{"id":3110,"date":"2020-07-30T15:28:42","date_gmt":"2020-07-30T13:28:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3110"},"modified":"2020-07-30T15:28:43","modified_gmt":"2020-07-30T13:28:43","slug":"covid-19-con-la-chiusura-delle-scuole-tutti-risultano-perdenti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/07\/30\/covid-19-con-la-chiusura-delle-scuole-tutti-risultano-perdenti\/","title":{"rendered":"Covid-19, con la chiusura delle scuole tutti risultano perdenti"},"content":{"rendered":"\n<p>di Francesco Sinopoli da Italiani Europei del 14\/7\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>La misura di quanto \u00e8 accaduto e ancora accade nel mondo per ef\u00adfetto della pandemia da Covid-19 \u00e8 contenuta nei dati che quoti\u00addianamente la Johns Hopkins University rende noti. Mentre scrivo, la dimensione mondiale della pandemia nei primi mesi di questo tragico 2020 \u00e8 giunta a oltre 10 milioni di contagi e a pi\u00f9 di mezzo milione di decessi, con un tasso di guariti comunque elevato: 4,4 milioni di persone che hanno attraversato l\u2019epidemia uscendone in\u00addenni. In Italia, i numeri che ci vengono consegnati dalla Protezione civile ci dicono che sono circa 240.000 i contagiati, e circa 35.000 i decessi, mentre coloro che sono guariti si attestano sui 180.000. Ci\u00f2 che emerge in questo quadro globale \u00e8 il fatto che l\u2019epidemia da Co\u00advid-19 ha colpito in gran parte Stati Uniti (2,7 milioni di contagi, e oltre 130.000 decessi), il Brasile (1,4 milioni di contagi, e 50.000 de\u00adcessi), la Russia (650.000 contagi) e la Gran Bretagna (320.000 con\u00adtagi ma 44.000 decessi). Gli esperti ritengono che l\u2019epidemia sia stata contenuta molto meglio laddove si \u00e8 proceduto a chiudere scuole e universit\u00e0, e in generale la vita sociale, altrimenti quei dati sarebbero stati molto pi\u00f9 catastrofici e avrebbero potuto uguagliare l\u2019epidemia di Spagnola nel corso degli anni Venti del secolo scorso. Dove l\u2019epi\u00addemia \u00e8 stata sottovalutata, oppure dove si \u00e8 pensato di raggiungere una sorta di \u201cimmunit\u00e0 di gregge\u201d, le cose sono andate malissimo. Negli Stati Uniti e in Brasile (guidate da gente come Trump e Bolso\u00adnaro), dove non si \u00e8 proceduto a una chiusura rigorosa, la diffusione del Covid-19 continua drammaticamente a imperversare, e a pro\u00adcurare enormi timori sul piano planetario. Al contrario, il <em>lockdown<\/em>, la chiusura, \u00e8 stato una misura dura e sofferta, ma ha salvato mol\u00adtissime vite secondo una ricerca apparsa su \u201cNature\u201d, realizzata dai ricercatori dell\u2019Imperial College di Londra. I blocchi su larga scala e gli altri interventi che hanno limitato la circolazione delle persone in questi mesi sarebbero stati un\u2019arma importante per l\u2019Europa nel ridurre la trasmissione del Covid-19 e dare una stretta all\u2019epidemia. Per un totale di 3,1 milioni di morti evitate, secondo lo studio. Una stima che si basa sui dati di 11 paesi, tra cui l\u2019Italia, registrati fino all\u2019inizio di maggio. Dalla chiusura delle scuole fino all\u2019istituzione di \u201czone rosse\u201d, dal 2 al 29 marzo, le misure non farmacologiche si sono susseguite in tutti i territori, anche se in modalit\u00e0 diverse. Per l\u2019Italia, i ricercatori hanno calcolato che senza il <em>lockdown <\/em>si sarebbe giunti a 600.000 decessi e a oltre 150.000 persone ricoverate in terapia inten\u00adsiva. Insomma, aver chiuso per un certo periodo scuole e universit\u00e0, trattenendo nel mondo 1 miliardo e 600.000 di studenti in casa, e in Italia circa di 9 milioni e mezzo di studenti, ha contribuito a conte\u00adnere l\u2019epidemia, a evitare una diffusione assai pi\u00f9 grave con relativo collasso delle strutture sanitarie. \u00c8 da questo contesto, dunque, che devono avere origine le riflessioni sull\u2019insegnamento a casa, o, come viene definita malamente, sulla cosiddetta didattica a distanza. Se non si coglie la portata planetaria dell\u2019emergenza Covid non si coglie ci\u00f2 che \u00e8 accaduto nelle scuole e nelle universit\u00e0 di tutto il mondo. Una rivoluzione? Pu\u00f2 darsi. Alcuni studiosi lo ritengono. Un muta\u00admento di paradigma pedagogico? Forse. Ma di certo non \u00e8 tutto oro quel che luccica nell\u2019insegnamento a casa, o a distanza. Cercher\u00f2 qui di dimostrarlo, evidenziando i tanti limiti e i pochi pregi di questa tecnica d\u2019insegnamento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>DALLA TECNOPOLITICA ALLA TECNODIDATTICA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dal 4 marzo le attivit\u00e0 didattiche in presenza sono state sospese in tutte le scuole di ogni ordine e grado, nell\u2019universit\u00e0 e nell\u2019AFAM, l\u2019Alta formazione artistica, musicale e coreutica. In alcune Regioni il blocco \u00e8 avvenuto fin dal 23 febbraio. Senza soluzioni di conti\u00adnuit\u00e0 l\u2019attivit\u00e0 in presenza \u00e8 stata sostituita, laddove possibile, dalla cosiddetta didattica a distanza. \u00c8 stato coniato persino un ulteriore acronimo, DAD, come se non bastassero quelli che avevamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto una prima questione lessicale: nelle lingue pi\u00f9 diffuse nel mondo troviamo due costanti che nel linguaggio italiano sono andate perdute. Quello che \u00e8 accaduto a causa della chiusura delle scuole e delle universit\u00e0, in una condizione comune di emergenza, \u00e8 stato definito in inglese come <em>home learning<\/em>, in francese come <em>apprentissage au domicile<\/em>, in tedesco come <em>Lernen zur Hause <\/em>e in spagnolo <em>apren\u00addizaje desde casa<\/em>. Come si evince, le costanti sono educazione (o ap\u00adprendimento o insegnamento) da un lato, ma soprattutto, dall\u2019altro lato, il termine \u201ccasa\u201d. Si tratta di termini estremamente evocativi e \u201conesti\u201d che nella nostra consuetudine, sbagliata, di \u201cdidattica a di\u00adstanza\u201d sono andati perduti. Quanto pi\u00f9 \u00e8 efficace ed emotivamente \u201ccalda\u201d la scelta di centrare su \u201capprendimento\u201d e \u201ccasa\u201d il nuovo mo\u00addulo degli studi, tanto pi\u00f9 \u00e8 \u201cfredda, asettica e distaccata\u201d (e priva di significato autentico) la nostra scelta lessicale di \u201cdidattica a distan\u00adza\u201d. Intanto perch\u00e9 non si \u00e8 trattato di vera e propria didattica, ma soprattutto perch\u00e9 \u201cdistanza\u201d indica gi\u00e0 un pre-giudizio, un distacco spaziale, una concettualizzazione errata di una condizione umana dell\u2019apprendimento, e la legittima. Se avessimo scelto anche noi di usare \u201cinsegnamento\u201d o \u201capprendimento\u201d da casa, come ovunque nel mondo, si sarebbero creati meno equivoci e molte polemiche, spes\u00adso inutili, si sarebbero evitate. Bastano poche righe tratte dall\u2019Enci\u00adclopedia Treccani per capire di cosa parliamo quando parliamo di didattica: \u00abparte della teoria e dell\u2019attivit\u00e0 educativa che concerne i metodi d\u2019insegnamento\u00bb, dunque non l\u2019insegnamento in s\u00e9, non l\u2019apprendimento, ma ci\u00f2 che li precede in chiave metodologica. Al\u00adlora perch\u00e9 insistere su quel termine, entrato poi in modo acritico nell\u2019uso comune?<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo comunque assistito ad uno sforzo senza precedenti da par\u00adte dei lavoratori della scuola e dell\u2019universit\u00e0, per tentare con tutti i mezzi possibili di mantenere vivo quel dialogo educativo e quelle consuetudini didattiche improvvisamente e drammaticamente inter\u00adrotti dall\u2019emergenza sanitaria e far proseguire il lavoro amministra\u00adtivo con grande efficienza. Dobbiamo per\u00f2 preoccuparci prima di tutto di coloro che pur nel lavoro dei tanti hanno pagato pi\u00f9 di tutti questa situazione drammatica. Soprattutto pensiamo ai bambini e alle bambine che hanno sofferto e stanno ancora in parte soffren\u00addo molto pi\u00f9 di tutti noi l\u2019isolamento e che chiedono agli adulti il perch\u00e9 di quanto sta accadendo, senza riuscire ad avere risposte che siano convincenti o, perlomeno, rassicuranti. Per questi, nulla poteva e nulla pu\u00f2 la didattica a distanza. Cos\u00ec come per coloro che vivo\u00adno le tante disabilit\u00e0 e si trovano privi di un sostegno fondamentale quanto praticabile solo in presenza. Pensiamo ai figli delle famiglie che sono migrate da altri paesi e che nella scuola viva trovano una straordinaria opportunit\u00e0 quotidiana di integrazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA DIDATTICA A DISTANZA E LA RETORICA DEL TUTTO BENE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo usato parole chiare fin da subito riconoscendo e sostenen\u00addo l\u2019impegno dei tanti e il valore di questa attivit\u00e0 ma denunciando subito i rischi a partire dalla nota che ne regolava lo svolgimento dopo i primi giorni di totale vuoto. La didattica a distanza ha rap\u00adpresentato l\u2019unica modalit\u00e0 per mantenere viva la relazione educativa con gli alunni, ma l\u2019orizzonte \u201cculturale\u201d che traspare nell\u2019imposta\u00adzione ministeriale \u00e8 stato quello di una scuola esclusivamente dedi\u00adta alla trasmissione di saperi disciplinari e preoccupata di far rag\u00adgiungere per tempo le competenze previste dai \u201cprogrammi\u201d, poco attenta all\u2019educare (relazionarsi agli altri) e al formarsi (relazionarsi con se stessi) e, soprattutto, poco attenta a ragazzi e ragazze che non accedono a queste modalit\u00e0. Infatti sono oltre un milione e mezzo coloro che non hanno la disponibilit\u00e0 di una connessione, e spesso nelle famiglie numerose c\u2019\u00e8 un solo computer. Abbiamo pi\u00f9 volte sottolineato come la formazione a distanza si riveli certo utile in alcu\u00adne situazioni (ad esempio lunghi ricoveri ospedalieri in isolamento), ma, se protratta, presenta dei rischi molto pericolosi, per l\u2019idea di insegnamento che abbiamo (la relazione educativa, la collettivit\u00e0, le opportunit\u00e0) che ci inducono a ritenere opportuno \u2013 al di fuori, sia chiaro, della fase attuale \u2013 limitarne l\u2019utilizzo a una funzione comple\u00admentare, integrativa della didattica in presenza. Inoltre sulla didatti\u00adca a distanza ruotano interessi economici importanti contro i quali il ministero dell\u2019Istruzione e dell\u2019Universit\u00e0 e ricerca non sembrano in grado di creare alcuna barriera.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa fase, insieme a un bilancio sulla didattica a distanza ci inte\u00adressa alimentare una riflessione collettiva su quello che sta accadendo non solo sulle buone pratiche e sui rischi oggettivi ma soprattutto sulla necessit\u00e0 di ripensare la didattica in presenza facendo di que\u00adsta crisi il detonatore per rimettere al centro i contenuti dell\u2019inse\u00adgnamento e la missione costituzionale della scuola. Una riflessione anche sui nuovi strumenti e sul rapporto con la tecnologia che non \u00e8 neutra per definizione e deve essere sempre ricondotta alla missio\u00adne istituzionale della scuola, alla sua natura collegiale e partecipata. Una riflessione sui tanti studenti che non hanno alle spalle famiglie per seguirli in questo <em>home learning <\/em>che non avremmo voluto e non vogliamo, nel quale si allargano le diseguaglianze e crescono i divari.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo per\u00f2 oggi fare qualche riflessione in pi\u00f9. Con la franchezza che ci contraddistingue, considerando che gli indici di contagio sono sotto controllo, almeno per ora, per cui siamo legittimati a interporre un minimo distanziamento mentale (non sociale, almeno non questa volta!), tra noi e la fase pi\u00f9 acuta dell\u2019emergenza, ebbene, ora possiamo e dobbiamo dire con fer\u00admezza che la didattica a distanza che si \u00e8 sviluppa\u00adta in queste settimane in Italia non era forse l\u2019u\u00adnica soluzione possibile. Certamente non lo era tralasciando completamente la programmazione del rientro a scuola come nei fatti \u00e8 avvenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>La didattica a distanza ha inoltre avuto l\u2019effetto di cloroformizzare la gran parte dei problemi che stanno affrontando quotidianamente le scuole e i lavoratori che vi operano. La conseguenza di tutte queste scelte \u00e8 stata inevitabile: la scuola, come pure gli altri settori della conoscenza, sono scivolati all\u2019ultimo posto tra le emergenze e le preoccupazioni che il governo e le forze politiche hanno dovuto affrontare nella fase di massima espansione della pan\u00addemia. Come \u00e8 stato scritto di recente \u00abla didattica a distanza \u00e8 stato un modo di intubare la socialit\u00e0 educativa soffocata dalla pandemia\u00bb. \u00c8 un modo di dire che la vera comunit\u00e0 scolastica \u00e8 quella che si svolge nei luoghi fisici delle aule dove l\u2019interlocuzione, l\u2019interruzio\u00adne, il dubbio, la domanda e l\u2019errore sono esposte e messe in dialettica direttamente e senza mediazione. Occorre dunque uscire dall\u2019intu\u00adbamento che pu\u00f2 aiutare in fase di crisi ma che non \u00e8 vita, ma \u00e8 solo mantenimento dell\u2019esistenza in vita. Certo, i docenti avranno im\u00adparato qualcosa di pi\u00f9 nell\u2019uso delle tecnologie. Ne faranno tesoro. Come fecero tesoro della lavagna e del gesso. Quando Nuccio Ordine chiede a Edgar Morin in una recente e bellissima intervista cosa pensi della didattica a distanza, il grande filosofo francese risponde con questa considerazione: \u00abGrazie alla tecnologia si pu\u00f2 riuscire a non spezzare il filo della comunicazione. Anche la televisione in Francia si \u00e8 organizzata per offrire programmi agli studenti. Ma la questione, come tu ben sai, \u00e8 di fondo: in diversi miei libri ho messo in evidenza i limiti del nostro sistema d\u2019insegnamento. Trovo che non sia adatto alla complessit\u00e0 che viviamo sul piano personale, economico, sociale. Abbiamo un sapere spezzettato in compartimenti stagni, incapace di offrire prospettive unitarie della conoscenza, inadatto ad affrontare in maniera concreta i problemi del presente. I nostri studenti non sono educati a misurarsi con le grandi sfide esistenziali, n\u00e9 con la complessit\u00e0 e l\u2019incertezza di una realt\u00e0 in costante mutazione. Mi sembra importante prepararsi a capire le interconnessioni: come una crisi sanitaria possa provocare una crisi economica che, a sua volta, produce una crisi sociale e, infine, esistenziale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso sia necessario ricordare che nessuna piattaforma digitale potr\u00e0 cambiare la vita di un allievo. Conservare il contatto umano, diretto, tra docenti e discenti \u00e8 fondamentale. Solo un professore che insegna con passione pu\u00f2 influire sulla vita degli studenti. Insegnare \u00e8 una missione, come quella dei medici: si tratta, in ogni caso, di occuparsi di vite umane, di persone, di futuri cittadini. Cos\u00ec come la tecno\u00adpolitica, conseguenza diretta dell\u2019antipolitica, aveva disincarnato la partecipazione popolare alla democrazia, rendendo perfino il voto alla stregua di un clic su una piattaforma, la tecnodidattica, se con\u00adsiderata una panacea, disincarna la relazione educativa, la spinge in una sorta di palude virtuale, esclude ogni riflessione sull\u2019esperienza didattica, perch\u00e9 la didattica \u00e8 innanzitutto esperienza di un vissuto,<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-42020\/item\/4378-covid-19-con-la-chiusura-delle-scuole-tutti-risultano-perdenti.html#note1\"><strong><sup>1<\/sup><\/strong><\/a> non solo mera trasmissione di un sapere. Ecco perch\u00e9 dev\u2019essere ne\u00adcessariamente considerata come strumento emergenziale e del tutto transitorio, da controllare democraticamente, e non come elemento strutturale che rende concreto il sogno dell\u2019inventore della tecno-politica. Di ci\u00f2 occorre avere consapevolezza. Nell\u2019epoca \u201cgloriosa\u201d della tecno-politica le cose si fanno perch\u00e9 un\u2019autorit\u00e0 misteriosa e non riconosciuta democraticamente le ha imposte (basta un clic). E se qualcuno si chiede che senso abbia tutto ci\u00f2, il provvedimento di espulsione \u00e8 gi\u00e0 pronto. Sar\u00e0 cos\u00ec anche per le sorti della tecno-didat\u00adtica? In parte gi\u00e0 lo \u00e8, e non solo per il numero enorme di coloro che ne sono fuori, per ragioni economiche.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL DIVARIO DIGITALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A proposito di divario digitale, i pi\u00f9 recenti dati Istat, relativi al 2018-19, infatti, mostrano che il 33,8% delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa, il 47,2% ne ha uno e il 18,6% ne ha due o pi\u00f9. La percentuale di chi non ne possiede almeno uno scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minorenne e al 7,7% tra quelle in cui almeno un componente \u00e8 laureato; anche se il pc \u00e8 presente, solo per il 22,2% delle famiglie \u00e8 disponibile un compu\u00adter per ciascun componente; 850.000 ragazzi tra i 6 e i 17 anni (il 12,3%) non hanno un pc o un tablet a casa e di questi pi\u00f9 della met\u00e0 (470.000) risiedono nel Mezzogiorno; anche tra chi lo possiede, pi\u00f9 della met\u00e0 (57%) lo deve condividere con la famiglia e solo il 6,1% vive in famiglie dove ciascun componente ha a disposizione un pro\u00adprio pc; sebbene solo il 4% dei 6-17enni vive in famiglie in cui non \u00e8 disponibile l\u2019accesso a internet, la disponibilit\u00e0 di connessione non \u00e8 sempre funzionale alla didattica a distanza e va ad amplificare la carenza di <em>device<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>A complicare ulteriormente le cose intervengono gli spazi abitativi disponibili. Secondo i dati al 2018, il 41,9% dei minori vive in abita\u00adzioni sovraffollate e non ha a disposizione uno spazio tranquillo dove connettersi e studiare. Una quota decisamente inferiore ma signifi\u00adcativa, pari al 7% dei minori (e al 7,9% dei 18-24enni) vive in con\u00addizioni di grave deprivazione abitativa (problemi strutturali, senza bagno\/doccia con acqua corrente, con problemi di luminosit\u00e0). Un ultimo indicatore riguarda le effettive competenze digitali possedute dagli studenti italiani. La familiarit\u00e0 e l\u2019uso intensivo che le giovani generazioni hanno con alcuni <em>device<\/em>, primo fra tutti lo smartphone, il loro essere \u201cnativi digitali\u201d ha diffuso nella pubblica opinione la facile idea che essi possano fronteggiare anche un uso del digitale pi\u00f9 \u201cesperto\u201d, che vada al di l\u00e0 dell\u2019utilizzo pi\u00f9 diffuso, quello a scopo lu\u00addico e relazionale che passa attraverso la rete. In effetti, se \u00e8 possibile affermare che quasi tutti i teenager (ma meno i bambini e i preadole\u00adscenti) navigano su internet (nel 2019 il 92,2% dei 14-17enni), solo il 30,2% possiede alte competenze digitali, mentre circa il 60% si colloca su livelli bassi e il 3% non possiede alcuna competenza digita\u00adle, un quadro che per di pi\u00f9 si contraddistingue per usuale differenza territoriale a svantaggio del Mezzogiorno. Inoltre, a livello nazionale, si segnala, a fine aprile, una \u201cdispersione\u201d nell\u2019insegnamento da casa del 21,9% (dati del ministero dell\u2019Economia) con una quota di stu\u00addenti non raggiunti pari a circa 1.600.000 tenuti fuori dalle lezioni. Ecco perch\u00e9 occorre insistere nel definire l\u2019insegnamento a distanza solo come stratagemma emergenziale, e non strutturale, anche se esi\u00adste ed \u00e8 ormai evidente una strategia economica che punta a rendere stabile l\u2019uso dei dispositivi digitali. Una recente inchiesta del \u201cFinan\u00adcial Times\u201d<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-42020\/item\/4378-covid-19-con-la-chiusura-delle-scuole-tutti-risultano-perdenti.html#note2\"><strong><sup>2<\/sup><\/strong><\/a> ha rivelato che tra le prime cinque aziende ad aver tratto enormi benefici dalla pandemia vi sono le big che gestiscono, non a caso, le piattaforme: Amazon, Google, Apple e Zoom. Parliamo qui di mille miliardi di dollari in profitti in tre mesi. Questi profitti, in realt\u00e0, hanno accentuato le diseguaglianze gi\u00e0 profonde che esistono sia a livello planetario, che a livello di singolo Stato. E c\u2019\u00e8 un legame tra sapere e profitto. Un legame messo in luce da Thomas Piketty nell\u2019ultima fatica del 2019, \u201cCapitale e ideologia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi di Piketty appare puntuale e rigorosa: \u00abA partire dagli Ot\u00adtanta-Novanta del Novecento, la crescita delle diseguaglianze so\u00adcioeconomiche si registra in tutte le parti del mondo. In alcuni il fenomeno \u00e8 diventato cos\u00ec evidente che ormai \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile giustificarlo in termini di interesse generale. Si \u00e8 aperto inoltre un po\u2019 dappertutto un gigantesco abisso tra i proclami meritocratici ufficiali e i problemi che devono affrontare le classi pi\u00f9 disagiate per accedere all\u2019istruzione e alla sicurezza economica. La narrativa meritocratica e imprenditoriale sembra spesso un modo molto comodo, per i privile\u00adgiati del sistema economico attuale, di giustificare qualunque livello di diseguaglianza senza nemmeno doverlo analizzare, stigmatizzando allo stesso tempo chi soccombe per le sue mancanze: di merito, di capacit\u00e0, di diligenza. Questa colpevolizzazione dei pi\u00f9 poveri non esisteva, o almeno non era cos\u00ec esplicita, nei precedenti regimi basati sulla diseguaglianza, che sottolineavano invece la complementariet\u00e0 funzionale dei diversi gruppi sociali. \u00c8 stata la lotta per l\u2019uguaglianza e per l\u2019istruzione che ha permesso il progresso umano e lo sviluppo economico. <em>La disuguaglianza non \u00e8 tecnologica o economica: \u00e8 ideolo\u00adgica e politica<\/em>\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-42020\/item\/4378-covid-19-con-la-chiusura-delle-scuole-tutti-risultano-perdenti.html#note3\"><strong><sup>3<\/sup><\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Piketty pertanto centra il problema, a tal punto che il suo interrogati\u00advo fondamentale appare ancora pi\u00f9 attuale nei giorni della pandemia: \u00abSiamo proprio sicuri che Bill Gates e gli altri tecnomiliardari \u2013 si chiede cos\u00ec Piketty \u2013 avrebbero potuto sviluppare le loro imprese sen\u00adza le centinaia di miliardi di denaro pubblico investito nella forma\u00adzione e nella ricerca di base per decine di anni? E pensiamo veramente che il loro potere di quasi monopolisti commerciali e la possibilit\u00e0 di brevettare privatamente il sapere pubblico avrebbe potuto affer\u00ad marsi senza il supporto attivo del sistema legale e fiscale vigente?\u00bb.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-42020\/item\/4378-covid-19-con-la-chiusura-delle-scuole-tutti-risultano-perdenti.html#note4\"><strong><sup>4<\/sup><\/strong><\/a> \u00c8 da questo interrogativo fondamentale che occorrerebbe partire per rilanciare un dibattito pubblico pi\u00f9 corretto sul senso e il destino dell\u2019istruzione pubblica, soprattutto nei periodi di emergenza. Esa\u00adminiamo i punti principali dell\u2019esperienza dell\u2019insegnamento \u201ca di\u00adstanza\u201d per dimostrare la fondatezza dell\u2019analisi di Piketty. Intanto, le lezioni sono tenute su piattaforme Google Meet, ma non vi \u00e8 uno standard su come fare lezione. Ognuno ha libert\u00e0 di usare i mezzi che preferisce, cosa che per\u00f2, quando non si conoscono le piattaforme, pu\u00f2 generare problemi. Comunque, i nostri docenti, in larghissima maggioranza, dopo qualche settimana hanno trovato il modo miglio\u00adre per fare lezione, usando, ad esempio, una <em>canvas <\/em>Google come se fosse una lavagna. Trovato il modo migliore di mandare il messaggio, bisogna tuttavia vedere se dall\u2019altra parte viene ricevuto correttamen\u00adte. Gli studenti ovviamente possono approfittare della situazione per essere completamente assenti anche se tecnicamente collegati. Con telecamere e microfoni spenti, si ha l\u2019impressione di parlare al mo\u00adnitor e non a una vera classe. Si cercano allora continue risposte, si mandano dei cosiddetti \u201cping\u201d per essere certi che dall\u2019altra parte ci sia qualcuno che ascolta. Nella maggior parte dei casi la classe rispon\u00adde, ma non sempre. Mancando un contatto diretto si fatica a capire se la spiegazione \u00e8 stata adeguata o anche solo vagamente interessante.<\/p>\n\n\n\n<p>Le forti diseguaglianze emerse nell\u2019emergenza Covid-19 devono dunque essere superate, ma occorre farlo con razionalit\u00e0 e saggezza, non affidandoci alle tecniche, ma alla politica. Occorrerebbe agire esattamente in modo contrario a quanto si \u00e8 fatto in Italia in periodo di pandemia, quando, anche a sinistra, si \u00e8 stati convinti che bastasse un computer o una connessione in pi\u00f9 per dare la possibilit\u00e0 a stu\u00addenti e famiglie disagiati di essere pi\u00f9 uguali. Questa convinzione era ed \u00e8 talmente forte da giustificare poi la convinzione che \u201cnessuno resta indietro\u201d. Non \u00e8 cos\u00ec. Il punto di fondo \u00e8 che la chiusura delle scuole costituisce una potenziale minaccia allo sviluppo educativo di un\u2019intera generazione di studenti. Tutti risultano perdenti in questa generazione, molto pi\u00f9 degli altri. Ci sono state e ci sono differenze considerevoli nei livelli di impegno degli studenti nell\u2019apprendimen\u00adto a distanza, soprattutto tra i pi\u00f9 svantaggiati, poich\u00e9 vi \u00e8 l\u2019evidenza sempre pi\u00f9 crescente, a livello scientifico, del rischio di un allarga\u00admento delle disparit\u00e0 come effetto della pandemia. Ne \u00e8 la prova, ad esempio, una recentissima ricerca dello Svimez secondo la quale la devastante crisi economica, conseguenza diretta della chiusura delle attivit\u00e0, imporr\u00e0 a oltre 30.000 ragazzi, oltre la met\u00e0 dei quali residenti nel Mezzogiorno, la scelta di non iscriversi all\u2019universit\u00e0, perdendo di vista presente e futuro. In questa situazio\u00adne il <em>digital divide <\/em>ha giocato il ruolo decisivo in significative disparit\u00e0 nello studio da casa. Per settimane, sindacati e associazioni come Save the Children hanno lanciato l\u2019allarme, inascolta\u00adti: i pi\u00f9 poveri ne avrebbero subito conseguenze devastanti. Per settimane, il governo ha rifiutato di impegnarsi per evitare che oltre un milione e mezzo di bambini e ragazzi potessero non avere abbastanza cibo in uno dei paesi pi\u00f9 ricchi del mondo. E certo, se manca il cibo manca anche la possibilit\u00e0 di studiare. E dunque manca la liber\u00adt\u00e0. La chiusura prolungata delle scuole allargher\u00e0 sempre di pi\u00f9 la distanza in termini educativi tra i figli dei poveri e i loro coetanei, i figli dei ric\u00adchi, coloro che in tempi di didattica a distanza hanno potuto permettersi case ospitali e grandi, strumentazioni tecniche, qualche libro, e soprat\u00adtutto l\u2019aiuto diretto e consapevole dei genitori. Senza un deciso e massiccio intervento dello Stato temo che queste diseguaglianze sempre pi\u00f9 profonde si river\u00adbereranno sul benessere fisico, mentale ed economico di una intera generazione di alunni e studenti per il resto della loro vita. Lo dico con franchezza: siamo una nazione che ha dato priorit\u00e0 all\u2019apertura dei negozi di moda piuttosto che pensare all\u2019educazione dei ragazzi riaprendo in sicurezza e serenit\u00e0 le scuole.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora oggi, mentre scrivo, non esistono linee guida per la riapertu\u00adra degli istituti scolastici. Il dibattito su quando riaprire le scuole (e metter fine alla penosa esperienza della didattica a distanza per stu\u00addenti, docenti e famiglie), \u00e8 stato di fatto sottomesso alla volont\u00e0 di breve termine del governo di muovere guerra al sindacato, come se il sindacato non avesse ottime ragioni e ottimi progetti per far ripartire una macchina complessa con il concorso di chi ci vive e ci lavora. E invece no. Si \u00e8 deciso di agire in modo monocratico, sbagliando spesso, e cedendo alle sirene, queste s\u00ec ideologiche (come direbbe Piketty), delle <em>big-tech <\/em>per le quali la soluzione, in fondo, \u00e8 qualche dispositivo elettronico in pi\u00f9 in classe. Ecco dove ci porter\u00e0 la mi\u00adstificazione sulla didattica a distanza, qualora dovesse essere assunta strategicamente e strutturalmente nelle scuole italiane: alla costru\u00adzione, imposta da quella ideologia, del \u201ccapitale umano\u201d utile per i nuovi bisogni delle aziende del Terzo millennio, non certo persone libere, emancipate e critiche come prevede la Costituzione. E come prevede l\u2019autentico senso dell\u2019essere e del fare scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>Per concludere un breve cenno anche sull\u2019universit\u00e0, e sull\u2019AFAM. Quando venne annunciato il <em>lockdown <\/em>tutte le universit\u00e0 del mon\u00addo, come le scuole, chiusero i battenti. E spostarono le attivit\u00e0 di insegnamento e di ricerca online. Ma al personale, tuttavia, vennero forniti poco tempo per prepararsi, poche risorse e pochi mezzi, e uno scarso addestramento. Cos\u00ec, hanno vinto anche nelle universit\u00e0 le piattaforme private, le uniche in grado di supportare il faticoso evolversi delle lezioni online. Certo, si \u00e8 inaugurata la stagione delle lauree online. Certo, una lezione di tipo universitario appare diversa, ovviamente, da quella in una scuola di primo grado. Ma, al di l\u00e0 dei proclami statistici, anche nelle universit\u00e0 molti studenti hanno perso un anno della loro preparazione accademica. Ancor pi\u00f9 complessa la situazione nelle accademie d\u2019arte e nei conservatori di musica, dove agire in presenza \u00e8 il fondamento stesso dell\u2019insegnamento. \u00c8 ba\u00adnalmente complicatissimo studiare il violino o il pianoforte o l\u2019arte della pittura e della scultura online. Se poi si vive in case o in contesti urbani dove non esiste un accesso veloce a internet o la banda larga, i problemi aumentano in modo esponenziale e anche qui, nello stu\u00addio accademico, le diseguaglianze si approfondiscono. E come per la scuola, anche per le universit\u00e0 \u00e8 stato stanziato un finanziamento di circa un miliardo e mezzo per la digitalizzazione e la modernizzazio\u00adne, come se, appunto, il problema fosse delle istituzioni, piuttosto che delle famiglie. In Germania, al contrario, l\u2019investimento previsto per le universit\u00e0 (gratuite) \u00e8 stato di 17 miliardi di euro per i prossimi cinque anni, ed \u00e8 compreso nel pacchetto da 60 miliardi di euro per sostenere istruzione, ricerca e innovazione. Si tratta di un intervento proprio a sostegno degli studenti delle classi meno agiate, che ad esempio hanno dovuto soffrire, e parecchio, anche per effetto della chiusura di bar e ristoranti dove spesso trovavano lavoro per pagarsi gli studi (una costante in molti paesi europei, compresa l\u2019Italia). La lezione tedesca \u00e8 che senza l\u2019aiuto dello Stato, la formazione uni\u00adversitaria sar\u00e0 sempre pi\u00f9 riservata alle \u00e9lite. La crisi da Covid-19 sta costringendo le universit\u00e0 e le accademie d\u2019arte e i conservatori di musica a confrontarsi con sfide di lungo periodo, tra le quali la percezione sempre pi\u00f9 diffusa di elitismo e la necessit\u00e0 di alzare le tasse. \u00c8 possibile che per ridurre i costi, molte universit\u00e0 scelgano di dividere molte classi nella fase online e nella fase in presenza, ma sarebbe davvero una sconfitta. Cos\u00ec, ancora una volta, grazie alla mi\u00adstificazione della pandemia, torneremmo all\u2019indietro nel tempo, con atenei ricchi e potenti, magari tutti al Nord, e atenei che faticano e che forse chiudono, probabilmente al Sud. La cosiddetta \u201cZoom University\u201d creer\u00e0 nuovi mostri, e sempre nuove disparit\u00e0, in una generazione di giovani segnati per sempre dall\u2019abbandono dello Sta\u00adto. Ma ci\u00f2 non riguarda solo l\u2019Italia. Anche le universit\u00e0 pi\u00f9 ricche e prestigiose del mondo subiranno cambiamenti e problemi. La Johns Hopkins di Baltimora, ad esempio, perder\u00e0 centinaia di milioni di dollari nel prossimo anno fiscale. Le universit\u00e0 britanniche, comples\u00adsivamente, subiranno una contrazione di almeno 2,5 miliardi di ster\u00adline nel prossimo anno proprio a causa del calo di immatricolazioni studentesche. E in Australia, per effetto del drastico calo degli stu\u00addenti cinesi, si prevede un licenziamento in massa di almeno 21.000 lavoratori a tempo pieno, dei quali 7.000 impiegati nella ricerca. In questi paesi gi\u00e0 si immagina la soluzione alternativa con i cosiddet\u00adti \u201cmicro campus\u201d, che agiscono in rete e con pochi programmi in aula, e quasi tutti online. Anche in questo caso, vincerebbero i ge\u00adstori delle piattaforme, i veri grandi \u201cprofittatori\u201d dell\u2019emergenza da Covid. Mentre in tutto il mondo le scuole, le universit\u00e0, i centri di ricerca, le accademie rischiano di morire, la strategia dei giganti delle <em>big-tech <\/em>gestori delle piattaforme assumeranno sempre di pi\u00f9 il controllo \u201cideologico\u201d del pianeta. Piketty ci ha avvertiti, ora spetta a noi reagire.<\/p>\n\n\n\n<p>Per farlo, serve ripensare il modello di sviluppo attraverso il ruo\u00adlo chiave dello Stato che dovr\u00e0 essere capace di garantire per prima cosa i diritti costituzionali fondamentali a tutti indipendentemente dal luogo in cui vivono. Uno Stato pi\u00f9 forte nelle sue infrastrutture fondamentali, quelle che devono presidiare i diritti costituzionali \u00e8 evidentemente il contrario delle soluzioni autonomistiche lanciate prima che il virus mettesse a nudo i disastri del modello sanitario lombardo. Ecco perch\u00e9 da questo presente deve nascere un futuro diverso, pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 uguale, meno discriminatorio e pi\u00f9 inclusi\u00advo, e noi ci batteremo per realizzarlo. L\u2019istruzione e la scienza sono insieme alla sanit\u00e0 le principali articolazioni dello Stato, quelle da cui si dovrebbe ripartire se davvero vogliamo noi determinare un salto di paradigma che attualmente non \u00e8 affatto dato. Nulla sar\u00e0 come prima? Potrebbe essere anche molto peggio se non ci rendiamo pro\u00adtagonisti gi\u00e0 in questa fase.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>[1] J. Dewey, <em>Pedagogia, scuola e democrazia<\/em>, Editrice La Scuola, Brescia 2016.<\/p>\n\n\n\n<p>[2] <em>Prospering in the pandemic: the top 100 companies<\/em>, in \u201cFinancial Times\u201d, 19 giugno 2020.<\/p>\n\n\n\n<p>[3] T. Piketty, <em>Capitale e ideologia<\/em>, La nave di Teseo, Milano 2020, corsivo mio.<br><br>[4] <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Sinopoli da Italiani Europei del 14\/7\/2020 La misura di quanto \u00e8 accaduto e ancora accade nel mondo per ef\u00adfetto della pandemia da Covid-19 \u00e8 contenuta nei dati che quoti\u00addianamente la Johns Hopkins University rende noti. Mentre scrivo, la dimensione mondiale della pandemia nei primi mesi di questo tragico 2020 \u00e8 giunta a oltre 10 milioni di contagi e a pi\u00f9 di mezzo milione di decessi, con un tasso di guariti comunque elevato: 4,4 milioni di persone che hanno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3110"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3110"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3110\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3111,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3110\/revisions\/3111"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3110"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3110"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3110"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}