{"id":3080,"date":"2020-06-23T10:20:24","date_gmt":"2020-06-23T08:20:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3080"},"modified":"2020-06-23T10:20:25","modified_gmt":"2020-06-23T08:20:25","slug":"sviluppo-sostenibile","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/06\/23\/sviluppo-sostenibile\/","title":{"rendered":"Sviluppo sostenibile"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Liva del 23\/6\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel dibattito di questi giorni, dopo il brusco blocco subito dall\u2019economia internazionale per effetto del COVID19, \u00e8 difficile intravedere un serio e realistico approfondimento su quale modello di sviluppo si vuole proporre,&nbsp; per dare una prospettiva di vita migliore alla attuale ed alle future generazioni, per quanto ci riguarda di questo paese ma, sempre di pi\u00f9 in un contesto internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra che la politica non abbia pi\u00f9 ne la capacit\u00e0 ne la volont\u00e0 di indicare e percorrere una strada che dia una speranza di una societ\u00e0 migliore \u00e8 pi\u00f9 giusta, ponendo al primo posto il lavoro quale elemento che consente l\u2019emancipazione delle persone per vivere dignitosamente&nbsp; e, favorendo uguali condizioni di partenza, consentire quella necessaria mobilit\u00e0 sociale, elemento imprescindibile di dinamismo e competizione per favorire una crescita, oltre che individuale anche collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, da alcuni decenni molti fattori, modelli economici- finanziari, produttivi, sociali, climatici, sono cambiati pi\u00f9 rapidamente di quanto sia cambiato l\u2019approccio e la competenza di chi dovrebbe \u201cgovernarli\u201d .<\/p>\n\n\n\n<p>Anche senza ulteriori approfondimenti, ovviamente &nbsp;il Sindacato non condivide e guarda con preoccupazione a quella nuova classe politica che semplicisticamente scarica tutte le responsabilit\u00e0 sulle ondate migratorie di persone deboli e disperate che fuggono da situazioni drammatiche verso i paesi pi\u00f9 benestanti, spesso solo alla ricerca di una speranza di \u201cvita\u201d, molte volte non \u201cdiversa\u201d, ma solo di \u201cvita\u201d; ma guarda con ancora con pi\u00f9 inquietudine il notevole consenso elettorale raccolto da chi usa questi \u201cmessaggi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo contesto, seppur appena abbozzato, che si dovrebbe aprire un vero ed approfondito dibattito su quale modello di sviluppo sostenibile immaginiamo e vogliamo perseguire, con iniziative concrete e responsabili, &nbsp;per&nbsp; migliorare le condizioni di vita per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il Sindacato esiste una base di partenza importante, l\u2019\u201dAgenda 2030\u201d sottoscritta dai Paesi aderenti all\u2019ONU nel 2015. I 17 obiettivi dell\u2019Agenda 2030 rappresentano una visione ambiziosa per sradicare la povert\u00e0 nel mondo, in tutte le sue forme, con modelli di consumo e produzioni sostenibili, per una societ\u00e0 pi\u00f9 prospera ed inclusiva che fonda le sue radici nei valori della democrazia e della partecipazione, obiettivi che sono parte integrante dell\u2019azione sindacale. In particolare, tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, quello che guardiamo con particolare interesse \u00e8 l\u2019obiettivo 8: \u201cPromuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena occupazione e il lavoro dignitoso per tutti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il compito della Politica sarebbe quello di declinare i propositi dell\u2019Agenda 2030 ONU nell\u2019agire quotidiano, determinando quell\u2019alchimia che consenta di tenere in equilibrio lavoro equo e dignitoso, inclusione ricchezza, uso intelligente delle risorse ambientali e dei consumi, filiere produttive diverse; insomma uno sviluppo compatibile e pertanto sostenibile. Compito reso estremamente complicato quando la politica semplifica problemi complessi, quando il movimentismo, sempre pi\u00f9 ascoltato ed usato dalla politica per tornaconto elettorale, si trasforma esclusivamente in difesa di interessi corporativi e particolari, quando si \u00e8 alla costante ricerca di un nemico al quale scaricare le responsabilit\u00e0 di qualsiasi insuccesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Vivendo ed operando nel territorio isontino, paradossi e contraddizioni sono una condizione con la quale ci confrontiamo da anni. Partendo dal Cantiere navale: non tutti ricordano che, da quando lo Stato decise all\u2019inizio degli anni \u201990 di portare a Monfalcone la costruzione delle navi da crociera, stravolgendo cos\u00ec completamente il sistema produttivo allora conosciuto importando appalti da tutta Italia, per pi\u00f9 di 15 anni gli amministratori e la stampa locale hanno definito \u201cemergenza trasfertismo\u201d un modello che si stava palesemente consolidando. Miopia che non consente a chi amministra attualmente di comprendere che la comunit\u00e0 Bangladese, sempre attraverso quel sistema di appalto, ormai \u00e8 proprietaria di appartamenti, negozi ed i figli si stanno laureando nel nostro Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paradosso sta nel fatto che difronte ad una totale incapacit\u00e0 di gestione inclusiva e di&nbsp; continui messaggi di \u201cincompatibilit\u00e0 sociale\u201d, i cittadini di questo territorio vedono sempre pi\u00f9 il Cantiere navale come un fastidio che non una opportunit\u00e0. Questa interpretazione errata che ravvisa una situazione consolidata come un emergenza, non ha consentito e difficilmente consentir\u00e0 una visone di sviluppo reale del territorio, possibile diversificando le attivit\u00e0, attraendo imprenditori per creare pi\u00f9 occupazione e non dipendere quasi esclusivamente da una unica grande fabbrica. Questa nuova attenzione potrebbe agevolare una economia compatibile aprendo ad industrie prevalentemente \u201cleggere\u201d,&nbsp; utilizzando aree che, per disposizione geografica, ragionevolmente possono essere destinate a tale scopo e non utopisticamente a turismo e legate a comparti del territorio, tipo \u201ceconomia del mare\u201d,&nbsp; che potrebbero svilupparsi ulteriormente. Ovviamente con servizi, infrastrutture, trasporti ed energia che andrebbero rivisti e non cancellati come si vorrebbe fare per la centrale elettrica di Monfalcone.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sindacato sui temi dello sviluppo ha sempre sostenuto che nelle scelte di prospettiva non ci si pu\u00f2 limitare alla sola analisi degli aspetti ambientali, per questo condivide pienamente Agenda 2030: per qualsiasi scelta bisogna avere un ottica complessiva che comprenda anche gli impatti occupazionali, sociali ed economici, sola condizione per rispettare i principi l\u00ec delineati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro Paese non sempre \u00e8 riuscito a dare risposte adeguate alle complessit\u00e0 di queste tematiche, anzi \u00e8 l\u2019opposto. Non \u00e8 solo una questione di affrontare il nuovo, \u00e8 anche un problema quando si decide di abbandonare il vecchio senza adeguate alternative:&nbsp; e cos\u00ec che normalmente si determina disoccupazione, nuove povert\u00e0,&nbsp; sopprimendo definitivamente&nbsp; posti di lavoro che non verranno mai rimpiazzati (es.: ferriera di Trieste).<\/p>\n\n\n\n<p>Il Sindacato sostiene che oltre ad una nuova capacit\u00e0 di investire in una economia Green, compatibile e sostenibile per fare qualsiasi prodotto, ci debba essere nel frattempo una fase, definita &nbsp;<strong>Giusta Transizione<\/strong>, ovvero un percorso che consenta di coniugare tutela dell\u2019ambiente e della salute, sviluppo sostenibile e piena e buona occupazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo serve una politica che sia all\u2019altezza delle nuove sfide che dovremmo affrontare. Purtroppo, sempre nel nostro territorio, a tutt\u2019oggi non cogliamo questa sensibilit\u00e0: quando parliamo di <strong>Giusta Transizione<\/strong> per la questione della centrale elettrica, &#8211; pur difronte ad un investimento che salvaguarda i posti di lavoro, prevede un investimento importantissimo, &nbsp;la bonifica dell\u2019area che da decenni \u00e8 inquinata dal carbone, stimola una economia circolare che potrebbe fare da volano a nuove iniziative ma, soprattutto opera una riconversione della produzione di energia, &nbsp;prevista dalle norme italiane ed europee, &#8211; ci confrontiamo con un ambientalismo troppo spesso di facciata che, senza porsi il problema delle alternative ai lavoratori ed al futuro del territorio (senza attivit\u00e0 primarie \u00e8 una sciocchezza pensare che si viva di commercio e turismo)si \u00e8 appiattita su posizioni contrarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sviluppo sostenibile \u00e8 una questione complessa e trasversale a tutte le attivit\u00e0 ed i settori economici e richiede un profondo cambiamento di sistema e di abitudini personali, con un alto livello di coerenza rispetto a quanto enunciato e le azioni concrete. Il Sindacato \u00e8 consapevole che per coniugare sviluppo sostenibile compatibilmente con una piena e buona occupazione inclusiva \u00e8 necessario anche proseguire sulla strada che prevede quanto fatto con l\u2019ultimo accordo con A2A per la salvaguardia dei posti di lavoro: concertazione e negoziazione in piena trasparenza, che tenga conto della fattibilit\u00e0 delle intese rispetto all\u2019ambiente, l\u2019uso delle risorse e lo sviluppo della comunit\u00e0. Questo e quello che possiamo fare noi, la politica deve fare lo sforzo finale con una visione pi\u00f9 ampia e con il governo e controllo sulle scelte che si potranno fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Liva del 23\/6\/2020 Anche nel dibattito di questi giorni, dopo il brusco blocco subito dall\u2019economia internazionale per effetto del COVID19, \u00e8 difficile intravedere un serio e realistico approfondimento su quale modello di sviluppo si vuole proporre,&nbsp; per dare una prospettiva di vita migliore alla attuale ed alle future generazioni, per quanto ci riguarda di questo paese ma, sempre di pi\u00f9 in un contesto internazionale. 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