{"id":3253,"date":"2020-12-13T10:53:04","date_gmt":"2020-12-13T09:53:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3253"},"modified":"2020-12-13T10:53:04","modified_gmt":"2020-12-13T09:53:04","slug":"il-virus-la-societa-e-noi-malati-di-liberta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/12\/13\/il-virus-la-societa-e-noi-malati-di-liberta\/","title":{"rendered":"Il virus, la societ\u00e0 e noi malati di libert\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>di Stefano Pizzin del 13\/12\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa societ\u00e0 non esiste, esistono solo gli individui\u201d Margareth Thatcher; \u201clo Stato non \u00e8 la soluzione ma il problema\u201d Ronald Reagan.<\/p>\n\n\n\n<p>Rileggete bene queste due frasi, perch\u00e9 sono la colonna portante degli ultimi quarant\u2019anni di storia politica ed economica e perch\u00e9 la brillante ideologia che reggevano, il liberismo, ci ha portato a sbattere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci \u00e8 bastata la crisi del 2008, quando a forza di distribuire crediti e di produrre un\u2019economia di carta, senza pi\u00f9 nessun contatto con la realt\u00e0, ci siamo trovati di fronte alla pi\u00f9 pesante crisi economica del dopoguerra. Non ci \u00e8 bastata nemmeno la sciagurata scelta di seguire politiche di rigore forsennato, tagliano i servizi sociali e sanitari, precarizzando il lavoro e le vite delle persone; fine c\u2019\u00e8 voluto un virus, la pi\u00f9 piccola delle forme di vita, se di vita si pu\u00f2 parlare, a fare saltare un castello, quello del nostro sistema economico e sociale, costruito sulla sabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma un sistema che produce diseguaglianze intollerabili, la cui ricchezza si concentra sempre pi\u00f9 in mani di pochi, spolpa il nostro ambiente naturale e ci espone in modo drammatico alle crisi globali, come fa ad essere ancora cos\u00ec popolare e difeso? Perch\u00e9 \u00e8 ancora l\u2019ideologia dominante?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 stato legato alla pi\u00f9 bella, amata e sopravvalutate delle idee politiche: la libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Facciamo un passo indietro: con la fine delle seconda guerra mondiale, il mondo occidentale ha la necessit\u00e0 di ricostruire un tessuto sociale, distribuendo risorse, dando servizi, lavoro e sicurezza ai cittadini. Pressato dalla competizione con il sistema comunista, l\u2019Occidente non rifiuta l\u2019economia di mercato ma la addomestica. Attraverso la tassazione redistribuisce la ricchezza in termini di welfare. La Stato \u00e8 presente nell\u2019economia regolandola e indirizzandone l\u2019intervento verso il progresso collettivo. Fino agli anni \u201870 l\u2019espansione, in Occidente, dei servizi sociali, dell\u2019occupazione, della crescita economica e sociale pare non avere freni e investe tutti gli strati sociali, togliendo un significativo numero di persone dalla povert\u00e0. In qualche modo, l\u2019equilibrio tra economia di mercato e \u201cmodello socialdemocratico\u201d si stabilizza. Si attua quel principio secondo cui, come diceva il leader socialista svedese, Olof Palme: \u201cil capitalismo \u00e8 come una grossa pecora che, di tanto in tanto, va tosata\u201d. Le stesse destre, in Germania, come in Francia, si adeguano a un sistema che tiene conto delle necessit\u00e0 di orientare socialmente il mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>La grande espansione del welfare drena enormi risorse che vanno recuperate con alte tassazioni verso i ceti pi\u00f9 abbienti e mettono sempre pi\u00f9 in discussione il dogma del libero mercato e della competizione come unico motore dell\u2019economia. La prima crisi petrolifera e la recessione degli anni \u201870 offr\u00ec l\u2019occasione per mettere in crisi il paradigma culturale del welfare che aveva dominato dal dopoguerra. Assistiamo cos\u00ec a quella che potremmo chiamare le \u201crivoluzione dei ricchi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono pensatoi di intellettuali, circoli universitari, think tank politici a preparare la rivoluzione degli anni ottanta: intanto va ristabilito il primato dell\u2019economia sulla politica. Riesumando Adam Smith e Von Hayek, Milton Freidman e la scuola di Chicago rilanciano l\u2019idea che il mercato non debba essere frenato, la sua \u201cmano invisibile\u201d agir\u00e0 liberamente portando ricchezza. Arthur Laffer, con la sua teoria dello \u201csgocciolamento\u201d sostiene che lasciando arricchire gli strati senza freni gli strati pi\u00f9 ricchi della societ\u00e0, essi, magicamente, lasceranno cadere un po\u2019 della loro ricchezza a quelli pi\u00f9 bassi. Teorie economiche da stregoni che non rimasero ferme nelle aule universitarie, ma vennero adottate dai nuovi ceti dirigenti conservatori, a partire da Reagan negli Stati Uniti e la Thatcher in Gran Bretagna (per la loro prima applicazione pratica vennero usati, come cavie, i cileni sotto il regime di Pinochet).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo di ripristinare il mercato sempre pi\u00f9 libero, la privatizzazione delle risorse e il darwinismo sociale, aveva per\u00f2 bisogno di uno strumento formidabile, un concetto, un\u2019idea che consentisse di raggiungere quella che Gramsci chiamava \u201cegemonia culturale\u201d, e cio\u00e8 quando l\u2019idea delle classi dirigenti sono fatte proprie anche da coloro che ne saranno le vittime.<\/p>\n\n\n\n<p>Il concetto \u00e8 pronto: la libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0, ma la libert\u00e0 era stata storicamente patrimonio dei progressisti, fondamento delle politiche sociali redistributive (la \u201clibert\u00e0 dal bisogno\u201d di Roosevelt). La libert\u00e0 dei progressisti, tuttavia, stava dentro un corpo sociale, a partire da quella libert\u00e0, per dirla con Kant, che \u201csi ferma davanti alla libert\u00e0 altrui\u201d, fino a quella per cui il primo compito \u00e8 quello di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che ne impediscono la fruizione a tutti. La libert\u00e0 come la declineranno i teorici della nuova destra liberista ha come fulcro l\u2019individuo, il singolo che nella societ\u00e0 non vede pi\u00f9 il luogo dove affermare le proprie capacit\u00e0 e concorrere al progresso generale ma il campo di battaglia dove affermarsi in una perenne competizione. Una specie di \u201chomo, homini, lupus\u201d senza un Leviatano a fare da poliziotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Trovato un fondamento buono per tutti, bisognava individuare il nemico, perch\u00e9 in politica un nemico \u00e8 fondamentale. Ed eccolo pronto: lo Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arma e tarsi\u00f2 retoric\u00f2 \u00e8 pronto: l\u2019apparato statale che con la sua burocrazia parassitaria frena le libert\u00e0 degli individui e con le sue tasse colpisce il profitto del duro lavoro. In quegli anni riesce incredibilmente facile paragonare lo Stato dei nostri Paesi occidentali al mostruoso Moloch sovietico, la Guerra fredda aiuta, e cos\u00ec, la tradizionale destra conservatrice, quella tutta legge e ordine, si trasforma e diventa paladina dell\u2019individuo e delle sue libert\u00e0, prendendo con s\u00e9 anche tanti delusi dal post \u201868 che, dimenticato lo spirito sociale, si ritrovano solo un po\u2019 di ribellismo individualista. Quella mutazione genetica della destra \u00e8 proseguita incessante fino a oggi. I Trump, i Bolsonaro, i Johnson, non sono altro che l\u2019ultima evoluzione di un progetto politico che vede nel darwinismo sociale il modello per le relazioni umane e assegna allo stato l\u2019unica finzione di mantenimento della sicurezza poliziesca. Anche le relazioni tra gli Stati si devono adattare a quel modello: Brexit e neoisolazionismo sono prodotto di questa politica. Infine, nazionalismo, culto dei \u201cvalori tradizionali\u201d, uso strumentale della religione, hanno la funzione di collante della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo alla fine degli anni \u201880: il collasso del sistema sovietico e il fallimento del socialismo reale contribuiscono in modo decisivo. Sotto le macerie del muro di Berlino non finisce solo il comunismo ma pure la socialdemocrazia. I paradigmi culturali del liberismo sono dominanti e patrimonio di quasi tutto l\u2019arco politico. Cosicch\u00e9, quando negli anni ottanta, i progressisti, da Clinton a a Blair, da Schroeder a D\u2019Alema, vanno al governo, pensano di mantenere sostanzialmente immutato il sistema liberista, aggiustandone solo le macroscopiche ingiustizie e immaginano che sia sufficiente cercare di redistribuire meglio la ricchezza che esso produce prodotto.<\/p>\n\n\n\n<p>La fine di un sistema alternativo di societ\u00e0 produce un mondo unico, un enorme mercato di uomini e merci da regolare il meno possibile. Quel mondo liberale che secondo Fukuyama ci avrebbe consegnato la \u201cfine della storia\u201d. Perfino la Cina, formalmente diretta da un partito comunista, si accoda alla pratiche del liberismo. \u00c8 la globalizzazione, qualcosa di probabilmente inevitabile e foriero di grandi opportunit\u00e0, ma che si sarebbe dovuto gestire e non lasciare agli \u201cspiriti animali del capitalismo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La rivoluzione tecnologia accelera il processo verso direzioni impensabili e ancora tutte da comprendere. Nel mondo di oggi i padroni del vapore non sono quelli di un tempo, non hanno beni materiali, non produco e vendono ferro, carbone o grano, ma detengono informazioni e servizi. Amazon, Google, Microsoft, giocano su i terreni dove lo Stato e la politica sono sempre tragicamente in ritardo. Decentrano le produzioni, andando di volta in volta dove la manodopera \u00e8 a minor costo, sfuggono al fisco lasciando all\u2019erario, grazie ad accoglienti paradisi fiscali e legislazioni compiacenti, ben poche risorse da usare nel sistema pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>La rivoluzione tecnologica ci ha trasformato antropologicamente, i nostri dati, la nostra vita intera, \u00e8 diventata merce, ventiquattro ore su ventiquattro e in qualunque parte del mondo. La precariet\u00e0 lavorativa \u00e8 diventata precariet\u00e0 di vita. Certo, un tale turbine di soldi che incessantemente su muove da un punto all\u2019altro (fermandosi prevalentemente in poche mani) ha anche migliorato le condizioni di vita delle aree pi\u00f9 miserabili della terra, ma proprio in Occidente, invece, il divario tra ricchi e poveri appare sempre pi\u00f9 profondo.<\/p>\n\n\n\n<p>In nome della libert\u00e0 quasi assoluta abbiamo perso la cognizione del tempo: il passato non esiste pi\u00f9 e viene nascosto nella pi\u00f9 profonda ignoranza, il futuro come programmazione della propria vita e idea di progresso per tutti \u00e8 ridotto a una forsennata e solitaria arrampicata sociale, e tutti viviamo immersi in un perenne presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema economico e sociale appare come una trottola impazzita che non si pu\u00f2 fermare, mercificando ogni cosa a partire dall\u2019ambiente e dalle persone, beni che, come ci stiamo accorgendo, non sono infiniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mondo unico dentro il quale si aprono contraddizione che, pi\u00f9 di mostrare vie alternative, appaiono i segnali di una folle e disperata fuga nelle caverne dell\u2019irrazionale. Il ricorso al fondamentalismo religioso e al il nazionalismo appaiono spesso come la ricerca di un\u2019alternativa al domino dell\u2019economia e una riscoperta, su basi malate, di un principio di coesione sociale alternativo all\u2019individualismo dominante.<\/p>\n\n\n\n<p>Le voci critiche, il pensiero alternativo appare debole e confuso. La sinistra oscilla tra nostalgie degli anni \u201890, tra la retorica di liberale, tutta diritti civili e meno attenta a quelli sociali, e le nostalgie di un passato che non torna. Incredibilmente, ma neanche tanto, svetta la voce di Papa Francesco che, pur tra le mille contraddizioni della Cattolica, esprime una radicale critica al sistema capitalistico cos\u00ec com\u2019\u00e8 oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro \u00e8 arrivata la pandemia da Covid-19. Niente di nuovo nella storia dell\u2019umanit\u00e0, ma sufficiente per mostrare tutte le debolezze del sistema che abbiamo costruito negli ultimi decenni. Sembra, in qualche modo, che abbiamo preparato il terreno per la diffusione del virus: tagli agli interventi pubblici, in particolare nella sanit\u00e0 e nei servizi sociali, una precariet\u00e0 che impedisce alle persone di curarsi adeguatamente, un sistema economico che ci costringe a muoverci e a lavorare sempre, fino a una libert\u00e0 intesa come affermazione di s\u00e9 senza sentire la responsabilit\u00e0 verso gli altri e che rende persino difficile convincere molte persone a rispettare le necessarie regole di contenimento dell\u2019epidemia. Insomma, quel dannato virus trova in noi stessi, nei valori che abbiamo introiettato e nel nostro sistema sociale, il miglior alleato per diffondersi e uccidere.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa crisi porta cos\u00ec a una inevitabile riflessione sul nostro sistema economico, sociale e culturale, e il finale non \u00e8 ancora scritto. Sono in gioco interessi enormi e le regole per il futuro, e chi oggi vive in una condizione di privilegio e dominio non ceder\u00e0 facilmente, anzi, sar\u00e0 una dura battaglia politica e culturale, a partire dal riappropriarsi delle parole e dei concetti che esse esprimono, prima fra tutti l\u2019idea di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Le battaglie politiche sono sempre culturali e non \u00e8 vero che in politica c\u2019\u00e8 un modo efficiente e uno inefficiente di risolvere le cose. In politica le soluzioni possono essere progressiste o conservatrici, di sinistra o di destra, dipende quale modello di societ\u00e0 si sceglie e quali interessi si vogliono privilegiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei prossimi mesi e anni si riscriveranno le regole e i rapporti di forza per il mondo futuro e se i progressisti vogliono vincere questa battaglia devono ricostruire un pensiero, ritrovare parole come socialismo ed eguaglianza, riscrivere il codice genetico di un\u2019idea di libert\u00e0 che negli anni \u00e8 diventata solo egoismo. Costruire, dunque, un terreno culturale forte e autonomo senza inseguire idee altrui o pensare che sia sufficiente un leader ben agghindato e comunicativo. C\u2019\u00e8 bisogno di comunit\u00e0, di partiti, di tutto quello che stupidamente abbiamo gettato al vento perch\u00e9 considerato vecchio e pesante.&nbsp; C\u2019\u00e8 bisogno, infine, che la sinistra riscopra la sua vocazione storica: cambiare lo stato di cose esistente. Infatti, la pi\u00f9 radicata menzogna dell\u2019ideologia dominante \u00e8 che il mercato, cos\u00ec com\u2019\u00e8, sia un dato di fatto immutabile. Non \u00e8 cos\u00ec: le leggi dell\u2019economia sono spesso il prodotto di un a ideologia determinata e dei rapporti di forza che devono sostenere, non sono come il tempo meteorologico, sono prodotti della storia umana e delle leggi che ci siamo dati e che si possono, e in questo caso si devono, cambiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Prenderne atto sarebbe almeno il primo necessario passo, senza il quale non andremo da nessuna parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Pizzin del 13\/12\/2020 \u201cLa societ\u00e0 non esiste, esistono solo gli individui\u201d Margareth Thatcher; \u201clo Stato non \u00e8 la soluzione ma il problema\u201d Ronald Reagan. 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