{"id":3210,"date":"2020-11-26T17:21:28","date_gmt":"2020-11-26T16:21:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3210"},"modified":"2020-11-26T17:21:28","modified_gmt":"2020-11-26T16:21:28","slug":"bosnia-erzegovina-trentanni-fa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/11\/26\/bosnia-erzegovina-trentanni-fa\/","title":{"rendered":"Bosnia Erzegovina, trent\u2019anni fa"},"content":{"rendered":"\n<p>di Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107 da Osservatorio Balcani e Caucaso del 18\/11\/2020\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Comincio ricordando brevemente che in Bosnia Erzegovina i partiti di stampo etno-nazionale iniziarono ad assumere una concreta rilevanza politica durante la primavera, l\u2019estate e l\u2019autunno del 1990. Prima vennero costituite alcune sezioni locali dell\u2019Unione democratica croata (HDZ) sulla scia di quanto stava accadendo in Croazia (la filiale bosniaca dell\u2019HDZ fu ufficialmente fondata nell\u2019agosto del 1990); poi nel maggio 1990 fu fondato il Partito di azione democratica (SDA) e nel luglio dello stesso anno il Partito democratico serbo (SDS). La Lega dei comunisti della Bosnia Erzegovina si trasform\u00f2 in Partito socialdemocratico. L\u2019allora premier della Jugoslavia Ante Markovi\u0107 \u2013 all\u2019epoca l\u2019unico leader politico ad avere un chiaro programma economico e a proporre soluzioni nonviolente alle dispute tra Belgrado, Zagabria e Lubiana \u2013 fond\u00f2 l\u2019Unione delle forze riformiste di Jugoslavia (SRSJ).<\/p>\n\n\n\n<p>Sostengo tuttora che l\u2019unico obiettivo dei tre partiti etno-nazionali (HDZ, SDA e SDS) era quello di rovesciare il socialismo e il sistema monopartitico. I loro programmi? Una pura retorica focalizzata sul futuro del paese; un continuo lamentarsi dei presunti pericoli a cui sarebbero stati esposti l\u2019identit\u00e0 etnica e i valori religiosi e culturali e bla bla bla\u2026 (ai lettori sospettosi di questa mole di ricordi dell\u2019anno 1990, un anno fatidico soprattutto per la Bosnia Erzegovina, dico che non sono mai stato membro dell\u2019unico Partito della Jugoslavia, cio\u00e8 della Lega dei comunisti).<\/p>\n\n\n\n<p>Primavera, estate e autunno del 1990<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai da molto tempo ho l\u2019impressione che i bosniaco-erzegovesi, a prescindere dal fatto che ancora vivano <em>l\u00ec<\/em> o che siano sparsi per il mondo, ricordino malvolentieri la primavera, l\u2019estate e l\u2019autunno di quel fatidico 1990. Lo dico sulla base della mia esperienza personale, senza per\u00f2 voler mettere in dubbio le esperienze altrui. Ritengo che la memoria selettiva di molti bosniaco-erzegovesi abbia un denominatore comune: la disillusione nei confronti dei propri cari e l\u2019incredulit\u00e0, mai sopita, riguardo al fatto che alle prime elezioni democratiche tenutesi nel novembre del 1990 la stragrande maggioranza dei cittadini della Bosnia Erzegovina fosse caduta nella trappola del nazionalismo e dello sciovinismo, aprendo cos\u00ec la strada alle divisioni etniche, culturali e linguistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto tempo fa, in una citt\u00e0 della Germania settentrionale provai a parlare di questo tema con un mio connazionale, il quale reag\u00ec come se si fosse scottato. \u201cOrmai da tempo ho chiuso quel capitolo\u201d, mi disse. Avevo sentito affermazioni simili anche a Milano, Zagabria, Lugano, Maribor, Klagenfurt, Subotica, Roma, Sarajevo, Praga, Fiume, Strasburgo, Doboj, Lubiana, Nancy\u2026 Uno dei miei interlocutori mi rispose laconicamente: \u201cLoro hanno vinto, noi abbiamo perso\u2026\u201d. Un altro mi disse: \u201cSpettava forse a me colmare le lacune della democrazia? \u00c8 forse colpa di noi due se il voto di un essere pensante non vale cento o mille voti di quei nostri [concittadini] irragionevoli? Con chi abbiamo convissuto? Perch\u00e9 non li abbiamo riconosciuti prima del 1990?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>(Una volta messa in moto, la Storia avanza a passo accelerato. Quando prese il via questo processo nel caso della dissoluzione [ma anche della creazione] della Jugoslavia? Lascio agli storici, quelli seri, il compito di risolvere questo dilemma. A dire il vero, gli storici seri sono pochi, ma questo non \u00e8 un problema mio n\u00e9 vostro. Tuttavia, questo ricordo \u00e8, in un certo senso, anche la mia risposta a tutti gli pseudo-storici e analisti geopolitici nella regione dell\u2019ex Jugoslavia, in Italia e in Europa, accomunati dalla tendenza a menzionare solo <em>en passant<\/em> l\u2019esito delle elezioni tenutesi in Bosnia Erzegovina in quell\u2019ormai lontano novembre 1990. Tutti loro hanno sminuito l\u2019importanza di quelle elezioni, che di fatto gettarono le basi delle future divisioni, belliche e post-belliche. Per non parlare degli orrori della guerra \u2013 non c\u2019\u00e8 guerra pi\u00f9 terrificante di quella fratricida. Questo ricordo \u00e8 anche una risposta a tutti quegli italiani con cui, a partire dal 1992, avevo partecipato a numerose conferenze \u201csul tema\u201d, e soprattutto a quei militanti che, dopo lo scoppio della guerra in Bosnia, non vollero discutere di nessun altro argomento che della guerra, e non vogliono farlo nemmeno oggi. Proprio cos\u00ec, come se la guerra fosse caduta dal cielo, come una banana fradicia. Una cosa non voluta, che per\u00f2 cade direttamente nel piatto, per non usare un\u2019espressione pi\u00f9 volgare.)<\/p>\n\n\n\n<p>In quel lontano 1990, a dare ritmo alla marcia della Storia furono le parole caratterizzanti le tre demagogie di stampo etnico.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca ero <em>l\u00ec<\/em>, vivevo in una citt\u00e0 bosniaca. Ascoltavo, con queste stesse orecchie, quelli che tenevano discorsi ai comizi dei vari partiti politici che si svolgevano sempre all\u2019aperto. (Chiss\u00e0 perch\u00e9 non si era mai abbattuta una pioggia durante uno di questi comizi. Nemmeno un fulmine, n\u00e9 un tuono!) In quei mesi, le parole, perlopi\u00f9 slogan, che uscivano dagli altoparlanti con il volume al massimo, giungevano fino al balcone del mio appartamento.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel periodo tutti e tre i partiti etno-nazionali si scagliarono contro il comunismo. La parola <em>komunjare<\/em> [termine spregiativo per indicare i comunisti] riecheggiava ovunque. Venivano invocate \u201cdemocrazia\u201d e \u201clibert\u00e0\u201d. Quelli che avevano combattuto contro il fascismo venivano bollati come <em>partizanija<\/em> [spregiativo di partigiani] e come asserviti al totalitarismo. Le persone presenti ai comizi, vere e proprie folle, spesso applaudivano incitate dagli organizzatori. Riecheggiava la frase: \u201cBasta, andatevene!\u201d, accompagnata da uno slogan che ancora oggi trovo molto curioso: \u201cSiamo arrivati noi\u201d. <em>Noi<\/em> \u2013 quelli che da un giorno all\u2019altro divennero anti-comunisti e anti-partigiani di professione. Conoscevo la maggior parte di quelli che tenevano discorsi ai comizi \u2013 bosgnacchi, croati o serbi che fossero \u2013 , tra i quali ve n\u2019erano anche alcuni ex membri della Lega dei comunisti. Andava di moda anche lo slogan che prometteva che la Bosnia sarebbe diventata la Svizzera dei Balcani. Bastava far cadere il comunismo!<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nei luoghi di lavoro si parlava di politica. Durante una di queste conversazioni affermai che, secondo me, nessuno, tranne il partito di Ante Markovi\u0107 e l\u2019SDP, sarebbe stato in grado di imporsi seriamente su una scena politica sempre pi\u00f9 infuocata e di togliere le castagne dal fuoco. Uno dei miei colleghi mi chiese ironicamente se avessi deciso all\u2019improvviso di unirmi agli \u201cex\u201d. Gi\u00e0 allora mi era chiaro che ogni discussione su questo tema sarebbe stata inutile. Tuttavia, chiesi al mio collega quale fosse il valore della memoria per qualcuno che viveva solo nel presente. Fino a poco tempo prima era uno di quelli che sventolavano la tessera rossa, invocando gli ideali dei titoismo, poi si era schierato dalla parte del suo popolo! Pardon, dalla parte del suo partito.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel mio collega non mi aveva mai perdonato quelle parole. Poco prima dello scoppio della nostra guerra \u201cinevitabile\u201d, quando ormai ero diventato membro attivo di un\u2019organizzazione pacifista, mi chiese: \u201cE ora che fine faranno le persone come te? Sapete qual \u00e8 il vostro posto?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLe persone a cui ti riferisci non si uniranno a voi che sapete dov\u2019\u00e8 il vostro posto\u2026\u201d, gli risposi. E lui, invece di una replica, mi rivolse un sorriso sprezzante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sentito dire che durante la guerra quel mio ex collega aveva occupato \u201cil proprio posto\u201d, quello \u201cgiusto\u201d. Dopo la guerra si \u00e8 trasferito in un paese nordico. Avr\u00e0 finalmente capito qualcosa su quel \u201cposto giusto\u201d che aveva occupato in passato?<\/p>\n\n\n\n<p>Questi sono solo alcuni tasselli dei miei ricordi del periodo immediatamente precedente le elezioni del 1990.<\/p>\n\n\n\n<p>Domenica, 18 novembre 1990<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattina andai con mia moglie alla sede del municipio, in cui fu allestito il nostro seggio elettorale. La coda per entrare era talmente lunga che, scoraggiati dalla sola idea di dover aspettare a lungo, tornammo subito a casa. Pensavamo che nel pomeriggio non ci sarebbero state code. Ma avevamo torto. Tornammo di nuovo a casa, sperando di trovare meno gente pi\u00f9 tardi. Macch\u00e9! Una volta ritornati alla sede del municipio, ci imbattemmo in una coda ancora pi\u00f9 lunga. I seggi chiudevano alle 22, per cui decidemmo di votare verso sera\u2026 Ma a quell\u2019ora c\u2019era una coda ancora pi\u00f9 lunga! Riuscimmo ad entrare, o meglio a spingerci all\u2019interno dell\u2019edificio municipale pochi minuti prima che chiudessero le porte. Chi era riuscito a entrare poteva votare. Notammo che lungo il corridoio e sulle scale c\u2019erano alcune persone a noi totalmente sconosciute. Successivamente abbiamo saputo che quelle persone erano attivisti di diversi partiti, venuti per \u201cassistere\u201d gli elettori pi\u00f9 anziani, perlopi\u00f9 analfabeti, durante la votazione. Quasi tutti si firmavano con la x.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la memoria non m\u2019inganna, i risultati delle prime elezioni democratiche in Bosnia Erzegovina furono resi noti nella serata del 20 novembre 1990. Alle urne si era recato quasi l\u201980% degli aventi diritto (cito questo dato per evitare eventuali equivoci, soprattutto quelli di carattere statistico). I partiti di stampo etnico ottennero poco pi\u00f9 del 70% dei voti. L\u2019unica forza politica realmente riformista, cio\u00e8 il partito di Ante Markovi\u0107, conquist\u00f2 appena il 9% dei voti. Dalle elezioni amministrative [tenutesi insieme a quelle politiche] emersero risultati pi\u00f9 o meno identici in tutti i comuni, compreso il nostro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo ancora il volto serio del giornalista della tv Sarajevo Aleksandar Vujisi\u0107 e la pesante parolaccia che avevo pronunciato una volta appreso l\u2019esito del voto, qualcosa di simile a un aperitivo amaro prima di cena (un dettaglio che ho inserito in uno dei miei racconti); ricordo anche di aver ricevuto una telefonata da un mio caro amico. Un <em>komunjara<\/em>, ma uno di quelli onesti. \u201cEravamo immersi in un sonno pesante, \u00e8 arrivata la punizione. Ma questi non arriveranno lontano \u2013 non si rendono conto di aver cominciato a segare il ramo su cui siede la Bosnia!\u201d. Anche il mio amico era del parere che quelle elezioni fossero un vero e proprio \u201ccensimento della popolazione su base etnica\u201d e che avessero reso incerto il futuro della nostra repubblica alla vigilia dell\u2019ormai imminente dissoluzione della Jugoslavia. Avevamo ragione gi\u00e0 allora?<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo, credo che, se i nazionalisti fossero stati all\u2019opposizione, non avrebbero potuto influire sul destino della Bosnia come uno stato laico, mentre un\u2019eventuale alleanza tra l\u2019SDP e il partito di Markovi\u0107 (per il quale avevo votato) sarebbe stata sufficientemente forte da poter salvare la Bosnia dal rischio di cadere vittima dello strabismo politico di Belgrado, Zagabria e di alcune capitali dei paesi islamici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo le elezioni\u2026 nelle fabbriche, nelle scuole, nelle piazze, pi\u00f9 o meno ovunque si assisteva a una vera e propria commedia in cui molti si dicevano sorpresi dall\u2019esito del voto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHanno vinto? Loro, i nazionalisti? Non \u00e8 possibile!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>A quanto pare, quel giorno nella maggior parte di quelli che avevano contribuito con il loro voto a quel censimento della popolazione, esclusi i nazionalisti pi\u00f9 ottusi, si era risvegliato un seme della vergogna.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello fu il penultimo autunno di pace in Bosnia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno di novembre trent\u2019anni dopo<\/p>\n\n\n\n<p>Nella Bosnia Erzegovina post-Dayton, l\u2019esito delle elezioni del 1990 \u00e8 uno dei pochi fatti su cui concordano tutti i protagonisti della guerra fratricida, \u201cgli eroi\u201d delle pulizie e omogeneizzazioni etniche. Non si litiga su quel \u201ccelebre\u201d risultato elettorale e su quella \u201ccelebre\u201d vittoria sul comunismo! Fu una \u201cvittoria\u201d storica. Lo direbbero senz\u2019altro anche gli asini di Demostene, perch\u00e9 allora non potrebbero dirlo anche i nostri nobili vincitori? Ma non dimentichiamo alcuni fenomeni ritenuti del tutto normali da parte dei vincitori di quelle elezioni: una sfacciata privatizzazione [delle aziende pubbliche] avviata dopo la guerra, la tendenza ad assegnare gli incarichi politici ed economici secondo una logica feudataria e, come conseguenza dei due fenomeni appena citati, l\u2019emigrazione dei giovani bosniaco-erzegovesi che ormai da anni se vanno dall\u2019estero in cerca di una vita migliore. Sarebbe meglio se non allargassimo il discorso su tutta una serie di fenomeni, tutt\u2019altro che positivi \u2013 come l\u2019assurda insistenza sulla purezza linguistica, la tendenza a sottolineare l\u2019importanza dei simboli religiosi, la presenza di tre versioni diverse della storia nei programmi scolastici \u2013 che hanno influito in modo decisivo sulla percezione della Bosnia Erzegovina da parte delle giovani generazioni in entrambe le entit\u00e0 in cui \u00e8 diviso il paese (Republika Srpska e Federazione BiH), fenomeni che hanno gi\u00e0 trovato il loro posto in diversi studi europei sul postcomunismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiunque sia minimamente realista dovrebbe chiedersi: perch\u00e9 i protagonisti della guerra degli anni Novanta e la loro \u201cprole\u201d politica non celebrano l\u2019esito delle elezioni del 1990 \u2013 che loro ritengono una vittoria, nonostante i risultati desolanti della \u201cdemocratizzazione\u201d della Bosnia Erzegovina che si inscrive all\u2019interno di una transizione ormai infinita \u2013 come una nostra sconfitta? S\u00ec, parlo della sconfitta, anche se so che alcuni bosniaco-erzegovesi che vivono all\u2019estero continuano a ricordare certi aspetti positivi della loro vita passata in Bosnia, cos\u00ec come alcuni di quelli che sono rimasti <em>l\u00ec<\/em> non rinunciano alle loro speranze riguardo alla possibilit\u00e0 di una vera rinascita democratica. E lottano, per quanto possibile, contro i padroni dei tre feudi \u2013 bosgnacco, croato e serbo \u2013 e contro i loro entourage. Lottano pur sapendo che <em>l\u00ec<\/em> a nessuno pu\u00f2 essere torto nemmeno un capello senza il consenso del Padrone della situazione, a partire dalle amministrazioni comunali, e pur sentendosi impotenti di fronte al fatto che il paese \u00e8 governato dal cosiddetto governatore internazionale. (\u201cIn nessun altro posto avrebbe uno stipendio cos\u00ec alto, perch\u00e9 mai lui e il suo entourage dovrebbero essere infastiditi dai leader locali propensi al litigio?\u201d Ho sentito pi\u00f9 volte questa affermazione quando ritornavo, da turista, nel mio paese d\u2019origine. E anche questa: \u201c\u00c8 facile dire: lo speriamo, ma la nostra generazione probabilmente non vivr\u00e0 abbastanza a lungo per assistere a cambiamenti radicali&#8230; Quelle stesse persone che hanno iniziato la guerra siedono ancora sulle loro poltrone\u201d.)<\/p>\n\n\n\n<p>I padroni stanno bene, stavano bene anche durante la guerra. Ora, naturalmente, stanno meglio. Forse dovrei citare i nomi di queste persone, dei loro clan e gruppi di interesse, dal mondo della politica a quello dell\u2019economia? Non posso assolutamente, perch\u00e9 provo un reale senso di nausea. Dopo la guerra hanno esercitato un\u2019influenza decisiva sul <em>demi-monde<\/em> dei \u201cmanager\u201d (leggi: traditori locali dell\u2019eredit\u00e0 economica dei propri padri e nonni), cio\u00e8 sui trafficanti di beni pubblici. Sui metodi di consolidamento del potere politico potrebbe essere scritto un corposo studio sociologico, ma qui mi limito a citare una riflessione di un mio amico che \u00e8 rimasto in Bosnia: \u201cPrima del 1990 c\u2019era un partito dominante, oggi ce ne sono tre. Un tempo chi non aveva la tessera rossa con falce e martello non poteva ottenere un incarico dirigenziale, mentre oggi \u00e8 diventata quasi una prassi comune dover dimostrare di avere la tessera di uno dei tre partiti [etno-nazionali] o votare per loro per poter ottenere un lavoro qualsiasi\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che i lettori di questo articolo si porranno una domanda del tutto logica: questo \u00e8 un soliloquio, un lamento, un atto di accusa o che altro? Semplicemente, a cosa serve? Lascio a voi questo dilemma, sperando che il caso dell\u2019ex Jugoslavia e della Bosnia possa essere compreso anche come una lezione per l\u2019Europa. Concludo sollevando un\u2019ulteriore domanda: cosa accadrebbe se un giorno la maggior parte dei cittadini europei decidesse di dare il proprio voto ai demagoghi populisti con una coscienza politica retrograda?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107 da Osservatorio Balcani e Caucaso del 18\/11\/2020\u00a0 Comincio ricordando brevemente che in Bosnia Erzegovina i partiti di stampo etno-nazionale iniziarono ad assumere una concreta rilevanza politica durante la primavera, l\u2019estate e l\u2019autunno del 1990. 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