{"id":3095,"date":"2020-07-08T08:22:50","date_gmt":"2020-07-08T06:22:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3095"},"modified":"2020-07-13T19:59:47","modified_gmt":"2020-07-13T17:59:47","slug":"narodni-dom-il-vero-battesimo-dello-squadrismo-organizzato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/07\/08\/narodni-dom-il-vero-battesimo-dello-squadrismo-organizzato\/","title":{"rendered":"Narodni dom  Il vero battesimo dello squadrismo organizzato"},"content":{"rendered":"\n<p>di Ravel Kodri\u010d del 8\/7\/2020 <\/p>\n\n\n\n<p>A 100 anni dall\u2019assalto squadrista che a Trieste dette alle fiamme il Narodni dom con annesso Hotel Balkan \u2013 \u201cil vero battesimo dello squadrismo organizzato\u201d, come lo defin\u00ec Renzo De Felice \u2013 nonch\u00e9 a 115 anni dalla sua inaugurazione, la vicenda storica che lo invest\u00ec \u2013 in seguito agli esiti territoriali della Grande Guerra sul confine orientale \u2013 si presterebbero a svariate considerazioni. Si potrebbe spaziare dalla storia dell\u2019urbanistica e dell\u2019architettura alla storia politica, dalla sociologia all\u2019antropologia storica, dalla storia del teatro e della musica alla letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p>Non meno stimolante risulterebbe tuttavia uno sguardo che privilegi i percorsi spesso tortuosi dei solchi della memoria collettiva e dei modi di sentire la propria identit\u00e0 nazionale, attivati dall\u2019uso sociale e politico della storia, che l\u2019evento traumatico di cent\u2019anni fa ha scolpito nel vissuto individuale e collettivo della citt\u00e0, per come esso si articol\u00f2 fra le diverse componenti linguistiche, sociali e politiche della sua popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contributo intendo per\u00f2 limitarmi ad alcune considerazioni precipuamente attualistiche, legate alle attese suscitate dall\u2019annuncio, emerso dall\u2019incontro dei due capi di stato Sergio Mattarella e Borut Pahor il 23 gennaio scorso a Gerusalemme, nel quadro delle manifestazioni celebrative del 75\u00b0 Anniversario della Liberazione del campo di Auschwitz &#8211; Birkenau e del Quinto Forum Mondiale sull\u2019Olocausto, della loro partecipazione congiunta alle solennit\u00e0 del centenario.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019appuntamento del 13 luglio di quest\u2019anno, celebrato in presenza dei presidenti delle due repubbliche contermini, si caratterizza cos\u00ec \u2013 con l\u2019ufficializzazione delle premesse per la \u201crestituzione\u201d dell\u2019immobile alla minoranza linguistica slovena, che non dovrebbe, auspicabilmente, prescindere dal dettato della vigente legge di tutela (23 febbraio 2001 n\u00b0 38) e dalle condizioni in essa indicate \u2013 non solo come un atto di riparazione che intende recare, con lo sguardo rivolto al comune presente e futuro europeo, simbolica soddisfazione a Trieste tutta e ai triestini di lingua slovena in modo particolare, bens\u00ec pure come un atto di riappacificazione fra le nazioni italiana e slovena, rappresentate per l\u2019occasione dai Presidenti delle due Repubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole: a tale atto si \u00e8 inteso, alla fin fine, attribuire la veste propria ad una dimensione diplomatica bilaterale, intrinsecamente estranea alla menzionata legge di tutela, la quale, anzi, esplicitamente si ispira a fonti giuridiche autonome, cio\u00e8 spontanee e non bilateralmente negoziate, e per la precisione agli \u201carticoli 2, 3 e 6 della Costituzione e dell&#8217;articolo 3 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, recante approvazione dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, in conformit\u00e0 ai princ\u00ecpi generali dell&#8217;ordinamento ed ai princ\u00ecpi proclamati nella Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, nelle convenzioni internazionali e nei trattati sottoscritti dal Governo italiano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Giova, a questo punto, riportare integralmente la disposizione di legge specifica all\u2019art. 19 (\u201cRestituzione di beni immobili\u201d):<\/p>\n\n\n\n<p>1. La casa di cultura&nbsp;<em>\u00abNarodni dom\u00bb<\/em>&nbsp;di Trieste &#8211; rione San Giovanni, costituita da edificio e accessori, \u00e8 trasferita alla regione Friuli-Venezia Giulia per essere utilizzata, a titolo gratuito, per le attivit\u00e0 di istituzioni culturali e scientifiche di lingua slovena. <strong>Nell&#8217;edificio di Via Filzi 9 a Trieste, gi\u00e0 \u00ab<em>Narodni dom<\/em>\u00bb,<\/strong> e nell&#8217;edificio di Corso Verdi, gi\u00e0 \u00ab<em>Trgovski dom\u00bb,<\/em>&nbsp;di Gorizia <strong>trovano sede istituzioni culturali e scientifiche sia di lingua slovena (a partire dalla&nbsp;<em>Narodna in studijska Knjiznica<\/em>&nbsp;&#8211; Biblioteca degli studi di Trieste) sia di lingua italiana compatibilmente con le funzioni attualmente ospitate nei medesimi edifici, previa intesa tra regione e universit\u00e0 degli studi di Trieste per l&#8217;edificio di Via Filzi di Trieste<\/strong>, e tra regione e Ministero delle finanze per l&#8217;edificio di Corso Verdi di Gorizia.<\/p>\n\n\n\n<p>2. In caso di mancata intesa entro cinque anni, si provvede, entro i successivi sei mesi, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.<br>3. Le modalit\u00e0 di uso e di gestione sono stabilite dall&#8217;amministrazione regionale sentito il Comitato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;L\u2019edificio di via Filzi, gi\u00e0 \u201cNarodni dom\u201d, \u00e8 attualmente sede della Sezione di Studi in Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell\u2019Interpretazione e della Traduzione. Una minima e largamente insufficiente porzione dei vani al piano terra sono da diversi anni concessi, in forza della menzionata legge, in uso alla Narodna in \u0161tudijska knji\u017enica \u2013 Biblioteca degli studi, la cui sede centrale rimane peraltro in via San Francesco 20.<\/p>\n\n\n\n<p>Vale la pena sottolineare inoltre, che a partire dalle pattuizioni del Memorandum di Londra fra Italia e Jugoslavia, patrocinate verso la fine del 1954 dai governi degli USA e del Regno Unito, il tema del risarcimento per il rogo doloso del Narodni dom apparve in esse soddisfatto ed esaurito: con l\u2019inaugurazione, nel 1964, del Kulturni dom di via Petronio a Trieste, esso infatti cess\u00f2 di far parte del contenzioso italo-jugoslavo.<\/p>\n\n\n\n<p>Prova ne sia che pure nelle nuove condizioni, sorte dal processo di indipendenza della Repubblica di Slovenia dal nesso federativo jugoslavo agli inizi degli anni Novanta, le autorit\u00e0 slovene non intesero sollevarlo neppure nel contesto delle sollecitazioni di parte italiana a rinegoziare, con la controparte riconosciuta successore della cessata federazione, alcuni aspetti della sistemazione che in seguito agli Accordi di Osimo (1975) e agli Accordi di Roma (1983) si era data all\u2019annosa questione dei beni abbandonati dagli esodati dall\u2019Istria. Sta di fatto che negli accordi siglati il 10 ottobre 1994 ad Aquileia dai due ministri degli affari esteri, Lojze Peterle per la Repubblica di Slovenia e Antonio Martino per la Repubblica Italiana, compare, s\u00ec, l\u2019impegno italiano al restauro ed alla restituzione del Narodni dom del rione triestino di San Giovanni, ma non vi \u00e8 traccia, invece, n\u00e9 di aspettative n\u00e9 di impegni relativi al Narodni dom sito in via Filzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu solo nel 2008 che la vicenda del rogo del Narodni dom riscosse, al di l\u00e0 dei confini cittadini e regionali, una meritoria risonanza nazionale, grazie alla seconda edizione della versione italiana del romanzo dello scrittore sloveno triestino Boris Pahor dal titolo evocativo <em>Il rogo nel porto<\/em>, alla riedizione del suo romanzo Necropoli con la prefazione di Claudio Magris, ed infine alla testimonianza resa dall\u2019autore stesso nel corso della trasmissione televisiva&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Che_tempo_che_fa\"><em>Che tempo che fa<\/em><\/a>,&nbsp;diretta da&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fabio_Fazio\">Fabio Fazio<\/a>, il 17 febbraio di quell\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intavolatura \u201cdiplomatica\u201d bilaterale del tema della piena attuazione dell\u2019art. 19 va pertanto fatta risalire a tempi relativamente recenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 7 settembre 2017 il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni si rec\u00f2 a Lubiana in visita di lavoro. All\u2019ordine del giorno, fra i vari punti, l\u2019ambizione italiana a succedere al Regno Unito, ormai in procinto di rescindere i legami con l\u2019UE, quale Paese membro, ospitante la sede di un\u2019importante Agenzia europea. Il 10 ottobre 2017 si tenne presso la residenza protocollare di Brdo pri Kranju la sesta riunione del Comitato ministeriale di coordinamento fra Italia e Slovenia. Il tema delle more attuative della \u201crestituzione\u201d del Narodni dom fu intavolato e affrontato in quella sede. Il 9 novembre di quell\u2019anno infine il Ministro degli Esteri sloveno Karl Erjavec si rec\u00f2 a Roma in visita al proprio omologo Angelino Alfano e fu altres\u00ec ricevuto dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Al termine della visita l\u2019interlocutore sloveno espresse soddisfazione per le intese raggiunte e, fra esse, per l\u2019impegno della controparte italiana ad \u201cuna sollecita attuazione dell\u2019art. 19 della legge di tutela\u201d con \u201cil restauro e la restituzione del Narodni dom di Trieste entro il 2020\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il successivo 25 gennaio 2018, il sottosegretario agli esteri sloveno Iztok Miro\u0161i\u010d, reduce da una visita presso il consolato generale della Repubblica di Slovenia a Trieste, rilasci\u00f2 al quotidiano sloveno locale Primorski dnevnik un\u2019intervista, nella quale si chiedeva, sin dall\u2019eloquenza della domanda retorica e della sollecitazione contenuta nel titolo virgolettato: \u201cMa la minoranza slovena ha la pi\u00f9 pallida idea, di cosa farsene del Narodni dom?\u201d All\u2019osservazione dell\u2019intervistatore che gli stessi rappresentanti della minoranza avevano manifestato incredulo stupore alle assicurazioni fornite dal ministro Alfano al collega Erjavec circa la restituzione del Narodni dom entro il 2020, il diplomatico sloveno rispose: \u201c\u2026 E ch\u00e9, spetter\u00e0 mica alla Slovenia decidere? Sta alla minoranza dirigere questo processo. Cosa ha fatto, sinora, in proposito?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec strigliati, a luglio del 2018 i presidenti delle due leghe dell\u2019associazionismo sloveno in Italia \u2013 quella di ispirazione laica (SKGZ) e quella di matrice cattolica (SSO) \u2013 si rivolsero con una lettera ai ministri degli esteri sloveno, Karl Erjavec, e italiano, Enzo Moavero Milanesi, nel frattempo succeduto ad Angelino Alfano. Vi si richiamarono, in termini espliciti, al dettato della legge di tutela, formulando la proposta che lo stabile del Narodni dom \u2013 una volta individuata una sede alternativa ed idonea alle esigenze dell\u2019Universit\u00e0 \u2013 possa ospitare, fra \u201cle numerose istituzioni slovene [\u2026] che necessitano urgentemente di strutture adeguate per poter svolgere al meglio le proprie attivit\u00e0 culturali e scientifiche\u201d, la Glasbena Matica \u2013 Centro musicale sloveno e la biblioteca slovena, peraltro beneficiaria privilegiata <em>ope legis<\/em> dello stabile in questione. La lettera si richiamava inoltre \u201callo spirito dell\u2019accordo bilaterale\u201d. Degna di nota, infine, la sottolineatura che la minoranza slovena, \u201cinsieme ad altre comunit\u00e0 linguistiche, desidera realizzare qui un centro multiculturale che confermerebbe la tradizione multilingue della nostra citt\u00e0, la quale diventerebbe cos\u00ec simbolo di convivenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 16 gennaio 2019 Massimiliano Fedriga (Lega), neoeletto presidente della regione Friuli Venezia Giulia, rese visita a Lubiana al presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor e al ministro degli esteri sloveno Miro Cerar. Dest\u00f2 non poche alzate di ciglia, in quell\u2019occasione, il favore pubblicamente espresso dall\u2019autorevole ospite italiano a formule elettorali volte a svincolare gli elettori appartenenti alla minoranza linguistica slovena dall\u2019agone politico fra i partiti, per convogliarne il suffragio, sul piano delle elezioni politiche e regionali, verso candidati\/-e ad un seggio riservato e garantito. \u201cL\u2019esempio sia Bolzano!\u201d, rifer\u00ec le parole di Fedriga il giornalista del Primorski dnevnik, sollevando non pochi dubbi interpretativi dell\u2019analogia alquanto arrischiata. Che il riferimento, pi\u00f9 che alla situazione attuale, fosse al modello dell\u2019accordo De Gasperi \u2013 Gruber?<\/p>\n\n\n\n<p>Il 9 marzo 2019 Pierpaolo Roberti, assessore regionale alle autonomie locali, sicurezza e politiche comunitarie, ribadiva dinanzi alle assise della SKGZ, \u201canche a nome del governatore Massimiliano Fedriga, l\u2019impegno sulla restituzione del Narodni dom di Trieste alla comunit\u00e0 slovena.\u201d Negli stessi giorni tuttavia, intervistata dal settimanale Mladina, pubblicato a Lubiana, la neoeletta presidente della SKGZ Ksenija Dobrila, alla specifica domanda sul Narodni dom, rispondeva:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCi troviamo in difficolt\u00e0, perch\u00e9 in verit\u00e0 non sappiamo con chi parlare della restituzione della casa di cultura. Il primo interlocutore \u00e8, ovviamente, l\u2019Universit\u00e0 di Trieste, visto che la regione, decenni fa, le ha regalato la propriet\u00e0 dell\u2019edificio.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto pare essere stato il Capo dello Stato sloveno a rompere gli indugi e a brandire le redini dell\u2019operazione \u201ccentenario dell\u2019incendio del Narodni dom\u201d. In occasione del 99\u00b0 anniversario, il presidente Borut Pahor fu ospite d\u2019onore della consueta commemorazione. Dopo una breve ed improvvisata visita di cortesia al presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, impossibilitato a presenziare alla cerimonia, nel prendere la parola dinanzi all\u2019uditorio straripante dell\u2019Aula magna del Narodni dom ed in presenza del sindaco Dipiazza, il presidente Pahor rivolse pubblicamente, con dubbio tatto, quasi si trattasse di un pulpito extraterritoriale, un invito al presidente Mattarella a celebrare assieme, l\u2019anno successivo a Trieste, le solennit\u00e0 commemorative del centenario dell\u2019incendio del Narodni Dom, avanzando l\u2019auspicio che in tale occasione \u201csiano regolamentati gli status delle comunit\u00e0 slovene in Italia e viceversa\u201d, prospettando con ci\u00f2 un\u2019ipotesi di sistemazione giuridica dei diritti delle minoranze entro un quadro negoziale bilaterale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 dato di sapere se e in quale modo su quell\u2019auspicio si fosse innestata la soluzione, non contemplata dalla vigente legge di tutela, di una cessione dell\u2019edificio, non in uso, come previsto dall\u2019articolo 19, bens\u00ec in propriet\u00e0 ad una costituenda fondazione, partecipata dalle due leghe dell\u2019associazionismo sloveno in Italia, che \u2013 stando ad autorevoli dichiarazioni alla stampa \u2013 si andrebbe profilando.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sottrazione di protagonismo subita \u2013 o come tale perlomeno avvertita e percepita \u2013 dalla collettivit\u00e0 dei cittadini triestini di lingua slovena, ad opera delle massime autorit\u00e0 dello stato di riferimento linguistico e culturale, solleva, a giudizio di chi scrive, non poche perplessit\u00e0 ed interrogativi che sembravano da tempo superati dalla comune proiezione della tutela delle minoranze linguistiche entro l\u2019alveo ordinamentale dell\u2019Unione Europea, imperniato su diritti di cittadinanza condivisi con tutti coloro che di uno stato membro fanno parte, a prescindere da distinzioni di lingua, etnia e religione.<\/p>\n\n\n\n<p>Siffatto impianto europeo, beninteso, non disconosce n\u00e9 intenti risarcitori (si ponga mente al titolo stesso dell\u2019art.19) n\u00e9, a maggior ragione, il principio della discriminazione positiva: si vedano, ad esempio, nella legge di tutela 2001\/38 le disposizioni in materia elettorale all\u2019art. 26 che esigono che le leggi elettorali per l&#8217;elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati dettino norme per favorire l&#8217;accesso alla rappresentanza di candidati appartenenti alla minoranza slovena, oppure quelle ancora dell\u2019art. 17, volte ad \u201cagevolare e favorire i rapporti tra le popolazioni di confine e tra la minoranza slovena e le istituzioni culturali della Repubblica di Slovenia\u201d. Ma esso si guarda bene dal contemplare le minoranze linguistiche alla stregua di membra mutilate di corpi estrinseci al nesso civico e culturale della nazione, autorizzati ad esercitare nei loro confronti funzioni di vigilanza o patronaggio, per giunta, se del caso \u2013 e siffatto caso ricorre appunto nell\u2019area transfrontaliera italo-slovena \u2013 in termini di reciprocit\u00e0 bilaterale, costantemente in bilico, come l\u2019esperienza storica insegna, fra reciprocit\u00e0 virtuosa e reciprocit\u00e0 al ribasso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il rischio di uno slittamento verso modelli corporativi propri ad anacronistiche concezioni dei diritti delle minoranze risalenti alla prima met\u00e0 del Novecento \u00e8 peraltro reale e costantemente in agguato: si pensi solo ai postumi della vicenda jugoslava dell\u2019ultimo decennio del secolo scorso o alle ondate nazional-populiste che investono da diversi anni a questa parte le societ\u00e0 dell\u2019Europa centro-orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>I tre lustri abbondanti che hanno visto l\u2019Italia e la Slovenia accomunate dall\u2019impegno a costruire e rinsaldare l\u2019Unione Europea, nonch\u00e9 i due lustri abbondanti di condivisione dei benefici dell\u2019Area Schengen, hanno contribuito a diffondere e a radicare nel tessuto civico delle popolazioni conviventi a ridosso del confine italo-sloveno sensibilit\u00e0 nuove, insofferenti nei riguardi delle antiche separatezze, refrattarie ai richiami di comunit\u00e0 chiuse alle reciproche osmosi e contaminazioni, \u201ccomunit\u00e0\u201d peraltro sempre pi\u00f9 immaginarie e al pi\u00f9 fantasmaticamente confacenti solo a frange di nostalgiche militanze o a comodi <em>funzionariati<\/em> a vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne rendono testimonianza l\u2019attrazione crescente esercitata dall\u2019offerta formativa del plesso delle scuole statali con lingua d\u2019insegnamento slovena, l\u2019osmosi transfrontaliera di docenti e studenti fra le Universit\u00e0 degli studi di Udine e Trieste da un lato e quelle di Nova Gorica, del Litorale, di Maribor e di Lubiana dall\u2019altro lato del confine, la variegata frequenza dei conservatori statali di musica e dei due istituti di musica sloveni \u201cGlasbena Matica\u201d e \u201cEmil Komel\u201d, l\u2019offerta culturale dei due teatri stabili di Trieste, per non dire, infine, del carattere sempre pi\u00f9 eccentrico e residuale dei fenomeni di intolleranza al bilinguismo spontaneo o normativo e, da ultimo, ma significativamente, dell\u2019irritazione con la quale ampi strati di popolazione hanno accolto le restrizioni temporanee \u2013 ma il pi\u00f9 delle volte asincrone \u2013 alle libert\u00e0 di movimento imposte dalle misure cautelative volte a debellare la pandemia virale.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma: non sar\u00e0 certo con la zavorra di nuove segregazioni e autoghettizzazioni che l\u2019Unione Europea riuscir\u00e0 a far fronte alle sfide globali che l\u2019assediano.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ravel Kodri\u010d &#8211; interprete di conferenza accreditato presso le Istituzioni dell\u2019Unione Europea<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a href=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Arhiv-UMF_Pismo-Enotnost-Narodni-dom-1920.pdf\">Arhiv-UMF_Pismo-Enotnost-Narodni-dom-1920<\/a><a href=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Arhiv-UMF_Pismo-Enotnost-Narodni-dom-1920.pdf\" class=\"wp-block-file__button\" download>Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<p>(dall&#8217;archivio della Fondazione Max Fabiani \/ Ustanova Maksa Fabianija di \u0160tanjel \/ San Daniele del Carso: fondo arch.\u00a0 Marko Pozzetto, fascicolo 3 <a href=\"http:\/\/cak.komen.si\/arhiv_ustanove_maks_fabiani\/\">http:\/\/cak.komen.si\/arhiv_ustanove_maks_fabiani\/<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ravel Kodri\u010d del 8\/7\/2020 A 100 anni dall\u2019assalto squadrista che a Trieste dette alle fiamme il Narodni dom con annesso Hotel Balkan \u2013 \u201cil vero battesimo dello squadrismo organizzato\u201d, come lo defin\u00ec Renzo De Felice \u2013 nonch\u00e9 a 115 anni dalla sua inaugurazione, la vicenda storica che lo invest\u00ec \u2013 in seguito agli esiti territoriali della Grande Guerra sul confine orientale \u2013 si presterebbero a svariate considerazioni. 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