{"id":3333,"date":"2021-01-31T09:46:06","date_gmt":"2021-01-31T08:46:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3333"},"modified":"2021-01-31T09:46:06","modified_gmt":"2021-01-31T08:46:06","slug":"il-significato-dei-piccolissimi-passi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/01\/31\/il-significato-dei-piccolissimi-passi\/","title":{"rendered":"Il significato dei piccolissimi passi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Davide Strukelj<\/strong> del 31\/01\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;inizio fu il sogno della rivoluzione. Utopia dell&#8217;azione finalizzata al cambiamento radicale, tramont\u00f2 ben presto anche considerata l&#8217;impossibilit\u00e0, e forse l&#8217;inopportunit\u00e0, di perseguire un fine di tale portata.<br><br>Poi venne il tempo delle conquiste storiche. Le grandi riforme, il suffragio, la Repubblica e poi lo statuto dei lavoratori, il divorzio, l&#8217;aborto, e altri mille risultati di civilt\u00e0 che corressero, per quanto era possibile, un ritardo atavico ancora oggi non completamente sanato.<br><br>In seguito le cose cambiarono progressivamente e si perse un po\u2019 lo smalto, tanto che arriv\u00f2 il giorno in cui si implorarono i capi di turno quantomeno di dire \u201cqualcosa di sinistra\u201d, e fu un bel film. Seguendo il corso degli anni, venne il tempo in cui qualcuno fece presente che certe battaglie non si potevano lasciare agli altri, e quei dieci minuti rimbalzati su YouTube valsero una carriera politica giocata tra Bruxelles e l&#8217;Italia. Le battaglie, sembrerebbe, finirono in qualche cassetto.<br><br>Ora, nel pieno di una pandemia globale e di una crisi economica senza precedenti, pare che queste esternazioni siano andate fuori moda. Che sia stato l&#8217;effetto soporifero della malattia incombente, la paura di un pericolo invisibile o la preoccupazione di una povert\u00e0 che bussa all&#8217;uscio di molti, rimane il fatto che le fibrillazioni dell\u2019individualismo spingono l\u2019\u201dognuno\u201d e il \u201ctutti\u201d verso una guardinga attesa della fine dell\u2019incubo. Che le cose vadano male \u00e8 chiaro a tutti. Che poi per qualcuno vadano peggio \u00e8 altrettanto evidente, quindi meglio resistere e stare coperti: nel male comune il gaudio \u00e8 dimezzato, ma nel male degli altri il proprio gaudio resta abbastanza alto. Tutto \u00e8 relativo, anche il livello della felicit\u00e0.<br><br>E cos\u00ec ecco che, in una sorta di immobilismo tipico del camaleonte mimetizzato tra le foglie, tanto l&#8217;individuo quanto quei sistemi di rappresentanza che la democrazia ha creato negli anni occupano le ore del dibattito pubblico con struggenti (e motivati) pianti per i caduti e farneticanti (ma immotivati) buoni auspici per il futuro. Un mondo mediatico, social e non social, riempito dalle diatribe sui vaccini e dalla politichetta \u201cde&#8217; noantri\u201d, anestetico perfetto per nascondere il panorama del poco o nulla (a sinistra, perch\u00e9 a destra \u00e8 ormai del tutto inutile cercare).<br><br>Ma cosa pu\u00f2 fare oggi il leggendario politico \u201cdi sinistra\u201d? Questo ci si domanda da pi\u00f9 parti, tanto che alcuni, approfittando del torpore diffuso, parlano apertamente della fine di un&#8217;epoca e dell&#8217;estinzione dei dinosauri. Certamente sono tramontate le ere geologiche della rivoluzione e delle riforme memorabili. Forse \u00e8 anche passato di moda manifestare pubblicamente il disagio per ritrovarsi in una casa che non si sente pi\u00f9 la propria. Esistono per\u00f2 una miriade di cose da fare, e sia chiaro che si usano di proposito due parole generiche come \u201ccose\u201d e \u201cfare\u201d proprio perch\u00e9 nella generalit\u00e0 dell\u2019agire trovano un significato sia la possibilit\u00e0 sia il dovere dell\u2019azione.<br>Forse sono piccole cose, forse possono apparire insignificanti e inadeguate alla gravit\u00e0 del momento e dei problemi enormi che abbiamo davanti. Ma \u00e8 anche chiaro che i grandi problemi necessitano di grandi soluzioni e queste devono trovare grandi consensi. Oggi non siamo nelle condizioni di dettare l&#8217;agenda di rivoluzioni epocali. Manca la massa critica, si direbbe, ma mancano anche leader capaci di un tale compito. Le grandi operazioni politiche saranno concordate e di ampio consenso, sempre che si sia in grado di portarle a compimento. Sar\u00e0 comunque necessario incidere nella loro ideazione e attuazione, ma dobbiamo essere consapevoli che possiamo scordarci di definirne totalmente l\u2019indirizzo.<br><br>Rimangono dunque molte piccole cose da fare, forse meno evidenti, forse pi\u00f9 semplici da attuare e sulle quali la volont\u00e0 di dare un preciso impulso pu\u00f2 trovare un favorevole terreno di battaglia (politica). Queste \u201cpiccole cose\u201d possono incidere profondamente nella vita delle persone. Magari non nella vita di quella minoranza che non risente della crisi o che addirittura ne ricava beneficio (spesso economico), ma bens\u00ec nella vita degli ultimi, dei dimenticati di ogni giorno: di chi finisce in povert\u00e0, di chi perde lavoro, di chi stenta a mantenere la famiglia, di chi resta solo, di chi viene travolto dalla malattia, di chi rischia di \u201cchiudere bottega\u201d. Piccole ma importanti cose da fare che possono aiutare gli ultimi. Non si ricaveranno certamente grandi titoli sui giornali con operazioni a nove zeri, niente miliardi come fossero popcorn, ma interventi precisi, mirati, di qualit\u00e0. Questo si pu\u00f2 e si deve fare.<br><br>Pare poca roba? Per capire il significato straordinario della microazione ci torna utile la matematica, ed in particolare quella che \u00e8 nota come la formula del successo.<br><br>Inventata da un professore giapponese, serve a capire il valore vero dell\u2019azione quotidiana. In termini numerici la formula dimostra che 1,01 elevato alla trecentosessantacinquesima potenza d\u00e0 come risultato 37,8. Tradotto vuol dire che se ogni giorno producessimo un miglioramento piccolo, diciamo appena dell&#8217;uno percento, alla fine dell\u2019anno avremmo ottenuto un miglioramento di oltre trentasette volte. Non \u00e8 poco, anche immaginando che il miglioramento sia minore del massimo teorico e soprattutto perch\u00e9 per molte persone significherebbe sopravvivere dignitosamente piuttosto che finire nell&#8217;oblio di una societ\u00e0 spesso interessata solo ai primi della classifica.<br><br>Ma bisogna fare attenzione, perch\u00e9 la matematica, si sa, non ha sentimenti, e infatti anche la formula del successo ha un rovescio della medaglia. Per esempio, se anzich\u00e9 migliorare peggiorassimo, anche di poco, diciamo sempre dell&#8217;uno percento, le cose andrebbero malissimo. Infatti lo 0,99 ripetuto per un anno, ovvero elevato alla stessa potenza di prima, produce come risultato 0,03. In altri termini, tanti piccoli peggioramenti a lungo andare determinano l&#8217;annullamento quasi totale. Vi ricorda qualcosa?<br><br>Da quale parte della neutralit\u00e0 sar\u00e0 dunque finito quel 0,01 che serve a crescere o che porta a scomparire? Forse sarebbe il caso di pensarci bene, perch\u00e9 tante piccole cose possono produrre grandi effetti. In un verso o nell&#8217;altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Strukelj del 31\/01\/2021 All&#8217;inizio fu il sogno della rivoluzione. Utopia dell&#8217;azione finalizzata al cambiamento radicale, tramont\u00f2 ben presto anche considerata l&#8217;impossibilit\u00e0, e forse l&#8217;inopportunit\u00e0, di perseguire un fine di tale portata. Poi venne il tempo delle conquiste storiche. 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