{"id":3046,"date":"2020-06-02T17:38:28","date_gmt":"2020-06-02T15:38:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3046"},"modified":"2020-06-02T17:38:29","modified_gmt":"2020-06-02T15:38:29","slug":"le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/06\/02\/le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green\/","title":{"rendered":"Le contraddizioni del Coronavirus non fermeranno il cambiamento green"},"content":{"rendered":"\n<p>di Edoardo Zanchini da Italiani Europei del 20\/05\/2020<\/p>\n\n\n\n<p>Il ciclone Coronavirus ha messo in ginocchio l\u2019economia e rimesso in discussione molte convinzioni, di vicinato e geopolitiche, accade\u00admiche e di vita quotidiana. Chi poteva immaginare che si sarebbe cancellato il Patto di stabilit\u00e0 europeo o che persino il \u201cFinancial Ti\u00admes\u201d arrivasse a chiedere un ruolo maggiore della mano pubblica per uscire dalla crisi? Di sicuro non si poteva prevedere che dopo mesi di attenzione internazionale sull\u2019inquinamento dei mari dovuto alla plastica si passasse a utilizzare ogni giorno milioni di guanti usa e get\u00adta per difendersi dal contagio. Nei prossimi mesi ci aspetteranno altre contraddizioni, quando dovremo passare dal piacere di vivere in citt\u00e0 dove l\u2019aria \u00e8 pulita e si torna a sentire la natura, alla congestione in cui rischiamo di ritrovarci quando le aree urbane si saranno rimesse in moto. A lungo infatti le persone saranno spaventate dal prendere i mezzi pubblici e, se non si sar\u00e0 capaci di ripensare e adattare l\u2019offerta di mobilit\u00e0, rischiamo di essere travolti da livelli di inquinamento peggiori di prima. Eppure chi propone di smetterla di perdere tempo con il Green Deal europeo \u2013 come il partito di Giorgia Meloni \u2013 non andr\u00e0 lontano cavalcando queste idee. Per la semplice ragione che la pandemia che stiamo vivendo potrebbe essere nulla rispetto alla crisi climatica che ci aspetta se non cambieremo strada. La bolla dell\u2019at\u00adtenzione sul Coronavirus non ci deve far dimenticare che secondo gli scienziati oramai siamo gi\u00e0 dentro un cambiamento del clima che ben presto, purtroppo, torner\u00e0 a farsi vedere con ondate di calore, tifoni e alluvioni. Ma non devono essere le paure a farci guardare a un cambiamento delle politiche, ma l\u2019evidenza che oramai le que\u00adstioni ambientali sono a ogni bivio delle decisioni che riguardano il futuro: dagli investimenti alle scelte di innovazione industriale, dalle diseguaglianze al lavoro, fino alla discussione su come ripensare un sistema di poteri in evidente crisi nella sua articolazione tra Stato e Regioni. Proviamo ad approfondirlo rispetto alle questioni pi\u00f9 rile\u00advanti che il nostro paese si trova oggi di fronte per uscire da una crisi senza precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p>RILANCIARE GLI INVESTIMENTI<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti d\u2019accordo, il consenso \u00e8 trasversale, servono pi\u00f9 investimenti a partire da sanit\u00e0 e infrastrutture. Se poi per\u00f2 si passa dagli slogan alle decisioni si comprende come siamo purtroppo arrivati al capolinea di un processo di decadimento della pubblica amministrazione ita\u00adliana. Le ricette in campo sono la cancellazione del Codice appalti e l\u2019applicazione a tappeto del cosiddetto \u201cmodello Genova\u201d, ossia di un sistema di commissariamento con poteri e discrezionalit\u00e0 assolute su ogni aspetto del progetto, della procedura di approvazione, della realizzazione in cantiere. Ma il rilancio degli investimenti \u00e8 una que\u00adstione molto pi\u00f9 complessa, che interessa migliaia di cantieri, dove il declino italiano viene da lontano e si \u00e8 accentuato negli ultimi dieci anni con una riduzione del 37% nella spesa pubblica.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4340-le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green.html#note1\"><strong><sup>1<\/sup><\/strong><\/a> Ma non \u00e8 solo una questione di risorse, oggi il ministero delle Infrastrutture \u00e8 svuo\u00adtato di ogni capacit\u00e0 di programmazione o controllo mentre gli enti locali, che in questi anni hanno subito i maggiori tagli ai trasferimen\u00adti, sono oramai da tempo senza personale per cui persino opere per le quali vi sarebbero risorse \u2013 come la messa in sicurezza delle scuole, l\u2019efficientamento del patrimonio edilizio pubblico e gli interventi per fermare il dissesto idrogeologico \u2013 mancano di progetti da mandare in cantiere e procedono a ritmi per cui ci vorranno secoli per vedere risultati. Inutile nascondere la situazione, \u00e8 completamente in tilt il sistema delle decisioni, con un dibattito che ruota da anni intorno a improbabili elenchi di opere e di nuovi commissari, mentre nessuno controlla la situazione dei cantieri o prova a proporre soluzioni cre\u00addibili per sbloccare la situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Se vogliamo rilanciare l\u2019economia e ridurre le diseguaglianze cre\u00adsciute in questi anni dobbiamo affrontare questi nodi, riportando capacit\u00e0 e competenze nella pubblica amministrazione e con un ruolo dello Stato pi\u00f9 forte di indirizzo e controllo. L\u2019augurio \u00e8 che la de\u00adcretazione d\u2019urgenza che caratterizza questa fase porti a semplificare le procedure per gli interventi che da un lato permettono di cambiare modello di sviluppo \u2013 banda larga, centraline delle auto elettriche, fino a quelli per l\u2019approvazione di impianti da fonti rinnovabili, di riciclo, di biometano \u2013 e dall\u2019altro quelli che restituiscono un ruolo centrale ai Comuni, attraverso risorse e strutture dedicate a supporta\u00adre progettazione e gestione delle gare d\u2019appalto. Di sicuro non esiste strada altrettanto rapida ed efficace per aprire cantieri diffusi in tutta Italia che ripartire proprio dagli enti locali, puntando sugli interventi di cui pi\u00f9 c\u2019\u00e8 bisogno come quelli di manutenzione e riqualificazione urbana. Oltretutto, su questi interventi si pu\u00f2 costruire un duraturo programma di investimenti che troverebbe supporto economico nel\u00adla nuova programmazione europea 2021-27, con vantaggi sia econo\u00admici che occupazionali e ambientali, come descrive nel dettaglio una proposta presentata da Fillea CGIL e Legambiente.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4340-le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green.html#note2\"><strong><sup>2<\/sup><\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>RIDARE CENTRALIT\u00c0 ALLE POLITICHE PUBBLICHE<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia ha reso evidente la fragilit\u00e0 dei sistemi sanitari di tutto il mondo e restituito, dopo anni di attacchi, l\u2019attenzione che meri\u00adta al ruolo delle politiche pubbliche. \u00c8 un cambiamento di grande rilevanza, di sicuro un\u2019opportunit\u00e0 da non sprecare per cambiare l\u2019a\u00adgenda della discussione pubblica e politica, che da noi deve anche portare a rimettere mano al sistema dei poteri tra Stato e Regioni, il cui malfunzionamento ha avuto una ennesima ma pi\u00f9 eclatante dimostrazione nella gestione dell\u2019emergenza sanitaria ed economi\u00adca. Non potr\u00e0 esserci un rilancio del paese senza una riforma della pubblica amministrazione, non possiamo permetterci di rinviare a momenti migliori la ricostruzione della capacit\u00e0 progettuale, in par\u00adticolare a livello locale, e di riorganizzare per missioni<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4340-le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green.html#note3\"><strong><sup>3<\/sup><\/strong><\/a> le politiche pubbliche nazionali con strutture dedicate a realizzare gli obiettivi prioritari. Per le questioni ambientali questa sfida \u00e8 pi\u00f9 evidente e urgente che mai. I ministeri dell\u2019Ambiente, delle Infrastrutture, del\u00adlo Sviluppo economico sono del tutto impreparati e inadeguati ad affrontare problemi di una scala che non abbiamo mai visto prima e che superano i confini regionali e comunali. Come si pu\u00f2 pensare di gestire l\u2019impatto dei cambiamenti climatici che avverr\u00e0 nei prossimi anni con un\u2019articolazione dei poteri e delle competenze come quella attuale? In queste settimane si \u00e8 dimostrata l\u2019impreparazione a gestire fenomeni di una scala \u201cfuori dall\u2019ordinario\u201d, che necessitano di capacit\u00e0 organizzative e prontezza nella risposta, ma anche di analisi epidemiologi\u00adche, sistemi di allerta e di prevenzione. Ossia di tutto quello a cui dobbiamo prepararci per fare i conti con i cambiamenti climatici in particola\u00adre nell\u2019area del Mediterraneo, che tutti gli studi scientifici sono concordi nel descrivere come una di quelle che vedr\u00e0 i cambiamenti pi\u00f9 profondi,<strong><sup><a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4340-le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green.html#note4\">4<\/a><\/sup><\/strong> per le conseguenze dell\u2019aumento delle tempera\u00adture nei confronti delle colture agricole e della vivibilit\u00e0 delle aree urbane a seguito dell\u2019esten\u00addersi di periodi di lunga siccit\u00e0 e poi di piogge intense, in cui diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 complessa la gestione delle risorse idriche. Purtroppo le con\u00adseguenze sanitarie rischiano di essere molto rilevanti, in particolare nei confronti della parte pi\u00f9 vulnerabile della popolazione che vive nelle citt\u00e0 e nelle aree costiere. Oggi non siamo pronti per questa sfida, siamo l\u2019unico grande paese europeo senza un piano di adatta\u00admento al clima, con Comuni e Regioni che rincorrono le emergenze. Eppure larga parte delle risorse europee della prossima programma\u00adzione sono dedicate proprio per interventi capaci di rafforzare la resi\u00adlienza delle citt\u00e0, dei territori agricoli e dei sistemi boschivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra grande emergenza ambientale che non siamo preparati ad affrontare riguarda la Pianura Padana, che da tempo sui media \u00e8 rap\u00adpresentata dalle immagini satellitari che descrivono un\u2019enorme mac\u00adchia di inquinamento che va dal Monviso alla Romagna. Possibile che un fenomeno di questa dimensione, che incide pesantemente sulla salute delle persone, sia vissuto con un fatalismo misto a im\u00adprovvisazione, con blocchi del traffico quando si superano i limiti di legge? Non \u00e8 affatto un problema irrisolvibile, ma va affrontato con politiche sovralocali e forti investimenti in innovazioni tecnologiche nell\u2019elettrificazione dei sistemi di riscaldamento e nei trasporti, attra\u00adverso ambiziose politiche di rafforzamento del trasporto ferroviario, di riconversione e riduzione dei consumi energetici di tutte le attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine una grande e storica questione che va affrontata con politiche innovative che mettono assieme temi ambientali, di diseguaglianze e sviluppo dei territori. Nel 2020 al Sud continua a essere impossibile muoversi in treno. Mentre nel resto del paese l\u2019alta velocit\u00e0 e gli in\u00advestimenti delle Regioni hanno rilanciato la mobilit\u00e0 su ferro, qui la situazione \u00e8 peggiorata con meno intercity e treni pendolari<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4340-le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green.html#note5\"><strong><sup>5<\/sup><\/strong><\/a> e non esiste un piano per cambiarla. I grandi progetti infrastrutturali, come l\u2019alta velocit\u00e0 Napoli-Bari e Palermo-Catania, non saranno pronti prima del 2026 e gli altri interventi previsti di elettri\u00adficazione e potenziamento dei binari viaggiano molto lentamente. Inoltre, anche quando sa\u00adranno realizzati, nessuno pu\u00f2 garantire quali e quanti treni ci viaggeranno sopra. Perch\u00e9 le Frec\u00adce e gli Italo sono a mercato, e bisogner\u00e0 vedere se gli operatori decideranno se \u00e8 conveniente. Mentre gli intercity e i treni regionali viaggiano attraverso contratti con il ministero delle Infra\u00adstrutture e le Regioni e se non cambieranno le politiche continuer\u00e0 a risultare impossibile fare quello che \u00e8 normale nel resto d\u2019Europa, ossia muoversi in treno da un Comune a un altro, programmare un incontro di lavoro, un workshop all\u2019universit\u00e0, un viaggio di piacere tra citt\u00e0 e porti, spiagge e aeroporti.<\/p>\n\n\n\n<p>IL LAVORO E IL RILANCIO DEL SISTEMA<\/p>\n\n\n\n<p>PRODUTTIVO ITALIANO<\/p>\n\n\n\n<p>La terza grande questione che avremo di fronte riguarder\u00e0 il lavoro e il rilancio del sistema produttivo italiano. Il <em>lockdown <\/em>di questi mesi lascer\u00e0 conseguenze pesanti sul sistema produttivo in ogni parte d\u2019I\u00adtalia e per ogni dimensione di impresa. Se la priorit\u00e0 nella prima fase \u00e8 giustamente andata al sostegno alle imprese e ai lavoratori, nella seconda fase dobbiamo evitare un\u2019altra selezione darwiniana come \u00e8 avvenuto dagli anni Novanta a oggi, per cui ce la fa solo chi \u00e8 pi\u00f9 grande, dispone di migliori relazioni con il sistema bancario e di un accesso ai mercati globali. Dobbiamo definire quanto prima le condizioni per far ripartire in sicurezza il lavoro ma in parallelo definire un progetto per accompagnare le imprese italiane in quello che sar\u00e0 lo scenario di competizione sui mercati nei prossimi anni. Perch\u00e9 questa crisi porter\u00e0 cambiamenti rispetto alla globalizzazione che abbiamo conosciuto fino ad oggi, con pi\u00f9 attenzione al rilancio della domanda interna ai paesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Di sicuro puntare sull\u2019innovazione ambientale sar\u00e0 imprescindibile per accompagnare il sistema produttivo in questo scenario, in par\u00adticolare in un paese come l\u2019Italia che pu\u00f2 in questo modo affronta\u00adre sfide nuove e risolvere antichi problemi. \u00c8 inutile perdere tempo dietro a chi chiede stop al Green Deal; questa crisi non ha cambiato una tendenza irreversibile. Quella per cui gli investimenti andranno solo e unicamente verso la decarbonizzazione e l\u2019economia circolare, semplicemente perch\u00e9 sono pi\u00f9 convenienti. Non esiste infatti modo meno costoso per produrre energia oggi rispetto alle rinnovabili o sistema pi\u00f9 efficiente di gestire i rifiuti che costruire una articolata filiera di recupero e riciclo. Oltretutto con il vantaggio di ridurre la storica dipendenza dall\u2019estero per le fonti fossili e le materie prime. Inoltre, tutti gli studi dimostrano come disponiamo di potenzialit\u00e0 straordinarie per l\u2019attrazione di investimenti e la creazione di oppor\u00adtunit\u00e0 nelle citt\u00e0 e nei territori puntando su qualit\u00e0, innovazione e sostenibilit\u00e0 ambientale. Il problema \u00e8 che il nostro paese deve anco\u00adra costruire un progetto per accompagnare questa prospettiva, aven\u00addo fino a oggi lasciato da sole le imprese a scontrarsi con burocrazia, accesso al credito, incentivi. \u00c8 ora il tempo di accelerare attraverso una moderna strategia industriale che permetta di creare interessi convergenti tra settori, in particolare nella autoproduzione e scambio di energia da rinnovabili<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4340-le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green.html#note6\"><strong><sup>6<\/sup><\/strong><\/a> e dove i rifiuti di un\u2019impresa possono di\u00adventare materiali preziosi per altre, come oggi \u00e8 possibile tra siderur\u00adgia e costruzioni, tra agricoltura e biochimica. Oggi non esiste alcuna barriera tecnologica o di costi, il problema \u00e8 l\u2019assenza di politiche che accompagnino questi processi nei territori. Gli investimenti sono fermi malgrado oggi, grazie alla riduzione dei costi e agli incentivi, sia conveniente come mai in passato installare un impianto solare sul tetto o realizzare un intervento di efficienza energetica nei con\u00addomini, ma anche acquistare un mezzo elettrico, perch\u00e9 si riduce la spesa complessiva per le famiglie e per le imprese. Il problema \u00e8 che nei prossimi mesi la propensione agli investimenti sar\u00e0 ancora pi\u00f9 limitata e per questo dobbiamo mettere in campo strumenti nuovi, in particolare aiutando l\u2019acceso al credito per questi interventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ultimo tassello manca nella riflessione sul rilancio del sistema industriale italiano e riguarda il modo con cui si affronteranno i temi strategici dei prossimi anni. Nessuna impresa italiana potr\u00e0 compe\u00adtere da sola in settori come la biochimica, la transizione all\u2019elettri\u00adco nell\u2019automotive, l\u2019eolico off-shore galleggiante, il riciclo di rifiuti speciali. Servirebbe una strategia come paese che accompagni ricer\u00adca e sviluppo, che aiuti a mettere assieme imprese grandi e piccole, pubbliche e private, universit\u00e0. Come fa la Germania attraverso l\u2019or\u00adganizzazione di consorzi che poi si porta anche dietro nei paesi con cui fa cooperazione in Africa, dove grandi imprese pubbliche e PMI esportano le proprie soluzioni e tecnologie su rinnovabili e gestione idrica. Perch\u00e9 da noi sembra impossibile coinvolgere in una strategia del genere Leonardo, Eni, Enel, Saipem, Terna che gi\u00e0 in parte lo fanno per conto proprio? In ogni paese europeo le grandi imprese a controllo pubblico sono un pezzo della politica industriale, mentre da noi si ha paura di essere accusati di ritorno al passato. Un passato, ricordiamolo, dove quelle grandi imprese contribuivano a una quota rilevante della ricerca come oggi non avviene pi\u00f9.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4340-le-contraddizioni-del-coronavirus-non-fermeranno-il-cambiamento-green.html#note7\"><strong><sup>7<\/sup><\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni Venti sembrano confermarsi anche in questo secolo come un passaggio turbolento e delicato della storia. L\u2019intreccio della crisi sanitaria con quella economica e climatica pu\u00f2 aprire prospettive de\u00advastanti, far vincere le paure e innalzare muri. Oppure, al contrario, aprire a nuove politiche di cooperazione tra paesi, di innovazione e cambiamento. Per far vincere questo secondo scenario serviranno progetti per ripensare e rilanciare il sistema sanitario e quello scolasti\u00adco, garantire legalit\u00e0 e politiche ambientali innovative. Sar\u00e0 possibile resistere di fronte agli slogan della destra se la politica sar\u00e0 capace di raccontare il progetto di cambiamento che si ha in mente entrando nella battaglia delle idee e negli impegni concreti su cui impegnarsi: quante scuole si metteranno in sicurezza, quanti asili nido si apriran\u00adno, progetti di inclusione e recupero sociale nelle periferie, quante imprese potranno nascere e rilanciarsi attraverso la decarbonizzazio\u00adne e la transizione all\u2019economia circolare.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>[1] Dal 2009, secondo i dati Eurostat, l\u2019Italia ha tagliato del 37,1% la spesa pubblica per investimenti, passando dai 54,1 miliardi del 2009 ai 34 miliardi del 2017, con una riduzione di circa 20,1 miliardi di euro. Si tratta del valore pi\u00f9 basso fatto registrare dal 2004 a oggi. Negli ultimi otto anni la spesa pubblica per investimenti in Italia \u00e8 quindi calata in media di 2,5 miliardi ogni anno. In termini assoluti una riduzione ancora pi\u00f9 significativa si \u00e8 verificata soltanto in Spagna (-32,1 miliardi).<br>[2] Il documento \u00e8 disponibile su <a href=\"http:\/\/www.filleacgil.net\/images\/cannata\/EDILIZIA\/Propo%1fstaFilleaLegambiente_020420.pdf\">http:\/\/www.filleacgil.net\/images\/cannata\/EDILIZIA\/Propo%1fstaFilleaLegambiente_020420.pdf<\/a>.<br>[3] M. Mazzucato, <em>Mission-Oriented Research &amp; Innovation in the European Union. A pro\u00adblem-solving approach to fuel innovation-led growth<\/em>, Commissione europea, Bruxelles 2018, disponibile su ec.europa.eu\/info\/sites\/info\/files\/mazzucato_report_2018.pdf.<br>[4] Si veda cittaclima.it.<br>[5] Si veda Legambiente, <em>Rapporto Pendolaria 2019<\/em>, disponibile su www.pendolaria.it\/ wpcontent\/uploads\/2020\/02\/Rapporto-Pendolaria-2019-completo.pdf.<br>[6] La novit\u00e0 normativa resa possibile dalle direttive europee (in particolare la 2001\/2018\/UE) sar\u00e0 infatti l\u2019apertura allo scambio di energia da fonti rinnovabili, attraverso comunit\u00e0 energetiche e scambi nei condomini e tra aziende locali.<br>[7] Nel 1986 l\u2019IRI arrivava a coprire da sola il 15% degli investimenti dell\u2019intero paese in ricerca e sviluppo; dopo la privatizzazione delle sue imprese non solo si sono ridot\u00adte le risorse ma anche la capacit\u00e0 di portare avanti progetti nazionali e internazionali nella ricerca applicata. Si veda P. Ciocca, <em>Tornare alla crescita<\/em>, Donzelli, Roma 2018.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Edoardo Zanchini da Italiani Europei del 20\/05\/2020 Il ciclone Coronavirus ha messo in ginocchio l\u2019economia e rimesso in discussione molte convinzioni, di vicinato e geopolitiche, accade\u00admiche e di vita quotidiana. Chi poteva immaginare che si sarebbe cancellato il Patto di stabilit\u00e0 europeo o che persino il \u201cFinancial Ti\u00admes\u201d arrivasse a chiedere un ruolo maggiore della mano pubblica per uscire dalla crisi? 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