{"id":3301,"date":"2021-01-15T18:51:12","date_gmt":"2021-01-15T17:51:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3301"},"modified":"2021-01-15T18:51:13","modified_gmt":"2021-01-15T17:51:13","slug":"dentro-il-pci","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/01\/15\/dentro-il-pci\/","title":{"rendered":"Dentro il Pci"},"content":{"rendered":"\n<p>di Marzio Lamberti del 15\/01\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>La richiesta di parlare del Pci mi ha sollecitato a dire qualche cosa non tanto sull\u2019aspetto politico e sul livello politico come i Congressi, le dichiarazioni dei segretari, i rapporti con gli altri partiti, le&nbsp; strategie nazionali e internazionali, le scelte istituzionali&nbsp; che rappresentava&nbsp; il vestito e la parte esterna del Pci. Altri lo faranno in questo mese di ricorrenza e molti parleranno di tutto ci\u00f2. Molti probabilmente lo faranno dal punto di vista dello studioso&nbsp; che da fuori analizza il fenomeno. Dal di fuori. Penso che sia forse pi\u00f9 importante &nbsp;dire qualcosa dal di dentro anche perch\u00e9 dal di dentro spiega meglio cos\u2019\u00e8 stato il partito. E proprio in occasione del centenario della sua fondazione. Cos\u2019era il Pci, chi erano gli iscritti, cosa volevano, che compito aveva il partito nella societ\u00e0. E poi la domanda fondamentale: alla fine ha perso o ha vinto?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cos\u2019\u00e8 il Pci<\/strong> L\u2019obiettivo storico del Pci era il &nbsp;portare gli operai, il proletariato, i salariati &nbsp;dentro l\u2019organizzazione della stato, trasformando lo stato liberale, strumento della borghesia, nello stato democratico, strumento delle classi popolari. Conseguire il diritto alla casa, alla salute, alla scuola, alle pensione, alla sicurezza erano questi le ragione della sua nascita:portare il salariati dentro lo stato in modo che lo stato assuma i loro bisogni e li realizzi. Nel settecento lo stato era l\u2019organizzazione dei nobili che rappresentavano il 5% della societ\u00e0 . Nell\u2019ottocento \u00e8 il secolo della borghesia che vuole entrare nello stato. Fa le sue rivoluzioni per utilizzare la macchina stato per favorire i suoi interessi generali &nbsp;&nbsp;Quali? Ordine pubblico, infrastrutture, diritti individuali, amministrazione ecc.. Ottiene la costituzione e il parlamento e cos\u00ec affianca il re. Un&nbsp; parlamento naturalmente eletto solo e soltanto dalla borghesia. In totale lo stato&nbsp; organizzava la vita e gli &nbsp;interessi del&nbsp; 20% della popolazioni: gli atri sono fuori. I salariati sono fuori. Ecco allora il ruolo e gli obiettivi di questa nuova organizzazione che nasce nella seconda met\u00e0 dell\u2019ottocento e che nel \u201821 assume la forma del partito comunista con l\u2019obiettivo di &nbsp;portare i salariati dentro lo stato per far si che lo stato e le sue risorse siano indirizzate al soddisfacimento degli interessi generali dei salariati. Ripeto: scuole, assistenza, pensione, trasporti, case, diritti sociali, sanit\u00e0, suffragio universale, diritti di uguaglianza ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Pci organizza tutto questo. Non \u00e8 solo. Anche i cattolici si muovono. Ma \u00e8 il centro. Il PCI si articola in diversi &nbsp;organismi: il sindacato, il sindacato inquilini, l\u2019assicurazione, i quotidiano l\u2019unit\u00e0, le case editrici, le cooperative, l\u2019assistenza sociale e fiscale, il tempo libero, lo sport ecc. Gli iscritti vivono dentro questa rete. Quasi autosufficiente. Quasi uno stato nello stato. Conquista dopo conquista. Ogni sezione con le propria bandiera. La grande festa nazionale de l\u2019unit\u00e0 , ogni sezione una festa de l\u2019unit\u00e0, 8.000 feste, per avere contatti e risorse, migliaia di funzionari, il tesseramento. Il partito come strumento di ascesa sociale per gli operai che facevano i corsi alle Frattocchie, a Faggetto Lario &nbsp;e in tanti altri centro studi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019iscrizione<\/strong>. Mi sono iscritto nel 1972 &nbsp;passando per i gruppi cattolici, le Acli, il Mpl di Labor, la Cisl , i gruppi spontanei &nbsp;, il gruppo casermette. Fino all\u2019incontro col Pci. E\u2019 stata un scelta collettiva, il gruppo di cui facevo parte&nbsp; aveva maturato la delusione dello spontaneismo dei gruppetti minoritari, del dibattito tutto ideologico sui massimi sistemi, i limiti del mondo cattolico e la nullit\u00e0 dei risultati pratici. Era luglio. Pochi giorni prima il gruppo del Manifesto aveva lasciato il partito. Un ricambio: fuori l\u2019estrema sinistra e dentro gli ex cattolici. A settembre ricevetti l\u2019incarico di andare per le case&nbsp; a ritirare la lana da inviare&nbsp; ai combattenti vietnamiti. Ho ci min era il mito. Le famiglie&nbsp; facevano a gara per darci la lana che avevano a casa . Un lavoro che mi riemp\u00ec d\u2019orgoglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il lavoro nel partito<\/strong>. Poi pian pianino venni assorbito dal lavoro della cellula prima,&nbsp; della sezione poi e infine del comitato cittadino di cui divenni segretario nel 1981. L\u2019attivit\u00e0 era continua non solo alle date canoniche,&nbsp; il tesseramento, &nbsp;la festa de l\u2018unit\u00e0, &nbsp;il congresso ma per l\u2019attivit\u00e0 quotidiana nei confronti degli iscritti, &nbsp;&nbsp;nel rapporto con loro, nel vedere quali obiettivi avevano, quali i problemi, come risolverli, come aiutarli nei confronti degli enti pubblici, comune, inps, inail, l\u2019ospedale, il fisco, ecc. Un lavoro incessante quotidiano. In un mondo parallelo a quello dove vivevo il resto della giornata, la scuola, la famiglia ecc.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>in Consiglio comunale<\/strong> L\u2019altro lavoro continuo era in Consiglio comunale e nei Consigli di quartiere. Divenni consigliere&nbsp; di quartiere e poi comunale&nbsp; dal 1980 al l993. Costituimmo il gruppo consiliare allargato . Una trentina tra consiglieri&nbsp; provinciali, comunali e di quartiere. Il gruppo elaborava i problemi che emergevano a Gorizia e poi venivano discussi nelle sezioni che stabilivano la linea da tenere&nbsp; nei Consigli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>NotizieNovice<\/strong> Ma per non farci mancare niente nel 1980 fondammo il nostro giornale NotizieNovice che producemmo fino al 2007 anno di chiusura dei Ds . Prima mensile e poi bimensile. Era uno sforzo collettivo enorme. Tutto il quadro attivo era impegnato a produrre articoli riguardanti l\u2019attualit\u00e0 politica goriziana. Il giornale veniva stampato in tipografia. 2.000 copie&nbsp; e poi&nbsp; una squadra di amici e compagni lo piegavano, lo mettevano nelle buste, attaccavano i francobolli, i pacchi raccolti per quartiere e infine portati alla posta. Alla fine del lavoro qualcuno portava qualche pasta e qualche bottiglia per brindare. Un lavoro enorme durato ben 27 anni con decine e decine di persone che vi hanno partecipato, consapevole di un\u2019opera collettiva di cui erano protagonisti. Oltre 180 numeri. Un \u2018esperienza bellissima e formativa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>le feste del\u2019Unit\u00e0<\/strong> Molteplici erano i momento di lavoro collettivo. Innanzitutto le feste del\u2019Unit\u00e0 .Negli anni ottanta ne facevamo cinque uno per sezione e per quartiere. Un lavoro incessante che durava tutta l\u2019estate: montare e smontare le strutture, &nbsp;preparare il buffet (cos\u00ec si chiamava), allestire \u201d la pesca di beneficienza\u201d con le famiglie incaricate di infilare i biglietti nell\u2019anellino di pasta. E poi &nbsp;il momento sacro della briscola, l\u2019estrazione della pesca, il dibattito culturale. E poi la cena finale il giorno dopo la chiusura con gli avanzi: gioia, consapevolezza di aver fatto un bel lavoro\u2026Tutte queste cose insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>le elezioni<\/strong> L\u2019altro grande momento collettivo erano le elezioni. Facevamo la campagna elettorale con tanti piccoli comizi nei rioni e nelle piazze. Con i pochi mezzi che avevamo . Un altoparlante, un oratore, volantini. Nel 1986 venne&nbsp; a Gorizia in aereo &nbsp;l\u2019on Luciana Castellina. Comizio davanti ai giardini di Corso Verdi. Spesa complessiva, compreso un caff\u00e8 per la relatrice che subito torn\u00f2 a Roma, 80 mila lire. Pochi metri pi\u00f9 in l\u00e0 il Psi aveva fatto un comizio al Teatro Verdi terminato il quale una fiumana di &nbsp;presenti (mai visti cos\u00ec tanti socialisti ma a quell\u2019epoca&nbsp; il Psi tirava) si&nbsp; rec\u00f2 in piazza Battisti dove era stato montato un grande palco per un concerto costato diversi milioni di lire. Poi le cose sono andate come si sa. &nbsp;Ma lo spoglio&nbsp; era il momento degli esami. E tutti lo aspettavano.&nbsp; Il quartier generale era presso la sede di via S.Gabriele perch\u00e9 nella sede di &nbsp;via Locchi&nbsp; lavorava alla raccolta dati la Federazione. Gli scrutatori telefonavano i risultati dei singoli seggi , uno riceveva la telefonata e riportava i voti su apposito moduli, un altro&nbsp; faceva le somme e le percentuali con il calcolatore (una novit\u00e0), un altro scriveva voti e percentuali su un enorme tabellone&nbsp; riportante i dati delle 62 sezioni elettorali. Il tutto per comunicare i dati alla Federazione e poi da l\u00ec&nbsp; alle Botteghe Oscure dove&nbsp; arrivavano prima di quelli delle Prefetture al Ministero degli interni. Nella sede&nbsp; affluivano gli scrutatori a fine scrutinio per salutare tutti, guardare i dati, bere un bicchiere,&nbsp; mangiare qualche cosa, commentare i risultati dei propri seggi e soprattutto versare tutta la diaria da scrutatore al partito con grande orgoglio. Consapevoli che quella era la principale entrata per la campagna elettorale<\/p>\n\n\n\n<p><strong>la diffusione de l\u2019Unit\u00e0<\/strong> E poi ogni domenica la diffusione de l\u2019Unit\u00e0. Portavamo 250 copie a casa dei compagni, era un po\u2019 una festa qualche volta anche pericolosa perch\u00e9 in ogni famiglia c\u2019era ad aspettarci il caff\u00e8, un dolcetto, la grappa (alle 10 di mattina). C\u2019era il distributore principale che portava le copie (una ventina) ai singoli distributori. Le domeniche le si passava cos\u00ec. Riuscire a portare una copia in pi\u00f9 era una cosa bella .<\/p>\n\n\n\n<p><strong>l\u20198 marzo. <\/strong>Qualcuno comprava una grande quantit\u00e0 di mimose. Le compagne facevano i mazzetti e poi tutte ai Giardini Pubblici a distribuirle alle donne che passavano. Le donne gradivano scambiando un sorriso, un saluto e una babata con chi offriva il mazzetto. A fianco per\u00f2 c\u2019era&nbsp; la compagna che dava qualche volantino e qualche consiglio. Negli anni settanta la festa si celebrava in un locale della periferia. Al primo piano le donne&nbsp; per la cena e al pian terreno gli uomini a protezione. Probabilmente memori di qualche aggressione negli anni subito dopo la guerra quando le tensioni erano fortissime.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>il Circolo Rinascita G<\/strong>li anni settanta sono stati anni tumultuosi, eccitanti, coinvolgenti. Eravamo a mille ogni giorno. La societ\u00e0 goriziana era ricca di fermenti: Basaglia, il referendum sul divorzio , Peteano, il Cile e Allende,&nbsp; il Vietnam, le lotte operaie, la democratizzazione della scuola,il movimento delle donne e il femminismo, &nbsp;la stagione dei dritti a cominciare da quello di famiglia che fu rivoluzionario. Ricordo la mobilitazione per il referendum: andavamo casa per casa a portare i volantini e soprattutto a &nbsp;discutere con le famiglie anche sulle scale di casa. Ricordo le conferenze partecipatissime, i gruppi anche cattolici che si formavano a difesa del divorzio. Decidemmo di intercettare tutto questo fermento fondando il Circolo Rinascita, braccio culturale del partito ma strumento agile che poteva interfacciarsi con gli altri circoli che fiorivano a Gorizia. &nbsp;Per anni siamo stati in grado di organizzare decine di conferenze e tavole rotonde anche assieme agli altri circoli laici, cattolici&nbsp; e della minoranza slovena. Con una presenza&nbsp; intellettuale che riusciva i qualche modo a contrastare e a confrontarsi con una Democrazia Cristiana egemone.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>la festa nazionale<\/strong> &nbsp;A fine estate, &nbsp;il premio: la partecipazione alla festa nazionale de l\u2019Unit\u00e0: Milano, Bologna, &nbsp;Firenze ecc. Le sezioni di Gorizia allestivano un\u2019intera corriera&nbsp; e ciascuno pagava di tasca propria&nbsp; Di solito la partenza era il venerd\u00ec e la ripartenza dopo il comizio del Segretario. Ho partecipato a tutti i comizi conclusivi di Enrico Berlinguer che parlava all\u2019intelligenza ma nello stesso tempo emozionava. Ero&nbsp; sotto il palco a Reggio Emilia nel 1983 quando Benigni prese in braccio Enrico quasi a proteggerlo. Ero in ospedale quando mor\u00ec e piansi, piansi. Anche adesso quando rivedo le immagini del comizio di Padova , il suo ultimo dolcissimo sorriso, e Pertini che accarezzava la bara e i funerali a Roma con quella immensa partecipazione. Era il 1984.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>una comunit\u00e0<\/strong> Tutto questo era il Pci. Non solo un partito ma una comunit\u00e0 che si auto organizzava, quasi autosufficiente. Lo era a Gorizia dove il&nbsp; Pci aveva solo &nbsp;il 20%. Con decine e decine di compagni attivi. Tanti di pi\u00f9 in altre parti dove le percentuali erano altissime. Come nel mandamento oggetto di invidia. Poi pian piano il progressivo avanzamento dello stato sociale ha portato da una parte all\u2019attuazione di moltissime obiettivi,&nbsp; scuola, case popolari, sanit\u00e0, trasporti, pensioni ecc.&nbsp; (che poi erano le parole d\u2019ordine delle manifestazioni e degli scioperi) ma ha portato anche all\u2019assorbimento di tanta attivit\u00e0 che il Pci svolgeva in assenza dello stato. Ricordo che presso la sede di via Locchi i compagni pi\u00f9 esperti fornivano assistenza fiscale&nbsp; con grande disappunto dei commercialisti. Funzione che poi sar\u00e0 assorbita dallo stato attraverso i Caf. Pian pianino il Pci raggiungeva i suoi obiettivi e pian pianino trasferiva alcune sue funzioni nell\u2019ambito dello stato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>alla fine ha perso o ha vinto? <\/strong>&nbsp;E allora torniamo alla domanda iniziale. Quando il Pci nel 1991 ha chiuso, ha chiuso perch\u00e9&nbsp; ha fallito o perch\u00e8 ha realizzato ci\u00f2 per cui era nato cento anni prima. In questi anni si era realizzato pur con tanti limiti,&nbsp; &nbsp;lo stato sociale, lo stato che organizza i bisogni dei salariati che era l\u2019obiettivo di fondo. Nelle mie quotidiane frequentazioni degli iscritti i discorsi erano sulla casa, sui trasporti, sulle pensioni , sui diritti sociali, sul lavoro, ecc ecc insomma sugli interessi materiali. A mio avviso il Pci aveva realizzato il compito per cui era nato e doveva trasformarsi in altra cosa come \u00e8 avvenuto. Ha realizzato il socialismo? Se avere scuole , sanit\u00e0, assistenze, pensioni, case , trasporti per tutti, diritti sociali sul lavoro, ecc tutto questo pu\u00f2 essere chiamato socialismo, ebbene posso dire (ma \u00e8 la mia tesi) che il socialismo \u00e8 stato realizzato, un socialismo possibile concreto e oggettivo al di l\u00e0 delle utopie di una parte della sinistra. In sostanza era ci\u00f2 che &nbsp;chiedevano i salariati, gli operai, le loro famiglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma resta il ricordo di una esperienza intensissima e indimenticabile dentro una comunit\u00e0 che si sentiva protagonista della storia, che aveva orizzonti da raggiungere. Essere parte di quella umanit\u00e0 \u00e8 la cosa che \u00e8 diventata parte di me stesso e che ha dato senso alla mia vita. Mi restano i ricordi ma soprattutto il senso di una militanza comune che ancora adesso \u00e8 presente. E amicizie intatte nel tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marzio Lamberti del 15\/01\/2021 La richiesta di parlare del Pci mi ha sollecitato a dire qualche cosa non tanto sull\u2019aspetto politico e sul livello politico come i Congressi, le dichiarazioni dei segretari, i rapporti con gli altri partiti, le&nbsp; strategie nazionali e internazionali, le scelte istituzionali&nbsp; che rappresentava&nbsp; il vestito e la parte esterna del Pci. Altri lo faranno in questo mese di ricorrenza e molti parleranno di tutto ci\u00f2. 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