{"id":3076,"date":"2020-06-23T10:18:31","date_gmt":"2020-06-23T08:18:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3076"},"modified":"2020-06-23T10:18:32","modified_gmt":"2020-06-23T08:18:32","slug":"bochotei-vite-che-non-vedono-loceano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/06\/23\/bochotei-vite-che-non-vedono-loceano\/","title":{"rendered":"B\u014dch\u014dtei Vite che non vedono l\u2019oceano"},"content":{"rendered":"\n<p>di Enrico Graziani da ERODOTO 108, numero 27, Bottega Errante Edizioni<\/p>\n\n\n\n<p>Barriere di cemento per proteggere dallo tsunami i porti e le coste del T\u014dhoku. Ma i cittadini sentono di essere stati \u201cingabbiati\u201d e non accettano la separazione dal loro mare<\/p>\n\n\n\n<p>La data \u00e8 di quelle che non si dimenticano: 11-3-11, palindroma, ma nessuno ha fatto caso a questa particolarit\u00e0 mentre avveniva ci\u00f2 per cui oggi tutti la ricordano: great east Japan earthquake and tsunami. il terremoto pi\u00f9 violento mai registrato in Giappone, che non \u00e8 esattamente una terra geologicamente tranquilla, seguito dallo tsunami pi\u00f9 violento che abbia mai investito il paese, una terra che ha una tale dimestichezza con il fenomeno da averne imposto al mondo la parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre le prefetture interessate: tutte insieme fanno parte della regione del Tohoku, nel Giappone nord orientale, ricco di attrattive naturalistiche, come la frastagliata e spettacolare linea costiera del Sanriku. Un trenino diesel della OfunatoLline, rimessa in piedi a tempo di record dopo il terremoto, con partenza da Ichinoseki e arrivo a Kesennuma (Miyagi), \u00e8 il mezzo pi\u00f9 pratico e insieme pi\u00f9 suggestivo per chi vuole raggiungere la regione dall\u2019interno. Un paio d\u2019ore di viaggio che gi\u00e0 sono di per s\u00e9 uno spaccato della societ\u00e0 locale, incomparabilmente diversa da quella che popola le grandi metropoli. Si attraversano paesaggi rurali, per lo pi\u00f9 risaie, si scavalcano colline, tra gruppi di scolaretti, contadini e pendolari, per sbucare infine al cospetto dell\u2019oceano pacifico. Kesennuma \u00e8 uno dei porti di pesca pi\u00f9 importanti del Giappone, con una flotta navale in grado di praticare ogni tipo di cattura, da quella con le reti nelle acque locali, praticata da gente del posto (dovreste vederli, questi lupi di mare dagli occhi a mandorla, tutti avanti con gli anni, due dita di salsedine sulla pelle e un immutato rispetto, che sfiora e spesso raggiunge l\u2019adorazione per l\u2019oceano, che pure gli ha rovinato la vita, ma lontano dal quale non riescono a vivere), fino alla caccia al tonno, quattordici mesi senza mai annusare la terraferma. l\u2019economia della citt\u00e0 gira intorno alla lavorazione e al commercio del pesce che si svolge nell\u2019immenso mercato all&#8217;ingrosso, ricostruito ed ampliato dopo le devastazioni subite a causa del terremoto, che ne ha abbassato il livello del suolo di un metro e, soprattutto, dello tsunami che lo ha quasi spazzato via. da Kesennuma si pu\u00f2 raggiungere in autobus Rikuzentakata, altra citt\u00e0 simbolo legata al disastro del 2011, con il suo pino solitario, unico esemplare di una foresta di migliaia,sopravvissuto a ridosso della spiaggia. il paesaggio umano e naturale delle zone colpite dall\u2019evento \u00e8 da allora profondamente mutato. Oggi, nove anni dopo, c\u2019\u00e8 un elemento che rischia di cambiarlo ulteriormente in maniera forse irreversibile. Il Giappone sta investendo qualcosa come 13 miliardi di euro nella costruzione di muri di protezione anti-tsunami lungo le coste del Tohoku. \u00a0Il budget di spesa grava in parte sul governo centrale, in parte sui governi locali (le prefetture), in proporzioni diverse a seconda della zona. Pu\u00f2 sembrare un dettaglio di poco conto ad occhi stranieri, ma che si rivela poi importante a livello della partecipazione nelle scelte esercitata dalle comunit\u00e0 locali che sono a grandissima maggioranza contrarie al progetto. C\u2019\u00e8 una parola giapponese, b\u014dch\u014dtei, che identifica questi muri. Non \u00e8 la stessa parola con cui ci si riferisce ai muri di casa (kabe), legati al concetto di organizzazione degli spazi. B\u014dch\u014dtei porta etimologicamente con s\u00e9 un senso di protezione dal mare. per quanto possa sembrare strano, \u00e8 proprio questa una delle critiche principali al progetto. I muri finiranno per staccarci dal mare, si sente ripetere in giro, per farcene avere paura, proprio noi, una civilt\u00e0 cresciuta a contatto con l\u2019oceano, pescatori, navigatori, allevatori di ostriche, consumatori di sushi. Ma non \u00e8 l\u2019unica critica. Molti sostengono che il governo dovrebbe investire quei soldi per costruire grandi strade di fuga verso montagne e colline dell\u2019entroterra, da sfruttare con ordine in caso di allarme tsunami. Oppure dovrebbe realizzare terrapieni e piantare alberi molto alti, come qualche prefettura fece, con successo, nei secoli scorsi. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0I muri, si dice, non proteggono nessuno perch\u00e9 moltissimi abitanti, dopo lo tsunami, sono andati a vivere nell\u2019entroterra. I muri sono brutti, danneggiano il turismo e ti fanno sentire in prigione. Distruggono l\u2019ambiente umido che si crea naturalmente tra il mare e la terraferma e che ospita molte forme di vita, spesso importanti per altre specie, danneggiano i fondali, le spiagge, deturpano l\u2019ambiente.E poi altri argomenti, che suonano molto pi\u00f9 familiari alle nostre longitudini: la lobby dei costruttori, il cugino del ministro, i politici che decidono da Tokyo. Scarsissime le voci e le motivazioni a favore: il salvataggio di vite umane, sicuramente il primo obiettivo del progetto, ma anche la protezione delle attivit\u00e0 commerciali, porti, infrastrutture, stabilimenti di lavorazione del pesce, tutto il giro d\u2019affari che ruota intorno all\u2019oceano e che lo tsunami ha mandato a picco. insomma, nessuno vuole questi b\u014dch\u014dtei: d\u2019altra parte, quanti berlinesi volevano il muro? Quanti cinesi la grande muraglia? Quanti messicani il filo spinato cementificato? Quanti palestinesi il muro israeliano che taglia in due i loro uliveti? Su tutti quei muri, per\u00f2, nessuno poteva camminarci (se non poche guardie armate), anche quando lo spazio c\u2019era, nessuno poteva e pu\u00f2 liberamente superarli attraverso grandi porte sempre aperte. Qui, nel Tohoku, s\u00ec. Ma \u00e8 improbabile che questi muri entrino nella storia come gli altri, anche se alcuni non ci sono pi\u00f9 e altri potrebbero non esserci mai. Siamo in Giappone, non dobbiamo aspettarci manifestazioni di piazza, automobili date alle fiamme, cariche della polizia, lacrimogeni, scontri. Non \u00e8 raro assistere a riunioni per noi \u201csurreali\u201d, nelle quali delegazioni di abitanti incontrano funzionari del governo o della prefettura e tra inchini e tazze di the trattano sull\u2019altezza del muro,limando centimetro su centimetro. Qui, in una regione che vanta una tradizione poetica fatta da raffinati componimenti haiku, eterei e minimali, che celebrano la bellezza del mare visto dalla propria abitazione, ci sono case e uffici con finestre la cui visuale \u00e8 di fatto interamente occupata da cemento armato. Quanto sono kabe, questi muri, piuttosto che b\u014dch\u014dtei? Quanto sono organizzazione di spazi piuttosto che protezione\/ esclusione? il succo \u00e8 tutto l\u00ec. Accettare di essere consensualmente separati dal mare per esserne protetti. la vita sotto il muro \u00e8 non-vita. Spesso, non ce n\u2019\u00e8 affatto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enrico Graziani da ERODOTO 108, numero 27, Bottega Errante Edizioni Barriere di cemento per proteggere dallo tsunami i porti e le coste del T\u014dhoku. 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