{"id":3034,"date":"2020-05-24T12:18:43","date_gmt":"2020-05-24T10:18:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3034"},"modified":"2020-05-24T12:18:44","modified_gmt":"2020-05-24T10:18:44","slug":"il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/24\/il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione\/","title":{"rendered":"Il difficile viene dopo: isolamento e rischio di esclusione"},"content":{"rendered":"\n<p>di Chiara Volpato da ItalianiEuropei del 20\/5\/2020 &#8211; La fase iniziale di un\u2019emergenza come quella provocata dal Coronavi\u00adrus \u00e8 la pi\u00f9 difficile dal punto di vista delle urgenze da affrontare, ma \u00e8 anche, paradossalmente, la pi\u00f9 semplice dal punto di vista sociale. Perch\u00e9 in questa fase un gruppo, guidato dalla percezione di essere unito da un destino comune, ritrova coesione e si mette all\u2019opera per fronteggiare l\u2019emergenza, accantonando divisioni e conflitti; in tale fase aumentano i sentimenti di empatia per i concittadini pi\u00f9 espo\u00adsti, uniti alla fierezza per saper reagire alla drammaticit\u00e0 del presente. Il difficile viene dopo. Le fasi successive sono quelle in cui dilagano ansie e angosce, non pi\u00f9 tenute a bada dall\u2019immediatezza delle cose da fare, domina l\u2019incertezza e riaffiorano divisioni e conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi sono i rischi che il nostro paese deve affrontare, rischi acuiti dal fatto che le misure necessarie a limitare i contagi, prima tra tutte quella del cosiddetto \u201cdistanziamento sociale\u201d, intaccano in modo profondo e inusuale la quotidianit\u00e0 dei legami sociali e che non \u00e8 possibile stimare con ragionevole certezza il tempo in cui tali misure dovranno restare in vigore.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sappiamo, uomini e donne sono esseri intrinsecamente socia\u00adli, per i quali i processi di comunicazione e relazione sono aspetti costitutivi e cruciali. Gi\u00e0 negli anni Trenta del secolo scorso George Herbert Mead, un pensatore a cui dobbiamo riflessioni imprescin\u00addibili sulla costruzione sociale del s\u00e9, sosteneva che la mente nasce nella comunicazione sociale da \u201cuna conversazione di gesti\u201d.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4337-il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione.html#note1\"><strong><sup>1<\/sup><\/strong><\/a> Mead intendeva cos\u00ec sottolineare l\u2019importanza dell\u2019interazione nello svilup\u00adpo dell\u2019individuo e del gruppo, sviluppo basato sulla capacit\u00e0 di assu\u00admere la prospettiva altrui e sulla coordinazione tra prospettive diverse. La comunicazione umana \u00e8 formata da aspetti verbali e non verbali. I segnali comunicati dal corpo attraverso lo sguardo, l\u2019espressione facciale, il tocco, i movimenti del capo, le posture, i gesti concorrono a raggiungere, in armonia con i segnali verbali, il livello di vicinanza psicologica desiderata nei singoli incontri sociali, distanza che viene costantemente negoziata in modo dinamico dagli attori dell\u2019intera\u00adzione. Tale distanza viene regolata da fattori culturali e dal contesto situazionale, e pu\u00f2 essere intima, interpersonale, sociale, pubblica. Le informazioni di tipo sensoriale \u2013 vista, udito, olfatto, percezione tat\u00adtile \u2013 intervengono in modi e gradi diversi nella gestione dello spazio sociale, identificando quella che di volta in volta viene considerata la prossimit\u00e0 ottimale. Particolarmente significativo \u00e8 il fatto che la con\u00adgruenza di stati mentali si riflette nella congruenza comportamentale delle persone che interagiscono; il rispecchiamento delle posizioni reciproche, l\u2019eco posturale, la sincronia dei movimenti danno luo\u00adgo a sintonie e condivisioni, fenomeni cruciali per determinare la qualit\u00e0 e il valore dei rapporti interpersonali. Le relazioni sociali ed emozionali sono quindi strettamente connesse ad aspetti fisi\u00adci dell\u2019interazione umana, solitamente senza che gli attori sociali ne siano consapevoli.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4337-il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione.html#note2\"><strong><sup>2<\/sup><\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ora, il distanziamento sociale imposto dalla ne\u00adcessit\u00e0 di contrastare la pandemia di Coronavi\u00adrus interferisce profondamente con i modi e i tempi con i quali siamo soliti strutturare le rela\u00adzioni con chi ci sta vicino e con chi incontriamo, sia che si tratti di un incontro breve e casuale, sia che si tratti di un incontro di lavoro o amicale. Il rischio pi\u00f9 serio che corriamo \u00e8 che il distan\u00adziamento e il \u201cmascheramento\u201d sociali imposti dall\u2019emergenza interferiscano con le nostre mo\u00addalit\u00e0 relazionali, impedendoci di trovare la distanza o la vicinanza ottimale e accrescano il senso di isolamento, solitudine, disconnes\u00adsione sociale, soprattutto per le persone pi\u00f9 fragili.<\/p>\n\n\n\n<p>Venticinque anni fa, due psicologi sociali, Roy Baumeister e Mark Leary, in un articolo divenuto un caposaldo della ricerca psicosocia\u00adle,<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4337-il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione.html#note3\"><strong><sup>3<\/sup><\/strong><\/a> hanno formulato l\u2019ipotesi dell\u2019appartenenza, teorizzando che gli esseri umani hanno il bisogno di vivere relazioni interpersonali signi\u00adficative, durature e positive, che vengono soddisfatte attraverso crite\u00adri quantitativi, che sottolineano l\u2019importanza della loro molteplicit\u00e0 e frequenza, e criteri qualitativi, che sottolineano invece il bisogno di interazioni durevoli e positive. Il bisogno di appartenenza \u00e8 un biso\u00adgno fondamentale, non deriva cio\u00e8 da altri bisogni, la cui mancata soddisfazione produce conseguenze gravi, che coinvolgono il benes\u00adsere, la salute e la stessa aspettativa di vita delle persone. Esso \u00e8 anche un bisogno universale, come dimostrano le ricerche antropologiche, che porta alla formazione dei gruppi sociali, indispensabili per la so\u00adpravvivenza stessa dell\u2019umanit\u00e0. Quando il bisogno di appartenenza, per motivi diversi, non \u00e8 soddisfatto, l\u2019individuo si sente socialmente escluso; tale sentimento ha un impatto psicologico immediato, lega\u00adto a emozioni negative, quali tristezza, ansia, rabbia, e pu\u00f2 provocare una forma di dolore \u2013 il dolore sociale \u2013 che deriva appunto dalla percezione di una distanza psicologica, effettiva o potenziale, dagli altri, e pu\u00f2 essere altrettanto devastante del dolore fisico. In un\u2019opera fondativa della scienza psicologica, \u201cPrincipi di psicologia\u201d, William James insegnava che noi viviamo grazie allo sguardo altrui; senza di esso la nostra stessa esistenza perde di significato, come emerge da un romanzo indimenticabile, \u201cL\u2019uomo invisibile\u201d, di Ralph Ellison.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4337-il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione.html#note4\"><strong><sup>4<\/sup><\/strong><\/a> Quando diventa cronica, l\u2019esclusione sociale produce stati di rasse\u00adgnazione e passivit\u00e0, sentimenti di alienazione, sintomi depressivi, senso di impotenza, mancanza di speranza, che, come accennato, influiscono sulla stessa speranza di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rischio, in tempi di Coronavirus, \u00e8 che molte persone esperiscano stati di esclusione sociale come quelli descritti. Pensiamo ai tanti an\u00adziani soli e ai tanti bambini e adolescenti che si troveranno a vivere lunghe ore di solitudine, perch\u00e9 le assenze per lavoro dei genitori non saranno pi\u00f9 riempite dalla frequenza scolastica o dalla presenza di nonni e altre figure significative. Come reagiranno? Gli studiosi che si occupano del fenomeno ci dicono che potranno ricorrere a strategie disfunzionali, come il rimuginio, l\u2019aggressivit\u00e0, l\u2019abuso di alcol e droghe, la <em>technological addition<\/em>, o a strategie funzionali quali l\u2019accettazione della situazione, la ricerca di nuove connessioni sociali, il tentativo di riallacciare legami allentati, la reinterpretazione delle emozioni negative, il ricordo di legami esistenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sappiamo, nei mesi di reclusione da Coronavirus, le tecno\u00adlogie digitali sono fondamentali per colmare il nostro bisogno di connessione nei modi pi\u00f9 diversi, soprattutto attraverso la simula\u00adzione di interazioni faccia a faccia. Si tratta di un ottimo esempio di quell\u2019uso compensatorio di internet, teorizzato da alcuni studiosi, secondo i quali, in particolari momenti e situazioni, la rete \u00e8 preziosa nel mantenere e preservare le relazioni affettive. In questi casi l\u2019uso di internet costituisce un comportamento adattivo, motivato da un bisogno profondo, che non pu\u00f2 essere soddisfatto in altri modi. L\u2019u\u00adtilizzo di internet, per\u00f2, anche l\u2019utilizzo \u201cnecessitato\u201d come quello del periodo presente, non \u00e8 scevro da problemi e limiti, sui quali si \u00e8 soffermata la letteratura psicosociale. <em>In primis<\/em>, l\u2019iperconnessione e il sovrautilizzo delle tecnologie provocano effetti negativi sul benessere psico-fisico delle persone, sulle loro prestazioni e sulle relazioni affet\u00adtive e sociali. Varie indagini hanno, ad esempio, posto in luce che il benessere psicologico degli adolescenti diminuisce mano a mano che aumenta il tempo passato davanti allo schermo.<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4337-il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione.html#note5\"><strong><sup>5<\/sup><\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Un secondo rischio \u00e8 che il sovrautilizzo di internet provochi un\u2019abi\u00adtudine a cui sar\u00e0 difficile, in alcuni casi impossibile, sottrarsi anche dopo la fine dell\u2019emergenza. Le interazioni online sono cognitivamen\u00adte meno faticose delle interazioni in presenza perch\u00e9 non necessitano dello stesso livello di autocontrollo e non generano la stessa ansia so\u00adciale. Per questo possono facilmente creare dipendenza. Soprattutto le persone con scarse capacit\u00e0 d\u2019interazione e debole capitale sociale rischieranno di continuare a utilizzarle in modo compulsivo anche quando il loro impiego non sar\u00e0 pi\u00f9 strettamente necessario. Un di\u00adscorso particolare andrebbe fatto per il fenomeno degli <em>hikikomori <\/em>\u2013 i ragazzi che si ritirano dalla vita sociale, auto-isolandosi \u2013 il cui numero, purtroppo gi\u00e0 consistente nella popolazione giovanile italiana, rischia di aumentare in concomitanza con l\u2019attuale periodo di reclusione.<\/p>\n\n\n\n<p>In terzo luogo, la necessit\u00e0 di ricorrere alla rete pu\u00f2 provocare l\u2019e\u00admergere negli individui pi\u00f9 fragili, per motivi personali o socioeco\u00adnomici, del timore di essere tagliati fuori dal flusso comunicativo interpersonale e di gruppo, di essere esclusi dalle connessioni affet\u00adtive, di perdere qualcosa di fondamentale. Si pensi a quei bambini e adolescenti che sperimentano oggi sulla propria pelle l\u2019esclusione dalle reti scolastiche e amicali perch\u00e9 la famiglia non \u00e8 in grado di mettere loro a disposizione uno strumento con cui connettersi onli\u00adne. A differenza delle epidemie del passato, che hanno storicamente avuto un effetto di contrazione delle diseguaglianze, come illustrato dal bel libro dello storico Walter Scheidel, \u201cLa grande livellatrice\u201d,<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4337-il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione.html#note6\"><strong><sup>6<\/sup><\/strong><\/a> l\u2019attuale pandemia sta accentuando le disparit\u00e0 sia all\u2019interno dei paesi sia tra i paesi. I primi dati a disposizione indicano che contagi e mortalit\u00e0 sono pi\u00f9 elevati tra le fasce meno favorite della popola\u00adzione, come saranno pi\u00f9 elevati, sempre per le stesse fasce, i tassi di disoccupazione dovuti alla depressione econo\u00admica a cui stiamo andando incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>A questi fenomeni, sperimentati da anziani e adulti, si accompagna \u2013 ed \u00e8 forse la cosa pi\u00f9 gravida di conseguenze per il futuro del paese e per la sua stessa tenuta democratica, anche se non sembra interessare particolarmente le forze politiche \u2013 il fenomeno dell\u2019accentuazione della diseguaglianza culturale e formativa tra bambi\u00adni, adolescenti, giovani. Una recente indagine ha analizzato gli effetti delle interruzioni dell\u2019at\u00adtivit\u00e0 scolastica in alcuni Stati americani, dovute all\u2019epidemia di poliomelite del 1916, trovando che tali interruzioni hanno aumentato il tasso di abbandono scola\u00adstico degli allievi in et\u00e0 lavorativa e determinato un abbassamento generale dei livelli formativi, significativo anche a distanza di anni.<strong><sup><a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4337-il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione.html#note7\">7<\/a> <\/sup><\/strong>Gli attuali tentativi di far fronte alla chiusura delle scuole attraverso l\u2019insegnamento a distanza, meritori e importanti, sono estremamen\u00adte diversificati a seconda delle Regioni, delle citt\u00e0, degli stessi quar\u00adtieri. Stiamo assistendo a un feroce aumento delle diseguaglianze tra chi ha una famiglia in grado di supplire all\u2019assenza scolastica e chi \u00e8 abbandonato a se stesso, tra chi frequenta una scuola che eroga l\u2019insegnamento online e chi frequenta scuole meno avvantaggiate, tra chi ha a disposizione i mezzi per connettersi e chi tali mezzi non possiede, tra chi abita in zone con collegamenti stabili e chi risiede in zone poco fornite. Queste disparit\u00e0 non fanno che rafforzare le diseguaglianze gi\u00e0 esistenti per le quali nel nostro paese i laureati sono in gran parte figli di laureati e coloro che sono i primi della famiglia a frequentare l\u2019universit\u00e0 devono affrontare difficolt\u00e0 par\u00adticolari.<strong><sup><a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-32020\/item\/4337-il-difficile-viene-dopo-isolamento-e-rischio-di-esclusione.html#note8\">8<\/a><br><\/sup><\/strong>La sfida maggiore che la nostra societ\u00e0 ha di fronte in questo periodo difficile \u00e8 quella di mantenere la fiducia e la coesione sociale speri\u00admentate nella prima fase. Se le persone si sentiranno sole o escluse, se percepiranno l\u2019allentamento o la perdita dei legami sociali \u2013 senti\u00admenti destinati a durare anche dopo l\u2019allentamento delle restrizioni della prima fase dato che alcuni vincoli alla socialit\u00e0 consueta di\u00adverranno permanenti \u2013 potranno reagire con ansia, angoscia, incer\u00adtezza, paura di perdere il controllo sulla propria esistenza, e questi stati negativi potranno facilmente trasformarsi in rabbia, disperazio\u00adne, tendenza a cercare facili capri espiatori. Nei giorni iniziali della pandemia sono emersi alcuni segnali in questo senso; si pensi agli episodi di pregiudizio e discriminazione contro persone cinesi, ve\u00adrificatisi in Italia, come in altri paesi; i cinesi sono stati, in casi per fortuna isolati, trattati come \u201cuntori\u201d, divenendo oggetto di processi di biologizzazione, una particolare forma di deumanizzazione, che fa percepire l\u2019altro come un contagio, un virus, una peste. Nella fase successiva, la discriminazione verso i cinesi ha perso di intensit\u00e0 per\u00adch\u00e9 siamo divenuti tutti, metaforicamente, virus e contagi, come ri\u00adsulta da un\u2019indagine che stiamo effettuando con alcuni colleghi delle universit\u00e0 di Milano-Bicocca e di Genova. E in vari casi sono stati gli italiani a divenire oggetto di ostilit\u00e0 in altre nazioni. Pur se isolati, gli atteggiamenti e i comportamenti aggressivi emersi verso possibi\u00adli capri espiatori costituiscono per\u00f2 un\u2019avvisaglia importante, che ci dice che tali episodi potrebbero ripetersi in modo pi\u00f9 grave quando alla paura della malattia e all\u2019isolamento sociale si aggiungessero le angosce derivanti dalla situazione economica.<\/p>\n\n\n\n<p>Va sottolineato un ulteriore aspetto: il sentimento di esclusione pu\u00f2 produrre anche effetti importanti nel campo dell\u2019influenza sociale: le persone che si sentono sole, marginalizzate, escluse diventano pi\u00f9 suscettibili alle pressioni sociali, adeguandosi alle opinioni altrui, as\u00adsumendo atteggiamenti e comportamenti conformisti, lasciandosi persuadere con facilit\u00e0, diventando pi\u00f9 obbedienti agli ordini dei su\u00adperiori. Il rischio \u00e8 che trovino in questa situazione pi\u00f9 ascolto quei politici che basano il loro discorso su retoriche di divisione e odio.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>[1] G. H. Mead, <em>Mind, self and society. From the standpoint of a behaviorist<\/em>, The Univer\u00adsity of Chicago Press, Chicago 1934.<br><br>[2] A. Contarello, <em>Corpo a corpo. Conoscenza e comunicazione<\/em>, in L. Fortunato, J. Katz, R. Riccini (a cura di), <em>Corpo futuro. Il corpo umano tra tecnologie, comunicazione e moda<\/em>, FrancoAngeli, Milano 2002.<\/p>\n\n\n\n<p>[3] R. F. Baumeister, M. R. Leary, <em>The need to belong. Desire for interpersonal attachments as a fundamental human motivation<\/em>, in \u201cPsychological Bulletin\u201d, 117\/1995, pp. 497-529.<br><br>[4] W. James, <em>Principi di psicologia<\/em>, Principato Editore, Milano 1890; R. Ellison, <em>L\u2019uomo invisibile<\/em>, Torino, Einaudi, 1956.<br><br>[5] J. M. Twenge, G. M. Martin, W. K. Campbell, <em>Decreases in psychological well-being among American adolescents after 2012 and links to screen time during the rise of smartphone technology<\/em>, in \u201cEmotion\u201d, 18\/2018, pp. 765-780.<br><br>[6] W. Scheidel, <em>La grande livellatrice. Violenza e disuguaglianza dalla preistoria ad oggi<\/em>, il Mulino, Bologna 2019.<\/p>\n\n\n\n<p>[7] K. Meyers, M. Thomasson, <em>Paralyzed by panic: measuring the effect of school closures during the 1916 polio pandemic on educational attainment<\/em>, NBER Working Paper n. 23890, 2017, disponibile su www.nber.org\/papers\/w23890.<\/p>\n\n\n\n<p>[8] C. Volpato, <em>Le radici psicologiche della disuguaglianza<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2019.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Chiara Volpato da ItalianiEuropei del 20\/5\/2020 &#8211; La fase iniziale di un\u2019emergenza come quella provocata dal Coronavi\u00adrus \u00e8 la pi\u00f9 difficile dal punto di vista delle urgenze da affrontare, ma \u00e8 anche, paradossalmente, la pi\u00f9 semplice dal punto di vista sociale. 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