{"id":3118,"date":"2020-07-30T15:38:17","date_gmt":"2020-07-30T13:38:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3118"},"modified":"2020-07-30T15:40:06","modified_gmt":"2020-07-30T13:40:06","slug":"quando-basaglia-arrivo-a-gorizia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/07\/30\/quando-basaglia-arrivo-a-gorizia\/","title":{"rendered":"Quando Basaglia arriv\u00f2 a Gorizia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Alessandro Saullo del 30\/7\/2020<\/p>\n\n\n\n<p><em>Franco Basaglia \u00e8 stato un grande riformatore della salute mentale, in Italia e non solo. Al di l\u00e0 del fondamentale contributo per la storia della psichiatria, il suo lavoro \u00e8 parte di quell&#8217;ampio movimento per i diritti civili che si \u00e8 affermato in Italia e nel mondo nel corso degli anni &#8217;60 e \u201870. I quaranta anni dalla sua scomparsa, risalente all\u2019agosto del 1980, sono l&#8217;occasione per proporre una riflessione storica e culturale su quei giorni, quei luoghi, quelle idee. A partire dal passaggio da Padova a Gorizia, nel 1961.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><u>Arrivi imprevisti<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gorizia, a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, aveva l\u2019aspetto di una provincia piccola, periferica e ancora turbata dalla guerra e dalla definitiva spartizione territoriale, retta da un monocolore democristiano appena \u201c<em>sporcato\u201d<\/em> dal primo ingresso dei socialdemocratici nel governo, appariva come una realt\u00e0 conservatrice e perlopi\u00f9 confinata nel ruolo di frontiera con l\u2019Europa dell\u2019Est.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ospedale psichiatrico provinciale ben rappresentava questa realt\u00e0 complicata: ospitava all\u2019epoca circa <strong>600<\/strong> <strong>internati<\/strong>, per la gran parte di lingua slovena, molti provenienti da luoghi originari ormai localizzati in Jugoslavia, che si trovano nel manicomio italiano a seguito degli accordi di pace del dopoguerra. La struttura era gestita da un minuscolo manipolo di medici, per la met\u00e0 provenienti da altre specialit\u00e0; si era in altri tempi in cui la psichiatria e la neurologia erano ancora gemelle siamesi (la separazione delle due scuole di specialit\u00e0 sarebbe avvenuta nel 1965), ma non era raro trovare, negli ospedali psichiatrici, persino dermatologi, dentisti o specialisti di altro genere che si affannavano nell\u2019attivit\u00e0, in larga parte custodiale e ben poco psico-relazionale, che rappresentava la pratica principale dei manicomi novecenteschi. A questo si aggiungevano le <strong>pseudo-tecniche<\/strong> in vigore all\u2019epoca: l\u2019elettroshock di paternit\u00e0 italiana (l\u2019aveva introdotto Cerletti durante il periodo fascista) e i vari tipi di shock insulinico o chimico; la lobotomia era praticata raramente e gli Psicofarmaci muovevano invece i primissimi prudenti passi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La contenzione <\/strong>era anch\u2019essa una pratica diffusa (e con alcune lodevoli eccezioni lo \u00e8 ancora purtroppo). Con questa parola intendiamo banalmente descrivere la pratica di legare le persone, ai letti, agli alberi, persino rinchiuderle in vere e proprie gabbie. Nei manicomi la contenzione era cos\u00ec estesa talvolta da giustificare la presenza di letti dotati di un foro per le deiezioni, a significare la permanenza prolungata della persona, in condizioni di segregazione, a letto.<\/p>\n\n\n\n<p>La direzione dell&#8217;ospedale psichiatrico, infine, seguiva la biografia del territorio. Il direttore, il dottor Antonio Canor, proveniva dall&#8217;Istria, rientrato poi da esule a Gorizia nel 1947, dopo aver diretto per anni il manicomio di Pola.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadretto l\u2019arrivo di Basaglia a Gorizia, proveniente dall\u2019universit\u00e0 di Padova, e tutto quello che ne sarebbe venuto dopo, sembrava ed era del tutto imprevedibile.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Universit\u00e0 entrava poco nelle dinamiche dei manicomi e Basaglia, veneziano di buona famiglia, amante della filosofia (sartriana) e colto psicopatologo, <strong>in manicomio non c\u2019era stato mai<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli psichiatri della cerchia accademica, infatti, lavoravano nelle cliniche universitarie e non si mescolavano a quelli, pi\u00f9 sfortunati, all\u2019opera nelle fortezze custodiali, ricolme di derelitti ed emarginati ma, in quel lontano 1961, due eventi separati dovevano coincidere per permettere a Gorizia di salire alla ribalta internazionale, come citt\u00e0 del <em>cambiamento possibile<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo fu la decisione di Basaglia di lasciare l\u2019Universit\u00e0. Una decisione maturata per molte ragioni, probabilmente alcune pi\u00f9 idealiste, altre banalmente materiali. La strada per una carriera universitaria, che non fosse solamente precaria, sembrava infatti sbarrata o comunque destinata ad essere sempre pi\u00f9 un percorso ad ostacoli, tra gli interessi dei baroni padovani e le ambizioni filosofiche di quel giovane psichiatra, nemmeno quarantenne, che da parte sua cominciava a sentire su di s\u00e9 l\u2019irrequietezza di quella che avrebbe pi\u00f9 tardi battezzato come \u201c<strong><em>sindrome universitaria<\/em><\/strong>\u201d, che lo stava conducendo a sentire la propria realt\u00e0 compressa nella sola ricerca di una possibilit\u00e0 di carriera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Ad un certo punto non ne potevo pi\u00f9 ed ho fatto il concorso per l\u2019ospedale psichiatrico<\/em>\u201d scrisse alcuni anni dopo ricordando quella decisione del 1961.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo evento, meno intimo e pi\u00f9 tragico, riguardava invece direttamente la realt\u00e0 di Gorizia, colpita da una improvvisa perdita. Il 30 marzo 1961 un tragico incidente d&#8217;auto aveva infatti posto fine alla vita del dottor Canor e alla sua ultradecennale direzione del nosocomio Goriziano. &#8220;<em>Xe morto Canor in un incidente<\/em>&#8221; aveva scritto Basaglia ad un suo allievo, in una lettera che anticipava il suo interesse per la direzione di Gorizia, dove sarebbe arrivato, per la prima volta il 16 novembre 1961.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><u>Un memorabile primo giorno<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;arrivo di Basaglia a Gorizia non era circondato di attese, come sarebbe poi accaduto dieci anni dopo, quando si sarebbe trattato di iniziare a lavorare a Trieste. Nel 1961 il direttore veneziano era un insigne sconosciuto che lasciava la carriera universitaria per un ripiego appena accettabile, in un manicomio di periferia. Nessuno avrebbe immaginato che quel piccolo ospedale sarebbe diventato in pochi anni il luogo psichiatrico pi\u00f9 famoso d&#8217;Italia e d&#8217;Europa, tanto da meritare la famosa raccomandazione di Sartre (&#8220;<strong><em>Se volete&nbsp; vedere una realt\u00e0 dove si elabora un sapere pratico, andate a Gorizia<\/em><\/strong>&#8220;), eppure gi\u00e0 nei racconti dell&#8217;arrivo e della prima giornata di Basaglia a Gorizia si pu\u00f2 ritrovare l&#8217;intimo ed il politico assieme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La vicenda personale<\/strong> intreccia una parte non sempre conosciuta della storia di Franco Basaglia: Franco fin dal liceo era stato un <strong><em>antifascista<\/em><\/strong> e fu arrestato, nel dicembre del 1944, mentre aumentavano le attivit\u00e0 dei partigiani in citt\u00e0 e la repressione si faceva pi\u00f9 dura. Trascorse sei mesi di detenzione nel carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia, un periodo di cui parl\u00f2 sempre molto poco e non scrisse quasi mai, ma che fu un periodo di grande formazione personale e morale. Nel 1979 (nelle Conferenze brasiliane) avr\u00e0 modo infatti di ricordare che la sensazione provata all&#8217;ingresso nel carcere da antifascista, l&#8217;odore di morte che vi abitava, era la stessa provata all&#8217;ingresso del manicomio, a Gorizia, in quel novembre del 1961 &#8220;<em>Non c&#8217;era l&#8217;odore di merda, ma c&#8217;era come un odore simbolico di merda. Ho avuto la certezza che quella era un&#8217;istituzione completamente assurda, che serviva solo allo psichiatra che ci lavorava per avere lo stipendio a fine mese<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda storia invece mostra che <strong>al sussulto intimo dovette accompagnarsi una immediata azione politica<\/strong>, minuscola quanto devastante nel grande valore simbolico che ebbe.<\/p>\n\n\n\n<p>Era costume che il direttore controfirmasse le contenzioni operate da infermieri e addetti durante la notte precedente, in modo che le stesse, prima delegate in bianco, fossero validate dall\u2019autorit\u00e0 suprema del manicomio. L\u2019ispettore capo (solo il nome dato al coordinatore degli infermieri psichiatrici riporta alla mente la forma custodiale del manicomio) si avvicin\u00f2 con il registro spiegando la necessit\u00e0 della firma per sentirsi rispondere con uno storico e simbolico \u201c<strong><em>E mi no firmo<\/em><\/strong><em>!<\/em>\u201d. Da quel diniego inaspettato sarebbe iniziata una storia di cambiamenti radicali nel modo di praticare la psichiatria, fino a rendere Gorizia un enorme esperimento di libert\u00e0, diritti e pratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco il vantaggio di trovarsi a Gorizia, nell\u2019estrema periferia del mondo occidentale. Che qui la potenza di quel diniego si apriva in un mondo di possibilit\u00e0 prima non date nel mondo universitario padovano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esperienza di Basaglia a Gorizia iniziava cos\u00ec il 16 novembre del 1961, e sarebbe proseguita tra sperimentazioni, tentativi, difficolt\u00e0 e svolte, fino alla pubblicazione de \u201c<strong><em>L\u2019Istituzione Negata<\/em><\/strong>\u201d in una Gorizia resa famosa dai servizi televisivi della RAI, dalle parole di Sartre, dai titoli dei giornali.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel primo giorno c\u2019era senza dubbio poco delle elaborazioni teoriche e delle rivoluzioni pratiche che faranno dell\u2019esperienza basagliana un riferimento mondiale, a Gorizia e poi a Trieste, ma c\u2019era lo sguardo di un uomo antifascista che guardando l\u2019ingiustizia del mondo afferma il coraggio del cambiamento e la responsabilit\u00e0 di praticarlo. Perch\u00e9 &#8220;<em>non \u00e8 vero che lo psichiatra ha due possibilit\u00e0, una come cittadino e l\u2019altra come psichiatra. Ne ha una sola: come uomo<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche oggi, pare una cosa da ricordare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><u>Note conclusive:<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qui una minima bibliografia per approfondire le cose raccontate in queste poche righe:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Basaglia, F. (2013).&nbsp;<em>L&#8217;istituzione negata<\/em>. Baldini &amp; Castoldi.<\/li><li>Basaglia, F. (2005). L&#8217;utopia della realt\u00e0 (Vol. 296). Einaudi.<\/li><li>Basaglia, F., Ongaro, F. B., &amp; Giannichedda, M. G. (2000). Conferenze brasiliane. R. Cortina.<\/li><li>Colucci, M., &amp; Di Vittorio, P. (2001). Franco Basaglia. Pearson Italia Spa.<\/li><li>Foot, J. (2014). La \u201cRepubblica dei matti\u201d: Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia, 1961-1978. Feltrinelli Editore.<\/li><li>Pivetta, O. (2015). Franco Basaglia il dottore dei matti. Baldini &amp; Castoldi.<\/li><li>Slavich, A. (1961). All\u2019ombra dei ciliegi giapponesi. Gorizia 1961<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Come chiosa finale a questa piccola bibliografia, un ultimo consiglio: esce in questi giorni un libro in cui alcuni collaboratori di Basaglia degli anni di Gorizia, che sarebbero rimasti dopo la sua partenza, raccontano cosa accadde nell\u2019isontino: del ritorno della vecchia psichiatria manicomiale e della difficile resistenza, dopo la partenza di Franco per gli Stati Uniti prima e poi verso Parma e Trieste. Il Libro ha un titolo suggestivo: \u201c<em>Mi raccomando non sia troppo basagliano<\/em>\u201d (l\u2019autore \u00e8 Ernesto Venturini).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Saullo del 30\/7\/2020 Franco Basaglia \u00e8 stato un grande riformatore della salute mentale, in Italia e non solo. 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