 d\u2019attrazione alle citt\u00e0, capacit\u00e0 di resilienza, con il potenziamento dell\u2019infrastruttura verde e blu (parchi, fiumi e corsi d\u2019acqua), con il miglioramento della qualit\u00e0 urbana complessiva, il riequilibrio delle diseguaglianze, il riuso del patrimonio edilizio abbandonato per fermare il consumo di suolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una scelta utile per affrontare fenomeni di difficolt\u00e0 economica e squilibri sociali, puntando al riutilizzo delle aree gi\u00e0 parzialmente o male urbanizzate, all\u2019uso efficiente del patrimonio edilizio esistente, al riuso del patrimonio edilizio in abbandono, delle aree dismesse o sottoutilizzate, fino alla riqualificazione dell\u2019edilizia pubblica e privata e all\u2019offerta di servizi, per risolvere problemi insediativi, di ricomposizione di spazi marginali, di degrado sociale, per il miglioramento della struttura urbana senza consumare nuovo suolo.<br>Si tratta di operare su territori critici con strategie integrate, in grado di affrontare contestualmente le varie problematiche sociali, economiche, ambientali, di assetto urbano ed edilizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il verde urbano e quello periurbano svolgono un ruolo essenziale nella rigenerazione urbana per la mitigazione degli effetti dell\u2019inquinamento e l\u2019adattamento climatico delle citt\u00e0. Questo \u00e8 possibile attraverso lo sviluppo di infrastrutture verdi, sistema connettivo del verde e dello spazio pubblico, che comprende parchi, sistemi di verde lineari, alberature stradali, pareti e coperture verdi degli edifici, giardini pubblici e privati, orti urbani, interventi di forestazione, aree agricole.<br>La \u201cforestazione urbana\u201d, che prevede di piantare nuovi alberi nelle aree urbane \u00e8 individuata, oggi, come una delle principali strategie di contrasto all\u2019inquinamento in area urbana, ed \u00e8 sostenuta a livello europeo e nazionale (vedi decreto del Ministero dell\u2019ambiente e della tutela del territorio e del mare del 9 ottobre 2020). L\u2019obiettivo \u00e8 realizzare molte \u201cforeste urbane\u201d su ampie superfici, in aree opportunamente selezionate nell\u2019ambito della connettivit\u00e0 verde, secondo principi di biodiversit\u00e0 e in armonia con le caratteristiche paesaggistiche dei contesti.<\/p>\n\n\n\n<p>Particolare attenzione, nella rigenerazione urbana, dovrebbe assumere pertanto la dotazione e riqualificazione del sistema degli spazi pubblici, sia nelle aree centrali, che in quelle periferiche. Gli spazi pubblici rappresentano, infatti, un fattore determinante della qualit\u00e0 urbana: piazze, strade, porticati, aree attrezzate e ambiti pedonali. Tutti hanno riflessi profondi sulla qualit\u00e0 ambientale e su quella sociale, tanto pi\u00f9 se saranno resi fruibili attraverso un sistema connettivo di spazi liberi pubblici. In particolare, la lezione imposta dal Covid ha confermato l\u2019importanza per le nostre citt\u00e0 degli spazi verdi di prossimit\u00e0 per la vita stessa delle collettivit\u00e0, per la salute ed il benessere.<br>Rigenerazione urbana dovrebbe significare, pertanto, riuscire a tutelare e valorizzare la ricchezza dei valori paesaggistici storici e identitari, delle espressioni culturali dei quartieri della citt\u00e0, delle comunit\u00e0, delle opere e degli spazi che caratterizzano le aree urbane coinvolte, con un processo di strategie integrate basate su obiettivi di sostenibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A fronte di questo scenario si vanno definendo crescenti pericoli per la struttura, la tipologia, gli stessi valori culturali sociali ed economici delle citt\u00e0, proprio attraverso la definizione di nuove norme e piani. Norme e piani, che pur definiti ai fini della \u201crigenerazione urbana\u201d, deviati da interessi speculativi rischiano, invece, di essere prevalentemente finalizzati al solo \u201crinnovo edilizio\u201d e, di fatto, di modificare negativamente le nostre citt\u00e0, lasciando campo libero ad iniziative individuali. Tutto questo in nome di una presunta necessit\u00e0 di ripresa delle attivit\u00e0 economiche e di una presunta innovazione, legata all\u2019efficienza energetica degli edifici.<\/p>\n\n\n\n<p>I pericoli recenti alla struttura delle citt\u00e0, alle sue caratteristiche di insediamento, al centro storico, sono iniziati con l\u2019articolo 10 della legge 120 dell\u201911 settembre 2020 (conversione in legge del decreto \u00abMisure urgenti per la semplificazione e l\u2019innovazione digitali\u00bb&nbsp;<em>ndr<\/em>), che non definisce tanto semplificazioni di procedure, di tempi, ma piuttosto propone una deregulation totale agli strumenti di gestione della citt\u00e0, sia al Decreto del presidente della Repubblica 380 del 2001 che regola l\u2019edilizia, sia alle normative urbanistiche, che agli standard urbanistici del Decreto 1444\/68, che garantiscono la presenza di spazi di verde, parcheggi, servizi ai nostri quartieri.<br>Con un colpo di spugna sono state eliminate norme e piani, che ove bene, ove meno bene, avevano, comunque, contribuito alla gestione e all\u2019organizzazione delle citt\u00e0 e a tutelarne il valore storico-culturale, a tutelarne i centri storici, a tener conto del valore della storia di insediamento dei vari quartieri, delle tipologie edilizie, di quel complesso di elementi, non sempre di valore monumentale, ma che definiscono i luoghi, la loro storia evolutiva e che determinano il senso di legame e di appartenenza dei cittadini ai contesti.<\/p>\n\n\n\n<p>La legge 120 citata stabilisce, infatti, una totale deregulation alle leggi sull\u2019edilizia e sull\u2019urbanistica, ai principi che regolano nella citt\u00e0 l\u2019interesse pubblico. In nome di una presunta innovazione e di un discutibile miglioramento funzionale si potrebbe avere la grave conseguenza di vedere mutare profondamente le citt\u00e0 italiane nelle loro caratteristiche migliori, a partire dal loro patrimonio di tipologie ed edifici. Per non parlare della grave conseguenza di vedere scomparire il nostro paesaggio, sia urbano, che rurale, in contrasto quindi con l\u2019articolo che tutela il paesaggio, l\u2019articolo 9, della nostra Costituzione.<br>Gli edifici, sembrano, infatti, essere visti come soggetti a s\u00e9 stanti, su cui \u00e8 possibile l\u2019intervento diretto, non come un patrimonio di insieme, che struttura la citt\u00e0, i tessuti urbani, i suoi spazi, le sue funzioni, l\u2019interesse generale. Di fatto con queste norme, che consentono la demolizione e ricostruzione degli edifici, con cambiamento anche del sedime, della sagoma e dell\u2019altezza e che prevedono premialit\u00e0 con aumenti di cubatura, si possono modificare tipologie, prospetti, architetture e allineamenti e quindi strade e piazze, consumando giardini, cortili e spazi interstiziali preziosi.<\/p>\n\n\n\n<p>La norma consente, senza un controllo pubblico, anche il cambio di destinazione d\u2019uso dell\u2019edificio, determinando un evidente stravolgimento della normativa urbanistica, degli standard di verde, parcheggi, servizi, e di tutta l\u2019organizzazione della citt\u00e0. L\u2019emendamento della senatrice De Petris ha avuto il grande pregio di tutelare almeno il centro storico e le aree assimilabili prevedendo di affidare ad un piano dell\u2019amministrazione queste scelte.<br>A partire dalla legge 120 si dibatte, oggi, su ulteriori proposte legislative, relative alla \u201drigenerazione urbana\u201d, che potrebbero, qualora non attentamente definite, mettere di nuovo a serio rischio le nostre citt\u00e0, compreso il centro storico, la loro struttura, le loro caratteristiche tipologiche, i valori di contesto, pur proponendo finalit\u00e0 proprie della rigenerazione.<br>Al di l\u00e0 delle motivazioni e degli obiettivi di tali proposte di legge, in gran parte condivisibili, che sembrano puntare giustamente a fermare il consumo di suolo e al miglioramento ambientale, in linea con i principi del Green new deal, gli strumenti e le norme attuative possono costituire pericoli alla citt\u00e0, se non tengono conto adeguatamente dei valori culturali e di insediamento che essa esprime.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che appare pericoloso \u00e8 la prevista premialit\u00e0 in termini di cubature aggiuntive e la possibilit\u00e0, che potrebbe essere concessa, di intervenire su singoli edifici e non per insiemi, per tessuti, che devono essere gestiti a livello di Piani urbanistici o, comunque, attraverso scelte affidate alla valutazione degli Enti locali secondo un processo democratico. Naturalmente ci\u00f2 appare ancor pi\u00f9 preoccupante per il centro storico ed aree equivalenti. Il che non esclude, ove opportuno, e a determinate condizioni, la demolizione e ricostruzione di edifici, anche in centro storico, ove sia necessaria e concordata con l\u2019Ente locale, in quanto funzionale al migliore assetto urbanistico, sulla base di un piano d\u2019 insieme.<br>Occorre chiarire che se in termini generali, si consente la \u201cdemolizione e ricostruzione\u201d dell\u2019edificio con variazioni, a cui si prevede di aggiungere premi di cubatura, il miglioramento ambientale \u00e8 relativo, perch\u00e9 pur realizzando forse miglioramenti prestazionali energetici, si determina consumo di suolo, densificazione, impermeabilizzazione del suolo, e riduzione degli spazi di standard, altro, quindi, da benefici ambientali. Inoltre appare singolare che la premialit\u00e0 in termini di cubature sia solo legata a miglioramenti prestazionali energetici dell\u2019edificio e non si definiscano adeguate premialit\u00e0 per il recupero di spazi permeabili e spazi verdi, cosi come non si prevedono agevolazioni per il restauro o il risanamento conservativo degli edifici.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo proposito \u00e8 anche bene chiarire che non \u00e8 necessario per migliorare la prestazione energetica di un edificio \u201cla demolizione\u201d, piuttosto si pu\u00f2 usare \u201cla ristrutturazione o il restauro\u201d, con adeguate tecnologie, senza quindi dover necessariamente modificare l\u2019edificio nella sua volumetria, nelle sue caratteristiche e nel suo uso.<br>In nome di una presunta innovazione e rigenerazione, basata solo sul rinnovo edilizio, il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici e sull\u2019adeguamento sismico, le previste nuove norme contraddicono anche i principi del Green new deal, e del Next generation Eu, che pure vengono sempre invocati in premessa.<br>Ma il rischio di vedere distruggere le caratteristiche pi\u00f9 significative delle nostre citt\u00e0, \u00e8 crescente considerato che c\u2019\u00e8 un vasto schieramento, con Federazioni di costruttori, Ordini professionali, ecc., che preme, affinch\u00e9 le norme future rendano possibili questi interventi di demolizione e ricostruzione con variazioni volumetriche e planimetriche in particolare nei centri storici. Si chiede cio\u00e8 che la deregulation sia totale e non escluda gli edifici dei centri storici dalla possibilit\u00e0 di operazioni dirette di demolizione e ricostruzione con variazioni di cubature, sedime, sagome, tipologie, facciate, e di uso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che l\u2019edificio con vincolo monumentale \u00e8 escluso dall\u2019applicazione della norma, ma sappiamo bene che gran parte del patrimonio non \u00e8 vincolato, certamente non sono vincolate le tipologie, le architetture meno antiche, e i tanti edifici e spazi che testimoniano la storia di sviluppo della citt\u00e0.<br>A sostegno della richiesta viene invocata surrettiziamente la necessit\u00e0 tecnico-funzionale di innovare completamente gli edifici, ma si comprende chiaramente che l\u2019obiettivo \u00e8 altro, poter lavorare alle demolizioni e ricostruzioni su ambiti di pregio della citt\u00e0, quindi proprio nel centro storico, al fine di conseguire maggiori guadagni a danno dei contesti, dell\u2019architettura, del paesaggio, del valore culturale di insieme che essi rappresentano.<br>Di scarso interesse appare invece la possibilit\u00e0 di intervento sul patrimonio edilizio pi\u00f9 degradato, nelle aree meno pregiate della citt\u00e0, nei quartieri della periferia, il riuso del patrimonio in abbandono, le aree dismesse, proprio quelle su cui dovrebbero concentrarsi i processi di rigenerazione e le connesse incentivazioni.<br>Il centro storico \u00e8 significativo per scenari di architetture, di spazi che raccontano lo sviluppo, la formazione della citt\u00e0 e tutto questo \u00e8 oggi in pericolo, cos\u00ec lo sarebbero qualora si realizzassero questi tipi di intervento, le caratteristiche, le tipologie, i luoghi pi\u00f9 significativi della intera citt\u00e0.<br>Cos\u00ec persino i centri storici delle nostre citt\u00e0 corrono gravi rischi di scomparire progressivamente, eppure sono un patrimonio culturale, sono famosi in tutto il mondo e oggetto di ampio interesse culturale, spesso patrimonio Unesco. Inoltre il patrimonio edilizio dei nostri centri storici \u00e8 stato, nel passato, in molti casi, oggetto di interventi modello di restauro o di piani di recupero, anche questi famosi nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste oggi la consapevolezza, ormai ampiamente supportata dalla ricerca e dalla conoscenza, nonch\u00e9 dall\u2019esperienza consolidata di buone pratiche, verificate in molte citt\u00e0, che anche gli obiettivi culturali e sociali e di sviluppo economico nelle grandi citt\u00e0 come nei piccoli comuni, sono strettamente connessi e dipendenti dalla qualit\u00e0 ecologica, dalla vivibilit\u00e0, dalla attrattivit\u00e0 culturale, dal recupero e risanamento delle aree e degli edifici degradati. Pur dovendo procedere per parti, occorre operare con un disegno organico e coerente.<br>La lezione del Covid e l\u2019emergenza climatica dovrebbero aver insegnato che la citt\u00e0 \u00e8 un organismo complesso, che va trattato con regole ed attenzioni per evitare ulteriori danni irreversibili. Dovremmo avere appreso che \u00e8 necessario agire nei contesti urbani come insiemi unitari, di valore culturale con adeguate soluzioni di mobilit\u00e0, di organizzazione degli spazi, di potenziamento delle infrastrutture verdi, dei servizi ecosistemici per garantire la stessa sopravvivenza della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>*-*<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019autrice:&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mirella Di Giovine, architetto, docente della Scuola di specializzazione in Beni naturali e territoriali alla Sapienza Universit\u00e0 di Roma, si \u00e8 occupata di problematiche ambientali e di rigenerazione urbana realizzando piani ed interventi come dirigente del Comune di Roma<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mirella di Giovine da Left del 24\/02\/2021 Dopo la deregulation edilizia resa possibile dal decreto Semplificazioni sono state pensate ulteriori norme, rischiose per le citt\u00e0. 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