{"id":3168,"date":"2020-10-28T20:00:32","date_gmt":"2020-10-28T19:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3168"},"modified":"2020-10-28T20:00:33","modified_gmt":"2020-10-28T19:00:33","slug":"memorie-della-foresta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/10\/28\/memorie-della-foresta\/","title":{"rendered":"Memorie della Foresta"},"content":{"rendered":"\n<p>di Damir Karaka\u0161 (Bottega Errante Edizioni) traduzione di Elisa Copetti del 28\/10\/2020<br><br>La strada. Sono disteso a letto e tendo l\u2019orecchio; la casa di legno \u00e8 imbottita di vecchi giornali e il vento trova nuove fessure: soffia muovendo le ombre nella stanza. Poi si sente un secco tintinnio di catenacci: mio padre sta slegando il bestiame. Mi vesto di fretta e corro fuori, la vacca Suza \u00e8 gi\u00e0 uscita dalla corte: la seguono \u0160arava, Lozonja, Peronja. Anche la foresta comincia a salire il pendio del monte, con noi. La vacca Suza conosce molto bene la strada, mentre le altre la seguono al passo sulle erbe verdi, alte, basse, falciate; le foglie si attaccano agli zoccoli. Allora da un bouquet di arbusti verdi sbuca Medo, correndo. Lo carezzo tra le orecchie, lo tiro di gusto per la coda e allungo il passo dietro al bestiame; cammino e poco dopo, su un prato che si \u00e8 fatto largo nella foresta, incontro gli amici: uno si chiama Pejo, l\u2019altro Nenad. Negli ultimi tempi anche Mali viene con noi. Ha appena cominciato la scuola quest\u2019autunno, ha una vacca sola, cos\u00ec dobbiamo occuparci di lui e della sua vacca. A volte viene anche Biba con le sue pecore: si stende all\u2019ombra, legge \u201cromanzi stampati\u201d e fa finta che noi non esistiamo; noi facciamo altrettanto. Lasciamo le nostre cose sotto a un cespuglio, ci arrotoliamo le maniche. Facciamo una gara di lancio di pietre dalla spalla, come ieri. Pejo e Nenad hanno gi\u00e0 tirato, ora tocca a me. Mi abbasso, afferro la pietra e vedo Mile, il nonno di Biba: in piedi, col fucile da caccia sulla spalla, mi osserva con lo sguardo fisso. Il silenzio si insinua nelle canne del fucile. Inspiro profondamente, concentro i movimenti in uno unico e una specie di rabbia si sfoga nel rapido scatto del braccio: lancio la pietra e la immagino volare proprio verso nonno Mile. La pietra vola, portandosi dietro gli sguardi. Nenad la raggiunge svelto e grida: \u00abOro per me, Pejo argento, a te la medaglia di bronzo!\u00bb. Arrabbiato, perch\u00e9 mi aspettavo molto dal mio lancio, penso: almeno sono meglio di nonno Mile. E quello, come se mi leggesse nel pensiero, sghignazza e dice che devo mangiare ancora tanta polenta. Una volta, avevamo appena cominciato a portare al pascolo il bestiame nella foresta, ci chiese se volevamo mangiare del miele. Rispondemmo di s\u00ec all\u2019unisono, allora ci condusse fino a un buco profondo nella terra: era ricoperto da una membrana bianca, tesa. Disse: \u00abEcco, prendete e mangiate quanto volete\u00bb. Si allontan\u00f2 verso la radura non lontano ed esclam\u00f2: \u00abLasciatene anche per domani!\u00bb. Ci inginocchiammo subito, impazienti, attorno al buco, piegammo le teste e con entrambe le mani cominciammo a sollevare la membrana. A quel punto indietreggiammo di colpo, balzando in piedi come in quel ballo russo. Correndo, lo sguardo cercava il margine della foresta. Fuggimmo a zigzag. Cadevamo, ci rialzavamo: alle nostre spalle le vespe ronzavano senza tregua. Alla fine arrivammo correndo fin dentro la foresta fitta e cos\u00ec ci salvammo, mentre nonno Mile si tenne per tutto il tempo la pancia dalle risate. Io fui punto da due vespe: al collo e sul viso. Trovai presto due pietre fredde, le misi sulle parti rigonfie. Nenad fu punto da una sola vespa, Pejo da nessuna. Quando a casa lo raccontai alla nonna, quella usc\u00ec subito nella corte. Grid\u00f2: \u00abAvesse la peste, quell\u2019uomo andrebbe di casa in casa sputando sulle maniglie delle porte!\u00bb. Mi disse di non avvicinarmi mai<\/p>\n\n\n\n<p>pi\u00f9 a un vespaio perch\u00e9 se mi pungevano sulla lingua, si sarebbe gonfiata e sarei morto soffocato.<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora quando nella foresta troviamo un buco coperto da una membrana bianca, raccogliamo erbe secche,<\/p>\n\n\n\n<p>foglie, fieno, glieli gettiamo dentro e accendiamo rapidamente un fuoco. Dopo di che corriamo verso il margine della foresta, ci sdraiamo a terra e vi poggiamo l\u2019orecchio come su dei binari invisibili. Il rumore pare quello di camion pesanti che passano nel profondo della terra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Damir Karaka\u0161 (Bottega Errante Edizioni) traduzione di Elisa Copetti del 28\/10\/2020 La strada. Sono disteso a letto e tendo l\u2019orecchio; la casa di legno \u00e8 imbottita di vecchi giornali e il vento trova nuove fessure: soffia muovendo le ombre nella stanza. Poi si sente un secco tintinnio di catenacci: mio padre sta slegando il bestiame. Mi vesto di fretta e corro fuori, la vacca Suza \u00e8 gi\u00e0 uscita dalla corte: la seguono \u0160arava, Lozonja, Peronja. 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