{"id":3052,"date":"2020-06-02T17:41:23","date_gmt":"2020-06-02T15:41:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3052"},"modified":"2020-06-02T17:41:24","modified_gmt":"2020-06-02T15:41:24","slug":"friuli-venezia-giulia-tra-confini-e-fiducia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/06\/02\/friuli-venezia-giulia-tra-confini-e-fiducia\/","title":{"rendered":"Friuli Venezia Giulia: tra confini e fiducia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Loredana Panariti del 2\/6\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>La parola confine, almeno in Europa, continua ad avere il suo significato di delimitazione, demarcazione, divisione, ma ci siamo presto abituati alla possibilit\u00e0, almeno per noi cittadini dei paesi dell\u2019Unione in Schengen, di superare quelle linee senza troppe difficolt\u00e0. Passeggiare sui sentieri del Carso e passare in Slovenia, o viceversa. Felici di poter ripercorrere senza problemi le vecchie strade che nel passato pi\u00f9 recente non erano state utilizzate o, almeno, non erano state utilizzate legalmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora le vicende legate alla diffusione del Covid-19 hanno prepotentemente riportato alla ribalta il confine: reti, muri, fili spinati a separare ci\u00f2 che finalmente era stato unito e a ricordarci come quei \u201cmanufatti\u201d, che avevamo cancellato, non erano scomparsi, ma semplicemente erano stato spostati un po\u2019 pi\u00f9 lontano, a sbarrare la strada a tutte quelle persone che cercavano di raggiungere quella che \u00e8 stata definita la \u201cfortezza Europa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Territorio lungamente di confine il nostro, ma non quel confine che la retorica nazionalista enfatizza spesso, il \u201cnostro\u201d confine, in realt\u00e0, \u00e8 stato quello con la Repubblica di Venezia.&nbsp; Un confine a macchia di leopardo, tutto costellato di isole territoriali venete in territorio austriaco e viceversa. Un arcipelago in cui si svilupp\u00f2 un\u2019economia caratterizzata dalla mobilit\u00e0 della manodopera e delle produzioni e dal contrabbando. \u00c8 stato anche definito \u201cconfine mobile\u201d proprio per i numerosi cambiamenti e aggiustamenti che ha vissuto in tutta la sua storia.<\/p>\n\n\n\n<p>La parola confine ha avuto significati diversi nel tempo, ma ci\u00f2 che il sostantivo continua a rappresentare ce lo stanno dicendo le barriere che sono ricomparse: \u00e8 una demarcazione, una divisione, una differenza tra qui e l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene nella nostra lingua confine e frontiera siamo spesso utilizzati come sinonimi, il recupero della vecchia nozione di frontiera, intesa come spazio tra noto e ignoto \u00e8 forse quella che varrebbe la pena riprendere per comprendere quanto sta accadendo. La frontiera, lo spazio tra conosciuto e sconosciuto, \u00e8 stato saturato da paura e rabbia, paura di chi arriva, della sua religione, della sua cultura e rabbia verso chi \u00e8 disponibile a lavorare per un salario inferiore e ad accettare un lavoro sottopagato che la crisi in alcuni casi ha reso di nuovo appetibile.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019inaspettata chiusura dei confini e le affermazioni infelici che ne sono seguite hanno rimescolato le carte: ora anche il vicino, con il quale si potevano condividere le chiusure verso l\u2019esterno e, magari, le proposte di politiche discriminatorie, si allontana e riaffiorano vecchi clich\u00e9 che si pensavano eliminati da tempo o, almeno, non pi\u00f9 utilizzati tra comunit\u00e0 confinanti. Una sorta di effetto boomerang: gli stereotipi di cui si nutrono xenofobia e razzismo, indirizzati verso i migranti, hanno riallargato il campo in cui sono utilizzati. L\u2019improvvisa pandemia ha messo in luce la fragilit\u00e0 dell\u2019Europa e rivelato come una volta messi in moto i processi discriminatori possono facilmente riguardare chiunque, anche chi si sentiva al sicuro. Penso al terribile tweet del governo sloveno sugli anziani considerati, specie quelli che vivono nelle case di riposo, alla fine del loro percorso, tanto da definire insensato un loro ricovero in ospedale se positivi e alle diverse voci che si sono levate anche nel nostro paese contro le restrizioni e che consideravano le persone pi\u00f9 fragili in qualche modo sacrificabili, mentre la paranoia del tradimento ha spesso bloccato le iniziative e le proposte di chi alle politiche discriminatorie si oppone. Non mancano progetti, ma non si trova il filo rosso che li unisce e la condivisione degli obiettivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 Europa se non si rafforzano gli elementi sui quali essa \u00e8 stata fondata: l\u2019antifascismo e la lotta alle discriminazioni a tutti i livelli. E non si tratta solo di affermazioni di principio, ma di un percorso faticoso e accidentato di ri-costruzione nello spazio di frontiera, ora riempito di paura e rabbia, della \u201cfiducia\u201d indispensabile per progettare insieme presente e futuro. Se i rischi aumentano, si possono affrontare solo potenziando la fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; difficile attribuire un significato complessivo alla fiducia, anche perch\u00e9 nel tempo gli elementi descrittivi e interpretativi sono molto cambiati e in ogni caso sono, anche oggi, non sempre concordanti. La fiducia che ci interessa non \u00e8 l\u2019atto del fidarsi, dell\u2019aver fede. Nemmeno accordare fiducia pu\u00f2 aiutarci in questo percorso, perch\u00e9 non stiamo parlando di sentimenti personali, ma ci stiamo riferendo alla fiducia come elemento che sostiene il sistema economico e sociale e ne costituisce uno dei pilastri fondamentali per il funzionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo, brevemente, ragionare sul modello di fiducia elaborato a Trieste tra Sette e Ottocento e valutare insieme in che modo la conoscenza del passato pu\u00f2 esserci utile. Trieste crebbe grazie alla robusta presenza di immigrati che se da un lato dovevano adattare al nuovo paese modalit\u00e0 relazionali e parametri economici sui quali basavano la loro attivit\u00e0, dall&#8217;altro erano inseriti in una rete di rapporti interpersonali e commerciali dall&#8217;orizzonte molto pi\u00f9 largo. Nel processo di creazione della ricchezza, la necessit\u00e0 di cooperare era essenziale e superare la diversit\u00e0, almeno per quanto riguardava gli aspetti economici divenne uno degli elementi caratterizzanti della storia economica del porto franco. Se cresceva il numero di persone che adottavano strategie opportunistiche, infatti, altri avrebbero potuto cominciare a pensare che la cooperazione fosse inutile. Nel caso di Trieste si trattava, cos\u00ec come interessa oggi a noi, non tanto di accordare fiducia, quanto di costruire fiducia perch\u00e9 in citt\u00e0 non esisteva un insieme di regole condivise e di convenzioni rispettate e consolidate. E\u2019 interessante notare come la costruzione di fiducia abbia avuto bisogno anche di innovazione e conoscenza che ne rappresentavano l\u2019imprescindibile corollario. Per questo Trieste divenne la citt\u00e0 delle assicurazioni, perch\u00e9 riusc\u00ec da un lato a stabilire relazioni di fiducia e di condivisione di un progetto e dall\u2019altro a elaborare conoscenze e saperi di controllo del rischio per la gestione di reti assicurative sempre pi\u00f9 grandi e innovative. Fiducia e conoscenza, dunque, come tasselli fondamentali del successo di una citt\u00e0 nata e cresciuta grazie all\u2019arrivo di tante persone. La storia successiva, tuttavia, ci racconta anche come alla tavola della multiculturalit\u00e0 la violenza, seppur silente, sia sempre presente e come sia necessario nutrire la fiducia ininterrottamente.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo momento anche da noi la fiducia \u00e8 una merce rara. Le indicazioni a volte contrastanti che abbiamo ricevuto, le posizioni intransigenti di chi rifiuta il distanziamento fisico e le le recenti manifestazioni di piazza dei gilet arancioni rendono arduo il lavoro per consolidare fiducia, collaborazioni e comunit\u00e0 e, anzi, contribuiscono a far crescere paure e contrapposizioni. La crisi economica che stiamo affrontando rischia di far aumentare l\u2019insicurezza e i conflitti, mentre il percorso di ricostruzione avrebbe bisogno, oltre che degli investimenti, della promozione e distribuzione di fiducia. Diminuzioni del PIL cos\u00ec robuste non si possono affrontare se diffidenza, paura e rabbia la fanno da padrona. E la responsabilit\u00e0 di aver attizzato questi sentimenti non \u00e8 esclusiva del virus, c\u2019\u00e8 chi, ancora, alza continuamente il livello dello scontro non capendo il rischio che si corre a erodere il capitale sociale \u00e8 altrettanto grave e foriero di negativit\u00e0 della pandemia che stiamo affrontando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Loredana Panariti del 2\/6\/2020 La parola confine, almeno in Europa, continua ad avere il suo significato di delimitazione, demarcazione, divisione, ma ci siamo presto abituati alla possibilit\u00e0, almeno per noi cittadini dei paesi dell\u2019Unione in Schengen, di superare quelle linee senza troppe difficolt\u00e0. Passeggiare sui sentieri del Carso e passare in Slovenia, o viceversa. 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