{"id":3157,"date":"2020-10-07T10:20:41","date_gmt":"2020-10-07T08:20:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3157"},"modified":"2020-10-07T10:20:42","modified_gmt":"2020-10-07T08:20:42","slug":"la-scuola-di-fronte-allemergenza","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/10\/07\/la-scuola-di-fronte-allemergenza\/","title":{"rendered":"La scuola di fronte all\u2019emergenza"},"content":{"rendered":"\n<p>di Giuseppe Bagni da Italiani Europei del 24\/9\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>Nei mesi difficilissimi che abbiamo attraversato con le scuole chiuse, l\u2019obiettivo primario \u00e8 stato quello di affermare la loro presenza anche in una situazione di emergenza mai vissuta. Stabilire un contatto con gli alunni e con le loro famiglie per evitare che, nell\u2019isolamento in cui eravamo tutti costretti, prevalesse il vuoto. Conoscere e utiliz\u00adzare nuovi strumenti di insegnamento \u00e8 stato un arricchimento sia per gli studenti che per i docenti, ma solo per coloro che avevano ben chiaro che essi sono un mezzo, non un fine. Il fine della scuola, in ogni situazione, \u00e8 l\u2019apprendimento, che bench\u00e9 sia individuale \u00e8 da intendersi come il successo personale in un\u2019avventura collettiva giocata a scuola, \u00abun luogo sociale animato dal desiderio\u00bb, come ha scritto Miguel Benasayag. Il desiderio \u00e8 quello di mettere alla pro\u00adva le proprie attitudini e potenzialit\u00e0 scoprendo se stessi mentre si scopre il mondo in un contesto di socialit\u00e0 vera e faticosa, perch\u00e9 prevede una condivisione degli obiettivi prolungata nel tempo e ca\u00adpace di coinvolgere due generazioni: quella degli studenti e quella degli insegnanti. Qualcuno ha scritto che nella scuola si incontrano la generazione dei padri e delle madri con quella dei figli non con\u00adsanguinei. Nulla a che vedere con il carattere effimero della frequen\u00adtazione senza regole dei social che molti adolescenti praticano e che pu\u00f2 produrre un senso di solitudine ancora pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso \u00e8 fondamentale che tutta la societ\u00e0 dimostri con i fatti l\u2019im\u00adportanza della scuola facendo il massimo sforzo per riaprirla nel mas\u00adsimo della sicurezza. Si pu\u00f2 fare a meno, per un periodo limitato, di una discoteca, o di una piscina, ma non della scuola. E i docenti de\u00advono essere consapevoli che ora pi\u00f9 che mai \u00e8 necessario dare senso al fare scuola quotidiano, privilegiando le relazioni, soprattutto quelle orizzontali; favorendo la discussione con i bambini e con i ragazzi, stimolando il confronto, la discussione. Dobbiamo saper utilizzare in positivo il vuoto che i mesi senza scuola hanno creato nella vita dei bambini e dei ragazzi. Molti di loro, quasi tutti, si sono trovati per la prima volta ad avere tanto tempo vuoto e a confrontarsi con l\u2019incertezza e la paura, senza i filtri e i veli che la frenesia quotidiana pone. Dobbiamo adesso aiutarli a comprendere che ci\u00f2 che \u00e8 successo, e purtroppo ancora ci colpisce, costringe tutti a rivedere i propri comportamenti per il rispetto della sicurezza no\u00adstra e altrui, ma offre anche l\u2019opportunit\u00e0 preziosa per riflettere sui rapporti umani nel momento in cui il distanziamento sociale li ini\u00adbisce, ma che pu\u00f2 proprio per questo farci apprezzare maggiormente il valore che hanno nella vita di ciascuno.<\/p>\n\n\n\n<p>La scuola non pu\u00f2 ripartire sperando di chiudere una parentesi, ben\u00ads\u00ec farsi forte e ancora pi\u00f9 significativa grazie all\u2019analisi, che deve aiu\u00adtare a svolgere, del tempo che abbiamo attraversato e viviamo; di ci\u00f2 che sta succedendo nel mondo; di quanto tutto questo abbia influito sugli stati d\u2019animo di tutti, sia quelli positivi che quelli negativi che purtroppo non sono mancati; di come abbia cambiato la nostra espe\u00adrienza di vita quotidiana. E con gli studenti pi\u00f9 grandi anche degli ospedali pubblici e dell\u2019importanza di investire nella ricerca, della so\u00adlidariet\u00e0 verso i pi\u00f9 deboli ed esposti in un momento in cui abbiamo visto moltiplicarsi gesti in tal senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma allora non possiamo pensare \u2013 tantomeno desiderare \u2013 di tornare nella scuola di prima, magari con l\u2019illusione che basti apprendere tec\u00adniche nuove e \u201cproseguire il programma\u201d l\u00e0 dove \u00e8 stato interrotto. Si tratta piuttosto di dare un senso ancora pi\u00f9 forte allo stare insieme a scuola rispondendo ai bisogni dei bambini e dei ragazzi, facendoli con\u00adsapevoli che l\u2019avventura della scoperta, l\u2019apprendimento, lo studio, la conoscenza, li aiutano a capire, li rendono pi\u00f9 forti, sono gli strumenti indispensabili per scrivere il loro futuro. Mai come in questo momento gli allievi sono carichi di domande. Hanno bisogno di imparare a ri\u00adconoscerle, a formularle. Dove se non a scuola? In una scuola che non deve ovviamente allontanarsi dal sentiero della scuola della Costituzio\u00adne, che pone a suo fondamento la rimozione degli ostacoli e la lotta alle diseguaglianze, un percorso che oggi appare ancora pi\u00f9 impegnativo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LE AZIONI DEL MINISTERO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a una situazione drammatica e mai esperita, la politica ha rimosso per lunghi mesi il problema della scuola, senza rendersi conto che questo significava dimenticarsi del benessere dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza. Le scuole italiane sono quelle che in Europa sono state chiuse per prime e saranno molto probabilmente le ultime a riaprire. Un tempo lunghissimo nel quale purtroppo non ci si \u00e8 pre\u00adoccupati, come sarebbe stato necessario, di sce\u00adgliere con chiarezza la strada da imboccare per la ripartenza. Commissioni, comitati tecnici e linee guida si sono rincorsi, accavallati e spesso scon\u00adtrati senza soluzione di continuit\u00e0, con l\u2019unico risultato tangibile di aumentare la confusione e il disorientamento. Le linee guida per la gestione della didattica a distanza nella fase d\u2019emergenza hanno dato l\u2019impressione di avere come obietti\u00advo la normalizzazione di un\u2019esperienza scolastica che chiunque abbia vissuto in prima persona sa bene che di normale non aveva assolutamente niente: n\u00e9 il contesto e neppure i contenuti. \u00c8 stato costituito un comitato tecnico scientifico, una&nbsp;<em>task force<\/em>, come \u00e8 stata definita, per affrontare il rientro a scuola rispettando gli obblighi di sicurezza e il distanziamento necessari. Giustamente sono stati chiamati a dare il loro contributo esperti dei settori legati alla salute, all\u2019edilizia, all\u2019or\u00adganizzazione di sistemi complessi. Ma ci si sarebbe aspettati che tra i 18 membri che la compongono vi fosse una componente signi\u00adficativa di coloro che in quei sistemi complessi, con quelle norme di sicurezza per la salute di tutti e in quegli spazi, necessariamente da ripensare, sono chiamati a dare senso alla parola scuola. Invece di insegnanti nella commissione ce n\u2019\u00e8 uno. Non era mai successo, almeno negli ultimi cinquant\u2019anni: solo una dimenticanza oppure il segnale che al ministero ci si illude di uscire dall\u2019emergenza e ripren\u00addere la strada solo con mascherine, banchi a distanza di un metro e due o tre settimane per il \u201crecupero\u201d delle lacune?<\/p>\n\n\n\n<p>Non sar\u00e0 che manca completamente la consapevolezza che \u00e8 neces\u00adsario progettare un diverso modo di fare scuola, che aiuti&nbsp;<em>in primis&nbsp;<\/em>i suoi allievi a elaborare l\u2019esperienza vissuta, non di rado drammatica e purtroppo non ancora superata? Si pensa di poter ripartire senza mettere a fuoco, collegialmente, i contenuti imprescindibili di cia\u00adscuna disciplina e senza riflettere su nuovi modi di insegnare e ap\u00adprendere, dopo un\u2019esperienza di scuola a distanza che ha mostrato in forma eclatante quanto sono decisive l\u2019intenzionalit\u00e0 e la motivazio\u00adne ad apprendere da parte degli alunni? Di fatto abbiamo raggiunto solo quelli di loro che hanno voluto essere raggiunti. Questo deve farci riflettere su cosa sta davvero alla base della scuola e dell\u2019appren\u00addimento. La&nbsp;<em>task force&nbsp;<\/em>sulla scuola (senza la scuola) ha comunque fatto un lavoro utile e necessario, ma non ha sviluppato tali questio\u00adni quanto sarebbe stato necessario, e purtroppo non sembrano alla portata dell\u2019attuale ministero, come \u00e8 confermato dalle recenti linee guida sulla didattica digitale integrata.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur senza entrare nello specifico del documento ministeriale si deve segnalare come tutto il testo ignori la natura di strumento per la didattica della tecnologia digitale presentandola come se essa stessa fosse l\u2019innovazione necessaria e sufficiente. Basta leggere l\u2019apertura del capitolo \u201cMetodologie e strumenti per la verifica\u201d per averne con\u00adferma: \u00abLa lezione in videoconferenza agevola il ricorso a metodolo\u00adgie didattiche pi\u00f9 centrate sul protagonismo degli alunni, consente la costruzione di percorsi interdisciplinari nonch\u00e9 di capovolgere la struttura della lezione, da momento di semplice trasmissione dei contenuti ad&nbsp;<em>agor\u00e0&nbsp;<\/em>di confronto, di rielaborazione condivisa e di co\u00adstruzione collettiva della conoscenza. Alcune metodologie si adatta\u00adno meglio di altre alla didattica digitale integrata: si fa riferimento, ad esempio, alla didattica breve, all\u2019apprendimento cooperativo, alla&nbsp;<em>flipped classroom<\/em>, al&nbsp;<em>debate<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi sostenuta \u00e8 priva di una minima argomentazione a sostegno, n\u00e9 dall\u2019esperienza appena vissuta di didattica a distanza sono emerse evidenze di quanto sostenuto. Inoltre colpisce il ritorno, accanto alle metodologie pi\u00f9 in voga al momento \u2013 ma che non si capisce perch\u00e9 dovrebbero essere facilitate dalle lezioni in videoconferenza e dalla didattica digitale integrata \u2013 della didattica breve, una metodolo\u00adgia proposta nel lontano 1993, soprattutto pensata per l\u2019universit\u00e0, rapidamente defunta senza grande rammarico da parte di nessuno. Lascia sbalorditi l\u2019affermazione che una videoconferenza renda pi\u00f9 facile il passaggio dalla trasmissione dei contenuti ad&nbsp;<em>agor\u00e0&nbsp;<\/em>di con\u00adfronto, di rielaborazione condivisa e di costruzione collettiva della conoscenza. Se cos\u00ec fosse, se garantisse meglio delle attivit\u00e0 in classe anche gli aspetti della condivisione e socializzazione della conoscen\u00adza, allora non si vede perch\u00e9 dovrebbe limitarsi a integrare la didat\u00adtica: potrebbe sostituirla&nbsp;<em>in toto<\/em>. Preoccupa questa enfasi sul digitale, che dimostra come si sia persa la visione sulla sua reale dimensione, che resta quella di uno strumento utile soprattutto se si affianca alla scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>La scuola, se dovesse viaggiare solo su piattaforma, non sarebbe pi\u00f9 scuola. Sarebbe solo un pessimo surrogato che pu\u00f2 essere scambiato per scuola solo da coloro che la vedono ancora come una successione di lezioni, poi di compiti e infine interrogazioni sui compiti e sul\u00adle lezioni. Purtroppo \u00e8 questa immagine che persiste nella opinione pubblica e non solo, e fa crescere la convinzione che in fondo quello che si fa a scuola non ha che una importanza relativa: quello che non si fa in un anno si recuperer\u00e0 con qualche lezione in pi\u00f9 l\u2019anno successivo. Invece non si tratta di qualche ora di lezione ma di un percorso di formazione personale e di apprendimento di bambini e ragazzi che si \u00e8 interrotto e che bisogna prepararsi a riprendere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>OLTRE LA PANDEMIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019interno del CIDI molto ci siamo interrogati su come trasformare l\u2019esperienza vissuta in un\u2019opportunit\u00e0 di crescita umana e professio\u00adnale, cercando di rileggere in modo propositivo ci\u00f2 che sta avvenen\u00addo, a partire dai punti di forza e dalle contraddizioni della scuola in presenza, che si sono inevitabilmente ripercosse, amplificandosi, sulla fase passata di didattica dell\u2019emergenza. \u00c8 fondamentale ana\u00adlizzare le dinamiche con le quali i bambini e gli adolescenti rico\u00adstruiscono il loro rapporto con i processi conoscitivi, l\u2019efficacia degli stimoli utilizzati per raggiungere la loro partecipazione, il ruolo dei mezzi tecnologici, le nuove forme di coinvolgimento dei genitori e del loro rapporto con gli insegnanti. In sostanza si deve riflettere sui processi dell\u2019insegnamento\/apprendimento ora che abbiamo potuto osservarli in una situazione in cui alcuni elementi sono emersi con maggiore evidenza, analizzando a fondo le dinamiche generative del percorso d\u2019apprendimento che in questa fase sono emerse con grande evidenza: il livello di intenzionalit\u00e0 e di consapevolezza degli allievi nel lavoro scolastico, la meraviglia dell\u2019apprendere, l\u2019atteggiamento di cooperazione con i compagni, il livello di inclusione, la pratica di ascolto, di rispetto e di fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 ci sia apprendimento ci deve essere intenzionalit\u00e0 a imparare e consapevolezza di aver imparato. Nella situazione di distanza vissuta nei mesi di scuole chiuse, il gradiente di intenzionalit\u00e0 e di consa\u00ad pevolezza \u00e8 stato molto pi\u00f9 visibile, e appare chiara la ricaduta sui risultati: per essere efficace la partecipazione deve essere intenzionale e l\u2019apprendimento consapevole. L\u2019intenzionalit\u00e0 e la consapevolez\u00adza si costruiscono attraverso attivit\u00e0 che abbiano un forte carattere laboratoriale, proponendo situazioni dotate di problematicit\u00e0 e di significato per l\u2019allievo. \u00c8 fondamentale che i bambini e i ragazzi svi\u00adluppino significative domande e che su queste si ancori la proposta didattica. Nella condivisione di significato e di senso si gioca l\u2019effi\u00adcacia dell\u2019azione da condividere. La motivazione non pu\u00f2 che essere intrinseca all\u2019attivit\u00e0 da svolgere in corresponsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Particolare attenzione va posta a fare s\u00ec che tutti gli allievi si sentano coinvolti in prima persona nel processo di insegnamento\/apprendi\u00admento. Ognuno deve essere riconosciuto nella propria singolarit\u00e0 e secondo questa attivato. Non bisogna dimenti\u00adcare, infatti, che quando si parla di inclusione si parla del diritto di ogni allievo di apprendere, ma soprattutto di partecipare. \u00c8 ovvio che \u00e8 ne\u00adcessaria una particolare attenzione per chi si tro\u00adva in qualche difficolt\u00e0 (sociale o personale), e la mancanza di un ambiente comune di lavoro che pu\u00f2 ripetersi anche nel prossimo periodo pu\u00f2 approfondire le diseguaglianze. \u00c8 augurabile che si riducano le situazioni di svantaggio dovute alla indisponibilit\u00e0 degli strumenti necessari e della qualit\u00e0 delle concessioni territoriali, ma inevita\u00adbilmente rimarranno alunni con svantaggio, che vivono situazioni complesse e compromesse, non di rado senza figu\u00adre di riferimento in casa in grado di seguirli. A rischio sono anche coloro che gi\u00e0 a scuola facevano fatica, ma che nel rapporto diretto con insegnanti e compagni trovavano motivazione e supporto. Ora si perdono nel web non avendo le risorse materiali e le competenze sufficienti per reggere la scuola a distanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche per essere efficaci su questo non dobbiamo sottovalutare l\u2019im\u00adportanza di tempi distesi. Il tempo (come lo spazio) \u00e8 una impor\u00adtante variabile pedagogica che struttura il fare scuola. Il tempo della scuola sostiene il ritmo della vita in comune e costruisce la profon\u00addit\u00e0 verso il passato e il futuro nel senso delle conoscenze e nel senso delle azioni, di ci\u00f2 che si \u00e8 fatto e si deve fare. Serve sperimentare con flessibilit\u00e0 una nuova organizzazione temporale che aiuti gli al\u00adlievi a diventare padroni e responsabili del loro tempo: \u00e8 questo un grande esercizio di autonomia che aiuter\u00e0 i nostri allievi a strutturare il tempo oltre i confini del tempo trascorso a scuola. Lo stesso vale per l\u2019ambiente di apprendimento, che si moltiplica. Lo spazio, che era l\u2019elemento pi\u00f9 distintivo e condiviso del fare scuola si \u00e8 aperto improvvisamente alle abitazioni, assumendo i connotati profonda\u00admente diversi specifici dell\u2019ambiente digitale. \u00c8 quindi importante riflettere sul rapporto che si instaura tra insegnanti e bambini e ado\u00adlescenti e tra gli stessi allievi in ambienti in cui agiscono sollecitazioni diverse da quelle presenti nell\u2019ambiente scolastico. Va posta con convin\u00adzione al centro la qualit\u00e0 del curricolo. Occorre prendere definitivamente atto della insufficienza della \u201cdidattica del programma\u201d e di come sia fondamentale il lavoro sul curricolo verticale, partendo dai nuclei fondanti delle discipline e tenendo conto del processo di apprendimento di bambini e ragazzi. I team di insegnanti, i consi\u00adgli di classe e i dipartimenti dovrebbero farsene carico. \u00c8 fondamentale interrogarci su che cosa vogliamo insegnare e soprattutto su come vogliamo insegnarlo, bi\u00adsogna ragionare sul rapporto tra ci\u00f2 che progettiamo di fare, ci\u00f2 che l\u2019alunno apprende e cosa significa valutare. Sono necessari quindi il raccordo e lo sviluppo prospettico tra i vari ordini di scuola in termi\u00adni di continuit\u00e0 di obiettivi didattici ed educativi, curando la verti\u00adcalit\u00e0 del curricolo. Uno degli obiettivi della scuola \u00e8 infatti quello di accompagnare il bambino nella sua crescita rispettando la sua unicit\u00e0 e la sua esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Come utilizzare gli strumenti tecnologici su cui costruire le proposte? \u00c8 fondamentale che rimangano \u201cstrumenti\u201d. Bisogna usarne diversi scegliendoli sulla base della coerenza con gli obiettivi pedagogico-didattici che ci proponiamo. Le attivit\u00e0 proposte in questi mesi d\u2019e\u00admergenza hanno avuto un carattere improvvisato e sostanzialmente individuale. \u00c8 venuta meno, in generale, una progettualit\u00e0 condivisa come team di insegnanti, consigli di classe, dipartimenti, collegio docenti, ed \u00e8 mancato, soprattutto nella fase iniziale, un confronto sugli obiettivi da raggiungere e sulle modalit\u00e0 per attuarli. Ci\u00f2 \u00e8 si\u00adcuramente dovuto alle difficolt\u00e0 oggettive e alla necessit\u00e0 di dare una risposta immediata al vuoto che aveva preso il posto del tempo della scuola dei nostri alunni, ma questa offre adesso l\u2019occasione per riflet\u00adtere su come devono cambiare i rapporti all\u2019interno di ogni istituto scolastico. La scuola dovrebbe essere una comunit\u00e0 educante non solo nelle relazioni tra alunni e tra alunni e insegnanti, ma anche tra insegnanti: la situazione vissuta ha dimostrato invece quanta ineffi\u00adcacia produca l\u2019individualismo nella scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa nuova modalit\u00e0 di fare didattica richiede precise e nuove competenze da parte dei docenti e soprattutto una progettazione delle attivit\u00e0 che deve necessariamente essere condivisa da tutti gli insegnanti, curriculari e di sostegno. \u00c8 quindi possibile imparare da questo momento di difficolt\u00e0 nella speranza di fare nascere qualcosa di nuovo: la costruzione di un nuovo modo di fare scuola; una nuova didattica non tanto \u201cdigitale\u201d quanto \u201ccon il digitale\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Bagni da Italiani Europei del 24\/9\/2020 Nei mesi difficilissimi che abbiamo attraversato con le scuole chiuse, l\u2019obiettivo primario \u00e8 stato quello di affermare la loro presenza anche in una situazione di emergenza mai vissuta. 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