{"id":3048,"date":"2020-06-02T17:39:47","date_gmt":"2020-06-02T15:39:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3048"},"modified":"2020-06-02T17:39:49","modified_gmt":"2020-06-02T15:39:49","slug":"la-via-pot","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/06\/02\/la-via-pot\/","title":{"rendered":"La Via (Pot)"},"content":{"rendered":"\n<p>di Nejc Zaplotnik, recensione al libro di Andrea Bellavite del 2\/06\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>I libri dedicati alla montagna e all\u2019alpinismo sono innumerevoli. Alcuni sono molto tecnici, descrivendo minuziosamente percorsi e imprese avvincenti. Altri approfondiscono i temi relativi al paesaggio e alla bellezza della Natura. Altri ancora sottolineano le vicende umane collegate ai monti, le esperienze interiori dello scalatore ma anche la vita difficile di chi cerca il proprio sostentamento in luoghi impervi e lontani dalla cosiddetta \u201ccivilt\u00e0\u201d. Gli esempi sono talmente tanti, da rendere difficile perfino qualche esemplificazione. Rimanendo nell\u2019ambito territoriale del Centro Europa, come non ricordare i capolavori di Julius Kugy nella prima met\u00e0 del Novecento? O le immaginifiche visioni delle Dolomiti di Dino Buzzati?<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie all\u2019ottima traduzione dello scrittore Du\u0161an Jelin\u010di\u010d, \u00e8 ora possibile anche al pubblico italiano avvicinarsi a un bellissimo libro che raccoglie tutti gli elementi tipici della letteratura di montagna: autobiografia, descrizione di salite impressionanti sulle cime di tutti i Continenti, racconto di incontri commoventi, condivisione di pensieri e sentimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di <em>Pot,<\/em> scritto nel 1982 da Nejc Zaplotnik, un grande scalatore, protagonista del periodo d\u2019oro dell\u2019alpinismo jugoslavo, nato presso Kranj, in Slovenia e purtroppo scomparso nel 1983, travolto da una valanga sul Manaslu, importante \u201c8000\u201d himalayano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo in italiano ha come titolo&nbsp;<em>La Via.<\/em> A Du\u0161an Jelin\u010di\u010d si deve molta gratitudine, non solo perch\u00e9 ha permesso a tutti di conoscere questa splendida figura di uomo, prima ancora che di conquistatore di picchi inviolati. Maestro nell&#8217;arte di adattare le parole al cuore e alla mente di un italiano appassionato alla lettura, al senso della vita e al racconto di montagna, il traduttore condivide la sua particolare percezione, immedesimandosi in modo affascinante con l\u2019autore. Il consiglio, per chi pu\u00f2, \u00e8 quello di leggere sia la versione originale in sloveno che quella in italiano, ognuna illumina l&#8217;altra permettendo di scoprire nuove suggestioni e nuovi particolari.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, \u00e8 difficile definire &#8220;La Via&#8221; un semplice libro di di montagna. S\u00ec, la roccia delle Alpi Giulie o del Cervino, le lisce strapiombanti pareti della valle di Yosemite in America, la catena equatoriale del Kilimangiaro e i ghiacci eterni dell&#8217;Himalaja sono lo sfondo di un quadro che rappresenta nella sua essenza la Vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Zaplotnik non scrive in modo ordinato, ci porta nel cuore di una gelida notte su un minuscolo terrazzino affacciato sul vuoto e dal suo scomodo seggio costituito da una fragile piccola cengia scavata nella roccia strapiombante, racconta i ricordi della quotidianit\u00e0, l\u2019infanzia nei campi profumati di erba appena tagliata, la moglie amata, i bimbi che giocano felici e attendono il suo ritorno. Oppure parla del suo lavoro, delle sue corse in automobile nei meandri della dolce regione slovena della Gorenjska e si eleva improvvisamente dal tran tran di una mal sopportata ordinariet\u00e0, innalzando lo sguardo verso le cime rocciose delle Alpi di Kamnik o conduce il lettore nel cuore delle pi\u00f9 avventurose scalate del Karakorum.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si incontrano i classici racconti di imprese straordinarie, anche se non manca la descrizione di passaggi impegnativi o di interminabili percorsi scavati nella neve tra paura di slavine, fragore di seracchi che si schiantano in laghi congelati. La montagna \u00e8 solo una parte \u2013 sia pur importante &#8211; del richiamo a un&#8217;esistenza che abbia un senso, alla ricerca di un&#8217;autenticit\u00e0 smarrita dalla civilt\u00e0 occidentale. L&#8217;autore \u00e8 un inquieto viandante, attratto da ci\u00f2 che sembra impossibile e mai soddisfatto dal raggiungimento di qualsiasi obiettivo. Raccoglie un florilegio di vette e di nuovi itinerari da suscitare l&#8217;invidia di qualsiasi alpinista, ma preferisce dedicare pi\u00f9 pagine ai volti dei compagni di scalata, soprattutto degli incredibili sherpa nepalesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunica con discrezione la gioia della conquista dell\u2019Everest, del Makalu o di qualche altra celebre vetta, ma descrive con maggiori particolari le proprie emozioni di fronte alla sobria dignit\u00e0 delle genti della montagna o ai volti dei bambini che soffrono a causa della malattia e della fame. Zaplotnik \u00e8 sempre fuori posto, mentre tutti in Slovenija celebrano i suoi successi, i suoi cari lo accolgono orgogliosi all\u2019aeroporto di Ljubljana al ritorno delle pi\u00f9 mirabolanti imprese, lui non riesce a dimenticare il volto di un padre che consola il figlio malato, seduto su uno straccio in un corridoio dell\u2019ospedale di Katmandu.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 spazio anche per una disanima del contesto sociale ed economico degli anni \u201970 e \u201980. La forte critica alla societ\u00e0 del consumismo capitalista, si alterna a una partecipe ammirazione nei confronti di chi vive nella Natura selvaggia. Chiss\u00e0 come avrebbe sofferto Nejc, se avesse potuto contemplare i recenti disastri provocati dal turismo di massa, che ha contaminato l\u2019ambiente naturale, ma anche antropico, soprattutto con la nuova moda di viaggiare, muniti di tutti i comfort e pronti a sborsare decine di migliaia di euro, nelle zone prossime alla cima pi\u00f9 alta del mondo?<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;amore per la propria terra &#8211; traboccante nei racconti delle scalate sui Monti della Val Trenta, sulle aspre Kamni\u0161ke o sul Triglav da Vrata o dalla meravigliosa Valle dei Sette Laghi &#8211; emerge anche nei momenti di desolazione e tristezza. Il desiderio di infinito si scontra con le necessit\u00e0 di ogni giorno e nel rischio supremo torna prepotente la nostalgia di una casa accogliente.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; anche un inno all&#8217;amore e all&#8217;amicizia. Come su tutto ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 intimo, Nejc sembra fin troppo delicato quando racconta la sua vita affettiva, anzi forse lo spiraglio dal quale \u00e8 possibile comprenderla \u00e8 soltanto la dolcissima dedica,&nbsp;<em>Al mio migliore amico in questo mondo, a mia moglie Mojca.&nbsp;<\/em>Dell&#8217;amicizia invece si parla molto, soprattutto di&nbsp;quella incrollabile che si costruisce quando si \u00e8 vicini e si condivide il labile confine con il mondo del non-essere. In questo orizzonte c&#8217;\u00e8 spazio per l&#8217;umorismo &#8211; quante risate in certi particolari che caratterizzano le giornate degli alpinisti! &#8211; ma anche per lo sguardo serio e sereno sulla morte, quando questa arriva all&#8217;improvviso, a causa del gelo, di un chiodo staccato dalla roccia o di una scivolata inarrestabile verso l&#8217;abisso. Non c&#8217;\u00e8 giudizio sulle qualit\u00e0 tecniche, non c&#8217;\u00e8 la classica accusa contro la montagna assassina, non c&#8217;\u00e8 rabbia. Resta solo la consapevolezza che la vita val la pena di essere vissuta e che per portarla avanti non ci si pu\u00f2 lasciar morire ogni giorno nella banalit\u00e0 delle chimere della societ\u00e0 dei consumi. Occorre invece affrontarla, giorno dopo giorno, sapendo che ciascuno potrebbe essere l&#8217;ultimo, quello forse che dischiuder\u00e0 i sigilli posti sulle porte della Verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nejc Zaplotnik ha scoperto la sua &#8220;Via&#8221;, al termine della ricerca? La valanga che lo ha travolto sulla montagna pi\u00f9 amata, il Manaslu, ha dischiuso l&#8217;orizzonte infinito al quale anelava? Chi lo sa? Di certo la sua breve vicenda esistenziale pu\u00f2 essere raccolta nel motto che sintetizza il libro:&nbsp;<em>Chi&nbsp;cerca la meta, rester\u00e0 vuoto quando l&#8217;avr\u00e0 raggiunta, chi invece trova la via, avr\u00e0 la meta sempre dentro di s\u00e9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>NEJC ZAPLOTNIK<em>, Pot, Mladinska knjiga zalo\u017eba,&nbsp;<\/em>Ljubljana 2018<\/p>\n\n\n\n<p>NEJC ZAPLOTNIK,&nbsp;<em>La Via, traduzione Du\u0161an Jelin\u010di\u010d,&nbsp;<\/em>ed. Versante Sud 2020<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nejc Zaplotnik, recensione al libro di Andrea Bellavite del 2\/06\/2020 I libri dedicati alla montagna e all\u2019alpinismo sono innumerevoli. Alcuni sono molto tecnici, descrivendo minuziosamente percorsi e imprese avvincenti. Altri approfondiscono i temi relativi al paesaggio e alla bellezza della Natura. Altri ancora sottolineano le vicende umane collegate ai monti, le esperienze interiori dello scalatore ma anche la vita difficile di chi cerca il proprio sostentamento in luoghi impervi e lontani dalla cosiddetta \u201ccivilt\u00e0\u201d. 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