{"id":3065,"date":"2020-06-13T09:44:15","date_gmt":"2020-06-13T07:44:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3065"},"modified":"2020-06-13T09:44:16","modified_gmt":"2020-06-13T07:44:16","slug":"il-modello-produttivo-fincantieri-e-la-sua-sostenibilita-sociale-nel-territorio-monfalconese","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/06\/13\/il-modello-produttivo-fincantieri-e-la-sua-sostenibilita-sociale-nel-territorio-monfalconese\/","title":{"rendered":"Il modello produttivo Fincantieri e la sua sostenibilit\u00e0 sociale nel territorio monfalconese"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Luigi Maschio del 13\/06\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>Da tempo nel dibattito politico locale le conseguenze di carattere sociale, di sicurezza e di legalit\u00e0 indotte dalle elevate attivit\u00e0 produttive della grande fabbrica in una citt\u00e0 ed un territorio relativamente piccolo, ma con alta densit\u00e0 industriale, portano taluni a ritenere insostenibile il modello produttivo adottato dal Cantiere navale di Panzano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Se si parte dalla convinzione che si ha a che fare con problemi complessi e si vuole come credo evitare che questa convinzione scada in un atteggiamento pauperistico e antindustriale, cosa che non possiamo permetterci, vale la pena chiedersi, quale contributo al dibattito, se esiste concretamente la possibilit\u00e0, e la necessit\u00e0, di coniugare i due modelli, quello industriale e quello sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In termini di sostenibilit\u00e0 sociale e industriale si tratta di una sfida: da una parte la grande fabbrica, che sta cogliendo un momento di grande e duraturo sviluppo del mercato, si sviluppa inducendo nel territorio grandi benefici occupazionali ed economici diretti e riflessi ma anche disagio sociale; dall\u2019altra la possibilit\u00e0 di trasformare in una grande opportunit\u00e0 di sviluppo sociale, culturale e demografico per il territorio, la presenza imponente di popolazione immigrata e quindi di invertire stabilmente una prospettiva di lungo termine indubbiamente segnata dal rischio della decadenza come conseguenza dell\u2019ineludibile calo demografico autoctono.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non si possono dimenticare le crisi degli anni \u201870 e \u201980 e la progressiva decadenza economica, occupazionale e demografica del territorio a quel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Se deve cambiare o modificarsi il modello produttivo \u00e8 anche necessario chiarire per quale modello sociale si sta lavorando, perch\u00e9 non \u00e8 anacronistico, soprattutto per le giovani generazioni, ripristinare nostalgicamente modelli del passato, pena un\u2019inesorabile decadenza economica e sociale dovuta ad un conflitto insanabile con la presenza della grande fabbrica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; D\u2019altro lato ci deve essere una consapevolezza della grande fabbrica che il prolungarsi e l\u2019amplificarsi degli aspetti di insostenibilit\u00e0 tra il modello produttivo ed il contesto sociale \u00e8 dannoso anche per gli interessi industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E\u2019 pertanto necessario e indifferibile porvi rimedio nell\u2019interesse di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E\u2019 utile un rapido excursus storico sull\u2019evoluzione del Cantiere per capire come si \u00e8 determinato l\u2019attuale modello produttivo e se ci sono condizioni per modificarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il Cantiere fu insediato nel 1907 dalla famiglia Cosulich quando Monfalcone non aveva pi\u00f9 di 5000 abitanti, importando tecnici dalla Gran Bretagna e operai da territori circostanti e lontani, creando un\u2019enclave industriale e sociale, il villaggio di Panzano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Una caratteristica peculiare di quell\u2019operazione industriale fu l\u2019originale pianificazione dell\u2019intervento, non solo nelle infrastrutture, con le intese con l\u2019allora Amministrazione territoriale, ma anche nella formazione delle necessarie professionalit\u00e0 e, come si diceva una volta, nelle condizioni migliori per assicurare la riproduzione della forza lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quella programmazione, non pi\u00f9 ripetutasi nei decenni successivi, in particolare nel rapporto con il territorio, ha assicurato, basandosi certamente su criteri industriali tuttora validi, il successo dell\u2019operazione e la crescita economica e sociale del territorio circostante in termini di sostenibilit\u00e0 complessiva, seppur connotata da elementi di dirigismo e di paternalismo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il territorio nel tempo, per le necessit\u00e0 del Cantiere, \u00e8 stato a pi\u00f9 riprese terra d\u2019immigrazione dalle aree circostanti, dal Sud e dall\u2019area balcanica. L\u2019occupazione tra le due guerre raggiunse abbondantemente le 10.000-11.000 unit\u00e0 in un contesto sociale di progressiva integrazione anche territoriale e non solo autoctona.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il periodo del dopoguerra \u00e8 stato caratterizzato da due grandi riorganizzazioni: quella del Piano Caron del 1964 con la creazione dell\u2019Italcantieri e dell\u2019importante rinnovamento impiantistico del Cantiere, con la scelta della produzione di grandi navi mercantili e della produzione militare di sottomarini, quella del 1984 con la trasformazione della finanziaria di Stato Fincantieri in societ\u00e0 operativa chiamata Fincantieri-CNI.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il periodo dell\u2019Italcantieri \u00e8 caratterizzato dalla continua assistenza dello Stato a sostegno della produzione ma anche da una progressiva perdita di competitivit\u00e0 rispetto alla cantieristica giapponese e del Nord-Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La notevole presenza dell\u2019azione sindacale porta negli anni \u201970 al superamento del cottimo e alla pratica abolizione dell\u2019appalto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il rapporto storico e paternalistico tra il Cantiere e il territorio si interrompe: Italcantieri si muove con logiche industriali nazionali ignorando di fatto il rapporto con la citt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non c\u2019\u00e8 per\u00f2 conflitto sociale per la notevole presenza di maestranze, anche allora non si trovava facilmente un parcheggio vicino al Cantiere, ma queste provengono da tutti i territori circostanti, anche dal Veneto oltre che dalla bassa friulana, con una mobilit\u00e0 collettiva assistita e contrattata per i lavoratori, cosa oggi assente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; All\u2019epoca, come detto, il settore viene fortemente sostenuto con piani di settore e creazione di domanda sia di navi mercantili che militari, ma si affaccia agli anni \u201880 in forte crisi di competitivit\u00e0 nella produzione di navi mercantili tradizionali.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La continuit\u00e0 produttiva del Cantiere a met\u00e0 di quel decennio \u00e8 assicurata con una commessa militare, la portaelecotteri Garibaldi per la MMI, e la nave gru semisommergibile Saipem 7000, oggi Micoperi 7000.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La riorganizzazione di Fincantieri del 1984 segna uno spartiacque rispetto al periodo precedente e d\u00e0 l\u2019avvio al superamento della produzione di navi mercantili convenzionali con l\u2019inizio nella seconda met\u00e0 del decennio della produzione di navi passeggeri proprio a Monfalcone e successivamente a Marghera Venezia. Nel contempo le relazioni industriali sono caratterizzate da un progressivo e inesorabile calo occupazionale, dai 37.000 occupati diretti del 1975 ai 20.000 circa della fine del decennio, in parte recuperati con l\u2019indotto, e alla reintroduzione dell\u2019incentivo salariale legato agli incrementi di produttivit\u00e0, non pi\u00f9 individuale ma collettivo: la nuova Societ\u00e0 concentra operativamente nella produttivit\u00e0 del lavoro e nella riduzione dei costi di trasformazione il recupero di competitivit\u00e0 e di economicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con la produzione di navi passeggeri l\u2019assetto tradizionale delle lavorazioni e delle professionalit\u00e0 si dimostra insufficiente e si fa quindi ricorso alla subfornitura chiavi in mano per le aree di arredamento ed anche all\u2019appalto, nell\u2019allestimento elettrico in particolare, pur essendo ancora preponderante la presenza di forza lavoro propria.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La nuova forza lavoro arriva in buona parte dal Sud d\u2019Italia, dalla Campania e dalla Sicilia in particolare e la sua provenienza sociale \u00e8 sicuramente problematica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019incertezza sulla costanza dei volumi produttivi, non tanto a Monfalcone quanto negli altri siti produttivi, e la convinzione che la voluta crescita della produttivit\u00e0, intesa come prestazione delle maestranze, non sia raggiungibile con certezza all\u2019interno anche in ragione dei rapporti di forza nelle relazioni industriali, porta l\u2019azienda ad adottare una strategia di progressiva riduzione dell\u2019organico interno con un contestuale ricorso all\u2019appalto unitamente ad una maggiore flessibilit\u00e0 operativa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Questa scelta, non supportata da una programmazione di lungo periodo prescinde ancora una volta da valutazioni di impatto nel tessuto sociale territoriale ed avviene senza relazioni preveggenti con le amministrazioni locali. Le stesse OO.SS., indebolite oggettivamente dalla progressiva riduzione degli organici e dalla difficolt\u00e0 di rappresentare i lavoratori delle ditte di fornitura e di appalto, non sono in grado di intervenire efficacemente all\u2019interno sull\u2019organizzazione del lavoro e all\u2019esterno, seppure in maniera riflessa, sugli effetti territoriali dell\u2019attivit\u00e0 industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il tessuto industriale di piccole imprese, la forte disponibilit\u00e0 di manodopera meridionale, campana e siciliana, ma anche slava in concomitanza alla crisi della cantieristica croata, asseconda concretamente questa scelta che diventa definitiva sul finire degli anni \u201990 con gli esodi dovuti alla legge sull\u2019amianto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019esodo \u00e8 massiccio e tale da portare in poco pi\u00f9 di un lustro alla sostituzione dell\u201980% della forza operaia e al 50% di quella impiegatizia: questo non consente all\u2019azienda di ripristinare in maniera consueta le necessarie professionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I volumi di produzione vengono realizzati con l\u2019apporto massiccio dell\u2019indotto, per scelta e per stato di necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Schematicamente si pu\u00f2 dire che l\u2019azienda risolve il problema della produttivit\u00e0 legata alla prestazione lavorativa appaltando progressivamente negli anni il lavoro manuale, ad eccezione di quello assistito dagli impianti tecnologici, e conserva all\u2019interno con proprio personale le attivit\u00e0 tecno-gestionali di controllo e di collaudo, oltre a quelle amministrative. Anche nelle attivit\u00e0 progettuali si ricorre all\u2019indotto, per far fronte al volume di lavoro e alla sua variabilit\u00e0, conservando per\u00f2 all\u2019interno le attivit\u00e0 progettuali qualificanti il proprio know-how.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019ultimo ventennio \u00e8 caratterizzato dal consolidamento della produzione esclusiva di navi passeggeri e dall\u2019avvento di manodopera extracomunitaria a basso costo e ancor pi\u00f9 precaria, a partire dalle lavorazioni pi\u00f9 umili e pericolose, pulizia, pitturazione e coibentazione. L\u2019occupazione diretta scende agli attuali livelli, poco pi\u00f9 di 8000 unit\u00e0 a livello aziendale, 1500 in Cantiere, mentre quella indotta cresce fino ad un rapporto di 5 a 1. Cambia per\u00f2 la natura dell\u2019occupazione diretta: l\u2019azienda infatti cura la formazione e l\u2019assunzione di tecnici per centinaia di unit\u00e0 all\u2019anno; se negli anni \u201970 il rapporto operai\/impiegati era di 7 a 1, oggi \u00e8 1 a 1.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Va detto che questo processo \u00e8 comune a tutta la cantieristica europea ed \u00e8 stato anticipato da altre cantieristiche, in particolare quella tedesca, gi\u00e0 a partire dagli anni \u201960.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In sintesi, il forte e stabile sviluppo della produzione degli ultimi anni e quello prevedibile degli anni futuri, la trasformazione dell\u2019azienda nell\u2019ultimo decennio dalla dimensione nazionale ad una multinazionale leader di mercato, con il progressivo passaggio dell\u2019occupazione diretta dalla prevalenza operaia ad una tecnico-gestionale, un modello produttivo basato sul ricorso alla subfornitura e all\u2019appalto, la indubbia carenza di manodopera operaia locale e quindi la presenza di manodopera proveniente da Paesi con culture e costumi molto differenti da quelli autoctoni, hanno sconvolto il preesistente ambiente di vita territoriale e inciso nelle relazioni tra le persone determinando nella popolazione residente diffusa insofferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Queste criticit\u00e0 fanno dell\u2019area monfalconese una sorta di laboratorio sociale originale ma comune in prospettiva ad altre realt\u00e0, se assumiamo la condizione di rimanere un paese industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Se si tratta di un laboratorio sociale, allora \u00e8 necessario mettere in campo analisi e studi che trattino una situazione sociale complessa e che portino ad una visione del futuro, ad un progetto di trasformazione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Da pi\u00f9 parti nelle realt\u00e0 socio-industriali evolute questo progetto si traduce nel concetto di Smart City o meglio, nel caso specifico, Smart Community.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il volume di lavoro del Cantiere, da considerare consistente per parecchi anni, al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0 auspicabilmente transitorie indotte dalla pandemia, consente di affrontare senza alibi i problemi con lo strumento, seppur tardivo, della programmazione e del confronto dell\u2019azienda con il territorio di insediamento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Del resto, nel suo piano di sostenibilit\u00e0, l\u2019azienda ha indicato nel confronto con i territori di insediamento uno degli strumenti pi\u00f9 importanti per realizzare il proprio piano industriale in maniera compatibile. Questa disponibilit\u00e0 va quindi verificata e sollecitata, nella logica della responsabilit\u00e0 sociale, allo scopo di sostenere e di promuovere una concreta progettualit\u00e0 per il miglioramento della situazione sociale in essere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il territorio per\u00f2 deve potersi rappresentare, anche con un\u2019iniziativa vertenziale, nella sua ampiezza: Monfalcone non ha la dimensione per rispondere e risolvere da sola le contraddizioni e gli impatti di una forte presenza di lavoratori, per il 60% extracomunitari e 40% comunitari, ma stranieri seppur residenti e di circa 80 nazionalit\u00e0 differenti; un territorio ampio pu\u00f2 dare certamente risposte pi\u00f9 sostenibili di accoglienza, di integrazione e di servizi, con un adeguato sostegno alla mobilit\u00e0 e alla residenza, e quindi rappresentare una parte della soluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Tutto ci\u00f2 richiede un approccio inclusivo e volont\u00e0 dell\u2019insieme delle Amministrazioni territoriali di non sottrarsi alla collaborazione perch\u00e9 tutti ne possano trarre vantaggio: \u00e8 una questione politica e di consenso critico, ma ineludibile; necessario oltretutto per esercitare la responsabilit\u00e0 della pianificazione territoriale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sul piano industriale l\u2019azienda deve riconsiderare che questo modello produttivo, anche sulla base degli accordi sindacali, non fa crescere la capacit\u00e0 industriale complessiva dell\u2019indotto se non si riduce drasticamente la precariet\u00e0 di rapporti puramente commerciali. La logica del partenariato, in parte in essere, dovrebbe estendersi con decisione per dare stabilit\u00e0 alle aziende, creare condizioni di aggregazione e di crescita industriale, di qualificazione e di qualit\u00e0, eliminare le aziende che non sono all\u2019altezza, ridurre oggettivamente lo spazio dei rapporti di lavoro sfruttati, precari, con bassi salari e con scarsi diritti; al contempo, creando maggiore trasparenza, si ridurrebbe lo spazio alle infiltrazioni malavitose e ad operazioni di riciclaggio. Al di l\u00e0 dei protocolli di legalit\u00e0 e di approcci formali basati sul controllo, \u00e8 richiesto anche questo tipo di azione se si vuole combattere davvero le storture e le illegalit\u00e0 che il sistema intrinsecamente produce.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In questo quadro le politiche occupazionali dell\u2019azienda, oggi concentrate nelle professionalit\u00e0 e nei ruoli tecnico-gestionali, possono contribuire alla riduzione delle criticit\u00e0: il recupero mirato di attivit\u00e0 operaie, professionalmente elevate e perdute progressivamente con l\u2019esternalizzazione, con risorse \u201clocali\u201d pur di non semplice reperibilit\u00e0 nonostante i tassi di disoccupazione elevati, costituirebbe un segnale di inversione di tendenza e di creazione di maggior consenso del proprio operato. C\u2019\u00e8 un know-how dei mestieri operai cosiddetti \u201ctradizionali\u201d, che non pu\u00f2 essere delegato agli appalti, ma che \u00e8 caratterizzante per l\u2019azienda in un\u2019ottica di miglioramento e di innovazione dei processi produttivi, altrimenti esso viene delegato all\u2019esterno e quindi perduto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rimane il problema sociale e politico dell\u2019accoglienza e dell\u2019integrazione: l\u2019azienda ha bisogno di una politica inclusiva; una politica di emarginazione le \u00e8 oggettivamente negativa e contraria ai propri interessi, ne va preso atto: se non c\u2019\u00e8 questa condivisione non c\u2019\u00e8 neanche la possibilit\u00e0 di affrontare i problemi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019accoglienza e l\u2019integrazione richiedono, nella condivisione di una comune prospettiva, il potenziamento dei servizi, lo sviluppo di iniziative culturali di studio e di conoscenza, di rispetto delle proprie tradizioni e religioni senza integralismi: la laicit\u00e0 e&nbsp; la sicurezza sono prerequisiti&nbsp; per questo ma vanno promossi e acquisiti nel tempo con iniziative adeguate.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Servono anche risorse economiche, alcune vanno chieste all\u2019azienda per iniziative mirate, altre vanno chieste in termini di fiscalit\u00e0 di ritorno: la fiscalit\u00e0 prodotta dall\u2019azienda e da chi vi lavora non pu\u00f2 ritornare alla Regione in maniera indiscriminata ma invece va orientata significativamente e specificamente ad aiutare il territorio d\u2019insediamento dell\u2019azienda su iniziative prodotte dal confronto e dalla programmazione che ne deriva.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In conclusione, la grande fabbrica, non potendo soggiacere alla carenza di risorse locali, al contempo non pu\u00f2 da un lato trascurare l\u2019impatto sociale della propria presenza, impatto che pu\u00f2 determinare un ostacolo al suo stesso sviluppo, dall\u2019altro il territorio e le sue Amministrazioni devono poter contare nella condivisione pianificata dei problemi, nella responsabilit\u00e0 \u201csociale e ambientale\u201d dell\u2019azienda e nella programmazione di interventi che sviluppino servizi sociali, la mobilit\u00e0, l\u2019integrazione sociale, la formazione e l\u2019avviamento al lavoro, la salute, la cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Un territorio cio\u00e8 che non viene \u201cusato\u201d ma che usufruisce di una grande presenza industriale per promuovere il benessere e la qualit\u00e0 del proprio futuro, non trascurando la memoria storica del proprio passato, di come si \u00e8 sviluppata la presenza del Cantiere con valori occupazionali anche ben superiori a quelli attuali.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel contempo la ricerca di soluzioni sociali non pu\u00f2 essere ristretta all\u2019ambito cittadino ma deve potersi estendere ad un territorio pi\u00f9 ampio, con il supporto anche di una mobilit\u00e0 programmata ed assistita, sdrammatizzando una presenza concentrata quasi esclusivamente in Monfalcone.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vanno allo scopo convogliate e finalizzate risorse economiche specifiche che possono rivendicarsi proprio in una parte di quelle che la grande fabbrica versa fiscalmente in maniera indistinta all\u2019erario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Rispetto al passato si intravvede una diversa sensibilit\u00e0, un diverso approccio e responsabilit\u00e0 della grande fabbrica, dotatasi recentemente di un proprio \u201cPiano di sostenibilit\u00e0\u201d, oltre che firmataria di accordi specifici, certamente anche incalzata dalle Amministrazioni locali: si tratta allora anche per quest\u2019ultime di individuare obiettivi, strumenti e azioni coordinate atte a coniugare le diverse esigenze, le quali certamente hanno rappresentato ed ancora rappresentano situazioni di conflitto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Luigi Maschio del 13\/06\/2020 Da tempo nel dibattito politico locale le conseguenze di carattere sociale, di sicurezza e di legalit\u00e0 indotte dalle elevate attivit\u00e0 produttive della grande fabbrica in una citt\u00e0 ed un territorio relativamente piccolo, ma con alta densit\u00e0 industriale, portano taluni a ritenere insostenibile il modello produttivo adottato dal Cantiere navale di Panzano. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 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