{"id":3304,"date":"2021-01-15T18:52:21","date_gmt":"2021-01-15T17:52:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3304"},"modified":"2021-01-15T18:52:22","modified_gmt":"2021-01-15T17:52:22","slug":"trieste-un-romanzo-documentario-di-dasa-drndic","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/01\/15\/trieste-un-romanzo-documentario-di-dasa-drndic\/","title":{"rendered":"Trieste- un romanzo documentario di Da\u0161a Drndi\u0107"},"content":{"rendered":"\n<p>Recensione di Davide Strukelj<\/p>\n\n\n\n<p>La memoria finalizzata alla costruzione della storia \u00e8 una funzione attiva, necessariamente volontaria e contemporaneamente faticosa, perch\u00e9 richiede forza, coraggio e determinazione. Ricordare in tal senso non \u00e8 oblio del pensiero e indisciplinato fluire di fotogrammi, nomi, odori, sensazioni. \u00c8 energia finalizzata al sapere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco allora che nel Giorno della Memoria alcune opere rivestono un ruolo che non si limita al rivivere e al raccontare, ma bens\u00ec serve a scrivere il passato per destinarlo al compimento di una cultura che deve appartenere a tutti. Cos\u00ec \u00e8 per \u201cTrieste &#8211; un romanzo documentario\u201d di Da\u0161a Drndi\u0107.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa \u00e8 uno spettatore? Questa \u00e8 una delle domande sussurrate ripetutamente, con discrezione e senza essere mai posta espressamente. Nel parlare comune \u00e8 colui che segue uno spettacolo. Nella psicologia delle masse \u00e8 la sindrome che colpisce gli individui che assistono ad una situazione estrema e di grande sofferenza per altre persone ma non intervengono in loro aiuto, rimanendo appunto spettatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo paradossale comportamento parte un romanzo storico centrato su quel drammatico conflitto che condusse allo sterminio razziale del quale la banalit\u00e0 diffusa del male fu ingrediente scioccante. &#8220;C&#8217;era la guerra, che altro potevamo fare?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Romanzo ricco di nomi, perch\u00e9 &#8220;dietro ogni nome si nasconde una storia&#8221;, e di riferimenti che intrecciano le vicende di personaggi noti e meno noti, come quelle di Renato Caccioppoli, matematico napoletano e manifestante antinazista salvato dalla zia Maria Bakunin, nipote di Michail Bakunin. Seguono, tra le molte altre, la storia tutta interiore di Enrico Mreule narrata da Claudio Magris (&#8220;Un altro mare&#8221;), e l&#8217;incredibile vicenda di Franz Stangl, di cui scrisse Gitta Sereny in un libro ancora oggi sconvolgente (&#8220;In quelle tenebre&#8221;), nato sulla scia di &#8220;Eichmann a Gerusalemme&#8221; di Hannah Arendt. Dolcissimo il riferimento a Umberto Poli, diventato Saba in memoria di Peppa Sabaz e morto a Gorizia dove si era consegnato in clinica abbattuto dal dolore, ma senza fare in tempo a conoscere quel Basaglia che, come si ricorda, &#8220;tolse le grate dalle finestre&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Da\u0161a Drndi\u0107 cesella una storia che ruota intorno a Gorizia, un vero ponte sull&#8217;Isonzo che congiunge popoli, lingue e religioni, e dove la protagonista, a tratti voce narrante, Haya Tedeschi ricorda che &#8220;I cittadini vengono schedati, l&#8217;ordine deve regnare ovunque&#8221;, richiamando alla memoria un altro ponte, quello del &#8220;Ponte sulla Drina&#8221; di Ivo Andri\u0107, in cui l&#8217;imam Ali-hod\u017ea spiega che &#8220;il censimento degli uomini (serve ..) per mettere nuove imposte o richiamare gli uomini per qualche corv\u00e9e o per la guerra&#8221;. Conflitti diversi, medesime drammatiche usanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Storie di citt\u00e0 e di ponti, dunque, costruiti dai potenti del tempo, gli Asburgo a Gorizia e il Pash\u00e0 turco a Vi\u0161egrad, per collegare mondi e popoli; ponti distrutti dalla guerra col fine di dividere e poi ricostruiti dagli uomini per unire nuovamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i nomi sono anche la nostra storia, e il finale propone un profondo dramma interiore, intimo e connesso all&#8217;identit\u00e0 personale, alla conoscenza delle vicende recenti del nostro mondo, di ogni singolo individuo e dei vincoli che legano le persone, perch\u00e9 per ciascuno di noi &#8220;la realt\u00e0 \u00e8 intrecciata e indivisibile&#8221;&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Una nota sul titolo dell&#8217;edizione italiana, &#8220;Trieste &#8211; un romanzo documentario&#8221;, che difficilmente richiama l&#8217;originale &#8220;Sonnenschein&#8221;. Il titolo tedesco della prima edizione in lingua croata (2007) significa &#8220;luce del sole&#8221;, ed \u00e8 noto per essere il soprannome del piccolo Riccardo, discendente di quel Francesco Illy venuto a Trieste dall&#8217;Ungheria e fondatore della nota azienda. Il cognome della protagonista \u00e8 Tedeschi, &#8220;ein j\u00fcdischer Name&#8221;, un nome ebreo, come si ricorda pi\u00f9 volte. La tesi \u00e8 evidente: i nomi sono una sorta di impronta digitale. Ineludibili&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente l&#8217;autrice condivise il titolo dell&#8217;edizione italiana: la prima stampa \u00e8 del 2016 e Da\u0161a Drndi\u0107 mor\u00ec nel 2018. Forse per\u00f2 un&#8217;altra scelta sarebbe stata possibile, anche perch\u00e9 c&#8217;era &#8220;un mondo magico nel cuore della piccola Gorizia occupata.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione di Davide Strukelj La memoria finalizzata alla costruzione della storia \u00e8 una funzione attiva, necessariamente volontaria e contemporaneamente faticosa, perch\u00e9 richiede forza, coraggio e determinazione. Ricordare in tal senso non \u00e8 oblio del pensiero e indisciplinato fluire di fotogrammi, nomi, odori, sensazioni. \u00c8 energia finalizzata al sapere. 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