{"id":3155,"date":"2020-10-07T10:18:29","date_gmt":"2020-10-07T08:18:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3155"},"modified":"2020-10-07T10:18:30","modified_gmt":"2020-10-07T08:18:30","slug":"almirante-e-il-bando-contro-i-partigiani","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/10\/07\/almirante-e-il-bando-contro-i-partigiani\/","title":{"rendered":"Almirante e il bando contro i partigiani"},"content":{"rendered":"\n<p>di Pietro Spataro di ottobre 2020<\/p>\n\n\n\n<p>Lo chiamarono il<strong>\u201cmanifesto della morte<\/strong><strong>\u201d<\/strong>. Fu affisso nella primavera del 1944 sui muri delle case in molti paesi dell\u2019alta Toscana che erano sotto l\u2019occupazione nazista. C\u2019era scritto: consegnatevi entro le ore 24 de 25 maggio o sarete fucilati alla schiena. Era rivolto ai soldati italiani sbandati, a quelli che dopo l\u20198 settembre si erano uniti alla <strong>Resistenza<\/strong> e ai partigiani stessi che erano sui monti. Era firmato cos\u00ec: \u201cper il Ministro Mezzasoma capo di gabinetto Giorgio Almirante\u201d. Quel manifesto, ritrovato all\u2019inizio degli anni Settanta negli archivi del Comune di Massa Marittima, pubblicato sull\u2019Unit\u00e0 e sul Manifesto, fu oggetto di un lungo e travagliato processo intentato dal leader del Movimento sociale contro i due giornali e finito con la loro <strong>completa assoluzione<\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A raccontare in un libro questa storia \u00e8 <strong>Carlo Ricchini<\/strong><strong>,<\/strong> per tanti anni capo redattore centrale dell\u2019Unit\u00e0 e imputato in quel processo insieme a <strong>Luciana Castellina<\/strong> in quanto direttori responsabili dei rispettivi quotidiani. Il titolo del volume (\u201c<em>L\u2019avrai camerata Almirante la via che pretendi da noi italiani<\/em>\u201d, Edizioni 4Punte) riecheggia l\u2019inizio dell\u2019epigrafe dettata da <strong>Piero Calamandrei<\/strong> per la lapide in ricordo del partigiano Duccio Galimberti ucciso dai fascisti nel \u201944 (\u201cL\u2019avrai, camerata Kesselring, il monumento che pretendi da noi italiani\u2026\u201d). Ricchini ha rimesso insieme tutti i pezzi della storia, ha ritrovato i documenti, ha consultato i verbali delle udienze e i dispositivi delle sentenze. Ha raccontato, con tutti i particolari, la storia di un duello giudiziario che aveva in gioco la <strong>verit\u00e0 sulle stragi<\/strong> e sulle esecuzioni fasciste.<\/p>\n\n\n\n<p>Il manifesto, intestato alla \u201cPrefettura di Grosseto, Ufficio di Ps in Paganico\u201d, apparve sui due quotidiani il 27 giugno del 1971. Alle redazioni lo aveva spedito in fotocopia <strong>Paolo Cristofolini<\/strong><strong>,<\/strong> docente all\u2019Universit\u00e0 di Pisa, che lo aveva avuto da Renzo Vanni, uno storico dello stesso ateneo che stava facendo ricerche per un libro sulla guerra partigiana in Toscana. Il Manifesto, in edicola da appena due mesi, mise la notizia di quel bando firmato da Giorgio Almirante in grande evidenza in prima pagina con un commento di<strong> <\/strong><strong>Luigi Pintor<\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unit\u00e0, diretta da<strong> <\/strong><strong>Aldo Tortorella<\/strong><strong>,<\/strong> scelse invece l\u2019apertura di seconda pagina con il titolo <strong>\u201c<\/strong><strong>Un servo dei nazisti<\/strong><strong>\u201d.<\/strong> Nell\u2019articolo si denunciava: \u201cL\u2019attuale segretario del Msi Giorgio Almirante, che adesso si sciacqua la bocca quotidianamente con un frasario \u2018patriottico\u2019 e \u2018nazionale\u2019, \u00e8 stato un servo e un lacch\u00e8 dei nazisti invasori del nostro Paese\u201d. E pi\u00f9 avanti: \u201cEgli firmava questi abietti (e inutili) diktat contro i partigiani in quanto capo di gabinetto del ministro della Repubblica sociale Mezzasoma\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La riproduzione fotografica del manifesto era diversa sui due quotidiani. Sul Manifesto mancava una riga sostituita da puntini di sospensione, sull\u2019Unit\u00e0 al posto di quei puntini c\u2019era una riga scritta a mano. Fu questo uno dei pretesti a cui si aggrapp\u00f2 Almirante facendo<strong> <\/strong><strong>causa per diffamazione<\/strong> contro i due giornali. Ma quel pretesto cadde durante il processo dopo che il sindaco di Massa Marittima spieg\u00f2 in aula, mostrando l\u2019originale del manifesto, che quella riga non era fotograficamente riproducibile perch\u00e9 era rovinata a causa del modo in cui il foglio fu ripiegato per conservarlo. Era leggibile dal vivo, ma non in foto. Per questo il Manifesto scelse i puntini mentre l\u2019Unit\u00e0 aggiunse a mano il reale contenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la pubblicazione della notizia sui due quotidiani numerose sezioni del Pci, del Psi e dell\u2019Anpi affissero manifesti nei quali si accusava Almirante di essere un \u201cfucilatore di partigiani\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Almirante scaten\u00f2 una guerra contro i due giornali che and\u00f2 avanti per anni. Neg\u00f2 tutto, sostenne che quel manifesto era un <strong>falso<\/strong>, cerc\u00f2 persino di posticipare l\u2019inizio del suo lavoro come capo di gabinetto del ministro Mezzasoma. A tratti il segretario del Movimento sociale italiano sembr\u00f2 avere la meglio grazie alla benevolenza di alcuni giudici che usarono tutti gli escamotage per rallentare il processo. Il <strong>giudice Vittorio Occorsio<\/strong>, ricorda Ricchini nel libro, fu uno dei pochi che segu\u00ec con attenzione le testimonianze degli imputati e valut\u00f2 con oggettivit\u00e0 le prove portate in aula. Qualche anno dopo, come si sa, quel magistrato, che aveva seguito il processo per la strage di Piazza Fontana, fu assassinato dai terroristi fascisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine Almirante, dopo anni di processo, dovette soccombere davanti alle testimonianze e alle prove che lo inchiodavano. <strong>Carlo Ricchini e Luciana Castellina<\/strong> furono infatti assolti. Ma fu un\u2019assoluzione molto ambigua perch\u00e9 nella sentenza si mise in forse il lavoro svolto dai due giornali e si fecero molte elucubrazioni sulla differenza tra \u201cchi firmava\u201d e \u201cchi emetteva\u201d i bandi contro i partigiani. L\u2019Unit\u00e0 non si rassegn\u00f2 a quella sentenza di assoluzione dimezzata e fece ricorso in Corte di Cassazione. Il Manifesto invece decise di fermarsi l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>La Cassazione accolse il ricorso del giornale del Pci e annull\u00f2 la sentenza. Fin\u00ec che nel 1978 (sette anni dopo i fatti) Carlo Ricchini fu <strong>dichiarato non punibile<\/strong> dal Tribunale di Roma e Giorgio Almirante fu<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unit\u00e0, ricorda Ricchini, non chiese mai i danni, non volle nemmeno una lira da Almirante. Gli bast\u00f2 aver dimostrato il ruolo svolto dal segretario missino durante la guerra. Gli bast\u00f2 aver dimostrato che era sua quella firma su un bando in cui si minacciava la <strong>fucilazione alla schiena<\/strong> dei partigiani. Gli bast\u00f2 aver reso giustizia a quelli che furono uccisi dai fascisti. Nel libro Carlo Ricchini ricorda la <strong>strage di Niccioleta<\/strong>, frazione di Massa Marittima, dove il 13 e il 14 giugno, proprio dopo la diffusione di quel bando, furono uccisi dai nazisti e dai fascisti ottantatre minatori accusati di collaborazione con i \u201cbanditi partigiani\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cL\u2019avrai camerata Almirante\u201d<\/em> \u00e8 un libro che andrebbe letto nelle scuole. Perch\u00e9 racconta un pezzo di storia del nostro Paese, la ferocia e la morte che lo attraversarono prima che la <strong>lotta di Liberazione<\/strong> ebbe la meglio sui nazisti e sui fascisti e riport\u00f2 la libert\u00e0 nelle nostre strade. Quelle stesse strade che ora qualcuno, ogni tanto, cerca di intitolare all\u2019uomo che, tra le tante altre cose, firm\u00f2 quel bando in cui c\u2019era scritto: \u201cTutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione alla schiena\u201d. Un personaggio che spesso viene ricordato con enfasi dagli esponenti della destra, come <strong>Giorgia Meloni<\/strong>, ora diventata leader dei conservatori europei, che qualche mese fa disse che Almirante \u00e8 stato \u201cun grande uomo che non dimenticheremo mai\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo \u00e8 giusto sapere chi \u00e8 stato Giorgio Almirante. Per questo \u00e8 giusto <strong>ricordare<\/strong> che cosa ha fatto. Per questo \u00e8 giusto <strong>non dimenticare<\/strong> ci\u00f2 che \u00e8 accaduto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pietro Spataro di ottobre 2020 Lo chiamarono il\u201cmanifesto della morte\u201d. Fu affisso nella primavera del 1944 sui muri delle case in molti paesi dell\u2019alta Toscana che erano sotto l\u2019occupazione nazista. C\u2019era scritto: consegnatevi entro le ore 24 de 25 maggio o sarete fucilati alla schiena. Era rivolto ai soldati italiani sbandati, a quelli che dopo l\u20198 settembre si erano uniti alla Resistenza e ai partigiani stessi che erano sui monti. 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