{"id":3163,"date":"2020-10-07T10:26:03","date_gmt":"2020-10-07T08:26:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3163"},"modified":"2020-10-07T10:26:04","modified_gmt":"2020-10-07T08:26:04","slug":"la-disobbedienza-ai-tempi-del-pascia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/10\/07\/la-disobbedienza-ai-tempi-del-pascia\/","title":{"rendered":"La disobbedienza ai tempi del Pasci\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>di Davide Strukelj del 7\/10\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei modi per capire cosa sia il costo personale della disobbedienza \u00e8 leggere le quattrocento pagine de &#8220;Il ponte sulla Drina&#8221; (Ivo Andri\u0107, 1945), e in particolare quelle che descrivono come l&#8217;operaio Radisav viene impalato dal boia. A chi conosce la lingua, raccomanderei una versione scritta in serbo-croato, preferibilmente vecchia e stampata in caratteri cirillici su carta spessa e gialla. Negli anni ho riletto pi\u00f9 volte la mia copia della seconda edizione in lingua originale, constatando che il suono di quelle parole rende meglio di ogni traduzione il rumore straziante dello scempio delle carni. Inoltre le difficolt\u00e0 di comprensione rallentano a sufficienza la lettura adeguando il ritmo alle lente operazioni della carneficina. La carta ruvida, dal canto suo, amplifica il disagio fisico che si avverte rivivendo la crudelt\u00e0 dell&#8217;esecuzione.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Poche figure si sovrappongono in quelle pagine. Mehmed Pa\u015fa Sokolovi\u010d, il giovane bambino serbo cristiano rapito, islamizzato, poi divenuto potente funzionario del sultano ottomano Solimano il Magnifico. Abid-aga, il crudele responsabile di cantiere inviato dal Pasci\u00e0 per la costruzione del ponte. Radisav Herak di Uni\u0161te, il sabotatore che viene condannato ad essere impalato vivo. Il boia. Vi\u0161egrad. La Drina e il suo ponte.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Nel 1571 Mehmed Pa\u015fa Sokolovi\u010d, ricco e potente visir alla corte del sultano turco, commissiona la costruzione di un ponte in pietra per collegare le due sponde della Drina, proprio ai piedi della citt\u00e0 di Vi\u0161egrad. Si tratta di una vera e propria porta tra l&#8217;oriente e l&#8217;occidente, collocata in una terra dove da secoli convivono musulmani, ebrei e cristiani suddivisi in etnie e comunit\u00e0. Abid-aga \u00e8 incaricato di dirigere la costruzione ma, avido e senza scrupoli, non esita a trattenere per s\u00e9 i compensi degli operai coatti impiegati come manodopera. Un serbo si oppone e inizia a sabotare la costruzione, si chiama Radisav e viene dal vicino paese di Uni\u0161te. &#8220;Non \u00e8 n\u00e9 povero come sembra, n\u00e9 ignorante come vuol far credere. Il suo cognome \u00e8 Herak: la sua famiglia possiede terre fertili e in casa vi sono molti maschi, ma la maggioranza della popolazione del suo villaggio si \u00e8 ormai islamizzata e lui e i suoi si sentono soffocati e isolati\u201d. Appartiene alla comunit\u00e0 locale, quella che i turchi chiamano raja (termine che deriva dall&#8217;arabo e significa gregge, ovvero animali da tosare). Per i turchi era la classe sociale pi\u00f9 bassa, quella da tassare e alla quale, come contributo all&#8217;impero, venivano rapiti i giovani bambini maschi per farne soldati e giannizzeri. Radisav continua nella sua opera di sabotaggio nonostante le pubbliche minacce di ritorsione di Abid-aga e le durissime condanne promesse. Dopo pochi giorni il contadino serbo viene identificato e catturato. Il processo \u00e8 sommario e veloce e la confessione viene estorta con i soliti metodi eleganti del tempo: siamo nel XVI secolo. Si cercano mandanti e complici, ma alla fine tutte le colpe ricadono su Radisav. La pena \u00e8 l&#8217;impalazione da vivo. Pubblica e lenta, per espressa richiesta dello stesso Abid-aga, esattamente come promesso.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Andri\u0107 descrive la tecnica e la procedura fin nei minimi dettagli, e molti critici si sono soffermati su queste pagine chiedendosi il perch\u00e9 di tanta accuratezza. Il motivo \u00e8 molto semplice. L&#8217;entit\u00e0 della punizione deve rimanere impressa nel lettore per la sua crudelt\u00e0 e per le sofferenze inflitte. Se cos\u00ec non fosse, il costo della disobbedienza verrebbe sminuito e l\u2019atto di Radisav perderebbe di valore.<\/p>\n\n\n\n<p><br>L&#8217;agonia dura diverse ore e gli ultimi respiri del condannato riempiono righe di mera sofferenza e, contemporaneamente, di rinnovato ardore nei confronti degli aguzzini e dell&#8217;intera vicenda: \u201cTurchi&#8230;turchi&#8230; Il ponte&#8230;\u201d, sono le sue ultime parole. Alcuni amici, scossi dalla gravit\u00e0 del supplizio, sottrarranno il cadavere, che il boia aveva destinato a cibo per i cani randagi, per potergli dare una degna sepoltura nei pressi del fiume. Per Radisav la morte \u00e8 una liberazione e la sofferenza solo un viatico, come la condanna \u00e8 stata solo la conferma di una consapevolezza gi\u00e0 limpida fin dall&#8217;inizio. Chi si oppone ad Abid-aga, l\u2019usurpatore musulmano, sa cosa rischia: egli stesso l&#8217;ha giurato e il turco, si sa, mantiene le sue promesse di vendetta, non fosse altro che per dimostrare a tutti la sua ira e il suo potere. Ed \u00e8 proprio alla prepotenza che si oppone Radisav, il serbo cristiano della raja. La sua \u00e8 una protesta inizialmente silenziosa e circospetta. Egli tenta di persuadere i suoi amici alla sommossa per contrastare quelle imposizioni e sofferenze. Poi, resosi conto dell\u2019inerzia dei suoi compagni di sventura e consapevole del rischio che sta correndo, inizia un&#8217;azione solitaria e pericolosa per contrastare il lavoro del tirapiedi turco messo a capo del cantiere.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Ma l&#8217;azione del contadino di Uni\u0161te non \u00e8 rivolta contro la costruzione del ponte, egli sa che quell&#8217;opera verr\u00e0 ultimata con o senza il suo apporto. Il Pasci\u00e0 \u00e8 molto potente e i suoi propositi sono certezze: il ponte si far\u00e0 e il sogno di lasciare una traccia della sua influenza proprio in terra natale diventer\u00e0 realt\u00e0, come gi\u00e0 altrove in Bosnia. Mehmed pu\u00f2 decidere e ha deciso. Le sponde della Drina saranno collegate e il ponte porter\u00e0 il suo nome per molti secoli a venire.<\/p>\n\n\n\n<p><br>In fondo Radisav non protesta nemmeno contro il ladrocinio del tirapiedi ottomano infame. Ah, se solo il grande Visir sapesse che il suo delegato specula e ruba non versando i compensi ai lavoratori e trattenendoli per s\u00e9\u2026. Mehmed Pa\u015fa, il bambino di Sokolovi\u010di rapito quando aveva appena dieci anni, divenuto giannizzero e poi fidato boiardo della corte del grande sultano manderebbe all&#8217;esilio il suo scagnozzo in un baleno. Ed in effetti cos\u00ec sar\u00e0: Abid-aga sar\u00e0 cacciato e spogliato delle sue ricchezze accumulate derubando i pi\u00f9 deboli\u2026 ma ben dopo che Radisav avr\u00e0 finito di patire le sue pene.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Il contadino serbo lamenta invece di essere stato sottratto alla sua stessa vita, alle sue faccende e alla sua famiglia. Costretto a lavorare senza compenso non pu\u00f2 curarsi della sua normale esistenza che vede tristemente deteriorarsi di giorno in giorno. La sua stessa vita, in fondo, viene gestita dal prepotente di turno in nome di una avidit\u00e0 personale spacciata per ragione di Stato, ma in realt\u00e0 mera esecuzione di una cupidigia senza confini morali.&nbsp; Abid-aga manipola le persone secondo le sue utilit\u00e0 e senza piet\u00e0 alcuna, nascondendo la sua pochezza dietro al nome del Gran Visir, i cui progetti e desideri divengono nel contempo motivo e scusa per l&#8217;agire di uno speculatore senza remore. La stessa esecuzione del sabotatore sar\u00e0 mera dimostrazione: non punizione per il disobbediente, ma monito per gli altri. Lo scopo sar\u00e0 raggiunto, perch\u00e9 nella notte dell&#8217;esecuzione &#8220;tutti, nella kasaba e intorno al ponte, si addormentarono in preda alla paura&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Cosa accade dunque nella mente di Radisav? Come pu\u00f2 un piccolo contadino sfidare il potente emissario del Pasci\u00e0? Come pu\u00f2 decidere di provocare le ire e le punizioni promesse, piene di sofferenza e che inevitabilmente condurranno alla sua morte?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><br>Radisav realizza che il vero dolore, quello che uccide la volont\u00e0, non \u00e8 quello della carne. Il vero dolore \u00e8 quello dell\u2019inquietudine, quello che impone di non scegliere la disobbedienza per il terrore del male fisico e morale, personale e dei propri cari. \u00c8 l&#8217;immobilit\u00e0 dello spirito causata dalla paura. Per contrappasso, il vero coraggio non \u00e8 quello di chi affronta il dolore fisico e la morte. Il vero coraggio \u00e8 quello di colui che, consapevole, affronta il rischio della ritorsione e della sofferenza e, nonostante tutto, indefessamente, porta avanti le sue istanze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><br>A questo modello bisogna ispirarsi: questo \u00e8 il termine di confronto verso il quale bisogna spingere l&#8217;intimo pensiero della coscienza. Solo superato questo ostacolo, solo dopo aver varcato questa soglia, si \u00e8 pronti a disobbedire per raggiungere lo scopo. Solo questa consapevolezza rende il fine meritevole di essere desiderato. &#8220;Cosa sei disposto a sacrificare per raggiungere l&#8217;obiettivo?&#8221;, chiede Sean Connery al giovane agente Ness, interpretato da Kevin Costner negli &#8220;Intoccabili&#8221; (1987), quando quest&#8217;ultimo decide di sfidare Al Capone; ovvero quale prezzo personale sei disposto a pagare pur di ottenere ci\u00f2 che desideri? Solo dopo aver risposto a questa domanda potrai proseguire nel tuo progetto. Superata la paura delle conseguenze e raggiunta la consapevolezza del costo personale, ecco che la via appare tracciata con chiarezza. La mente interiorizza il processo e lo fa suo. In quest&#8217;ottica, Radisav conosce bene l&#8217;epilogo della sua vicenda personale, e, dopo la tortura e la condanna che ne deriva, chiede al boia, &#8220;come ad un suo pari&#8221;: &#8220;fa un&#8217;opera buona e trafiggimi con un colpo solo, che non debba soffrire come un cane!&#8221;. Ma conosce gi\u00e0 anche la risposta del boia: &#8220;avrai quello che \u00e8 stato deciso e che ti sei meritato!&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Al contrario di quanto possa sembrare, la sfida raccontata da Andri\u0107 non trova il suo motivo nello scontro tra etnie o religioni. A Vi\u0161egrad hanno convissuto bosniaci, serbi, croati, turchi e austriaci per secoli interi, cos\u00ec come islam, cristianesimo ed ebraismo si sono mescolati nelle dinamiche sociali della piccola comunit\u00e0. La sfida \u00e8 quella eterna tra oppresso e oppressore. Abid-aga, potente emissario, verr\u00e0 sconfitto da Radisav, un piccolo uomo morto impalato, e dalla sua disobbedienza. Il ponte sar\u00e0 costruito, Mehmed Pa\u015fa Sokolovi\u010d avr\u00e0 il suo monumento a imperitura memoria, ma l&#8217;esecutore fraudolento pagher\u00e0 care le sue malefatte.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Il piccolo contadino, disobbediente consapevole, ha vinto contro il potente papavero corrotto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Strukelj del 7\/10\/2020 Uno dei modi per capire cosa sia il costo personale della disobbedienza \u00e8 leggere le quattrocento pagine de &#8220;Il ponte sulla Drina&#8221; (Ivo Andri\u0107, 1945), e in particolare quelle che descrivono come l&#8217;operaio Radisav viene impalato dal boia. A chi conosce la lingua, raccomanderei una versione scritta in serbo-croato, preferibilmente vecchia e stampata in caratteri cirillici su carta spessa e gialla. 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