{"id":3234,"date":"2020-12-13T10:36:51","date_gmt":"2020-12-13T09:36:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3234"},"modified":"2020-12-13T10:36:52","modified_gmt":"2020-12-13T09:36:52","slug":"gli-altri-siamo-noi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/12\/13\/gli-altri-siamo-noi\/","title":{"rendered":"Gli altri siamo noi"},"content":{"rendered":"\n<p>di\u00a0Davide Strukelj del 13\/12\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo da una considerazione semplice semplice. L&#8217;integrazione \u00e8 (potrebbe essere) un&#8217;ipotesi auspicabile. Quello che dovrebbe accadere normalmente \u00e8 che, una persona, per far parte di una certa comunit\u00e0, segua uno specifico processo culturale e sociale interiorizzando comportamenti, usanze e conoscenze. Insomma si tratta di quello che tipicamente succede a chi nasce in un certo luogo e via via acquisisce pratiche e competenze riferibili ai costumi e alla storia della popolazione che abita quel territorio. Fin qui nulla di strano.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni per\u00f2, la parola \u201cintegrazione\u201d ha acquisito un significato alquanto impositivo, prova ne sia la mille volte ripetuta ingiunzione \u201cdevono integrarsi\u201d. Ora, siamo franchi, pretendere che \u201cloro\u201d, cio\u00e8 gli altri, si integrino a prescindere \u00e8 un pensiero decisamente primitivo. Questa accezione dell\u2019integrazione afferisce a una prassi che mi pare oggigiorno inavvicinabile e contro la quale non smetter\u00f2 mai di lanciare strali. E sia chiaro da subito, nel mio modo di guardare il mondo, le politiche dell\u2019integrazione che si rifanno all\u2019idea che \u201cl\u2019altro deve\u201d rappresentano solo una visione reazionaria e conservatrice oltre che miope.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli \u201caltri\u201d si adeguino ai \u201cnoi\u201d. Questa affermazione gi\u00e0 di per s\u00e9 mi d\u00e0 raccapriccio. Si considera sostanzialmente scontato che \u201cl\u2019altro\u201d, arrivato da non importa dove, non sia una persona in qualche misura compiuta e ricca di conoscenze, ma una sorta di foglio bianco sul quale fissare l\u2019impronta sociale del luogo, o peggio, che possa essere formattato e riprogrammato in tal senso. Se poi lo fa da solo meglio ancora. Intendo dire che se nel 2020 c\u2019\u00e8 ancora qualcuno che pensa possibile una cosa del genere, gli consiglio vivamente di ragionare sull\u2019esistenza di entit\u00e0 tipo gli \u201cItaliani nel mondo\u201d, i \u201cFogol\u00e2rs furlans\u201d o i circoli \u201cIl trullo\u201d\u2026 In buona sostanza, da che mondo \u00e8 mondo, la percezione intima di comunit\u00e0 sovrasta di gran lunga la percezione intima di societ\u00e0. Il senso di comunit\u00e0 non si cancella cambiando latitudine e longitudine: le persone riconoscono il proprio simile e hanno il piacere di starci insieme, coltivando la cultura che le unisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto alla miopia, non possiamo non considerare che l\u2019evoluzione sociale \u00e8 figlia della contaminazione. La conoscenza progredisce attraverso il confronto, la cultura si sviluppa per \u201ciniezioni\u201d di novit\u00e0. Processi lenti e complicati, da governare certamente, ma ineludibili se non si vuole destinare una comunit\u00e0 al declino. La storia insegna, la scarsa abitudine a confrontarsi con altre popolazioni rende deboli e incapaci di gestire una dinamica nuova, complessa. Vince la pratica peggiore, quella che cerca di sottomettere per consuetudine e che come conseguenza scatena gli istinti peggiori in ogni gruppo sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altro canto l\u2019uomo \u00e8 una specie migratoria e deve anche a questo la sua fortuna o, se vogliamo, a questo \u00e8 dovuta la sfortuna delle altre specie e dell\u2019ambiente che continuamente deprediamo da millenni. Pare perci\u00f2 patetico invocare una globalizzazione di comodo sostenendo che merci, finanza, idee e ricchezza devono potersi muovere senza confini, mentre gli uomini che li creano e producono devono stare ingabbiati nei loro territori. Allo stesso modo \u00e8 facile dire che i migranti devono essere rimpatriati, e contemporaneamente sognare per i propri figli un futuro di scuole internazionali, di viaggi e di lavori all&#8217;estero, possibilmente ben pagati e poco tassati.<\/p>\n\n\n\n<p>Come gestire allora una societ\u00e0 che diventa sempre pi\u00f9 un caleidoscopio di etnie, culture e genti diverse? Credo che la via sia quella di un pluralismo governato e consapevole che deve tener conto delle specificit\u00e0 della prima generazione e di quelle successive.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le prime generazioni devono valere regole di convivenza e tolleranza: il rifiuto di dogmatismi, la reciprocit\u00e0 e il principio del \u201cnon danno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Rifiutare le verit\u00e0 assolute significa che le diverse culture possono confrontarsi ed accettarsi fintanto che sono disponibili ad argomentare razionalmente le proprie convinzioni, anche al costo di metterle in discussione o addirittura di modificarle.<\/p>\n\n\n\n<p>Assumere un comportamento incentrato sulla reciprocit\u00e0 significa accettare che le regole, le libert\u00e0 e soprattutto la tolleranza che competono ad una parte devono competere anche alle altre parti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il principio del &#8220;non danno&#8221; significa che i comportamenti derivanti da un sistema culturale non possono arrecare danni ad altre persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi presupposti possono rappresentare un buon punto di partenza per una societ\u00e0 plurale vocata alla civile convivenza, in particolare nel caso in cui una nuova comunit\u00e0 si inserisca in una societ\u00e0 preesistente.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le generazioni successive, in aggiunta a quanto vale per le prime, ritengo che un uso massiccio dell&#8217;istruzione, dei corpi intermedi (associazioni sportive e culturali in particolare) e dell&#8217;accesso alle forme ricreative libere costituisca il migliore viatico per ottenere quell&#8217;effetto salvifico e di integrazione (quella vera) di una societ\u00e0 ricca di <em>cross-cutting cleavages<\/em>, ovvero di suddivisioni intersecate. Le persone, e i giovani in particolare, non devono essere organizzate per sottoinsiemi sovrapposti (etnie, religioni, caste e categorie effimere simili), ma per raggruppamenti che producano un rimescolamento degli individui sulla base di differenti interessi e orientamenti. Le persone, in buona sostanza, devono raccogliersi in varie comunit\u00e0 sovrapposte su pi\u00f9 livelli, con linee di confine tra loro non coincidenti e riconoscendo in ciascuna suddivisione motivazioni e affinit\u00e0 specifiche e differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo cos\u00ec si possono spezzare le catene di diffidenza, impermeabilit\u00e0 e segregazione dei singoli gruppi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una comunit\u00e0 religiosa, per esempio, pur rimanendo coesa nel culto della propria fede, pu\u00f2 spezzarsi trasversalmente e ciascun sottogruppo unirsi ad altre persone per svolgere attivit\u00e0 sportive o intellettuali, oppure in base alle preferenze per l&#8217;impiego del tempo libero, o ancora per interessi culturali o lavorativi. Questo sezionamento incrociato della societ\u00e0 favorisce l\u2019interscambio e la permeabilit\u00e0 dei gruppi facilitando cos\u00ec la vera integrazione tra le persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa dovrebbe fare dunque un\u2019amministrazione locale?<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo \u00e8 necessario favorire in ogni modo il confronto tra le prime generazioni di immigrati e le comunit\u00e0 della popolazione locale gi\u00e0 insediata; incentivare i momenti di confronto e discussione, oltre che di reciproca conoscenza e informazione; evitare il pi\u00f9 possibile la segregazione e la formazione di sottocategorie al fine di rendere le comunit\u00e0 pi\u00f9 aperte e permeabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Circa le seconde e terze generazioni bisogna lavorare intensamente sull\u2019istruzione di ogni ordine e grado e in particolare sulla scuola dell\u2019infanzia, vero imprinting di socialit\u00e0 e laboratorio di relazioni personali. Di seguito bisogna collaborare e incentivare, secondo il principio (costituzionale) della sussidiariet\u00e0, tutti quei corpi intermedi del territorio, anche per il tramite delle consulte, sia sostenendoli dal punto di vista economico e normativo, sia promuovendone l\u2019azione e l\u2019integrazione orizzontale (cooperazioni tra entit\u00e0 paritetiche) e verticale (azione coordinata tra ente pubblico, scuole da un lato e associazioni, enti di promozione ed enti del c.d. terzo settore dall\u2019altro).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 inoltre necessario lavorare intensamente sulla fruibilit\u00e0 degli spazi urbani: aree centrali pedonali, siti di incontro, aree verdi, aree fitness, piste ciclabili, piste jogging, aree verdi di aggregazione, eccetera, cos\u00ec come \u00e8 necessario organizzare manifestazioni, eventi e momenti di connessione di carattere trasversale che inducano alla partecipazione attiva gli interessati, i famigliari e i simpatizzanti (ad esempio feste dello sport, dei giovani, momenti multi-culturali e aggregativi).<\/p>\n\n\n\n<p>Come molte altre citt\u00e0, anche Monfalcone ha attraversato varie ondate migratorie nella sua storia. Quelle del passato ci paiono oggi superate e i gruppi arrivati nei tempi pi\u00f9 lontani si sono aggiunti alla sparuta popolazione locale di cent\u2019anni fa. I bambini di allora hanno giocato insieme, hanno studiato insieme e, grazie agli sforzi di genitori e istituzioni, hanno dato vita ai monfalconesi di oggi, non figli di una genetica pura ma di una contaminazione culturale progressiva e plurale. Il mondo che ci attende non sar\u00e0 tarato sulla misura di una o dell\u2019altra etnia, ma viceversa sar\u00e0 ad uso di persone aperte e curiose, capaci di confronto e interscambio. Questi sono i cittadini che dobbiamo costruire, perch\u00e9 solo cos\u00ec ognuno di noi potr\u00e0 sperare di non essere mai \u201cl\u2019altro\u201d di qualcuno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Davide Strukelj del 13\/12\/2020 Partiamo da una considerazione semplice semplice. L&#8217;integrazione \u00e8 (potrebbe essere) un&#8217;ipotesi auspicabile. 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