{"id":3355,"date":"2021-02-12T15:21:15","date_gmt":"2021-02-12T14:21:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3355"},"modified":"2021-02-12T15:21:16","modified_gmt":"2021-02-12T14:21:16","slug":"visco-un-campo-di-concentramento-fascista-sul-confine-orientale-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/02\/12\/visco-un-campo-di-concentramento-fascista-sul-confine-orientale-ditalia\/","title":{"rendered":"Visco: un campo di concentramento fascista sul confine orientale d\u2019Italia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Ferruccio Tassin del 12\/02\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Qui la prenderemo alla lontana, senza per\u00f2, andare per le lunghe scherzando con fatti e secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Un paese qualunque, Visco, in Friuli, Italia, al limite nord della Bassa Friulana (gi\u00e0 Contea di Gorizia e Gradisca, provincia di Udine dopo la grande guerra). Il nome stesso del paese \u00e8 stato discusso: dal Viscus oraziano, latino? Sembrerebbe improbabile. Dal vezzeggiativo di Vleslav, Visko ? Teoricamente possibile. Da Vi\u0161ek, \u201celevato, alto\u201d? Riguardo ai metri sugli altri paesi, certo.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, \u201cslavo\u201d?! Il parroco decano di Visco, poi di Aquileia, don Mesrob Justulin, che considerava il nazionalismo il cancro dello Stato, il primo a ipotizzare l\u2019origine slava del nome, osserv\u00f2: \u201c\u2026 La tendenza di purgare la lingua e di cassare tutto ci\u00f2 che non \u00e8 puro prodotto nazionale, far\u00e0 sparire anche questi segni e documenti storici \u2026 \u201d; e ancora \u201c\u2026 Il nazionalismo spinto &#8211; di essere rampolli dei leggendari Romolo e Remo &#8211; (non so del resto che gloria sia) \u00e8 una ridicolaggine \u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In loco, si trovano reperti romani, longobardi, paleoslavi.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora \u2026 si pianteranno le bandierine nazionali, usando criteri ottocenteschi e novecenteschi?<\/p>\n\n\n\n<p>A mettere tutti d\u2019accordo c\u2019\u00e8 la preistoria, che squaderna dal terreno reperti del Bronzo Antico, Medio, Recente; dell\u2019Et\u00e0 del Ferro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie a Dio, al di l\u00e0 di giuste valutazioni di identit\u00e0 culturali, si fa strada la visione di un uomo europeo, frutto di incroci, il quale, adattamenti a parte, ha pi\u00f9 in comunanza che in particolarit\u00e0 (anni fa, era stata allestita a Roma una grande mostra che andava in questa direzione e mostrava che i vasi in terracotta a campana rovesciata erano comuni a Nord, Sud, Est e Ovest; che la Venere di Willendorf &#8211; Austria &#8211; aveva il profilo simile, e non propriamente anoressico, a quella di Savignano &#8211; Italia).<\/p>\n\n\n\n<p>Saltiamo fuori dalle nebbie nel Medioevo e vediamo, in pacifica mescolanza, nomi latini, slavi, tedeschi, ungheresi.<\/p>\n\n\n\n<p>Confini stabili, se vogliamo, tra mondo latino, tedesco, slavo e ungherese, vengono catapultati (sono transazioni di potenti) sul microscopico paese, e ancora pi\u00f9 stabili con la fondazione di Palmanova.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"765\" height=\"562\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Confine-Venezia-Austria.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3358\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Confine-Venezia-Austria.jpg 765w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Confine-Venezia-Austria-300x220.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Confine-Venezia-Austria-199x146.jpg 199w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Confine-Venezia-Austria-50x37.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Confine-Venezia-Austria-102x75.jpg 102w\" sizes=\"(max-width: 765px) 100vw, 765px\" \/><figcaption>Il confine fra Venezia e l\u2019Austria dal Cinquecento alla caduta della serenissima<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Lotte di comunit\u00e0, per pascoli e altro, si tingono di politico, quando i potenti non disinnescano le tensioni, ma i luogotenenti veneti di Palma, fanno capire che gli imperiali sono legati ai loro pr\u00ecncipi \u2026 e persino i nobili veneti guardano con simpatia in quella direzione!<\/p>\n\n\n\n<p>Il confine moderno si specializza sempre di pi\u00f9 a monetizzare le differenze territoriali, e allora arrivano dogane (nel \u2019700 quelle di Maria Teresa) e gabelle stradali.<\/p>\n\n\n\n<p>Confine, ma, quando serviva, i nostri andavano a Palma e i loro soldati andavano, magari a impegnare la armi, a Ontagnano, piccolo paese imperiale con una comunit\u00e0 ebraica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel \u2019600, 1615-1617: guerra di Gradisca (<em>son l\u00e2ts in trente e dodis e son torn\u00e2s i quarantedoi!<\/em> \u2013 sono andati in trenta e dodici e son tornati in quarantadue, a dire la voglia di morire \u2026), e <em>perfino<\/em> cambio di Stato, con un momento di gloria per Gradisca, citt\u00e0 fortezza fondata da Venezia; subito dopo austriaca, capitale della principesca contea degli Eggemberg (1647-1717), che poi avevano ascendenze slave, venendo da Ceski Krumlow, in Boemia. Il \u2019700 \u00e8 dai confini e vittorie cos\u00ec oscillanti (Napoleone protagonista), che fanno dire al parroco di Gradisca, de Baselli: basta con i Te Deum, che qui cambia a ogni giro d\u2019aria!<\/p>\n\n\n\n<p>Cambiamenti da brividi, dopo uno che aveva scompaginato il quieto vivere come Giuseppe II.<\/p>\n\n\n\n<p>Batti e ribatti e ritorna l\u2019Austria; fino a Visco, il Regno dell\u2019Illirico e, da Palma (citt\u00e0 fortezza fondata da Venezia il 7 ottobre 1593) alla Lombardia, il Lombardo Veneto. Torna il confine, questa volta interno, che, alla dogana, munge i sudditi coi dazi. Ancora brividi per le rivolte e rivoluzioni del 1848; bruciate Visco e Jalmicco, la seconda, prima fedelissima austriaca, cambia idea; la seconda prosegue in testarda fedelt\u00e0, che accoglie in maniera non granch\u00e9 amichevole simpatizzanti del tricolore, che per esercitare le loro funzioni irredentistiche vanno a Palmanova, che rispolvera il leone di San Marco in prospettiva antiasburgica, dopo il passaggio all\u2019Italia con l\u2019ennesima guerra (1866). Confine strutturato; schiere di funzionari e soldati che fanno la spola da tutto l\u2019impero austroungarico su confine e dogana: Tedeschi, Sloveni, Croati, Cechi, Slovacchi, Polacchi \u2026 Qualcuno si ferma in paese. Morteglianesi Italiani mandati in esilio per contrabbando; la signora elegantissima e inanellata che cercava di introdurre in Austria 3 chili di una polvere bianca, che, analizzata dal farmacista di Aiello, risult\u00f2 essere cocaina; l\u2019aviatore jalmicchese che violava il sacro suolo (perch\u00e9 avrebbe dovuto essere italiano) dei paesi austriaci di confine, salvo poi atterrare quando rischiava di cadere (siamo nel 1911) come una pera cotta\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Sloveni del Collio intagliavano gioghi che vendevano ai nostri contadini; compravano le susine sugli alberi per poi distillare; se avevano un pugno di ciliegie, le commercializzavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Ottocento, era comune che degli Sloveni occupassero posti importanti nei nostri paesi: Valentino Messesneu, delegato per il culto del nostro cantone sotto i Francesi, cerca di modernizzare la organizzazione ecclesiastica e di scrollarsi di dosso il peso di invadenti servit\u00f9 vischesi che da quella parte si credevano domini; un sacerdote di Canale, Goriup, prima ad Aiello (in un documento abbozza una bella analisi sociale; bella per capacit\u00e0 di indagine, perch\u00e9 di miseria \u00e8 che parla) poi a Visco, semina le c di pipe; un maestro di Podgora, Giovanni Sfiligoi (il nome lo annuncia sloveno) \u00e8 il primo maestro in paese a Visco, organista&nbsp; e primo podest\u00e0 costituzionale, dopo la costituzione del 1848.<\/p>\n\n\n\n<p>I guai erano gi\u00e0 cominciati per l\u2019Europa, per i principi romantico-nazionali, \u201cla primavera dei popoli\u201d, che scivoleranno nel \u201cla mia patria \u00e8 migliore della tua\u201d del nazionalismo e nel finalizzare lotte e guerre a far coincidere lo Stato con la Nazione, trattando gli altri popoli inglobati come \u201cminoranze\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec Italiani, Tedeschi, Ungheresi; qui anche Sloveni, Croati, Friulani (ma questi non toccati dal alcun prurito nazionale, li facevano vescovi per questo!) cominciano a guardarsi <em>di stross<\/em> (in tralice) per motivi pi\u00f9 seri e radicali. \u201cLiberati\u201d con la prima guerra mondiale, i nostri vengono subito presi a pedate dai fratelli e mandati \u201cin vacanza\u201d ora in Sardegna, ora in Toscana, Sicilia (\u201corrida e torrida\u201d la chiamer\u00e0 don Justulin), Abruzzi e Molise, Piemonte \u2026 Ci sono anche gli Sloveni. Dopo la guerra, i nostri si rassegnano al dominatore-\u201cfratello\u201d limitandosi alla resistenza del ricordo, ma soprattutto dimenticano la storia e le offese di infamanti e ingiuste accuse antinazionali. Gli Sloveni, da quasi un secolo strutturati sotto il profilo linguistico e nazionale, fortemente scolarizzati dove l\u2019ambiente lo consentiva (100 % ad Aidussina, contrariamente alle credenze di qualche nazionalmacaco nostrano, che li voleva invariabilmente ignoranti), furono perseguitati per la loro fortissima resistenza &#8211; con il clero in testa &#8211;&nbsp; alla assimilazione. Chiusura di scuole, arbitri dello Stato all\u2019ordine del giorno, talch\u00e9 molti abbandonarono terre di confine per trasferirsi altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>E da qui il nazionalismo, robusto, muscolare da occupazione del 1915 ad annessione nel \u201921, in poi trascolorer\u00e0 nel fascismo. Il razzismo, funzionale al fascismo, non nasce nel \u201938 come da leggenda nera della irriducibile cattiveria teutonica, ma ben prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo prepara la occupazione italiana della Jugoslavia del 6 aprile 1941. Un pittore lubianese, Marijan Tr\u0161ar mi ha raccontato e scritto che il peggio del peggio per lui, nel campo di concentramento di Gonars era proprio il senso di inferiorit\u00e0 che gli si voleva infliggere. Al di l\u00e0 dei morti, delle violenze, ruberie e incendi, basterebbe questo a scavare un solco tra i popoli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La dolorosa storia di Slavenka e Milan<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 una storia iniziata nel 1941, quando una ragazza croata diciassettenne avverte che la vita le sfugge di mano, imbalsamata, fuori dal tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizia a Gradac in Dalmazia, con il suo arresto da parte di collaborazionisti dell\u2019occupante italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fratello \u00e8 in guerra; il padre &#8211; Jure &#8211; ha 48 anni; arrestato, imbianca nei capelli, all\u2019improvviso.<\/p>\n\n\n\n<p>Imprigionata la sorella Nede (21 anni); pi\u00f9 tardi, anche la madre Anna (38) e i fratelli Perica e Senka&nbsp; (8, e 6 anni !). Slavenka Ujdur, insieme con cinque ragazze (tra i 19 e i 23 anni), una donna vicina ai cinquanta, altri uomini del paese, viene portata in barca nelle prigioni di Metcovi\u010d sulla Neretva, e a Kolocep, nelle carceri della fortezza di Dubrovnik; in autocarro a Prevlaka (Montenegro); i morti di Mamola orride prigioni; il viaggio da bestie in barca verso Fiume; i carri bestiame del treno per il trasferimento a Palmanova. Di l\u00e0 a Visco, nel campo di concentramento.<\/p>\n\n\n\n<p>In Jugoslavia anche la violenza (i compagni di sventura picchiati); tempi delle privazioni; del non esistere, intimamente legati a giorni e notti dietro il filo spinato. La fame; il non essere pi\u00f9 donna nel fisico \u2026 Un lampo di umanit\u00e0: un ufficiale giocava con una bambina; sentimenti che sembravano non albergare in un nemico. Il pi\u00f9 difficile era capire il perch\u00e9. Giorni si succedevano ai giorni: uguali.<\/p>\n\n\n\n<p>Felicit\u00e0 solo dopo l\u2019otto settembre; poi lunghe, lente colonne di umanit\u00e0, dolente e umiliata, sulla faticosa via del ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"921\" height=\"616\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Slavenka-campo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3357\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Slavenka-campo.jpg 921w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Slavenka-campo-300x201.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Slavenka-campo-768x514.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Slavenka-campo-218x146.jpg 218w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Slavenka-campo-50x33.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Slavenka-campo-112x75.jpg 112w\" sizes=\"(max-width: 921px) 100vw, 921px\" \/><figcaption>Slavenka Ujdur nel campo di Visco col Presidente on. Luciano Violante<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Decenni pi\u00f9 tardi, le dicevano che il campo di Visco non c\u2019era stato; impossibili i campi di concentramento qui; dopo, le danno ragione; non sapevano \u2026 non potevano credere \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Il 21 ottobre del 2000 rientra in questo luogo, per vedere; un mazzo di fiori in cimitero, uno in chiesa, per quelli che erano morti del tutto. Per lei, erano morti tre anni, forse pi\u00f9; ricordi&nbsp; dolorosi che solo il tempo attenua.<\/p>\n\n\n\n<p>A Osoppo, colpita con i suoi dai terremoto nel 1976, Slavenka \u00e8 stata solidale&nbsp; con chi \u00e8 pi\u00f9 sfortunato di lei. Non odia: ha sposato un italiano; era suocera di un italiano che aveva preso in moglie una croata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora pi\u00f9 tenera la storia di Milan: sette anni trascorsi in Slovenia, nelle vicinanze di Lubiana; prima (nel 1941) la occupazione italiana sembra innocua; persino qualche parola della loro lingua impara; poi la casa bruciata (con l\u2019accusa di essere partigiani insieme con altre nel suo paese).<\/p>\n\n\n\n<p>Trasferimenti di luogo in luogo, fino a Monigo (Treviso); qui muoiono 228 persone, tra esse tantissimi bambini e bambine di pochi mesi e di pochi anni. Con Milan sono la mamma, un fratello e due sorelle; il padre e il fratello pi\u00f9 grande sono ad Arbe (tra i 1.000 e i 1.500 morti; i pi\u00f9 per fame), poi il padre andr\u00e0 a Gonars (435 morti) e il fratello li raggiunger\u00e0 a Visco.<\/p>\n\n\n\n<p>Il campo di Visco \u201c\u2026 venne costituito dall\u2019intendenza d\u2019armata, ma, appena costruito, pass\u00f2 alle dipendenze del comando C. A. di Trieste; ne era comandante il ten. col. dei Carabinieri Bonfiglio\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ordine di allestirlo giunse nel dicembre \u201942; avrebbe dovuto essere in grado di ospitare 10.000 persone; il comando d\u2019armata concesse all\u2019intendenza pochi giorni, data l\u2019urgenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La localit\u00e0 fu scelta dal gen. Umberto Giglio, Intendente del Comando Superiore delle Forze Armate Slovenia &#8211; Dalmazia. L\u2019area fu sgomberata rapidamente trasferendo a Palmanova il reparto che la occupava. L\u2019esistenza di 17-18 padiglioni in muratura (c\u2019erano dalla I guerra mondiale) facilit\u00f2 l\u2019operazione. &nbsp;I lavori procedevano a rilento e il generale si port\u00f2 sul posto il&nbsp; 17 gennaio \u201943 e descrisse minutamente i lavori fatti eseguire, concludendo: \u201c\u2026 Tutti i lavori, malgrado le poche ore lavorative dovute alle intemperie della stagione e alle giornate corte, vennero effettuati in modo quasi completo, in circa un mese, tanto che, il 20 febbraio 1943 il campo venne occupato dai primi mille internati che trovarono in esso ogni possibile conforto (dove il termine potrebbe suonare come tragica ironia n.d.A.)<\/p>\n\n\n\n<p>I lavori compiuti, per la loro enorme mole e perch\u00e9 eseguiti con organizzazione perfetta e razionalmente, destarono l\u2019ammirazione delle autorit\u00e0 superiori che definirono \u201cmiracolosa\u201d la costruzione di quel campo \u2026 \u201d. Sembra si parli di altro, piuttosto che di un luogo in cui l\u2019umanit\u00e0 veniva violata!<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giugno del \u201943 si stabiliva in 8.500 internati la capacit\u00e0 del campo di Visco, ed esiste di allora una pianta del progetto di ampliamento del campo, segno che l\u2019internamento avrebbe avuto un carattere di stabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un\u2019idea di come si annunciassero nuovi arrivi al campo (e di quanto contasse l\u2019uomo), ecco un fonogramma, del 13 giugno 1943, che l\u2019Intendenza della II Armata, Direzione Trasporti, inviava al Comando della II Armata, Ufficio Affari Civili: \u201cSono giunti oggi pomeriggio a Fiume 435 internati civili via nave da Castelnuovo di Cattaro. At ore 19.56 partiranno per ferrovia diretti at Visco Palmanova\u201d, sicch\u00e9 un lungo viaggio senza respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gen. Umberto Giglio, in una lettera di poco precedente, aveva dato dei consigli; tra essi, uno per le vittime pi\u00f9 innocenti di simili soprusi: \u201c\u2026 riunire i bambini durante varie ore del giorno in apposito recinto (proprio \u2018recinto\u2019, n. d. A.) e locale per essere intrattenuti in giochi ed istruzioni in relazione alla loro et\u00e0\u201d. Milan, che il 22 marzo aveva compiuto 8 anni nel campo di Monigo, arriva a Visco con la mamma Maria di 38, il fratello Ivan di 6, le sorelle di 17 e 18. Li raggiunge il fratello Jo\u017ee; veniva da Arbe e non occorre dire come si present\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Saranno liberati dopo il 25 luglio; il padre dopo l\u20198 settembre. Anche sul foglio dei bambini la monotona ripetitivit\u00e0 della burocrazia scrive che il \u201cluogo di cattura\u201d \u00e8 stato Begunje.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ancora convinzione comune che le ingiustizie nei confronti delle nazioni e gli internamenti di popolazioni slave siano stati sporadici; il fenomeno era ancora malamente conosciuto fino ad anni relativamente recenti (in nessun libro di storia per le scuole vi si fa cenno) e comunque, nel primo dopoguerra, pare non sia stato usato come&nbsp; motivo di scontro tra varie posizioni ideologiche (questo almeno nel Friuli orientale).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 utile accennarvi&nbsp; almeno per averne una visione complessiva: tralasciando l\u2019immediato dopoguerra e il periodo squadrista, sotto il fascismo si diede facolt\u00e0 ai prefetti di intervenire immediatamente&nbsp; per sciogliere associazioni \u201cantinazionali\u201d, si ag\u00ec sulla lingua, proibendo in tutte le sedi giudiziarie l\u2019uso di qualsiasi idioma che non fosse l\u2019italiano; si fece pressione per il cambiamento dei cognomi (con tratti di incultura che hanno dell\u2019impossibile). Si ag\u00ec contro il clero sloveno e croato e, con la leva economica, con espropri eliminazioni di societ\u00e0 cooperative; e poi ci furono almeno 31 campi di internamento, di cui 26 sparsi nell\u2019attuale territorio italiano, dove morirono circa 7.000 persone.<\/p>\n\n\n\n<p>A provocare tutto questo era stato lo stesso demone del nazionalismo che aveva visto internare migliaia di sloveni e della nostra gente (mai sono stati riabilitati) in Sardegna, Sicilia, Toscana, Lombardia \u2026 allo scoppio della prima guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Degli internati nel campo di Visco, 25 non fecero pi\u00f9 ritorno; 22 si spensero nel campo, 3 all\u2019ospedale di Palmanova. I certificati di morte accennano in qualche caso a gravi stati di deperimento organico; probabilmente erano persone che arrivate da Arbe. Per fortuna, qui, non morirono bambini. Ci\u00f2 fu senz\u2019altro dovuto anche al gruppo dei medici del campo, alcuni dei quali curarono allora senza compenso molti dei nostri paesani.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"828\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Campo-pianta-1-1024x828.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3356\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Campo-pianta-1-1024x828.jpg 1024w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Campo-pianta-1-300x243.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Campo-pianta-1-768x621.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Campo-pianta-1-181x146.jpg 181w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Campo-pianta-1-50x40.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Campo-pianta-1-93x75.jpg 93w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Campo-pianta-1.jpg 1399w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Pianta del campo di concentramento di Visco (giugno 1943)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Si deve accennare, almeno (per far capire che l\u2019umanit\u00e0 non si era spenta), a una lettera del capitano medico pediatra dott. Giuseppe Castelbarco Albani, che, scrivendo a mons. Mirko Brumat, del comitato per il soccorso agli internati sloveni, segnalava tra l\u2019altro: \u201c\u2026 mancano farine alimentari per bambini e sovratutto Mellin per divezzamento e per correggere nei lattanti artificialmente ai primi mesi. Non abbiamo nessuna dotazione, ed il sottoscritto stesso \u00e0 provveduto personalmente ad acquistare qualche flacone di Mellin facendo piccola opera di beneficenza \u2026 le anime buone del Goriziano, le mamme sopratutte potranno pi\u00f9 di me, pensando ai loro bambini, comprendere quanto bene si pu\u00f2 fare in tanto dure contingenze per le piccole innocenti creature altrui\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci furono altri piccoli segni di solidariet\u00e0: uno dei muratori che costru\u00ec questa chiesa portava qualche pezzo di sapone e di pane; una famiglia contadina faceva avere al di qua dei reticolati verdure di stagione; un bambino di allora ha raccontato che due nonne gli raccomandarono di pregare per quei bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la grande storia, cui solo una storiografia, a torto chiamata minore, accenna, questi sono particolari trascurabili, ma forse questi piccoli gesti servirono ad attenuare la sfiducia nel prossimo di quel fiume di umanit\u00e0 dolente che, dopo l\u2019otto settembre, si mise in marcia per raggiungere le proprie terre, e ricominciare.<\/p>\n\n\n\n<p>Milan, che aveva otto anni, si era accorto che anche a Visco, tra le baracche, dove scorrazzavano i ratti, prima il terreno aveva avuto un\u2019altra funzione, perch\u00e9 aveva visto ricrescere le spighe del grano \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Era la speranza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Epilogo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 cercato di collocare la vicenda del campo di concentramento di Visco entro ambiti storici pi\u00f9 vasti, per capire come abbia una significanza simbolica che va oltre il locale, entra nella \u201cgrande storia\u201d di cui la localit\u00e0 dove fu collocato visse momenti significativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il campo sorse fra la dogana italiana e quella austriaca (ambedue ancora esistenti), in un luogo che fu per cinque secoli di confine, prima fra Austria (cui Visco Apparteneva) e Venezia; dal 1866 (III guerra di indipendenza), fra Austria e Italia. Nel 1915, con l\u2019occupazione italiana, fu installato l\u2019ospedale attendato pi\u00f9 grande d\u2019Italia: 1000 posti letto in tenda. Vi morirono (fece strage soprattutto il colera) fra i 500 e i 600 soldati, soprattutto italiani, e dei civili della Contea di Gorizia. Dopo Caporetto, i 20 padiglioni ospitarono 400 profughi dei paesi del Piave, fino al 1923; vi morirono 14 persone, di cui 8 bambini. Pi\u00f9 tardi, fu deposito di artiglieria e quindi deposito di mascalcia a supporto della cavalleria che operava in Jugoslavia dopo la occupazione italiana (dal 6 aprile 1941). Il campo di concentramento (tuttora intatto) aveva il suo cuore logistico nei 20 padiglioni risalenti alla grande guerra, circondati da decine di tende e baracche prefabbricate, che, dopo l\u20198 settembre 1943 furono asportate dalla gente dei paesi vicini e in parte smontate e inviate in Germania. Nel 1943 l\u2019ex campo divenne un deposito della Wehrmacht. Il 5 ottobre 1944, venne assaltato da un gruppo di partigiani al comando di Ilario Tonelli (\u201cMartello\u201d), e fu asportata una grande quantit\u00e0 di armi. Nel 1947 la caserma ospit\u00f2 reparti di carabinieri e di finanzieri che andarono a riprendere possesso di Gorizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora, al 1996, la caserma vide decine di migliaia di giovani in servizio di leva. In seguito, su istanza di chi scrive, la Soprintendenza mise il vincolo sulla parte che ricalca il cuore logistico del campo.<\/p>\n\n\n\n<p>Attualmente, all\u2019interno ci sono due impianti di allenamento di cani da catastrofe (la cosa, dato il significato del luogo, non ha bisogno di commento!), e la sede della Protezione Civile.<\/p>\n\n\n\n<p>Di recente, il complesso, di propriet\u00e0 comunale, \u00e8 stato \u201coscurato\u201d con reti di plastica, che ne limitano la visibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Numerosissimi sono stati i visitatori dell\u2019ex campo di concentramento, ormai noto in Italia e all\u2019estero: la voce \u201cVisco\u201d \u00e8 entrata anche in una enciclopedia&nbsp; dei campi di concentramento pubblicata negli USA dall\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Indiana. Due contributi regionali destinati al Comune per un concorso di idee volto ad uno studio per la valorizzazione dl campo sono stati lasciati cadere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ferme prese di posizione per la difesa di questo luogo sono venute da numerose associazioni, da intellettuali fra i quali gli scrittori Moni Ovadia, e Boris Pahor, che ne ha parlato, e scritto su giornali quali \u201cLa Repubblica\u201d e \u201cIl Sole 24 Ore\u201d. Ampi articoli sul problema della difesa e valorizzazione sono usciti su \u201cFamiglia Cristiana\u201d, \u201cIl Corriere della Sera\u201d e giornali locali, nazionali italiani, sloveni e croati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ferruccio Tassin del 12\/02\/2021 Qui la prenderemo alla lontana, senza per\u00f2, andare per le lunghe scherzando con fatti e secoli. Un paese qualunque, Visco, in Friuli, Italia, al limite nord della Bassa Friulana (gi\u00e0 Contea di Gorizia e Gradisca, provincia di Udine dopo la grande guerra). Il nome stesso del paese \u00e8 stato discusso: dal Viscus oraziano, latino? Sembrerebbe improbabile. Dal vezzeggiativo di Vleslav, Visko ? Teoricamente possibile. Da Vi\u0161ek, \u201celevato, alto\u201d? Riguardo ai metri sugli altri paesi, certo.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3357,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3355"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3355"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3355\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3359,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3355\/revisions\/3359"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3357"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3355"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}