{"id":2964,"date":"2020-05-15T17:32:06","date_gmt":"2020-05-15T15:32:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2964"},"modified":"2020-05-15T18:45:21","modified_gmt":"2020-05-15T16:45:21","slug":"guardare-al-futuro-la-politica-contro-linerzia-della-crisi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/guardare-al-futuro-la-politica-contro-linerzia-della-crisi\/","title":{"rendered":"Guardare al futuro. La politica contro l\u2019inerzia della crisi"},"content":{"rendered":"\n<p>di Franklin D. Roosevelt &#8211; a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 nota l\u2019argomentazione di Lakoff che i \u201cprogressisti\u201d democratici, accettando le modalit\u00e0 di pensiero dei conservatori per paura di dire ci\u00f2 in cui credono realmente, incontrino difficolt\u00e0 nel costruire una narrazione<br>persuasiva per i propri elettori e per quelli incerti. Rinunciando a prospettare una visione del mondo realmente alternativa depotenziano il loro linguaggio e l\u2019immaginario ad esso correlato, indebolendo la<br>carica emotiva rispetto allo statu quo conservatore.<br>Non \u00e8 il caso di Franklin Delano Roosevelt quando alla Convenzione democratica del 2 luglio 1932 afferma che i \u201cnostri leader repubblicani ci parlano di leggi economiche \u2013 sacre, inviolabili, immutabili &#8211; che causano<br>situazioni di panico che nessuno pu\u00f2 prevenire. Ma mentre essi blaterano di leggi economiche, uomini e donne muoiono di fame. Dobbiamo essere coscienti del fatto che le leggi economiche non sono fatte dalla<br>natura. Sono state fatte da esseri umani\u201d. Si tratta di un rovesciamento radicale delle priorit\u00e0 politiche repubblicane che percorre il suo Looking Forward &#8211; la raccolta degli articoli e dei discorsi sviluppati nel corso della sua campagna elettorale per le presidenziali del 1933 &#8211; la cui traduzione \u00e8 apparsa in questi giorni per i tipi della Castelvecchi editore. Il libro, Guardare al futuro. La politica contro l\u2019inerzia della crisi, a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi ha un\u2019introduzione di J. K. Galbraith e comprende anche il Discorso di insediamento (4 marzo 1933) e la Prima chiacchierata al caminetto sul bank holiday (12 marzo 1933) dello stesso Roosevelt, le due lettere inviategli da Keynes (del 1934 e del 1938) sul suo New Deal e un articolo su Il popolo d\u2019Italia del 1933 nel quale Mussolini rivendica al fascismo l\u2019originalit\u00e0 dell\u2019interventismo rooseveltiano. Una seconda parte raccoglie le riflessioni di Federico Caff\u00e8 su quell\u2019esperienza e i quattro contributi di Giovanna Leone, Maurizio Franzini, Giuseppe Amari e Adolfo Pepe che, da angolature diverse, valutano il ruolo di Roosevelt nella trasformazione del capitalismo di quel periodo. Completa il volume l\u2019appendice di Maria Paola Del Rossi sulla cronologia dei provvedimenti del New Deal.<br>In tempi in cui si reclama da pi\u00f9 parti il ricorso a un \u201cnuovo New Deal\u201d \u00e8 merito dei curatori aver reso disponibili i materiali necessari a una riflessione su quel progetto riformatore che tanto rilievo ha avuto per gli sviluppi successivi della societ\u00e0 occidentale. Come noto, alla base dell\u2019azione roosveltiana \u00e8 la valutazione che la crisi del 1929 era l\u2019espressione di un radicale malfunzionamento del meccanismo economico, quello che ha prodotto una situazione in cui \u00abgran parte dei nostri macchinari e delle nostre strutture rimane inutilizzata, mentre milioni di uomini e donne capaci e intelligenti, che versano in una terribile indigenza, chiedono a gran voce un\u2019opportunit\u00e0 di lavoro. &#8230; Il nostro vero problema non era la scarsezza di capitale: era l\u2019insufficiente distribuzione del potere d\u2019acquisto unita alla speculazione di sovrapproduzione\u00bb. La crisi produttiva ha radici nell\u2019iniqua distribuzione del reddito e del potere che deprime le prospettive di ampi strati della popolazione: \u00abinsieme all\u2019aspettativa di una vita sicura, \u00e8 svanita la certezza del pane quotidiano, del vestiario e di un tetto sopra la testa\u00bb, proprio quando la \u00abmaggior parte dei giovani di questo Paese, preparati e pronti al lavoro nel mondo, non sono stati messi in grado di entrare a far parte della societ\u00e0 produttiva o sono gravemente preoccupati per il loro futuro anche l\u00ec dove sono stati cos\u00ec fortunati da trovare un\u2019occupazione redditizia\u00bb. La precariet\u00e0 economica \u00e8 la manifestazione di un<br>profondo squilibrio sociale con ampie implicazioni \u201cmorali\u201d per la manifesta contraddizione tra la realt\u00e0 e le aspettative costituzionali di libert\u00e0 e felicit\u00e0 sul quale si \u00e8 formata la societ\u00e0.<br>Il dilagare della disoccupazione di massa \u00e8 espressione della crisi della convivenza sociale nella quale sono coinvolti anche ceti medi e piccola borghesia costretti a prendere coscienza della precariet\u00e0 delle loro condizioni economiche; la caduta di fiducia nel futuro colpisce tutti, anche imprenditori, economisti, politici 2 che non riescono a intravvedere soluzioni entro la cornice della vecchia economia liberale. Da ci\u00f2 la convinzione di Roosevelt della necessit\u00e0 di una trasformazione delle istituzioni produttive e distributive per garantire il diritto al lavoro quale elemento cruciale dell\u2019equilibrio sociale: \u00abil compito attuale del governo,nella sua relazione con gli affari, \u00e8 di contribuire allo sviluppo di una dichiarazione economica dei diritti, di un ordine costituzionale economico (corsivo mio). Questo \u00e8 l\u2019obiettivo comune dell\u2019uomo politico e dell\u2019uomo d\u2019affari. Questo \u00e8 il requisito minimo per uno stabile e sicuro ordine sociale. Fortunatamente i tempi suggeriscono che creare questo ordine non \u00e8 soltanto un\u2019opportuna azione politica da parte del governo, ma \u00e8 anche l\u2019unica via di salvezza per il nostro sistema economico\u00bb. Il suo rifiuto \u00aba sedersi e a rimanere inermi\u00bb impone di rigettare \u2013 in linea con l\u2019affermazione del 1932 &#8211; la fede \u00abintimamente penetrata nelle menti di alcuni nostri leader &#8230; nelle immutabili leggi economiche\u00bb per affermare invece la fede \u00abche io &#8230; posseggo &#8230; nell\u2019abilit\u00e0 dell\u2019uomo di controllare ci\u00f2 che ha creato\u00bb.<br>Roosevelt, nel rivendicare che la \u201ccultura reale\u201d non \u00e8 altro che capire \u00able aspirazioni e la mancanza di<br>opportunit\u00e0, le speranze e le paure di milioni di esseri umani\u00bb, organizza su questa base la sua (nuova)<br>politica economica definendone gli obiettivi e individuando i relativi strumenti. L\u2019obiettivo \u00e8 il voler<br>\u00abassicurare ad ogni uomo la possibilit\u00e0 di avere il necessario grazie al proprio lavoro. Ogni uomo ha diritto<br>alla sua propriet\u00e0, il che significa il diritto di vedersi garantita, nel massimo grado conseguibile, la sicurezza<br>dei suoi guadagni. Solo cos\u00ec gli uomini possono sopportare il carico di quelle fasi della vita che, \u00e8 nella<br>natura delle cose, impossibilitano al lavoro: l\u2019infanzia, la malattia e la vecchiaia. Di tutti i diritti, questo \u00e8 il<br>pi\u00f9 sacro; tutti gli altri vengono dopo\u00bb. Ne segue, come strumento, la necessit\u00e0 dell\u2019intervento pubblica<br>perch\u00e9 \u00abse, secondo questo principio, dobbiamo limitare la libert\u00e0 dello speculatore, del manipolatore, anche<br>del finanziere, credo che si debba accettare tale restrizione come necessaria non per ostacolare l\u2019individuo,<br>ma per proteggerlo\u00bb. Una posizione che richiede, scontando l\u2019ovvia opposizione dei grandi gruppi<br>capitalistici e finanziari ritenuti i principali responsabili della crisi, di ridimensionare \u2013 come bene sottolinea<br>Maurizio Franzini nel suo intervento \u2013 l\u2019intollerabile \u00abconcentrazione del potere economico e l\u2019instaurarsi di<br>un sistema oligarchico incompatibile, in assenza di correttivi, con i valori dei Costituenti americani\u00bb: una<br>ristrutturazione del potere economico (reform) per poter garantire l\u2019eguaglianza delle opportunit\u00e0 e la libert\u00e0<br>sostanziale per tutti, considerato da Roosevelt, a differenza di Keynes, pi\u00f9 urgente e pi\u00f9 importante della<br>stessa ripresa (recovery) dell\u2019attivit\u00e0 economica.<br>L\u2019implementazione degli strumenti del New Deal si realizza in tempi rapidi fornendo una struttura<br>istituzionale che rifonda il rapporto tra stato ed economia, tra potere politico e societ\u00e0. Per garantire \u00abil<br>diritto a un lavoro, il diritto a cibo e vesti adeguate, il diritto di svolgere ogni impresa in un\u2019atmosfera di<br>libert\u00e0, il diritto a un\u2019abitazione decorosa, alle cure mediche, alla protezione dal timore del bisogno<br>economico nella vecchiaia, in caso di malattia e disoccupazione, e infine il diritto a una buona istruzione\u00bb si<br>innova profondamente il sistema istituzionale attraverso le legislazioni, come scandisce l\u2019Appendice di<br>Maria Paola Del Rossi, sulla sicurezza sociale (SSA), sulle relazioni di lavoro (Wagner Act), sulla<br>regolamentazione industriale (NIRA). L\u2019ampliamento dell\u2019intervento dello stato nell\u2019economia \u00e8 una<br>\u201crivoluzione\u201d attraverso la quale lo stato federale assume un ruolo di stimolo e di regolamentazione senza<br>precedenti: \u00abIl contrasto alla disoccupazione di massa e alla miseria sociale, la regolazione dei salari e degli<br>orari di lavoro, il sostegno del reddito in agricoltura, i diritti e i poteri dell\u2019organizzazione sindacale a livello<br>aziendale e settoriale, la protezione sanitaria e previdenziale pubblica rientravano a pieno titolo nei parametri<br>essenziali della politica economica del governo, al pari degli investimenti nelle infrastrutture materiali e<br>culturali, della funzione regolata e allargata del credito, del disciplinamento della finanza, della politica<br>monetaria e commerciale\u00bb. L\u2019obiettivo \u00e8 disporre di una struttura capace di realizzare, in modo duraturo, una<br>distribuzione del reddito nazionale pi\u00f9 ragionevole e pi\u00f9 equa tale che \u00abla ricompensa per un giorno di<br>lavoro deve essere pi\u00f9 grande, in media, di quanto sia stata finora, e il guadagno del capitale, specialmente<br>quello speculativo, deve essere minore\u00bb. Il New Deal roosveltiano non \u00e8 solo spesa pubblica, esso \u00e8<br>ristrutturazione dell\u2019apparato produttivo e sociale e, a questo fine, ristrutturazione dello stato e dell\u2019azione<br>3<br>pubblica; per un piano cosciente diretto a costruire \u00abla strada per una durevole salvaguardia della nostra vita<br>economica e sociale, &#8230; una pianificazione economica valida non solo per questo periodo, ma per i nostri<br>bisogni futuri\u00bb. \u00c8 la costruzione del necessario \u201cspazio politico\u201d che fornisca allo Stato gli strumenti per<br>conciliare gli interessi di ciascuno con gli interessi collettivi della nazione, per costruire una reale comunit\u00e0<br>di interessi.<br>Come osserva Giuseppe Amari, le reform del New Deal modificano profondamente il funzionamento del<br>sistema istituzionale statunitense attivando quella struttura della politica economica che sar\u00e0 contrassegnata<br>dalla triade Big Business, il Big Labor e il Big Government funzionale a incorporare nel meccanismo<br>economico \u00abla questione sociale intesa come questione prioritaria del lavoro organizzato e rappresentato<br>sindacalmente, dei suoi diritti, dei suoi interessi economici, dei suoi stessi valori di coesione e di solidariet\u00e0,<br>ma anche di energia conflittuale\u00bb. Si tratta di una trasformazione \u201ccostituzionale\u201d che, come puntualmente<br>argomenta Adolfo Pepe nella postfazione, permette agli Stati Uniti un\u2019uscita originale \u2013 rispetto alle altre<br>esperienze politiche del periodo &#8211; dal capitalismo in crisi percorrendo quella via \u00abdi trasformazione e di<br>consolidamento del rapporto tra istituzioni politiche liberali, sistema capitalistico e questione sociale\u00bb che si<br>prolungher\u00e0 nei primi decenni del secondo dopoguerra, per poi affievolirsi \u2013 si veda il grafico in calce &#8211; con<br>il ridimensionamento del potere organizzato dei lavoratori e la ripresa della centralit\u00e0 politica delle oligarchie<br>economiche e finanziarie (non pi\u00f9 esclusivamente nazionali).<br>Elemento cruciale di supporto del New Deal Elemento \u00e8 peraltro il rapporto tra governanti e governati, la<br>questione della democrazia. In Roosevelt \u00e8 ben presente che chi \u00abderide i partiti politici, ignora che il sistema<br>partitico del governo \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi metodi di unificazione, poich\u00e9 insegna loro a pensare in termini di<br>civilizzazione comune\u00bb e che il consenso politico-elettorale e la favorevole disposizione etica e psicologica a<br>partecipare alle trasformazioni del Paese dipende non solo dalla credibilit\u00e0 delle pratiche di governo, ma<br>anche dal sostegno intellettuale e dalla fiducia nella capacit\u00e0 del personale politico: \u00abLa vera leadership<br>consiste nel definire prima gli obiettivi e una volta stabilite le linee d\u2019azione ottenere la sincera cooperazione<br>di tutti gli interessati, e ci\u00f2 significa il supporto e l\u2019azione dei gruppi dei nostri cittadini intelligenti e<br>localmente influenti\u00bb; non basta \u00abla sola onest\u00e0 &#8230; per portare a termine i progetti; \u00e8 urgente ottenere una<br>maggiore efficienza\u00bb. Solo combinando tutti questi aspetti \u00e8 possibile \u00abraccogliere poi il consenso<br>dell\u2019opinione pubblica. \u2026 Il risultato di un buon governo \u00e8 pertanto una lunga e lenta sfida\u00bb. La complessit\u00e0<br>di una tale strategia di politica economica e sociale appare con evidenza nei \u201cdiscorsi del caminetto\u201d la cui<br>finalit\u00e0 \u00e8 per Roosevelt di rendere partecipe la popolazione dei propositi e degli sviluppi della sua attivit\u00e0<br>riformatrice. La loro efficacia comunicativa sta nel \u00abcolpire la fantasia delle masse\u00bb, come evidenzia<br>l\u2019attenta analisi di Giovanna Leone; non vengono nascoste le difficolt\u00e0, i problemi e i \u201cnemici\u201d (\u00abi<br>\u201cciecamente egoisti\u201d e coloro che, pur non essendolo, non vedono le conseguenze sociali ed economiche<br>delle loro azioni nelle moderne comunit\u00e0 economicamente interdipendenti\u00bb), ma \u00e8 proprio facendo leva sulla<br>consapevolezza del conflitto, degli interessi contrastanti in gioco, delle difficolt\u00e0 oggettive e soggettive che il<br>discorso del Presidente d\u00e0 senso alla speranza riformatrice e mobilita le intelligenze a mettersi al servizio<br>della parte pi\u00f9 debole della societ\u00e0.<br>Alla domanda di quanto vale ancora, qui e ora, l\u2019esperienza del New Deal non si pu\u00f2 rispondere senza tener<br>conto, come suggerisce la riflessione di Giuseppe Amari, di quanto diverso sia l\u2019attuale capitalismo globale<br>da quello di allora. Tuttavia, un\u2019attualizzazione di quella esperienza si pu\u00f2, e forse lo si deve, fare solo se si \u00e8<br>in grado di declinare in maniera aggiornata gli elementi che ne hanno caratterizzato la strategia di fondo sia<br>in termini di obiettivi che di strumenti. A ben vedere non si pu\u00f2 dire che sia superata n\u00e9 la necessit\u00e0 di<br>affrontare le disuguaglianze create dalle nuove oligarchie produttive e finanziarie, n\u00e9 la necessit\u00e0 di un<br>potere collettivo che le sappia contrastare, anche dal punto di vista culturale, per mantenere aperte le vie per<br>una vera uguaglianza delle opportunit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franklin D. Roosevelt &#8211; a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. 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