{"id":3038,"date":"2020-05-24T12:21:28","date_gmt":"2020-05-24T10:21:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3038"},"modified":"2020-05-24T16:47:45","modified_gmt":"2020-05-24T14:47:45","slug":"le-rose-di-gorizia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/24\/le-rose-di-gorizia\/","title":{"rendered":"Le rose di Gorizia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Adriano Ossola del 24\/5\/2020 &#8211; Le rose? Confesso il mio amore incondizionato. Non sono un esperto botanico, da profano sono affascinato dalla loro perfezione estetica e questo mi basta. Il fascino che sprigionano su di me, insieme al loro tenue profumo, ha motivazioni ignote a me stesso e si ramifica imperscrutabile nel mio animo come le candide geometrie di un roseto multicolore. Il loro nome evoca magicamente profumi sensuali: \u201cCosa c\u2019\u00e8 in un nome? Ci\u00f2 che chiamiamo rosa, anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo\u201d, secondo William Shakespeare in Romeo e Giulietta. Adoro quelle quattro lettere che simboleggiano l\u2019amore immacolato cos\u00ec come la passione pi\u00f9 sfrenata e ancora la purezza assoluta: \u201cIn forma dunque di candida<br>rosa\/mi si mostrava la milizia santa\/che nel suo sangue Cristo fece sposa\u201d (Dante, Paradiso, canto XXXI, riferendosi alle schiere dei beati al cospetto di Dio). Non temo di dire che le ho usate, sfruttate, recapitate in tutte le loro varianti per bassi fini fedifraghi a giovani donne riluttanti: rose bianche solitarie, rose rosse (\u201cquella che \u00e8 sempre la rosa delle rose\u201d, J. L.<br>Borges, La Rosa, in Fervore di Buenos Aires), rose gialle comprate sbadatamente da un fioraio o rubate da un nascosto cespuglio casalingo, pur di raggiungere \u201cil giovane fiore platonico\/l\u2019ardente e cieca rosa che non canto, la rosa irraggiungibile\u201d (sempre J. L. Borges, op. cit.) L\u2019esito \u00e8 stato alterno e comunque al di sotto di ogni rosea aspettativa: dal rifiuto sdegnato, all\u2019accettazione diffidente e sospettosa: l\u2019entusiasmo, cos\u00ec doveroso per un fiore dalla bellezza sublime, si \u00e8 mostrato raramente. Non posso dire che esse mi abbiano mai tradito del tutto: semmai sono io a dovermi vergognare un po\u2019 della sfrontatezza sconsiderata che mi ha indotto a trattarle alla stregua di merce di basso scambio.<br>E quante volte mi sono sorpreso, in anni passati, ad ammirare la loro fioritura lungo il Corso cittadino, tra un platano e un altro. D\u2019altronde c\u2019\u00e8 stato un periodo remoto della storia cittadina, una quindicina di anni fa, nella Preistoria, in cui se ne decantava la bellezza imperitura e la si voleva fare assurgere di nuovo a simbolo della rinnovata vocazione turistica (sic!) della citt\u00e0. E come non ricordare le parole di Alice Shalek che, nel tetro silenzio della Grande Guerra, incornicia la citt\u00e0 in un sommesso tripudio di rose: \u201cRose, rose e ancora rose fioriscono a Gorizia. E\u2019 come se vedessi la citt\u00e0 per la prima volta. Essa appare nel mio spirito. Cos\u00ec, magari, pu\u00f2 sembrare al reduce della guerra la figlia che ha lasciato ancora bambina, mentre, ora, \u00e8 una signorina che gli viene incontro. La citt\u00e0 di Gorizia \u00e8 in piena fioritura. Rose, migliaia e migliaia di rose sbocciano in citt\u00e0 e nei dintorni; e inoltre \u00e8 il giorno dei fiori nelle strade. Giorno in cui le rose sono portate in giro in graziosi cestini, da graziosissime fanciulle, non meno radiose delle rose che offrono. (\u2026) Oggi la strada sembra immersa in un sonno di rose\u201d. (Isonzofront).<br>Ancora, a Gorizia, abbiamo sfruttato la magia del suo nome per esaltare la fragranza di un radicchio croccante e un po\u2019 amaro: la rosa di Gorizia, usata ora dagli chef pi\u00f9 rinomati del Bel Paese. Ma soprattutto per almeno un decennio, ho aspettato con ansia il momento in cui, attorno alla cosiddetta Fontana del Gyulai al centro dei Giardini Pubblici fiorivano, come in una canzone di Fabrizio De Andr\u00e8, le rose, le rose di Gorizia. Oh roselline, roselline rosse! Quello era anche il momento che precedeva lo svolgersi di \u00e8Storia e forse sar\u00f2 perdonato se allaccio con presunzione lo sbocciare di uel magnifico anello di rose alla creazione annuale di una manifestazione culturale che spero abbia avuto fino ad ora &#8211; penso ad un\u2019era ante Covid,<br>\u00e7a va san dire &#8211; una sua grazia floreale.<br>Ma il punto &#8211; dovrei dire la spina &#8211; \u00e8 un altro: da qualche anno quelle rose non ci sono pi\u00f9. Sono scomparse, falciate, estirpate nel silenzio di una opinione pubblica che sembra accettare qualsiasi forma di deperimento della dignit\u00e0 cittadina. Qualcuno mi dir\u00e0 mai chi, come e quando ha perpetrato un simile delitto? Vi prego, ditemelo in privato, ma ditemelo. Rose di Gorizia, nel dignitoso silenzio \u201cdi ogni giardino e di ogni sera\u201d (per l\u2019ultima volta, lo giuro, il grande argentino), venitemi a sussurrare il colpevole, che senza di voi, senza di noi non avr\u00e0 mai nome. Sub rosa dicta velata est.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Adriano Ossola del 24\/5\/2020 &#8211; Le rose? Confesso il mio amore incondizionato. Non sono un esperto botanico, da profano sono affascinato dalla loro perfezione estetica e questo mi basta. Il fascino che sprigionano su di me, insieme al loro tenue profumo, ha motivazioni ignote a me stesso e si ramifica imperscrutabile nel mio animo come le candide geometrie di un roseto multicolore. Il loro nome evoca magicamente profumi sensuali: \u201cCosa c\u2019\u00e8 in un nome? 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