{"id":3036,"date":"2020-05-24T12:19:27","date_gmt":"2020-05-24T10:19:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3036"},"modified":"2020-05-24T12:19:28","modified_gmt":"2020-05-24T10:19:28","slug":"aaa-cercasi-nemico-urgentemente","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/24\/aaa-cercasi-nemico-urgentemente\/","title":{"rendered":"AAA cercasi nemico (urgentemente)"},"content":{"rendered":"\n<p>di Davide Strukelj del 20\/05\/2020 &#8211; Dopo diversi mesi di pandemia la narrazione quotidiana e la chiacchiera comune ci hanno abituato ad un nuovo gergo, fatto di parole che non conoscevamo, termini presi in prestito dalla scienza, modi di dire dei quali ci eravamo dimenticati e nozioni di biologia, medicina e virologia che non sapevamo neanche esistessero. Tra questi la metafora della guerra ha pervaso il quotidiano resoconto della COVID-19 di volta in volta individuando eserciti, armi, strategie, bollettini, eroi e tutto quanto serve per completare il quadro. Ma come raccontare una guerra senza identificare il nemico? Gi\u00e0, un nemico va necessariamente individuato, altrimenti a cosa serve il sacrificio degli eroi, a che scopo si possono spendere risorse in armi e munizioni, come pu\u00f2 essere possibile invocare l\u2019unit\u00e0 e la coesione nazionale? \u00c8 tutto inutile, senza un nemico chiaramente riconosciuto non c\u2019\u00e8 una guerra da combattere. E di conseguenza non c\u2019\u00e8 neanche un\u2019epopea da narrare.<br>Il candidato principale a diventare il nemico \u00e8 senz\u2019altro il SARS-CoV-19: l\u2019agente eziologico, ovvero la causa della nostra pandemia. Ma a ben pensare, il virus \u00e8 un solo un piccolo agglomerato di molecole organiche, non ha strategia, tattica e nemici. Il suo scopo \u00e8 solo ed unicamente quello di replicarsi. Anzi, immaginare che il virus abbia uno scopo sarebbe gi\u00e0 di per s\u00e9 un clamoroso errore perch\u00e9 significherebbe, in qualche seppur minima misura, antropomorfizzarlo, cio\u00e8 immaginarlo capace di un pensiero simil-umano. La verit\u00e0 \u00e8 che il virus esiste solo in quanto macchina biologica capace di replicarsi sfruttando un altro organismo, infatti va da s\u00e9 che se non ne fosse capace semplicemente non esisterebbe!<br>Noi, sfortunatamente, siamo il suo ospite di elezione. Siamo la fotocopiatrice del suo RNA e delle sue proteine, niente di pi\u00f9. Il virus non desidera la nostra morte o la nostra malattia: non la programma, non la auspica e non la gestisce. Nessun parassita desidera la morte del suo ospite, nessun predatore pu\u00f2 desiderare l&#8217;estinzione della sua preda. Solo una specie vivente \u00e8 cos\u00ec idiota da programmare la scomparsa delle sue prede e addirittura l&#8217;uccisione pianificata dei suoi consimili: l&#8217;uomo. Il virus \u00e8 migliore di noi. Pi\u00f9 astuto, se vogliamo discuterne dal punto di vista dell\u2019evoluzione.<br>Per tutti gli altri patogeni, l\u2019uomo \u00e8 l\u2019eccezione, la perfezione del processo evolutivo risiede nell&#8217;inconsapevolezza del loro ospite. La teoria dell&#8217;optimal virulence dice che il massimo evolutivo consiste proprio nell&#8217;essere invisibile mentre si colonizza l&#8217;ospite, cos\u00ec da potersi replicare indisturbati. Da questo punto di vista la malattia o, peggio, la morte dell&#8217;ospite rappresentano malfunzionamenti della macchina replicativa, ovvero difetti da rimuovere, evolutivamente parlando (lo diciamo consapevoli della semplificazione, e ben sapendo che l\u2019evoluzione non ha alcun fine espresso\u2026)<br>Dunque ormai \u00e8 chiaro a tutti che il nemico non pu\u00f2 proprio essere il nostro Coronavirus. Troppo piccolo, troppo stupido e poi, banalmente, senza eserciti, soldati, generali e strategie. Per giustificare una guerra di queste dimensioni una ridicola particella non \u00e8 sufficiente: non \u00e8 proprio il degno nemico che ci serve. Abbiamo bisogno di qualcosa di pi\u00f9 epico, degno di una vera e propria impresa eroica.<br>Chi \u00e8 allora il nemico che cerchiamo e perch\u00e9 lo cerchiamo con cos\u00ec tanta insistenza? Un passo alla volta.<br>Da quanto vediamo e leggiamo in questi giorni, \u00e8 evidente che questa pandemia ha risvegliato un individualismo intimo, profondo e radicato. Una forma di primitivo istinto di sopravvivenza, una competizione tra simili, sia tra soggetti singoli che tra insiemi di persone, classi e raggruppamenti di volta in volta formati sulla base di indicatori economici, parametri sociali, interessi o caratteristiche culturali.<br>Le classi economiche, ad esempio, si guardano con sospetto scambiandosi accuse e minacce. Imprenditori contro pensionati, pensionati contro commercianti, commercianti contro dipendenti, e tra questi i dipendenti pubblici contro i privati, e poi i privati contro gli atipici, e questi contro i professionisti, i professionisti contro i sindacalisti e i sindacalisti contro i capitalisti, e infine i capitalisti contro i politici. Tutti armati di insinuazioni pi\u00f9 o meno radicali contro gli altri in un vortice senza fine capace di autoalimentarsi con tanto di recriminazioni e dita puntate.<br>Ma queste classi economiche, a ben guardare, sono solo temporanei agglomerati, artefatti necessari per comprendere, ma in realt\u00e0 gruppi eterogenei composti da individui impauriti e tesi. Persone spinte sulla soglia dell&#8217;odio e divenute unit\u00e0 autonome e incontrollabili che di volta in volta si alleano ai loro occasionali consimili.<br>Cos\u00ec accade che ciclicamente la critica passi dai gruppi economici ad altre stratificazioni pi\u00f9 o meno ragionevoli, salvo poi tornare sui propri passi e negare quanto appena affermato. Abbiamo letto delle polemiche contro i runner ed i ciclisti a causa delle loro insensate richieste, salvo poi capire che l\u2019attivit\u00e0 fisica ci mette al riparo dalle malattie e anche dalle complicazioni da COVID-19. Ci siamo sbellicati nel leggere le critiche al capitalismo italiano che sarebbe basato sul principio del \u201cdateci i soldi e fatevi i cazzi vostri\u201d (cit.), salvo poi invocare l\u2019impegno degli imprenditori per la tanto auspicata ripresa economica post epidemia e la salvaguardia dei posti di lavoro. Abbiamo scoperto che secondo l\u2019opinione corrente i piccoli commercianti sono parassiti evasori, salvo poi glorificarli quando servono per ripopolare i centri storici. Abbiamo ridicolizzato le richieste degli artisti di tutte le discipline, salvo poi magnificarne il ruolo ai fini della coesione, crescita culturale e formazione. Abbiamo irriso le richieste delle associazioni sportive e culturali, salvo poi richiamarle a corte per concordare la gestione di centri estivi e attivit\u00e0 varie (ricordandoci in extremis di quel principio di sussidiariet\u00e0 niente meno che costituzionale). Abbiamo chiuso scuole, universit\u00e0, musei e biblioteche perch\u00e9 in fondo, nel 2020, si pu\u00f2 tutto anche solo via internet, salvo poi capire che stiamo costruendo coorti di pseudo-educati e che digital divide e analfabetismo digitale non sono solo parole ma il triste risultato di anni di inerzia.<br>Insomma un tutti-contro-tutti che rivela lo schifo sociale senza precedenti nel quale siamo caduti, sintomo di una condizione di sofferenza, \u00e8 evidente, ma anche di una degenerazione della fiducia reciproca, ovvero di una barbarie diffusa.<br>Chiamo questa condizione dell&#8217;individuo micro-fascismo, e chiamo la generalit\u00e0 che lo caratterizza pan-fascismo, indicando con questo termine il fatto che tale situazione non identifica una classe o un gruppo ideologico, bens\u00ec l&#8217;intera societ\u00e0, frammentata in gruppi economici e sociali liquidi e l&#8217;uno contro l&#8217;altro schierati a intermittenza, secondo le temporanee percezioni del rischio personale e dei contesti che lo governano.<br>Per verificare se il micro-fascismo, ovvero la condizione generale che ho nominato pan-fascismo, siano effettivamente forme di una degenerazione fascistoide della nostra societ\u00e0, mi rifaccio al noto testo di Umberto Eco &#8220;Il fascismo eterno&#8221; nel quale l&#8217;autore identifica le caratteristiche proprie di quello che egli stesso definisce Ur-fascismo. Si tratta di una condizione subdola, non evidente ma infida, forse non capace di generare i mostri dei tempi passati, ma portatrice di degenerazione della democrazia.<br>Eco ci mette in guardia dalla strisciante minaccia di un tale movimento capace di &#8220;ripresentarsi in abiti civili&#8221; ovvero senza la liturgia del ventennio, ma con la medesima pericolosit\u00e0, e citando Roosevelt avverte che &#8220;se la democrazia (&#8230;) cessasse di progredire (&#8230;) per migliorare la condizione di (tutti) i nostri cittadini, la forza del fascismo crescer\u00e0 nel nostro Paese&#8221;.<br>Eco identifica le caratteristiche tipiche dell&#8217;Ur-fascismo, ovvero dell&#8217;archetipo eterno del fascismo. Vedremo ora se tali caratteristiche possano essere ritrovate tra i comportamenti della popolazione sottoposta all&#8217;emergenza da COVID-19, tenendo presente che, sempre secondo Eco, non \u00e8 indispensabile che tali specificit\u00e0 siano presenti tutte e contemporaneamente nel fenomeno in osservazione, stante la qualit\u00e0 &#8220;non monolitica&#8221; del fascismo stesso.<br>La prima caratteristica \u00e8 il radicamento nella &#8220;tradizione&#8221;, ovvero la sacralit\u00e0 dei diritti acquisiti, per loro natura considerati immutabili e intoccabili, e delle certezze (delle categorie economiche pi\u00f9 garantite o che si ritengono tali). Quel che \u00e8 deve restare: il sacrificio necessario vale per gli altri e non per s\u00e9 stessi. Ne deriva come effetto diretto la &#8220;staticit\u00e0 del sapere&#8221;, come dire che le regole del gioco sono definite, cristalline, i rapporti tra micro-caste sono dati e non sono in discussione. Anche ci\u00f2 che conosciamo della malattia e della sua cura \u00e8 determinato, e chiunque porti nuove teorie che mettono a rischio il paradigma \u00e8 solo un provocatore. Thomas Kuhn si sta rivoltando nella sua tomba di Cambridge.<br>Tale tradizionalismo (altra caratteristica dell&#8217;Ur-fascismo di Eco) comporta l&#8217;accettazione incondizionata del sapere mainstream (oggi emanazione del comitato dei tecnici) e rifiuta ogni visione &#8220;modernista&#8221; o alternativa. L&#8217;azione che ne scaturisce \u00e8 conseguente e incapace di contemplare alternative di sorta, cosicch\u00e9 il disaccordo, in genere linfa del progresso scientifico, viene visto come tradimento dell&#8217;azione di governo (caratteristiche dal numero due al numero cinque dell&#8217;Ur-fascismo Echiano).<br>Il richiamo all&#8217;unit\u00e0 delle classi sociali (coagulate da norme e agevolazioni specifiche declinate dal progredire dei DPCM) e la propaganda xenofoba (i nord-europei che non ci vogliono aiutare, solo perch\u00e9 sono pi\u00f9 ricchi di noi e ci rubano le tasse delle nostre multinazionali) completano i punti fino al numero otto del testo di Umberto Eco.<br>Arriviamo cos\u00ec al punto nove, ovvero alla metafora della guerra e di seguito agli eroi, al popolo come entit\u00e0 coesa e alla neolingua tipica di ogni nuova sfida, che nel nostro caso si arricchisce delle terminologie belliche e pseudo-scientifiche di cui sono piene le chiacchiere reali e virtuali di questi mesi.<br>Questo \u00e8 dunque l&#8217;Ur-fascismo al tempo del nuovo coronavirus. Non un movimento di una parte, ma bens\u00ec un individualismo strisciante che pervade tutti gli strati economici e sociali, armando gli uni contro gli altri e risvegliando le pi\u00f9 nascoste frustrazioni e acredini. Se nel fascismo tradizionale il nemico \u00e8 una razza o una nazione avversaria, nel micro-fascismo il nemico \u00e8 chiunque non sia io. Tornano cos\u00ec alla luce i luoghi comuni di sempre: commercianti evasori, imprenditori approfittatori, dipendenti pubblici inetti e con secondi lavori in nero, pensionati strapagati, insegnanti pigri, professionisti dal fatturato ridicolo, operai fancazzisti, finti disabili, sindacalisti carrieristi, politici corrotti, mafiosi, spacciatori e tutto ci\u00f2 che sta in mezzo ad ognuno di questi.<br>Il pan-fascismo, caratteristica da sempre latente tra le genti italiche, \u00e8 stato risvegliato da un microscopico virus e dalla nostra incapacit\u00e0 di gestirlo. L&#8217;altro, che nel micro-fascismo \u00e8 chiunque non sai io e la mia stretta cerchia di famigliari, \u00e8 colpevole della mia personale disgrazia. L&#8217;altro \u00e8 l\u2019inetto, il ladro o il furbastro.<br>Il pan-fascismo ha cancellato tutto quello che (forse impropriamente) ci vantavano di essere: una nazione, un popolo di volontari, solidale, empatico e capace di capire l&#8217;altrui sofferenza. Una sofferenza che non pu\u00f2 essere causata solo dalle eventuali colpe personali del nostro vicino di casa. La pessima gestione della pandemia non deriva infatti da un singolo e personale malcostume tra quelli citati, ovvero l&#8217;evasione, l&#8217;inettitudine, la pigrizia, il carrierismo, il malaffare o la corruzione, ma eventualmente dal concorso di tutti questi insieme, posti in essere dalla collettivit\u00e0 intera. In altre parole, la drammatica realt\u00e0 che stiamo sopportando non \u00e8 il risultato di uno specifico vizio italico che possiamo imputare ad un singolo individuo, ma piuttosto la fotografia di un Paese schiacciato da anni di malversazioni e le cui responsabilit\u00e0 sono ampiamente diffuse tra tutti.<br>Ma, proprio perch\u00e9 non riusciamo a responsabilizzare noi stessi e non possiamo certamente incolpare il SARS-CoV-19, dobbiamo ricorrere ai nostri sentimenti pi\u00f9 nascosti e viscerali perch\u00e9 un nemico, alla fine, lo dobbiamo pur trovare. Il micro-fascismo insito in ciascuno di noi lo richiede a gran voce. E cos\u00ec, guardando attraverso la finestra della nostra abitazione, scorgiamo quel vicino di casa che spesso abbiamo osservato con distaccato sospetto. Ora questo semi-sconosciuto ci appare un ottimo bersaglio: un colpevole ideale, pronto all&#8217;uso e perfetto per sfogare le nostre frustrazioni. Poco importa a quale categoria appartenga, sicuramente gli troveremo una collocazione, e di conseguenza avremo identificato una colpa da attribuirgli.<br>Ecco fatto: esattamente il nemico che stavamo cercando. La guerra pu\u00f2 continuare.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Strukelj del 20\/05\/2020 &#8211; Dopo diversi mesi di pandemia la narrazione quotidiana e la chiacchiera comune ci hanno abituato ad un nuovo gergo, fatto di parole che non conoscevamo, termini presi in prestito dalla scienza, modi di dire dei quali ci eravamo dimenticati e nozioni di biologia, medicina e virologia che non sapevamo neanche esistessero. 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