{"id":3059,"date":"2020-06-13T09:41:03","date_gmt":"2020-06-13T07:41:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3059"},"modified":"2020-06-13T09:41:04","modified_gmt":"2020-06-13T07:41:04","slug":"le-armi-vendute-allegitto-cosi-dimentichiamo-regeni-e-lonore-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/06\/13\/le-armi-vendute-allegitto-cosi-dimentichiamo-regeni-e-lonore-dellitalia\/","title":{"rendered":"Le armi vendute all\u2019Egitto Cos\u00ec dimentichiamo Regeni e l\u2019onore dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Marco Brando da Striscia Rossa del 11\/06\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>Se c\u2019\u00e8 una cosa su cui tutti i governi italiani (e non solo) appaiono spessissimo concordi, \u00e8 questa: bisogna vendere in giro per il mondo armi da guerra piccole, medie e grandi, a man bassa. Senza preoccuparsi di verificare se i Paesi acquirenti abbiano qualche vaga simpatia per la democrazia, per i diritti umani o per il principio enunciato dalla Costituzione: \u201cL\u2019Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali\u201d. Risultato: alla cassa del nostro supermarket si \u00e8 appena ripresentato l<strong>\u2018Egitto<\/strong>, tra i Paesi pi\u00f9 affezionati al Made in Italy in questo campo (minato); infatti gi\u00e0 nel 2019 l\u2019;industria bellica tricolore lo ha avuto tra i migliori clienti, con un giro d\u2019affari di 871 milioni di euro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel dato del 2019 \u00e8 niente, viste le prospettive: l\u2019Italia, attraverso il suo premier, ha appena fatto capire all\u2019Egitto che gli vender\u00e0 presto <strong>due fregate<\/strong> Fremm, le navi da guerra pi\u00f9 moderne della nostra Marina militare. La commessa vale 1 miliardo e, secondo Il Fatto Quotidiano, \u00e8 parte di un accordo assai pi\u00f9 grande: la vendita da parte italiana di altre 4 fregate e 20 pattugliatori d\u2019altura (di Fincantieri), 24 caccia, 20 jet transonici Alenia Aermacchi M-346 Master da addestramento (di Leonardo), pi\u00f9 un satellite da osservazione: per un valore tra 9 e 11 miliardi. Il via libera per le due Fremm \u00e8 arrivato dopo la recente telefonata tra il premier Giuseppe Conte e il presidente\/monarca egiziano Abdel Fattah Al-Sisi. La decisione \u00e8 stata subito condivisa con i vertici di<strong> Fincantieri<\/strong>: azienda pubblica italiana del settore navale (dalle navi da crociera a quelle, appunto, militari), \u00e8 il quarto complesso cantieristico planetario (oltre 19.000 dipendenti nel mondo; in Italia sono 8.600, pi\u00f9 quasi 50.000 nell\u2019indotto). Un affare? Pu\u00f2 darsi. Tuttavia la scelta di avere tra i clienti pi\u00f9 coccolati Abdel Fattah Al-Sisi (al potere dal 2013 dopo un golpe militare anti-islamista gradito a tutti, dagli Usa, all\u2019UE alla Russia) apre una serie di questioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima questione \u2013 Il nostro Paese aspetta da anni che l\u2019Egitto gli comunichi la verit\u00e0 su <strong>Giulio Regeni<\/strong>. \u00c8 il ricercatore universitario italiano rapito al Cairo nell\u2019inverno del 2016, quando aveva 28 anni; poi torturato e ucciso da uomini dei servizi di sicurezza, perch\u00e9 sospettato di avere rapporti con gli oppositori democratici, che sono regolarmente incarcerati e massacrati. Malgrado le promesse, le autorit\u00e0 egiziane non hanno mai fornito elementi utili per individuare assassini e mandanti. Cos\u00ec come nulla si sa del destino di <strong>Patrick Zaki<\/strong>, lo studente egiziano (cristiano copto) dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna arrestato il 7 febbraio scorso, al suo rientro in Egitto, per il suo lavoro in favore dei diritti umani e, da allora, murato in galera. Anche in questo caso, le rimostranze ufficiose e ufficiali da parte nostra sono state ignorate. Dopo l\u2019annuncio della vendita delle fregate, la famiglia di Regeni ha giustamente gridato allo <strong>scandalo<\/strong> e al tradimento degli impegni presi dal governo italiano. Un dolore enorme, giusto, condivisibile e comprensibile. Tra l\u2019altro, Conte ha garantito di aver telefonato al suo collega del Cairo chiedendo anche, ripetutamente, la \u201ccollaborazione giudiziaria nel caso Giulio Regeni\u201c. Eppure il nome del ragazzo non si legge mai nel comunicato ufficiale che la presidenza egiziana ha diffuso dopo il colloquio.<\/p>\n\n\n\n<h3>La guerra in Libia<\/h3>\n\n\n\n<p>Seconda questione \u2013 Quelle navi italiane e tutto il resto dell\u2019arsenale sono destinate all\u2019Egitto, uno dei burattinai della <strong>guerra libica<\/strong>, sospettato (per usare un eufemismo\u2026) di violare l\u2019embargo nella vendita di armi in Libia, \u201cimposto\u201d dall\u2019Onu. Non solo: sul fronte libico, il Cairo sostiene, con Mosca, le milizie del generale <strong>Khalifa Haftar<\/strong>, contro il governo di Fayez Al Sarraj, riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale e in particolare dall\u2019Italia. Guarda caso, si \u00e8 appena appreso che l\u2019Egitto comprer\u00e0 anche un tot di caccia russi Sukhoi Su-35, tanto per non scontentare i russi. Non \u00e8 questo il contesto per dibattere sulle qualit\u00e0 e sugli interessi delle tifoserie pro Haftar o Al Sarraj; per\u00f2 il fatto che l\u2019Italia stia armando generosamente un Paese che svolge in Libia, di fronte alla nostre coste, una politica estera opposta e concorrente si presta a molte riflessioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Terza questione \u2013 Una legge di trent\u2019anni fa, la 185 del 1990, <strong>vieta<\/strong> che l\u2019Italia venda armi a Paesi in cui appaiono evidenti le violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani o dove sia in vigore un embargo nella vendita di armamenti deciso dalle Nazioni Unite (e pure dall\u2019UE). Anche una serie di scelte targate Unione Europea e il trattato internazionale sul commercio delle armi (Att) rendono, in teoria, poco consigliabile la vendita di navi da guerra, per giunta molto sofisticate, a un Paese come l\u2019Egitto. Eppure nulla si ferma, perch\u00e9 il business degli armamenti a quanto pare \u201cgiustifica\u201d le amnesie nei confronti di qualsiasi normativa e accordo internazionale.<\/p>\n\n\n\n<h3>Le reazioni politiche<\/h3>\n\n\n\n<p>Le reazioni politiche? Il partito di Leu \u2013 cui fa riferimento Erasmo Palazzotto, presidente della Commissione d\u2019inchiesta sul \u201ccaso Regeni\u201d \u2013 \u00e8 contrario alla vendita delle fregate; infatti chiede che il premier vada a riferire ai commissari. Vari parlamentari europei e nazionali del Pd \u2013 da Giuliano Pisapia e Laura Boldrini \u2013 hanno criticato l\u2019intesa con l\u2019Egitto, sia a causa del \u201ccaso Regeni\u201d, sia per questioni di politica internazionale. Mentre il sottosegretario all\u2019Interno Vito Crimi, capo politico a interim del M5s, intervistato da Peter Gomez, l\u2019altra sera ha difeso il business: \u201cNon vendere le fregate all\u2019Egitto non avrebbe portato nessun valore aggiunto nel percorso per raggiungere la verit\u00e0 sulla morte di Giulio Regeni\u2026Abbiamo la possibilit\u00e0 di vendere queste navi, possibilit\u00e0 che avrebbero anche altri Paesi. \u00c8 una manovra di tipo economico\u201d. Contraria invece l\u2019\u201cala sinistra\u201d dei pentastellati (quella che fa riferimento al presidente della Camera Roberto Fico), che chiede \u201cquanto prima un<strong> ripensamento<\/strong>\u201d. Proprio ieri, dopo le prime reazioni alla notizia, il ministro grillino degli Esteri, Luigi Di Maio, alla Camera ha dato uno alla botte, dicendo che su Regeni viene chiesta incessantemente la verit\u00e0, per\u00f2 l\u2019Egitto resta <strong>\u201cun interlocutore fondamentale\u201d<\/strong>; comunque la procedura di autorizzazione per quel che riguarda le fregate, \u201c\u00e8 tutt\u2019ora in corso e, \u201coltre al vaglio di natura tecnico-giuridica, il governo ha ovviamente ritenuto di svolgere una valutazione politica\u201c. Non si hanno per ora notizie di reazioni da parte del centrodestra; rimane il ricordo del leghista<strong> Matteo Salvini<\/strong>, che due anni fa \u2013 quando era vicepremier e ministro dell\u2019Interno \u2013 disse: \u201cComprendo bene la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni. Ma per l\u2019Italia \u00e8 fondamentale avere buone relazioni con un Paese importante come l\u2019Egitto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse si dovrebbe essere pratici e <strong>pragmatici<\/strong> come Crimi o come Salvini? Quel realismo \u00e8 lo stesso che fa dire al generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa (sta per \u201cIntelligence Culture and Strategic Analysis\u201d), in un\u2019intervista a Formiche.net: \u201cSe si dovesse valutare ogni possibilit\u00e0 di esportazione sulla base del tasso di democrazia dei Paesi destinatari, non si esporterebbe pi\u00f9 nemmeno uno spillo\u2026 Non pu\u00f2 essere il caso di una persona a dettare tempi e modi della politica estera italiana\u201d. Sorvolando sul fatto che gli spilli fanno meno male di un nave da guerra, il generale suggerisce pure di ritoccare la legge 185 del 1990 (gi\u00e0 poco rispettata): \u201cAndrebbe riscritta senza dimenticarne i valori di riferimento, ma tenendo conto del contesto geopolitico e dei rapporti internazionali, non pi\u00f9 ingessati e catalogabili come un tempo.<\/p>\n\n\n\n<h3>Il pragmatismo per giustificare il peggio<\/h3>\n\n\n\n<p>Dunque, pur di restare a galla nel mare insidioso della geopolitica e dell\u2019economia globalizzata, per alcuni il pragmatismo non \u00e8 un\u2019opzione tra tante: \u00e8 la parola d\u2019ordine. D\u2019altra parte, senza bisogno di scomodare il solito Machiavelli, basti ricordare che il \u201crealismo politico\u201d \u2013 tradizione di pensiero caratterizzata da uno sguardo disincantato sulle cose della politica interna e internazionale \u2013 ai pi\u00f9 scafati appare l\u2019antidoto ideale contro il vuoto lasciato dalla crisi delle grandi ideologie. Tanto che ormai non si mostra pi\u00f9 pudore nell\u2019evocarlo come alibi per ogni scelta. Cos\u00ec purtroppo si trascura il fatto che il realismo-virus non stia trovando anticorpi, privando un po\u2019 per volta la politica di spessore normativo, oltre che di orizzonte morale.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse, per\u00f2, si pu\u00f2 essere realistici anche senza sentirsi in dovere di giustificare il<strong> peggio<\/strong>. Come? Cambiando modo di produrre (ed \u00e8 surreale doverlo ricordare ai pentastellati, che fino al 2018 ne sono stati i portabandiera teorici). Invece di fabbricare armi sempre pi\u00f9 sofisticate e potenti, potremmo progettare di diventare specialisti nella costruzione di qualcosa di <strong>buono<\/strong> e di esportabile: ponti che stanno in piedi, ospedali in grado di affrontare un\u2019emergenza, centrali elettriche ecosostenibili, navi mercantili rispettose dell\u2019ambiente, tanto per citare alcuni esempi. In questo modo, forse riusciremmo a far girare lo stesso la nostra economia; senza dipendere in modo cos\u00ec diretto dalle scelte di dittatori e senza dover sottoscrivere le loro autoassoluzioni. Per riuscirci \u2013 o almeno per provarci \u2013 occorre pensare a un progetto politico: italiano, tanto per cominciare (dopo magari anche europeo). Altrimenti avremo sempre il guerrafondaio o il golpista di turno davanti alla cassa del supermarket bellico italiano: l\u00ec trover\u00e0 in vendita sugli scaffali, assieme alle armi, anche le nostre <strong>amnesie<\/strong>, insieme insieme con gli scampoli della nostra coscienza civile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Brando da Striscia Rossa del 11\/06\/2020 Se c\u2019\u00e8 una cosa su cui tutti i governi italiani (e non solo) appaiono spessissimo concordi, \u00e8 questa: bisogna vendere in giro per il mondo armi da guerra piccole, medie e grandi, a man bassa. Senza preoccuparsi di verificare se i Paesi acquirenti abbiano qualche vaga simpatia per la democrazia, per i diritti umani o per il principio enunciato dalla Costituzione: \u201cL\u2019Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3059"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3059"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3059\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3060,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3059\/revisions\/3060"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3059"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3059"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3059"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}