{"id":3317,"date":"2021-01-31T09:30:20","date_gmt":"2021-01-31T08:30:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3317"},"modified":"2021-01-31T09:30:20","modified_gmt":"2021-01-31T08:30:20","slug":"la-valle-dei-ros","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/01\/31\/la-valle-dei-ros\/","title":{"rendered":"La valle dei Ros"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Raffaella Cargnelutti<\/strong> del 31\/01\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi anni del Novecento, Alceste e Sisto, della famiglia dei Ros, salgono con le proprie mandrie da un paese delle Prealpi per stabilirsi in una casera incastonata in una valle tra le montagne della Carnia. \u00c8 questo il fatto che sconquassa un&#8217;intera comunit\u00e0 e che d\u00e0 inizio a una parabola nera, ispirata a fatti realmente accaduti, in cui ogni personaggio si autocondanna e dove il racconto si fa corale. Sullo sfondo due conflitti mondiali combattuti in montagna, la grande miseria che porta a una forte emigrazione maschile, prima verso le terre dell&#8217;Impero, poi della Francia, della Germania e del Belgio. E, durante l&#8217;ultima guerra, l&#8217;occupazione nazifascista e quella cosacca per contrastare e combattere la Resistenza. Attorno, una natura meravigliosa e feroce, madre e matrigna, un paesaggio aspro che nulla perdona e dove per ultimo persino la terra si mette a tremare.<\/p>\n\n\n\n<p>Redazione<\/p>\n\n\n\n<p>Estratto dal libro LA VALLE DEI ROS di Raffaella Cargnelutti&nbsp; edito da Bottega Errante<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il vecchio Ros venne da me era appena successo. Mio marito, su al pascolo, se l\u2019era portato via un fulmine. Folgorato in un amen, aveva raccontato il famiglio, che era poco distante da lui. Per giorni quel canai non fece che piangere e straparlare, come un matto. A momenti ci rimaneva secco anche lui, aveva detto belando come una pecora. Era accaduto in fretta, vicino al Bosco Grande, sotto un larice. Lo sanno tutti che i temporali d\u2019estate sono tremendi nella Valle, ma il mio paron era corso a cercare le bestie che, al primo botto dei tuoni, come impazzite, rischiavano di precipitare nella gola profonda del torrente, aveva spiegato il giovane pastore. E invece, era rimasto incenerito il mio povero Pietro, mentre le vacche e le pecore erano state pi\u00f9 furbe, neanche una ne aveva presa quella tempesta. Era un giorno di fine estate. Non era ancora sera, o forse s\u00ec, non ricordo. Rapido, il cielo si era fatto scuro e una saetta lunga e gialla aveva attraversato quel catino di piombo, colpendo come una fucilata il mio paron, che Dio l\u2019abbia in gloria! Per. questo lo seppi solo dopo. Io, che stavo rimestando la polenta, ero stata freddata da un brivido, un presentimento cattivo, come se avessi immaginato quello che stava accadendo su, nel pascolo alto, vicino al cielo. Non sapevo spiegarmi perch\u00e9, ma avevo sentito che poteva essere solo una mala sorte. Di corsa mi ero segnata il petto.&nbsp; \u00abAh, Madre di Dio!\u00bb avevo urlato, e avevo iniziato a mettere sul fuoco barba di capra, iperico, sambuco, viburno, iris, garofano\u2026 Erano fiori e piante benedetti in chiesa il primo giorno d\u2019estate. Ma quel Mac di San Zuan, cos\u00ec da noi si chiama, non era servito a nulla, la disgrazia era gi\u00e0 bella e fatta. Qualcuno poi disse che forse si erano messe di mezzo le streghe. Tutti sanno che quando si sciolgono e pettinano i capelli portano pioggia e fulmini nella Valle. A volte anche sventure. Deve essere stato cos., per il nostro troppo amore e per la loro perfida invidia. Fatto sta che Pietro tardava a rientrare. E poi: \u00abAlida, Alida, Alida\u2026\u00bb. Gli urli, come bastonate del canai, avevano frustato il fango del cortile, confermando quello che dentro di me gi\u00e0 sapevo. Neppure la grande croce della passione, che stava fuori la casera, era riuscita a scongiurare quella disgrazia. Per farla breve, su quei miseri resti bruciacchiati, don Ugo, il nostro parroco, recit\u00f2 l\u2019Ora pro nobis, e solo allora capii che ero rimasta sola, sola per davvero in questa Valle bella e feroce, con un\u2019eco lunga, che ti rincorre da una montagna all\u2019altra, tra i peri, i pruni e i meli, a ritmare i ripidi balzi dei prati, verdi in primavera, brulli e gialli prima della neve di novembre. Per tre volte il mio paron mi aveva ingravidata, ma si vede che la mia pancia non ne voleva sapere di covare quei fruts. Se ne scappavano via, correvano fuori nel rosso del sangue come piccoli pesci, scivolavano tra le mie gambe, per finire nel pavimento di pietra della casera. L\u00ec restavano, mentre io piangevo e mi tenevo tra le mani il mio ventre sterile. Una volta rimasta vedova il dolore divenne immenso e mi domin\u00f2 come una montagna. Eravamo rimasti solo una madre fallita e un fulmine assassino a imbalsamare il futuro. Pregai, ancora pregai l\u2019intera corte celeste e forse dall\u2019alto del cielo qualcuno mi ascolt.. Fatto sta che una mattina, d\u2019un tratto, tutto mi si fece chiaro. Serrai le labbra, strinsi i denti e puntai lo sguardo avanti, oltre le montagne, oltre la Valle, verso la pianura. Era l\u2019unica strada che mi rimaneva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Raffaella Cargnelutti del 31\/01\/2021 Nei primi anni del Novecento, Alceste e Sisto, della famiglia dei Ros, salgono con le proprie mandrie da un paese delle Prealpi per stabilirsi in una casera incastonata in una valle tra le montagne della Carnia. \u00c8 questo il fatto che sconquassa un&#8217;intera comunit\u00e0 e che d\u00e0 inizio a una parabola nera, ispirata a fatti realmente accaduti, in cui ogni personaggio si autocondanna e dove il racconto si fa corale. 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